La Scala, 7 dicembre. Cronaca di una “non inaugurazione di stagione”

Riccardo Chailly alla guida dell’Orchestra della Scala

Normalmente non scrivo mai di cose sentite in registrazione o viste in televisione ma in tempi di Coronavirus ci dobbiamo accontentare con la viva speranza che questa non diventi un’abitudine ma si possa presto uscire da quest’incubo e si possa tornare a vivere la musica dal vivo e la magia del teatro. Ieri, Sant’Ambrogio, giorno in cui si apre per tradizione la stagione lirica della Scala, uno dei teatri più importanti del mondo. avremmo dovuto assistere ad una produzione della donizettiana Lucia di Lammermoor in una nuova edizione critica e con la presenza di due stars internazionali quali Lisette Oropesa e Juan Diego Florez. L’arrivo della seconda ondata del virus ha vanificato tutto ciò e la Scala, per non rimanere tristemente in silenzio, ha optato per un concerto da mandare in streaming in tutto il mondo e, ovviamente, a porte chiuse. E fin qui tutto bene. Prevista la partecipazione di più di venti cantanti attualmente tra i più importanti al mondo più Roberto Bolle ed altre etoiles della Scala in numeri di danza. Peccato che in tutto ciò ci sia entrata una forma di spettacolo che non è stata di mio gradimento. Si è voluto dare un senso (ma quale?) alla successione dei brani eseguiti con delle pseudo scenografie pretestuose e banali, giusto per buttare un po’ di fumo negli occhi al “popolo”. Avrei francamente preferito un concerto vero e proprio per potermi concentrare sulle voci e sulla musica e non essere costretto a chiudere gli occhi. Davide Livermore è oggi un personaggio di punta della regia lirica in Italia e all’estero. Lo conosco. Ho lavorato con lui quando era ancora un cantante, ho apprezzato le sue prime produzioni come regista e speravo veramente che proseguisse su quella strada. Così non fu e attualmente mi sembra sempre di più autoreferenziale. Propone sempre le stesse cose autocitandosi in continuazione. A conferma di ciò il discorso che ha fatto a conclusione della serata. Ribadisco, parlo per me e per i miei gusti ma una serata così proprio non mi è piaciuta.

Passando alla parte musicale posso dire che la maggior parte degli artisti presenti ha atteso le aspettative. Stiamo parlando di cantanti tra i più affermati nel mondo e che, fortunatamente per loro ed in qualche modo, hanno potuto riprendere a lavorare!

L’unico commento negativo che mi sento di fare riguarda Riccardo Chailly che ha diretto come di consueto. Pur avendo a disposizione un’orchestra notevole come quella della Scala non riesce a trovare spunti interessanti. Non mi è mai piaciuto. Si dirige addosso e non considera minimamente i cantanti.

Voglio invece citare quelli che mi sono piaciuti di più e che più mi hanno emozionato evitando di parlare di chi mi ha convinto meno. Io vorrei sempre parlare bene di tutti e cerco sempre di trovare in ognuno un spunto positivo ma a volte non riesco quindi, esprimendo qui sempre qualcosa di personale, preferisco dribblare.

Parto proprio da Lisette Oropesa, la mancata Lucia che ci ha regalato uno stratosferico “Regnava nel silenzio” nella tonalità originale (mezzo tono sopra) e con parti aggiunte alla fine del cantabile come da edizione critica. Sempre molto intensa interpretativamente e perfetta nelle colorature che la cabaletta prevede. Conclude con un Mib sopracuto stellare. Spero vivamente di poterla ascoltare in tutta l’opera in tempi non troppo lontani!

Lisette Oropesa

Ludovic Teziér che come sempre mi ha commosso. Io lo ritengo il miglior baritono dei nostri tempi. La sua linea di canto è invidiabile. Il timbro affascinante. Ha eseguito la morte di Rodrigo dal Don Carlo. Lo ricorderò sempre come il miglior Simon Boccanegra ascoltato in teatro (lo scorso anno a Genova).

Ludovic Tezièr

Ildar Abdrazakov, oggi uno dei migliori bassi in circolazione, con uno struggente “Ella giammai m’amò”, penalizzato solo dalla “location” (oggi si dice così!) che gli era stata riservata…ma perchè il bicchiere in mano?

Ildar Adbrazakov

Elina Garanca. Stile. Classe. Interpretazione. Ascoltata anche qualche sera fa da Napoli come Santuzza ci regala una Eboli appassionata ma composta e con una splendida vocalità sempre sotto controllo. Ho avuto la fortuna di ascoltarla più volte dal vivo e l’impressione è sempre stata questa.

Elina Garanca

Benjamin Bernheim, che ho ascoltato la prima volta lo scorso luglio a Zurigo in occasione di un concerto con Sabine Devieilhe. Finalmente un tenore che canta sul serio! Vere mezze voci e non falsettoni imbarazzanti. Ha interpretato la celebre “Pourquoi me reveiller” lasciandomi letteralmente senza parole. Bravo!

Benjamin Bernheim

Carlos Alvarez, nel “Credo” dell’Otello verdiano e Georg Petean con “Eri tu” da Un Ballo in Maschera. Altri due baritoni che apprezzo molto. Il primo da me ascoltato proprio in Otello a Genova ed il secondo a Zurigo ne I Puritani. Due vocalità importanti e due interpreti notevoli.

Carlos Alvarez
Georg Petean

Juan Diego Florez, tornato ad un repertorio più confacente alla sua voce. La sua “Furtiva lagrima” riesce ancora a commuovere. Anche lui penalizzato da una scenografia di felliniana memoria assolutamente inutile.

Juan Diego Florez

Marina Rebeka, rivelazione recente. Il suo “Un bel di vedremo” è stato stupefacente. Ripulita quest’aria da vezzi e abusi di un recente passato è arrivata all’essenza del suo significato reale.

Marina Rebeka

Ho apprezzato il giovane mezzo francese Marianne Crebassa esecutrice di una fresca e sensuale Habanera dalla “Carmen”.

Marianne Crebassa

Il tenore Piotr Beczala, apprezzato più nella Romanza del Fiore della “Carmen” che nel trito e ritrito “Nessun dorma”. Non avendolo però mai ascoltato in teatro mi fermo qui.

Piotr Beczala

Che dire dell’inossidabile Placido Domingo. Tutto il bene possibile! Non mi importa se è “un tenore che canta da baritono”! E’ stato e rimane un grande musicista ed interprete e voglio vedere altre “stellette” di oggi a ottant’anni cosa faranno!

Placido Domingo

Aleksandra Kurzac nella prima aria di Liù, “Signore ascolta” ha commosso con la sua voce dal bel timbro luminoso. Ma quanto è difficile “dire” qualcosa in un’aria così straordinaria ma così breve? Lei ci è riuscita perfettamente.

Aleksandra Kurzak

Roberto Alagna, “E lucevan le stelle”, dopo un inizio incerto si è confermato quel gran interprete e professionista che è. Certo il repertorio pesante (Samson, Le Cid ecc) che ha affrontato in questi ultimi anni non ha sicuramente giovato alla sua organizzazione vocale facendogli perdere la morbidezza di emissione che lo ha sempre contraddistinto.

Roberto Alagna

Il concerto si è concluso con lo splendido finale del “Guglielmo Tell” rossiniano. La scelta non poteva essere migliore per concludere una serata che verrà ricordata per sempre. Un inno alla libertà e soprattutto la libertà di fare musica dal vivo!

Due piccole note polemiche. Lo spettacolo era evidentemente registrato anche se spacciato come una diretta. Perchè? Tanto si viene a sapere in un attimo. Ma soprattutto che fine hanno fatto Camilla Nylund e Andrea Schager con il duetto della wagneriana Walkure? Spariti perché sono convinto che con quel duetto si sforava con la tempistica andando oltre l’orario consueto del TG!!! All’estero lo hanno visto e spero di recuperarlo anche perchè parliamo di due “signori cantanti”! Ma siamo in Italia. Un’Italia che ha un ministro della cultura che, dopo la Cavalleria a teatro vuoto da Napoli ha detto al TG: “Abbiamo assistito ad una meraviglia! Avanti con le piattaforme digitali!”. E no cari signori. Se questo è un ripiego momentaneo data la situazione attuale ci posso anche stare ma mai e poi mai la TV potrà sostituire la magia e le emozioni che si provano a teatro. Viva la musica dal vivo sempre. Bisogna lottare per riavere tutto ciò! E’ fondamentale anche per la sopravvivenza di un mare di lavoratori del mondo dello spettacolo che stanno agonizzando!!! Speriamo che il 7 dicembre 2021 Milano possa rivedere la sua Scala inaugurare la sua stagione con la presenza del pubblico e bando a questi surrogati!!!

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