Napoli Teatro di San Carlo V. Bellini “I Puritani” Venerdi’ 16 Settembre 2022

Locandina

Come sempre spiego nel mio blog, i miei “viaggi operistici” hanno una motivazione precisa. In questo caso ero riuscito ad unire un po’ di cose e situazioni: ascoltare Lisette Oropesa, un soprano che amo molto, al suo debutto nel ruolo di Elvira; ascoltare nuovamente Xabier Anduaga, un giovanissimo tenore che già al primo ascolto mi aveva impressionato molto; visitare Napoli e vedere finalmente per la prima volta il Teatro di San Carlo citato da tutti come il più bel teatro italiano di tradizione. Per tutto questo ho preso il biglietto esattamente un anno fa. Non è da me programmare le cose così a lungo termine ma era l’unica soluzione per avere un buon posto ad un costo accettabile.

Consueta foto davanti al manifesto

Il viaggio è però iniziato nel peggiore dei modi. Partenza il 15 sera. Aereo (per una volta da Genova!) con tre ore e venti minuti di ritardo. Già se fosse stato in orario sarebbe stato un piccolo problema in quanto l’atterraggio era previsto a Napoli alle 22,30 (scelta fatta per sfruttare 16 e andare in giro per la città. Meno male che il proprietario del B&B dove alloggiavo si è offerto gentilmente di venirmi a prendere all’aeroporto in quanto a quell’ora sarebbe stato difficile recuperare anche un taxi e quando si è in una città che non si conosce tutto diventa più complicato. Anche il meteo non era molto favorevole ma almeno quello fortunatamente mi ha graziato dandomi così la possibilità di girare un po’ senza dover aprire l’ombrello.

Il Vesuvio

La città mi ha impressionato molto. E’ evidente che è un gran pezzo di storia del nostro Paese. Bellezze artistiche ed archeologiche in ogni dove. Purtroppo, avendo poco tempo a disposizione, ho dovuto fare delle scelte ma, non è detto, magari tornerò per approfondire. La mia impressione, forse un po’ frettolosa, è quella di una città piena di contraddizioni, cosa che si può rilevare nelle grandi città; stessa impressione mi fece Palermo dove però ebbi molto tempo per averne un’idea più precisa. Per quello che è il mio grado di sopportabilità attuale, data l’età, a Napoli il caos è veramente insostenibile. Per chi ci è nato è sicuramente l’abitudine ed é irrilevante ma per chi viene da fuori e non è abituato a ciò non lo è. Ma questo è un problema mio che non va ad intaccare la bellezza ed il grande valore di questa città.

Piazza Plebiscito
Il Maschio Angioino
La Galleria Umberto I
La Pizza di Michele (immancabile!)

L’incontro con il Teatro San Carlo è stato emozionante. Solo un altro teatro in Italia mi ha fatto questa impressione ed è la Fenice di Venezia (dove avevo anche sostenuto un’audizione prima dell’incendio). I colori dell’affresco sul soffitto, le decorazioni, l’illuminazione…da rimanere attoniti. E’ come essere catapultati in un’altra epoca…quella dei miei sogni, dove forse avrei voluto vivere. L’acustica è impressionante. Chi fa musica li è sicuramente un privilegiato.

Esterno
Interno
Soffitto
Palco Reale
Particolari
Dalla mia postazione

Arrivo all’opera a cui ho assistito. Alla partenza doveva essere una produzione in forma scenica e l’allestimento scelto era quello del Teatro Real di Madrid ma, durante l’anno, si é trasformata in una produzione in forma di concerto cosa che, dati i tempi non mi é dispiaciuta affatto. Come dico sempre: piuttosto che vedere un allestimento osceno e irrispettoso dell’opera stessa preferisco sentire un concerto e dedicarmi alla musica ed alle voci. La motivazione di questo cambio fornitami dalla Oropesa, quando ad aprile scorso sono stato a Vienna per ascoltarla in Lucia, è legata alla pochezza dei giorni di prove, insufficienti per arrivare ad un buon risultato in palcoscenico.

Lisette Oropesa

La scelta musicale è caduta su una versione particolare e abbastanza completa con in più, rispetto allo spartito corrente, un bellissimo terzetto fra Arturo, Riccardo ed Enrichetta che impegna maggiormente il tenore (semmai ce ne fosse stato bisogno!), una parte centrale del duetto del terzo atto fra Arturo ed Elvira (che si trova nella versione Malibran) ed il rondo finale “Ah, sento o mio bell’angelo” qui interpretato dalla sola Elvira. Un piacere per le mie orecchie dato che “I Puritani è una delle mie opera del cuore”.

Applausi finali

Ed ora le voci. Partiamo dai “motivi” della mia trasferta. Lisette Oropesa, al debutto nel ruolo di Elvira, ruolo su cui ha lavorato molto e debutto (finalmente!) tanto desiderato. La Oropesa si conferma oggi come uno dei soprani di riferimento nel repertorio belcantistico. Il suo assetto tecnico le permette di gestire con estrema facilità tutte le difficoltà che questo ruolo comporta. Centra perfettamente il carattere del personaggio e non ne fa una giovane piagnucolosa come spesso avviene. La famosa “Vergin vezzosa” non è solo un esercizio virtuosistico ma comunica la gioia e l’emozione della giovane Elvira per le sue prossime nozze. La scena di pazzia è risolta con una venatura malinconica nella voce durante l’aria che mi ha portato alle lacrime. Risolve con decisione la cabaletta portando il pubblico ad una vera e propria ovazione. Stessa emozione nella voce nel duetto con Arturo ed exploit finale con una brillantissima esecuzione del Rondo. Il ruolo di Elvira, al di la delle difficoltà esecutive dal punto di vista tecnico vocale è uno tra i più complessi dal punto di vista interpretativo. Questo continuo altalenare di emozioni è molto difficile da gestire e la Oropesa esce vittoriosa da questo cimento. Spero di poter andare la prossima stagione alla Scala per la sua Lucia (credo in una edizione critica), opera che avrebbe dovuto inaugurare la stagione saltata per la pandemia. Grazie Lisette per le emozioni che ci regali ogni volta!

Primo abito
Secondo abito
Terzo abito
Quarto abito!

Xabier Anduaga è un giovanissimo tenore che, se farà scelte di repertorio giuste, ci riserverà bellissime sorprese. La voce, ben gestita tecnicamente, ha un timbro affascinante. Affronta acuti e sopracuti con una facilità impressionante come pure i piani ed i pianissimi. E’ un Arturo giovane e baldanzoso. Sarò felicissimo se avrò altre occasioni per poterlo ascoltare ed assistere alla sua crescita ed ascesa nella sua carriera. Bravissimo!

Xavier Anduaga

Note meno felici per il resto del cast. Il baritono (?) Davide Luciano, nel ruolo di Riccardo, presenta un assetto vocale curioso. A tratti sembra una voce impostata e a tratti sembra una voce naturale priva di imposto quasi da cantante di musica leggera. Manca soprattutto una cosa che in Bellini è indispensabile: il legato. Canta comunque bene e con gusto ma per quelli che sono i miei parametri ed i miei gusti è troppo poco, soprattutto se parliamo di teatri e produzioni di serie A.

Davide Luciano

Gianluca Buratto, che sostituisce il previsto dal cast originale Alexandros Stavrakakis (che sarebbe stato un altro motivo di interesse), nel bellissimo ruolo di Giorgio si dimostra un cantante dalla tecnica avventurosa vedi i Mi naturali strozzati in gola nel duetto con Elvira (ma qualcuno gli ha spiegato che esiste il passaggio di registro?). Il volume dello strumento è notevole anche se tutto è un po’ urlato. Il timbro non è accattivante. Generico interpretativamente in un ruolo che offre mille possibilità per farne qualcosa di unico. Peccato. Occasione persa. Piccola nota polemica: ma perché fare il Bis di “Suoni la tromba” se tutti e due erano già distrutti alla fine della prima volta ed omettere ed accennare così molte frasi? Che senso ha?

Gianluca Buratto

Chiara Tirotta nell’ingrato ruolo di Enrichetta di Francia presenta un timbro gradevole ma una voce talmente priva di proiezione che, nonostante la mia splendida posizione e l’acustica perfetta del teatro, era letteralmente sovrastata dall’orchestra.

Chiara Tirotta

Di routine Nicolò Donini quale Gualtiero Walton ed invece molto bene Saverio Fiore come Sir Bruno Robertson. Saverio, con il quale ho avuto il piacere di condividere molte recile de La Boheme in Molise anni fa presenta una voce dal bellissimo timbro ed una intelligenza interpretativa che gli permette di dare il giusto senso anche a piccoli ruoli come questo.

Saverio Fiore e Nicolò Donini

Mi è piaciuta la direzione di Giacomo Sagripanti alla guida dell’ottima orchestra del San Carlo. E’ la prima volta che vedo al lavoro questo giovane direttore. Gesto sicuro ed ottime intenzioni interpretative. Tempi adeguati che in Bellini vengono spesso travisati. La melodia belliniana, se non affrontata adeguatamente, può risultare improvvisamente noiosa. Spero di sentire ancora opere dirette da lui, magari in un altro tipo di repertorio.

Giacomo Sagripanti

Ottima anche la prestazione del coro sotto la guida di José Luis Basso.

Consueta attesa dei cantanti per un saluto. Lisette è sempre carina e sorridente con tutti nonostante potrebbe avere i suoi motivi per essere stanca dopo un impegno simile ma, nonostante ciò, ha sempre una parola gentile per tutti e si presta alle richieste di autografi e fotografie delle numerose persone presenti.

Con Lisette Oropesa

Stessa gentilezza da parte di Xabier Anduaga che, anche lui, sembra non risentire del grande impegno appena assolto.

Con Xavier Anduaga

Non so quali e quanti ascolti mi riserverà il futuro anche perché, date le oggettive difficoltà che stiamo vivendo, muoversi, dati i costi, mi sarà sempre più difficile…vedremo! Felice comunque di aver ascoltato ancora una volta dal vivo una delle opere che amo di più e soprattutto di aver ascoltato Lisette in questo suo debutto. Grazie a Guido Palmieri sempre in prima linea per le fotografie “da vicino”…le mie sono sempre difficoltose! Grazie ad Eugenio Osso per le foto “in esterno” Next!

Applausi!!!

Milano Teatro alla Scala Recital di Asmik Grigorian e Lukas Geniušas 4 Settembre 2022

Programma con stupendo svarione!!!
Applausi

Serata da ricordare per molti motivi. Partiamo da quelli buoni. Concerto straordinario con due musicisti eccezionali, il soprano lituano Asmik Grigorian ed il pianista russo Lukas Geniušas. Programma diviso a metà comprendente nella prima parte liriche di Čajkovskij e nella seconda liriche di Rachmaninov. Singolare la carriera della Grigorian che, partita giovanissima con un repertorio forse troppo oneroso per la sua voce, si era vista costretta a fermarsi per fare un passo indietro ed un recupero vocale. Lei stessa racconta spesso nelle interviste questo suo percorso a favore dei giovani. La sua raccomandazione è: “Se si hanno vicino persone che possono consigliarvi per il meglio ascoltatele!”. Lei, con due genitori famosi cantanti, volle fare di testa sua bruciando certamente le tappe ma trovandosi poi con problemi che fortunatamente e con il loro aiuto è riuscita a risolvere ed oggi è un soprano tra i più importanti nel mondo. Ho seguito il Trittico pucciniano in streaming dal recente Festival di Salisburgo dove lei interpretava tutti e tre i ruoli femminili e devo dire che è stata straordinaria in tutto ma posso affermare senza possibili smentite che la sua Suor Angelica raggiunge vette difficilmente raggiunte da sue colleghe in questi ultimi anni. Personalmente, dopo Renata Scotto, ritengo che sia la più commovente Suor Angelica da me ascoltata ed anche la più solida vocalmente. Nel repertorio proposto alla Scala la Grigorian gioca in casa. Pëtr il’ič Čajkovskij era un compositore attento a quello che succedeva nell’Europa musicale contrariamente ad altri compositori russi dell’epoca che lamentavano l’impossibilità di affermare una musica ed uno stile che avesse radici ed inflessioni autoctone. In questo tipo di composizioni il suo modello era il lied tedesco adattato alla lingua russa ed alla melodia slava. Il pianoforte come nel lied tedesco non ha una mera funzione di accompagnamento ma dialoga sempre con la voce. L’amore per questo genere è manifesto ed evidente in lui. Stesso discorso, in questo senso, vale per Sergej Vasil’evič Rachmaninov; il genere per voce e pianoforte fu per lui un grande amore che durò nel tempo e mai interrotto. I brani eseguiti in questo concerto seguono un ordine cronologico a partire da quelli scritti quando ancora era studente fino ad un periodo più maturo. Tra gli altri uno che amo particolarmente, “Non cantare per me bellezza mia” su testo di Puskin con un preludio pianistico intriso di malinconia assolutamente geniale ed il pianoforte che, all’ingresso della voce, si trasforma quasi in arpa. La melodia è sicuramente ispirata al folklore orientaleggiante georgiano. La Grigorian, dal punto di vista vocale, è assolutamente a suo agio in tutta la tessitura proponendo un timbro caldo e seducente; gestisce piani e pianissimi in tutta la gamma ed ha capacità comunicative ed interpretative veramente eccezionali. Non si fa fatica ad innamorarsi di lei.

Altrettanto straordinario è il giovane pianista moscovita Lukas Geniušas, premiato ancora giovanissimo a prestigiosi concorsi internazionali quali il Concorso Chopin di Varsavia ed il concorso Čajkovskij di Mosca. Il tocco è straordinario ed attraverso una tecnica prodigiosa passa da pianissimi veramente impalpabili a sonorità tali da riempire la sala del Piermarini Tra l’altro nella parte dedicata a Čajkovskij ha eseguito anche dei brani solistici di notevole interesse quali la Romanza in fa minore op.5, lo Scherzo Humoristique op.19 n.2 e Dunka indo minore op.59. L’intesa fra i due è perfetta. Tutto funziona alla perfezione senza che i due si scambino nemmeno un cenno. Tra l’altro hanno inciso insieme un CD dedicato a Rachmaninov comprendente molte delle liriche eseguite in questo concerto. Al termine grandi ovazioni e quattro bis sempre di liriche di Rachmaninov che hanno completato la serata.

Applausi finali

Passiamo alle cose negative. Compro come di consuetudine il programma di sala che subito sfoglio distrattamente. Nell’intervallo gli occhi mi cadono sulla copertina e con orrore mi accorgo che la signora Grigorian viene citata come “basso”!!! Per un teatro come la Scala è una svista inaccettabile; è una cosa della quale il responsabile dovrebbe veramente vergognarsi ma già La Scala non è più “La Scala” da tempo. Il servizio delle “maschere” è penosissimo. Un gruppo di ragazzotti “scappati di casa” che invece di controllare cosa succede in sala e rimproverare il solito pubblico di maleducati che ne fa di ogni (per esempio entrare ed uscire durante il concerto ed altre amenità) stanno appoggiati al muro con il cellulare in mano spedendo massaggi o addirittura giocando per far passare il tempo. Non basta il medaglione al collo. Le maschere, quando ero giovane, erano persone distinte ed educate che davano un tocco di eleganza al teatro che, ricordiamolo, è uno dei più importanti teatri d’opera del mondo! Arrivi su alle gallerie e ti permetti di chiedere il programma. Per carità!!! Ti guardano con uno sguardo di totale “scazzo” dicendoti: “E un attimo! Dobbiamo ancora andare a prenderli!!!”. Scusate il disturbo ma…prepararli prima dell’apertura al pubblico??? Anche La Scala è diventato un teatro alla stregua di tutti gli altri. Quella che era l’eccellenza di una volta è ormai un sogno.

All’uscita molte persone ad aspettare i due artisti. Devo dire che il pianista è stato discretamente maleducato. E’ uscito mentre parlava al cellulare ed ha dribblato tutti molto sorpresi di questo atteggiamento ma io, implacabile, l’ho rincorso per fargli almeno firmare il CD ed il programma, cosa che ha fatto continuando a camminare. Il pubblico va rispettato. La gente è li, paga, ti applaude, il minimo è almeno fare due autografi.

Di tutt’altra pasta la Grigorian, molto disponibile e gentile. Non era a conoscenza dello svarione sul programma e quando gliel’ho mostrato è scoppiata in una risata fragorosa, ha preso il cellulare e l’ha fotografato poi mi ha detto: “Ah…è per questo che stasera mi sentivo così comoda!!!” Spiritosissima. Una diva alternativa! Abito insolito per un concerto, corto (vedi foto) ed arricchito (!) nella seconda parte da un corpetto nero. All’uscita una maglietta maniche corte con strana stampa, camicia a quadri aperta, jeans e gonna lunga di tulle allacciata in vita. Simpaticissima. Anche Lukas Geniusas assolutamente informale aveva una camicia a disegni neri e bianchi che sapeva poco di “concerto alla Scala”. I due erano anche in questo in perfetta sintonia! Stupenda serata che mi fa apprezzare sempre di più i concerti piuttosto che assistere ad orrendi spettacoli d’opera! La prossima volta “dovrei” scrivere da Napoli. La Oropesa debutta Elvira nei Puritani. Immancabile!

La simpaticissima Grigorian all’uscita degli artisti!
Tradizione.o

Arena di Verona 10, 11, 14 Agosto Puccini Turandot, Bizet Carmen…Cronaca di due serate…e mezzo!

Programma di sala della stagione 2022
L’affascinante spettacolo dell’Arena appena aperti i cancelli.
La Magia dell’Arena

Quest’anno L’Arena è tornata ai suoi fasti scenografici grazie alla cessazione delle limitazioni legate alla pandemia e grazie a Cecilia Gasdia, attuale sovrintendente che, con grande lungimiranza ha capito che il pubblico, soprattutto in Arena vuole il “grande spettacolo”! Era comunque ottima, a mio avviso, anche la scelta dello scorso anno di usare un sistema di proiezioni atte a non avere troppe persone in scena a dover manovrare le imponenti scenografie e sistemando il coro sulle gradinate utilizzando solo comparse “tamponate” in scena. Riprendere le scenografie di Zeffirelli è stata una “genialata” eccezionale. Gli occhi si riempiono di meraviglia davanti ad una Pechino fiabesca e dorata e ad una Siviglia ricca di colori e personaggi di ogni genere. Resti attonito davanti a tanta bellezza. Per non parlare dei costumi di Anna Anni per Carmen e Emi Wada per Turandot. In una intervista sul Corriere della Sera fatta recentemente a Ludovic Tezier, tra gli interpreti quest’anno di Germont padre in quella Traviata che fu l’ultima produzione di Zeffirelli poco prima della sua morte, il cantante contesta apertamente le attuali produzioni d’opera portando ad esempio l’esperienza del figlio che, vista Traviata a Parigi, disse al padre di non aver capito nulla dell’argomento e di essersi illuminato a Verona in occasione della produzione zeffirelliana. Io sono convinto, come già più volte ho detto, che con il tempo necessario ci sarà un ritorno a tutto ciò. L’opera è un genere immortale che deve essere lasciato in pace! L’opera deve essere rappresentata per come è nata ed i teatri devono smettere di scritturare queste “pazze scatenate” che riversano sui palcoscenici di mezzo mondo quintali di spazzatura visiva ed usano tutto ciò per cercare di risolvere problemi personali che nemmeno il miglior psicologo riuscirebbe a risolvere.

Turandot Secondo Atto
Carmen Primo Atto
Carmen Secondo Atto

Adesso passo al secondo elemento che, come il primo, unisce tutte e due le produzioni. Marco Armiliato alla direzione d’orchestra. Marco ed io ci conosciamo da molto giovani. Ricordo un concerto con lui al pianoforte (straordinario anche in quello) nel 1988 al paese natale del baritono Alberto Mastromarino dopo il Concorso Battistini dove, durante la prova che facemmo poco prima della serata, si ruppe improvvisamente lo sgabello dove era seduto facendogli rimanere una mano (o tutte e due, non ricordo il particolare) schiacciata tra la seduta e la struttura. Ghiaccio a volontà (e meno male che non ci fu nulla di rotto) e via andare. Suonò lo stesso tra dolori lancinanti! Un mito! Marco è un grande direttore ed ha un particolare che a molti manca: ama l’opera! Lo si capisce da come non uccide i cantanti durante le arie, anzi, quasi li coccola! Ho parlato con molti colleghi che hanno cantato sotto la sua bacchetta e da tutti ho avuto la stessa impressione. Tutto diventa facile. Dirigere l’opera in Arena non è proprio una passeggiata date le dimensioni di…tutto. Lui riesce con facilità e con un gesto assolutamente preciso e chiaro a gestire palcoscenico e buca nonostante, ripeto, la quantità di persone con cui ha a che fare. Il coro sempre a tempo, anche in un’opera come Carmen che, soprattutto nel primo atto presenta difficoltà che a volte in un teatro chiuso non vengono risolte. Riesce anche, a dispetto di un’acustica che negli anni a mio avviso è peggiorata, a creare una varietà di colori incredibile e gestisce volumi di suono sempre nel rispetto delle voci. Così si dirige l’opera! Bravo Marco, avanti così! Ogni volta incontrarlo è una gioia. Ci intratteniamo in conversazione come se ci fossimo visti il giorno prima. Grazie per la tua amicizia!

Marco Armiliato

Passo ora al cast di ogni produzione. Come scrivo sempre non mi muovo mai a caso, anche perché oggi spostarsi costa e devo quindi fare sempre attenzione alle scelte che faccio. In questo caso i motivi (parlo dei cantanti) erano tre: Anna Netrebko, Elina Garança e Maria Teresa Leva.

Partiamo da Turandot. Cast discretamente omogeneo. Sono dolente, ahimè, per i detrattori ma Anna Netrebko si riconferma come quella grande fuoriclasse che è! Canta un trasognato “In questa reggia” incurante delle ben note difficoltà che questa aria presenta. Sale agli estremi acuti con un’insolenza quasi imbarazzante. Smorza i finali di frase nella scena degli enigmi laddove altre cantanti sono già morte dopo il primo. Sottilmente ed evidentemente presente anche dal punto di vista scenico in un ruolo che di regola risulta sempre, o per volere del regista o per scelta dell’interprete, discretamente statico. Grande ammirazione quindi da parte mia per la cantante e per l’interprete.

Anna Netrebko agli applausi finali.

Nel ruolo di Calaf il tenore Yusif Eyvazov mostra, come tutte le volte in cui l’ho ascoltato, una grande attenzione alla definizione del personaggio manifestando notevoli qualità interpretative. Dal punto di vista vocale non presenta cedimenti di alcun tipo e regala, a furor di popolo, il bis di “Nessun dorma”, cantato anche più intensamente della prima volta con l’acuto tenuto più a lungo di quanto io non possa ricordare in questi ultimi decenni. Si arriccia il naso sul timbro? A me poco importa. Il timbro te lo da la natura. Conosco tenori dal timbro bellissimo ed affascinante che hanno qualità interpretative pari ad un carciofo lesso! Meglio un timbro poco affascinante ma un interprete ed un cantante notevole. Bravo!

Yusif Eyvazov

Liù era la giovane Ruth Iniesta. Il timbro, anche in questo caso, non è dei più affascinanti ma l’interprete ne esce vincente: commuove e si commuove in un ruolo dove Puccini, a mio avviso, ha superato se stesso nel descrivere “la forza dell’amore”! La voce è utilizzata al meglio e non si sottrae ai pianissimi che gli appassionati aspettano sulla parola “sorriso” ed al termine di “Signore ascolta”. Mi è piaciuta assai!

Ruth Iniesta

Timur era il giovane ed interessantissimo basso Riccardo Fassi da me già ascoltato, sempre in Arena anni fa, come Ferrando nel Trovatore. Confermo quanto da me già scritto. Questo giovane promette assai bene. Voce importante e ben proiettata. Buon interprete. Gli auguro di proseguire su questa strada perché sono certo che avrà in futuro grandi soddisfazioni.

Riccardo Fassi

Molto bene il terzetto delle Maschere: Ping, Gëzim Myshketa; Pang, Riccardo Rados e Pong, Matteo Mezzaro. Bravi sia dal punto di vista vocale e musicale e sia da quello scenico. Questi, che sembrano ruoli secondari, sono invece estremamente difficili, hanno bisogno di grande affiatamento ed hanno, come si suol dire, la fregatura sempre pronta dietro l’angolo. Bravi!

L’Imperatore era era “l’Asso piglia tutto” Carlo Bosi. In Arena non sanno più cosa affidargli…è ovunque. Il cantante toscano garantisce comunque sempre un buon standard esecutivo in ogni ruolo da lui interpretato.

Gëzim Mishketa Riccardo Rados. Matteo Mezzaro
Carlo Bosi

Il Mandarino era un sonoro Yeongjun Park.

Yeonjun Park

Carmen. Purtroppo la sera dell’11, giusto a tre secondi dell’aria di Micaela, una perturbazione insistente ha impedito di arrivare al termine della rappresentazione lasciando l’amaro in bocca al pubblico presente. Per bontà della Fondazione Arena di Verona c’è stata una ricollocazione dei posti per la recita del 14 con lo stesso cast quindi, da bravi appassionati, abbiamo deciso di tornare facendo un bel viaggetto di tre ore di andata più tre ore di ritorno. Partiti dopo aver salutato gli interpreti ed arrivati a casa alle 4 del mattino ma…ne valeva la pena.

Carmen Quarto Atto

Carmen era Elina Garanca. Conosco questa bravissima cantante da quando, quasi sconosciuta, fu scelta per Adalgisa da Edita Gruberova per la sua incisione di Norma. L’opera, registrata a Baden Baden prevedeva anche l’esecuzione di due recite in forma di concerto…secondo voi potevo non assistere al debutto europeo nel ruolo belliniano della Gruberova? Impossibile. Questa occasione mi fece conoscere così la Garanca. Cito sempre mia figlia perché lei è la mia “cartina di tornasole”. Assolutamente competente ed esigente, appena aperta la bocca su “Sgombra è la sacra selva” mi disse: “Ma da dove esce???”. Stessa cosa che successe a Vienna con la Stoyanova. In seguito la ascoltai come Seymour nella Bolena a Barcellona facendomela collocare tra le interpreti belcantistiche di riferimento ai nostri tempi. La curiosità di ascoltarla in Carmen era grande anche perché ricordo un critico americano che, al debutto nel ruolo al Met, scrisse: “Ieri sera è nevicato a Siviglia!” per sottolineare, a suo avviso, la freddezza dell’interprete. Dico la mia. Quel signore non ha capito nulla. Dagli anni Quaranta agli anni Sessanta ci siamo ahimè abituati ad un cliché errato relativamente a questo personaggio. Questa non è un’opera verista!!! Ha la struttura dell’ Opera Comique. Carmen non è una “bugaisce ai troggi” (lavandaia ai lavatoi per citare il mio amato genovese!), non è una donnaccia da trivio, non è una prostituta. E’ una donna che ha deciso di vivere la sua vita in libertà! Lo dice anche nel finale: “Carmen è nata libera e libera morrà”! La Garanca offre un’interpretazione vocale, musicale e scenica di un’eleganza senza pari. Il suo timbro meraviglioso suona nella grande Arena come un qualcosa di miracoloso. Ho veramente adorato la sua interpretazione raffinata. La “scena delle carte” mi ha commosso come mai mi era capitato on quest’opera facendomi piangere e creando così problemi alle lenti a contatto! Persona gentile e simpatica. Al mio amico Guido Palmieri che le ha fatto presente che eravamo tornati per poter assistere all’intera rappresentazione ha risposto: “Siete tornati per vedermi morire?”. Decisamente ironica! Adorabile!

Elina Garanča

Micaela era Maria Teresa Leva. Amo questa cantante dalla prima volta in cui la ascoltai a Genova in Aida. Premesso che Micaela è un ruolo che non mi è mai piaciuto, soprattutto per il carattere, Maria Teresa con la sua interpretazione vocale e scenica, le ha ridato la dignità distaccandosi dai clichè che la vedono una povera cretina piagnucolosa e trasformandola in una donna innamorata e decisa nel suo andare a recuperare quell’ “impedito” di Don José per riportarlo dalla madre morente. Non ho alcun dubbio nell’affermare che è e sarà il soprano italiano dell’ “epoca operistica” che stiamo vivendo che sempre più mostra alla ribalta “ciofeche vocali” che vivono solo per il potere delle agenzie. La voce è sempre più bella, colori a non finire; pianissimi da brivido! Brava! Ci siamo dati appuntamento a gennaio a Genova per “Un Ballo in Maschera”.

Maria Teresa Leva

Don José era il tenore statunitense Brian Jadge. Ho scoperto avere anche lui parecchi detrattori. Certo, per il melomane supponente, se uno è bravo bisogna massacrarlo! Così si dimostra la competenza! “Poraccialloro”, come dice una mia cugina fiorentina! Timbro seducente, ottima proiezione unita ad un volume notevole (difficile altrimenti farsi sentire in Arena!), qualità interpretative e sceniche eccellenti! Io, francamente di più non posso chiedere. Lo avevo ascoltato a Barcellona come Enzo ne “La Gioconda” e già ne avevo avuto un’ottima impressione, confermata da questo Don José. Spero di poterlo ascoltare ancora!

Brian Jadge

Escamillo era Claudio Sgura. Questo ruolo che, con la sua aria, fa un po’ da asso pigliatutto, in verità non offre molte occasioni per emergere dal punto di vista interpretativo. Sgura interpreta un Escamillo classico e nella tradizione (ditemi poco). La sua voce non ha problemi di volume in Arena e si permette anche sfumature nel piano nel duettino del quarto atto. Mi piacerebbe ascoltarlo in qualche ruolo più impegnativo. Capiterà!

Claudio Sgura

Nella sufficienza globalmente le due amiche di Carmen, Daniela Cappiello (Frasquita) e Sofia Koberidze (Mercedes). Peccato che la Cappiello sia totalmente insufficiente a livello di volume quindi, sia nel quintetto, sia nella scena del terzo atto fa perdere la bellezza delle frasi in acuto che contraddistinguono questo ruolo.

Daniela Cappiello Sofia Koberidze

Dancairo e Remendado erano il vociante Nicolò Ceriani (altro cantante presente in diverse produzioni) e, come detto prima, l’onnipresente Carlo Bosi.

Nicoló Ceriani. Carlo Bosi

Completavano il cast Gabriele Sagona dalla bella voce di basso come Zuniga (peccato la bocca storta quando canta, cosa visibilissima in televisione) e Biagio Pizzutti come Morales.

Biagio Pizzuti. Gabriele Sagona

Un plauso all’Orchestra ed al Coro della Fondazione Arena di Verona diretto da Ulisse Trabacchin, al Coro delle Voci bianche diretto da Paolo Facincani, a tutti i tecnici impegnati nel cambio delle imponenti scene (é sempre interessante assistere a questi cambi scena durante gli intervalli) e alla straordinaria partecipazione della Compañia Antonio Gades che, sempre presenti sul palco, hanno intrattennuto il pubblico con strepitose esibizioni nel cambio scena tra il terzo ed il quarto atto!

Coro dell’Arena di Verona

Al termine, sia di Turandot, sia di Carmen grandi applausi per tutti.

Turandot applausi finali
Carmen Applausi finali

Consueti saluti agli interpreti. Quest’anno anche Anna Netrebko si è concessa rispetto ad altre volte. Forse sta iniziando a capire che il pubblico va trattato bene!

Anna Netrebko
Yusif Eyvazov
Ruth Iniesta
Marco Armiliato. Scattata l’11 e firmata il 14
Elina Garança Scattata l’11 e firmata il 14
Brian Jadge. Scattata a Barcellona e firmata l’11
Maria Teresa Leva
Cuscino salva fondo schiena (in Arena è fondamentale!) fatto firmare dal mio amico
Eugenio Osso

Alla prossima!

Festival di Aix en Provence 2022 Cronaca di due serate all’opposto: 11 Luglio Mozart Idomeneo 12 Luglio Rossini Moïse et Pharaon

Programma Idomeneo
Programma Moïse et Pharaon

Eccomi tornare ad Aix dopo la sciagurata Ariadne straussiana del 2018 (vedi articolo). Il solo ricordare quello spettacolo agghiacciante mi mette i brividi. Meno male che il versante musicale salvò la situazione! Il Festival di Aix en Provence, da un po’ di anni a questa parte, ospita l’avanguardia registica dell’ultima ora che, ovviamente, propone spettacoli trasgressivi che, puntualmente vengono accolti dal pubblico con sonore bordate di fischi! Sono sicuro che arriveremo ad un ritorno al bello ed alla tradizione…io forse non lo vedrò ma ci arriveremo perché la gente è stufa, e passare anche l’idea che queste robacce portino pubblico giovane all’opera è una balla colossale! I giovani devono conoscere l’opera per quella che è la sua essenza, la sua storia…questo l’ho scritto più volte ma non mi stanco mai di ribadirlo.

Il Théatre de l’Archevêché che ospita parte delle manifestazioni del Festival

Quello che mi attira ad Aix sono spesso i cast. Chi sta alla direzione artistica non è proprio stupido…un colpo di qua ed un colpo di là: ti propongo uno spettacolo di “spazzatura di alto livello” e con interpreti di prima grandezza, così ti tappi naso e occhi e…vai!

Interno del Teatro

Quest’anno ho vissuto due serate completamente diverse. Parto dalla prima. Idomeneo Re di Creta di Mozart. La domanda cretina che spesso ti viene fatta è: “Quale è il compositore che preferisci…?”. Confesso che me lo sono chiesto spesso anche io; anche se la risposta è improbabile io penso che per me Mozart sia al primo posto forse perché, avendolo ascoltato molto e studiato, prima pianisticamente e poi cantato parecchio, ho potuto apprezzarne tutti gli aspetti sia da ascoltatore sia da esecutore. Idomeneo è un’opera difficilissima da eseguire e da rappresentare. Si differenzia dalle opere serie precedenti in quanto utilizza lunghi recitativi accompagnati che spesso sono collegati alle arie senza permettere una vera e propria chiusura delle stesse e qui mi viene da pensare che, in realtà, Wagner non abbia inventato nulla: la concezione di continuità e “non interruzione” si trova benissimo espressa già in quest’opera che comprende arie tra le più belle del repertorio operistico mozartiano precedente la trilogia Da Ponte. Rispetto poi alle opere serie precedenti vede anche l’utilizzo di forme insolite come l’aria di Elettra con il coro, un quartetto, un terzetto e cori.

Applausi finali

Questa edizione vede, sul versante dello spettacolo la regia Satoshi Miyagi. Il suo staff per quanto riguarda scene, costumi, luci e coreografie è, ovviamente. tutto giapponese. Devo dire che lo spettacolo non mi è dispiaciuto, anche se alla fine il regista è stato accolto da sonori fischi e buuu… Come ho scritto l’opera presenta grandi difficoltà rappresentative in quanto la staticità della forma lascia poco spazio alle idee registiche o forse ne lascia troppo…dipende dai punti di vista. Miyagi opta per la staticità per quanto riguarda i personaggi che esprimono la loro solitudine e il piegarsi al potere (Idomeneo) isolati su specie di solidi geometrici che, mossi da figuranti che stanno al loro interno, ruotano intorno a lui e vanno a formare altre strutture . L’espressione dei personaggi è sempre volta verso il pubblico quasi a coinvolgerlo in questo loro stato. Il coro veste divise militari che ricordano quelle dei giapponesi indossate nella seconda guerra mondiale. Ovviamente non possono mancare riferimenti alla situazione mondiale attuale. Anna Bonitatibus (Idamante) alla fine ha confermato ed ha specificato meglio questa mia interpretazione. Già, dati i tempi, sono contento di aver almeno centrato l’aspetto “solitudine”! I costumi dei personaggi sono di foggia assolutamente giapponese. Faceva un po’ effetto una sorta di frangia che sembrava un prolungamento delle mani nel costume di Elettra. L’impressione era quella di vedere una sorta di Butterfly impazzita. In ogni caso non c’era nulla che andasse contro la musica e questo è già un miracolo. Unica caduta di gusto, a mio avviso, la voce di Nettuno rappresentata da un grammofono anni ’50, quelli, per capirci, che erano anche una radio ed in cima si aprivano ed avevano il giradischi…di questo non ho trovato una spiegazione.

Satoshi Miyagi

La parte musicale è stata un miracolo. Raphaël Pichon alla guida del suo ormai consolidato gruppo Pygmalion è riuscito, con la collaborazione totale dei cantanti, ad ottenere un’unità di intenti che poche volte ho trovato in teatro. Sembrava tutto un’unica cosa e questo mi ha permesso di poter entrare, da ascoltatore, in questa sua visione. Straordinario!!!

Raphaël Pichon

Mettere insieme un cast simile è oggi fantascienza. Michael Spyres nel ruolo di Idomeneo si conferma come uno dei più grandi tenori di oggi per questo repertorio. Autentica voce di baritenore offre una gamma di colori veramente impressionante ed un volume che è quello che spesso difetta nei tenori che salgono così tanto in acuto e in grave e possiedono anche agilità da capogiro: lui ha tutto questo. Unisce a ciò un’espressività a tratti commovente. E’ la terza volta che lo ascolto dal vivo ed anche in questa occasione mi ha stordito! Bravissimo!!!

Michael Spyres

Anna Bonitatibus era Idamante. Per lei devo spendere parole anche dal punto di vista personale. Io ed Anna ci conosciamo da quando studiavamo con lo stesso insegnante e si era da subito creata una grande simpatia trasformata in amicizia. Legata alla mia famiglia ed ai miei figli che non l’hanno mai dimenticata. Non voglio entrare in particolari che non hanno interesse per chi legge; posso solo dire che mi ha umanamente aiutato in un momento molto difficile della mia vita e gliene sarò riconoscente sempre. Gli anni passano, la professione ti allontana ma quello che c’è nel cuore rimane e con lei è stato così. Ci siamo visti l’ultima volta circa vent’anni fa a Genova poi ho seguito da lontano l’evoluzione della sua carriera. Incontrarla è stata un’emozione grandissima. Confesso che ho pianto nell’abbracciarla. Quante cose ci sarebbero state da raccontare. L’assurdo, che poi non lo è, è che sembrava ci fossimo visti il giorno prima. Queste, per me, sono le soddisfazioni della vita…l’amicizia vera non muore mai. Ora il suo Idamante. Inutile dire che il bellissimo e vellutato colore della sua voce colpisce immediatamente al primo suono emesso. La scuola la conosco…è la mia stessa! Peccato che non ho la sua voce! In lei ogni parola ha sempre un significato e la giusta espressione. Fa di Idamante un personaggio che esprime esattamente i suoi sentimenti: il diverso tipo di amore per il padre e per Ilia. La voce è perfettamente proiettata, belle agilità (che nel repertorio rossiniano diventano spettacolari!), pianissimi impalpabili ma assolutamente appoggiati, non falsetti spacciati per pianissimi come accade spesso. Mi ha veramente commosso. Ci siamo ripromessi di non perderci più per così tanto tempo. Ti voglio bene Anna!

Anna Bonitatibus

Sabine Devieilhe, altro motivo della mia trasferta, è Ilia. Ogni volta questa artista riesce a stupirmi per le sue scelte esecutive. Giustamente drammatica nei recitativi accompagnati e soave e aerea nelle arie. Fa di “Zeffiretti lusinghieri”, che già di per se è un’aria che ha del miracoloso, qualcosa di sublime. Piccole variazioni e puntature che non fanno che arricchire la scrittura mozartiana. Come ho scritto una volta anche a lei, se esistono gli angeli hanno sicuramente la sua voce.

Sabine Devieilhe

Nicole Chevalier era Elettra. Questa cantante di origini statunitensi mi era stata segnalata da un’allieva del conservatorio tempo fa (per una volta il contrario di quello che succede sempre!). La sua Elettra è assolutamente completa. Le arie che questo personaggio canta sono diverse per scrittura ed intenti. La Chevalier regge ottimamente sia la parte drammatica, vedi “Tutte nel cor mi sento” ed uno strepitoso “D’Oreste e d’Ajace”, sia la parte lirica, vedi la morbidezza di suono nell’aria “”Idol mio” e nell’aria con il coro “Placido è il mar”. Una bella sorpresa! Spero di poterla risentire in futuro.

Nicole Chevalier

Completavano il cast l’ottimo Linard Vrielink nel ruolo di Arbace, Frešimir Špicer nel ruolo del Gran Sacerdote e Alexandro Stavrakakis come Voce di Nettuno.

Linard Vrielink
Krešimir Špicer

Una serata che non dimenticherò mai. Al termine incontro con gli artisti come mia consuetudine con scambio di impressioni sullo spettacolo.

Con Anna Bonitatibus dopo la recita

Il giorno successivo la recita pomeriggio interessantissimo con Sabine Devieilhe ed il Maestro Raphael Pichon che, nell’ambito delle manifestazioni del Festival, hanno partecipato ad un incontro con il pubblico dove hanno parlato della produzione e dei loro piani futuri.

Con Sabine Devieilhe ed il Maestro Raphaël Pichon al termine dell’incontro/conversazione

Sarò più breve circa il Moïse et Pharaon da me ascoltato e visto (!) approfittando dei due giorni consecutivi di rappresentazione delle due opere. Grande delusione per la parte visiva. Produzione creata dal regista Tobias Kratzer del quale avevo abbastanza apprezzato una produzione del Trittico data a Bruxelles e che avevo visto in streaming. Qui ci troviamo di fronte ad una accozzaglia di luoghi comuni dell’ultima ora, vera spazzatura visiva, dove in metà palcoscenico vivono gli Ebrei in una sorta di accampamento Rom sdruciti al punto giusto e, ovviamente, fabbricanti bombe molotov e dall’altra gli egizi (?) in una sorta di “stanza ovale” stile Casa Bianca dove tutti sono”fighetti” con Sinaïde che sembrava una Melania Trump dei poveri ed il Faraone un qualsiasi capo di stato in abito blu. L’unico che era vestito da Ebreo era Mosè…una scelta? Boh? Comunicano tra di loro attraverso Skype!!! Il Faraone urla di tutto a Mosè utilizzando un PC portatile della Apple e via andare! Ma di tutto lo spettacolo la scena più agghiacciante si è vista dopo il passaggio del Mar Rosso: gli Ebrei su una spiaggia stile stabilimento balneare che giocano, si abbronzano e mangiano gelati. Scusate ma questo per me è inaccettabile!!! Basta così! Ho sprecato anche troppe parole.

Il passaggio del Mar Rosso, unica scena non disturbante!
La scena finale…senza parole!
Applausi finali

La bellezza della musica rossiniana, in un contesto, simile evapora e questa volta non ce la fa a prevalere. Sono un grande estimatore del Maestro Michele Mariotti che, in questa occasione opera un po’ troppi tagli soprattutto nei concertati. Aggiunge un coro finale che si trova nella partitura originale che, sembra, non sia stato eseguito nemmeno alla sua prima rappresentazione e che, a mio avviso, rompe la drammaticità del momento. Salvo nel cast, poco rossiniano e poco amalgamato Michele Pertusi che, da quel grande cantante e professionista che è ce la mette tutta a rendere credibile quello che credibile non è. La sua voce risuonava perentoria quasi a scongiurare altri tipi di maledizioni da parte del pubblico!

Michele Pertusi

Nel ruolo difficilissimo (ma cosa c’è di facile in Rossini?) di Amènophis il giovane tenore Pene Pati. Questo ragazzone è in possesso di uno strumento di tutto rispetto e ne avevo letto un gran bene. Purtroppo accenna per il sessanta per cento dell’opera forse pensando di essere espressivo; non ha la minima idea di cosa sia la scrittura rossiniana come, del resto, la maggior parte dei cantanti che compongono il cast. A questo proposito devo dire che sono rimasto veramente stupito. Sembrava essere tornati al Rossini degli anni 40/50. Questo è veramente inaccettabile dopo anni di “Rossini Renaissance”. Oggi le agilità non possono essere più un optional o qualcosa che può essere tranquillamente asfaltato. Per un festival internazionale direi che non va bene!

Pene Pati
Il Maestro Michele Mariotti

Il basso Adrian Sãmpetrean offre uno sbiadito ritratto del Faraone. Vocalità poco interessante. Agilità alla “timariesci” (termine genovese che definisce le cose fatte in maniera approssimativa). Scusate la mia forse poca professionalità ma questo è un blog. Non scrivo per importanti testate giornalistiche…solo i miei pensieri ed il dialetto viene fuori quando mi arrabbio!

Asian Sāmpetrean

Il tenore Mert Süngü era Èlièzer dal quale esce abbastanza bene e riesce a non fare danni in questo ruolo dalla scrittura impervia che mette alla prova chiunque lo affronti.

Mert Süngü

Bene Edwin Crosslet-Mercer quale Osiride ed Una voce misteriosa.

Edwin Crossley-Mercer

Molto bene il tenore Alessandro Luciano che nel piccolo, ma non meno difficile, ruolo di Aufide si distingue come Pertusi dal resto del cast.

Alessandro Luciano

Sul versante femminile le cose vanno leggermente meglio. Jeanine De Bique era Anaï. Questa cantante è stata comunque per me un discreto mistero. Ascoltata ed apprezzata recentemente dal mio amico Guido Palmieri a Parigi come Alcina mi è sembrata comunque poco aderente alla scrittura rossiniana. Il timbro non è sicuramente dei più affascinanti ed, essendo la prima ottava un po’ “parlante”, crea uno scalino passando dalla zona media a quella grave. Discrete le agilità nella grande aria dell’ultimo atto che, a suo onore, ha eseguito per intero. Non mi ha, in ogni caso, impressionato per nulla.

Jeanine De Bique

La giovane Vasilisa Berzhanskaya era Sïnaide come lo scorso anno a Pesaro. Non è ancora chiaro cosa voglia fare nella vita in quanto, in teoria, si spaccia per mezzosoprano ma…in realtà per me è un soprano, cosa già ampiamente dimostrata come Sara nel Devereux a Palermo qualche mese fa. Gli estremi acuti sono comunque un po’ “tiratelli”. Nell’aria si disimpegna ma non mi colpisce. Sempre per il mio “passatismo” proverbiale…la mia prima Sinaide fu Cristina Deutekom. Ho detto tutto. La cosa agghiacciante è che ho appena saputo che canterà Norma (!!!) come seconda alla Rebeka la prossima stagione a Genova. Ma cos’ha nel cervello questa ragazza? Da chi è consigliata? Certamente da qualcuno che vuole una sua fine precoce! Roba da matti!

Vasilisa Berzhanskaya

Molto bene la Marie, sorella di Moise di Geraldine Chauvet.

Geraldine Chauvet

Divertente l’inserimento nell’elenco personaggi di una comparsa (che si sarà beccata un sacco di soldi): Laurene Andrieu nel “ruolo” della Principessa Elegyne di Siria, promessa sposa di Amenophis…solita “velina scazzata” con trolley annesso!

Questa al contrario dell’altra è una serata che non ricorderò. anzi, spero di dimenticare al più presto con una produzione migliore di questa straordinaria opera! Foto in parte fornite gentilmente da Guido Palmieri che trovavasi in postazione più favorevole! Next!

Applausi finali

Firenze Teatro della Pergola 29 Giugno 2022 R. Strauss Ariadne auf Naxos…3

Manifesto
Atrio della Pergola, teatro che vide la prima del Macbeth verdiano

Alla fine ho deciso di andare a Firenze per assistere a questa produzione di Ariadne auf Naxos, la terza quest’anno in Italia…che stranezza!!! Al di là dell’amore che provo per quest’opera per motivi già illustrati negli altri due articoli, da buon “zerbinettologo”, non potevo perdere l’occasione di ascoltare Jessica Pratt al debutto nel ruolo (anche se già a Martina Franca cantò la versione 1912 ed in italiano). Questa produzione ha avuto un percorso assai travagliato perché, proprio la Pratt, nei giorni precedenti la prima rappresentazione risultò positiva al Covid. Dopo le prime recite che hanno visto la presenza di altre cantanti al suo posto, tra cui Beate Ritter cantante da me ascoltata a Vienna come apprezzabilissima Regina della Notte, ed essersi negativizzata in tempo per partecipare alla ultime due recite (la mia era l’ultima) ecco la sorpresa: il direttore Daniele Gatti è positivo a sua volta. Recite spostate quindi di una settimana. I giorni precedenti la prima delle due anche Alexander Pereira, sovrintendente del Maggio e qui sicuramente simpatico interprete dell’Haushofmaister come fece alla Scala qualche anno fa, Komponist, Brighella es Ein Offizier cadono nelle grinfie del Covid e vengono ovviamente sostituiti…che storia!!!

Applausi finali

Partiamo dall’allestimento. Solita roba che non sa “ne di me ne di te” (come diciamo a Genova) a cura di Volker Hintermeier con citazioni “artistiche” contemporanee nel prologo (vedi i famosi Tagli di Fontana) come a voler sempre dimostrare che il “signore del castello” era un arricchito che si circondava di opere d’arte. Costumi di Adriana Braga Peretzki molto simili a quelli dell’allestimento bolognese. Giacche di paillettes per le maschere e “via andare”. Sberluccicava tutto! Belli gli effetti di luce di Valerio Tiberi che riuscivano in qualche modo a valorizzare la pochezza della scena; come dico sempre, in ogni caso e fortunatamente, nulla di eccessivamente molesto. Regia o non regia di Matthias Hartmann. Niente di che tranne le solite mossette delle quattro maschere e dubbie cadute di gusto nel quintetto a seguire la grande aria di Zerbinetta. D’accordo che è un gruppo di commedianti ma la volgarità fine a se stessa lascia sempre il tempo che trova, anzi, personalmente mi disturba. Unico lavoro particolare fatto proprio su Zerbinetta e spiegherò poi perchè questo risultava evidente.

Applausi al termine del Prologo

Il cast. Krassimira Stoyanova, già ascoltata da me nel ruolo di Ariadne a Vienna anni fa ed a Milano lo scorso aprile si conferma per quella fuoriclasse che è ed è anche un riferimento per questo ruolo. La voce non ha il minimo cedimento. Fa di “Es gibt ein Reich” un capolavoro ed il duetto finale è un capolavoro per intenzioni interpretative. Veramente commovente!

Krassimira Stoyanova

Bacchus era Aj Glueckert. Ho già scritto negli altri articoli a proposito dell’impervietà del ruolo data l’antipatia di Strauss per i tenori che venivano puniti da lui con una scrittura improbabile, ovvero: “Se ce la fai bene altrimenti ti arrangi!”. Devo dire che dei tre tenori ascoltati quest’anno era sicuramente il più corretto, intonato e meno affaticato. Anche lui opta per un suono pieno sulla parola “Zauberin” al posto dello scritto “piano” ma…tutto non si può avere. Certo, Stephen Gould (Scala) è un tenore di altra caratura ma l’età gli impedisce ormai di essere completamente credibile. Ho comunque apprezzato, nel tenore di questa sera, il suo aver portato in fondo il personaggio senza affanno e forzature.

Aj Glueckert

Sophie Koch ha sostituito la prevista Michèle Losier coviddizzata anch’essa. Classe ed esperienza non riescono a sopperire ad uno strumento usurato e gli escamotages usati per risolvere gli acuti di cui questo ruolo è disseminato non hanno fatto altro che sottolineare questa problematica. Un po’ meglio che alla Scala comunque.

Sophie Koch

Come alla Scala Markus Werba, che io continuo a considerare un cantante sopravvalutato, è un corretto Musiklehrer. Antonio Gares è uno svettante Tanzmeister, molto bravo anche scenicamente. Completano adeguatamente il cast dei personaggi del prologo Joseph Dahdah (Ein Offizier), Matteo Guerzè (Ein Peruckenmacher). Der Haushofmeister era, come a Bologna il bravo Franz Tscherne in sostituzione di Pereira.

Markus Werba

Le tre Ninfe, ben amalgamate fra loro erano Maria Nazarova (Najade), Anna Doris-Capitelli (Dryade) e Liubov Medvedeva (Echo). Mi sono chiesto perché nel terzetto che apre “L’Opera” la Nazarova accennasse per poi cantare normalmente nell’intervento finale. Molto strano ma so di cosa parlo.

Anna Doris-Capitelli Liubov Medvedeva
Maria Nazarova

Le quattro maschere erano il molto espressivo Liviu Holander (Harlekin), Luca Bernard (Scaramuccio), Jacoub Elsa (Truffaldino) e Paul Schweinester (Brighella) il quale era un’altra sostituzione comunque ben inserito nel gruppo. Bravi.

Jacob Elsa Liviu Holander Luca Bernard
Paul Schweinester

Veniamo a Zerbinetta. Jessica Pratt, che è a mio avviso una grande artista, non ha certo problemi vocali nell’affrontare le enormi difficoltà che questo personaggio prevede e la sua “Grossmächtige Prinzessin” stupisce per facilità vocale di esecuzione ma, nonostante l’intelligenza del regista nel costruire un personaggio su di lei, anche se spesso sopra le righe, non è Zerbinetta. Si è tolta certamente una bella soddisfazione affrontando questo ruolo ma io la preferisco sicuramente nel repertorio belcantistico nel quale veramente eccelle. La parrucca che poi indossava nell’Opera la faceva assomigliare di più ad Azucena…perchè questa scelta? Molto più elegante nel Prologo. Bravissima comunque.

Jessica Pratt nel Prologo
Jessica Pratt nell’Opera

Daniele Gatti non è un direttore che amo particolarmente ma in questa occasione si distingue per scelte dinamiche e ritmiche. Ha esposto un’idea precisa e non è poco. Ottima, sotto la sua bacchetta, la prova dell’Orchestra del Maggio. Globalmente un’ottima esecuzione.

Daniele Gatti

Eccomi arrivato quindi alla mia ottava Zerbinetta che segue Edita Gruberova, Elena Mosuc, Daniela Fally, Erika Miklosa, Sabine Devieilhe, Olga Pudova ed Erin Morley…e spero di ascoltarne ancora. Prossimo giro Idomeneo e Moise ad Aix en Provence…Covid permettendo!

Con la brava e gentilissima Jessica Pratt
Jessica Pratt e Daniele Gatti
Krassimira Stoyanova
Il Manifesto
Targa che ricorda la prima del Macbeth

Monteverdi “L’Orfeo” Milano Chiesa di S. Antonio Abate Domenica 12 Giugno 2022

Manifesto

Eccomi qui per parlare di una produzione che mi vede fra gli interpreti (probabilmente una delle mie ultime esibizioni) e, ovviamente di me non parlerò! Partiamo da lontano. Il Conservatorio “A. Vivaldi”, dove immodestamente insegno da qualche anno a questa parte produce uno spettacolo d’opera per il piccolo festival “Scatola Sonora”. Questo progetto era stato proposto dalla ex collega Francesca Lanfranco ora docente al conservatorio di Torino. Non sono molti gli istituti che si prodigano in qualcosa di così impegnativo e, per questo, ne siamo molto fieri. E’ un’opportunità per gli allievi grandissima, che permette loro di misurarsi “sul campo”. La scelta di quest’anno è caduta su un capolavoro senza tempo: L’Orfeo di Claudio Monteverdi. L’impegno non è da poco perchè sono necessarie voci adatte ed educate a quello che all’epoca veniva definito come “recitar cantando” e strumentisti usi a frequentare questo repertorio. Il nostro interdipartimento di musica antica si è avvalso in questi ultimi anni della presenza di Evangelina Mascardi (cattedra di Liuto) e Mirko Guadagnini (cattedra di Canto Rinascimentale e Barocco). Il loro impegno nella preparazione di strumentisti e cantanti è stato essenziale e galvanizzante, prova ne sia l’esecuzione di ieri, in forma di concerto, a Milano presso la Chiesa di S. Antonio Abate. Non è difficile affermare che il risultato di tutto questo lavoro ha portato ad un’esecuzione degna di un grande festival internazionale dedicato, anzi, ultimamente si sentono cose di un livello ben inferiore. Tutto ciò dovuto ad un clima di collaborazione che è essenziale per raggiungere tali risultati. L’insieme ha visto anche la presenza di esecutori/docenti che, contrariamente a quello che pensano i soliti “rosicatori” che credono che questo sia fatto per mettersi in mostra, è semplicemente un arricchimento didattico. Come ha detto durante le prove il collega ed amico Mirko Guadagnini ai ragazzi: “Ricordatevi che è raro che un insegnante si metta in gioco davanti a voi e cantando con voi! Ricordatelo sempre. Non so in quanti altri conservatorio possiate trovare un esempio simile…”. Stessa esperienza ebbi a Messina il mio primo anno di insegnamento. Il Direttore, colpito dalla mia disponibilità ad interpretare un ruolo mancante nell’opera che quell’anno veniva rappresentata, mi disse con mia grande sorpresa: “….sa maestro, in questo conservatorio gli insegnanti non amano esibirsi davanti agli allievi…”. Non aggiungo altro. Bene. Noi lo abbiamo fatto e, se sarà utile, lo faremo ancora.

S. Antonio Abate. Volta.

Sicuramente i ragazzi ricorderanno per sempre questa esperienza e se la porteranno nel cuore. Dato quello che è il mio concetto d’insegnamento e credo di poter parlare anche per i colleghi con i quali mi sono totalmente trovato, cantare e fare musica con loro è una gioia! Li aiutiamo, li sosteniamo, li correggiamo. Per me. stare al loro livello e mostrare anche le mie eventuali fragilità è segno di maturità intellettuale. Quando si arriva all’esibizione non c’è più “il Maestro”, c’è il cantante che ha sicuramente più esperienza ma prova altrettanto sicuramente le stesse emozioni. Mi piace il mio lavoro e veder crescere i ragazzi un anno dopo l’altro è una soddisfazione enorme!

Prova
Con Mirko Guadagnini

Veniamo al particolare e iniziamo con i docenti. Orfeo era Mirko Guadagnini. Conosco Mirko da tanti anni avendo avuto l’occasione di lavorare con lui in un paio di occasioni. Questo artista (cantante è riduttivo) offre di Orfeo un’interpretazione eccezionale. Aderente allo stile dal punto di vista vocale offre una vastissima gamma di colori e, soprattutto, il suo canto emoziona…è poco?

Questa è stata un’ottima occasione per conoscere meglio Evangelina Mascardi. Questa grande musicista mi ha scioccato per la sua grande energia ed instancabilità. Sempre pronta alla battuta ma anche severissima, e giustamente, con i ragazzi. A chi studia musica si deve far capire quanto la disciplina sia essenziale e lei, da questo punto di vista, è implacabile. Brava. Tutta la mia ammirazione. Emozionante il suo intervento accanto ad Orfeo nell’atto finale dell’opera.

Con Evangelina Mascardi

Attento in orchestra nella sezione degli ottoni il collega Fausto Galli (cattedra di Trombone). Presente al liuto L’ex collega Frédéric Zigante, ora al Conservatorio di Milano.

L’opera è stata diretta dal collega Sabino Manzo che insegna Esercitazioni Corali. Il suo impegno la ha visto prima preparare il coro, formato non solo da cantanti ma anche da strumentisti che frequentano la sua classe quindi dirigere con attenzione e competenza questa meravigliosa partitura immortale che regala sempre tante emozioni a chi l’ascolta e, come giustamente mi ha detto lui, a chi la interpreta e nel suo caso dirige. E’ stato veramente un piacere collaborare con lui. Lo scambio di opinioni con colleghi preparati e competenti è sempre un arricchimento, anche alla mia età!

Con Sabino Manzo

Veniamo ai ragazzi. Inizierò con un “Bravi!!” che li avvolge tutti in un grande abbraccio. Come diceva un noto spot pubblicitario di Carosello (roba dei mie tempi!): “Non faccio per vantarmi” ma sei fra gli interpreti sono miei allievi e ne sono molto fiero. Per correttezza non li nominerò come tali. Ribadisco comunque il concetto solito: il merito è loro, del loro studio e del loro impegno. Io sono un “ascoltatore”. Li consiglio, cerco di correggere il tiro e cerco in qualche modo di aiutarli. Lo studio del canto è una cosa molto complicata ed il lavoro che, chi studia canto fa su se stesso è la cosa più importante. Certo la verifica con un insegnante ha un grande valore…se l’insegnante, ovviamente, non spara “cazzate” a vanvera! Ai posteri….

Ringraziamenti finali

Anna Scolaro era “La Musica”. Aprire un’opera non è cosa da poco ed Anna ha dominato la situazione. Euridice è stata una delicatissima Mirella Pisano. Elisa Barbero una Messaggera dalla vocalità sontuosa ed importantissima. Speranza, personaggio che accompagna Orfeo negli inferi alla ricerca di Euridice ed al quale viene affidata la famosa frase “Lasciate ogni speranza voi che entrate”, era una perentoria e determinata Maddalena Boeris. Lorenzo Medicina ha dato vita ad un autoritario Caronte, con la sua bella voce profonda di autentico basso. Apollo era Yulin Wang, che ha affrontato questo ruolo con una fluidissima coloratura e buona dizione. Zhe Xu, JingYang Chao, XiangYu Wan trepidi Pastori a commento degli eventi.

Anna Scolaro
Mirella Pisano
Elisa Barbero
Maddalena Boeris
Lorenzo Medicina
Yulin Wang
Zhe Xu. JingYang Chao
Elisa Barbero Beniamino Borciani XiangYu WAN

A completare il cast gli “ospiti” Ilaria Molinari, una partecipe, commovente e bravissima Proserpina. Beniamino Borciani che completava il gruppo dei Pastori e l’ Intende Voci Chorus diretto da Mirko Guadagnini che si è fuso perfettamente con il Coro del Conservatorio.

Ilaria Molinari

Come ho scritto, esecuzione in forma di concerto. Pochi gesti degli interpreti a sottolineare l’azione e tutto risulta perfettamente chiaro al pubblico. Solita nota polemica che mi contraddistingue. Oggi purtroppo lo spettacolo d’opera è rovinato dalla presenza infestante di registi, spesso improvvisati per quanto riguarda l’opera che, nelle loro farneticazioni, stravolgono completamente il contesto in cui l’opera si trova. Il pubblico è stanco e finalmente comincia a manifestare il suo malcontento. Anche i cantanti iniziano a stufarsi e, quelli che possono permetterselo, abbandonano le produzioni o le cancellano prima di iniziare le prove quando si rendono conto in che situazione vanno ad impantanarsi, vedi ultimamente Roberto Alagna e Aleksandra Kurzac che hanno cancellato una Tosca di ispirazione “pasoliniana” a Barcellona dove la povera Tosca avrebbe dovuto cantare Vissi d’arte fra le cosce di un ragazzetto nudo! Basta con queste porcherie. Non se ne può letteralmente più!

Ora ci aspettano le due recite ad Alessandria che quest’anno avranno come sede la chiesa di Santa Maria di Castello. Avanti tutta ragazzi! Vi voglio bene!!!

Con Yulin Wang
Con Maddalena Boeris
Con Anna Scolaro
Con Lorenzo Medicina
Con Ilaria Molinari
Le mie Proserpine di Alessandria. Giulia Medicina ed Angelica Lapadula.
Con Frédéric Zigante
Mirko Guadagnini ed Evangelina Mascardi
Manifesto

Genova Teatro Carlo Felice G. Verdi “Rigoletto” 20 Maggio 2022

Premetto che non era mia intenzione recarmi nel teatro della mia città per ascoltare e vedere la solita produzione di routine di Rigoletto. Questa è un’opera che amo forse sopra ogni altra in quanto è stata una delle prime da me ascoltate da bambino. Come non innamorarsi di questo povero padre che, dopo una vita di umiliazioni, cerca una sorta di riscatto nel crescere la sua unica figlia e preservarla dalle bruttezze della vita? Non ci riuscirà e cadrà vittima della sua stessa fame di vendetta. Rimasi molto colpito da questa storia e, avendo sentito molti Rigoletti da quando avevo undici anni ed avendo, negli anni, cantato in molte produzioni nei ruoli di Sparafucile e Ceprano, ora “mi muovo” solo se posso ascoltare un cast veramente eccezionale…altrimenti evito.

Manifesto

Questa era appunto una delle situazioni, per me, da non prendere in considerazione ma al termine della Lucia viennese ascoltata da me il mese scorso l’eccezionale baritono George Petean mi disse che avrebbe cantato a Genova in una recita di questo Rigoletto. Purtroppo la brutta e ormai consolidata abitudine del Carlo Felice è quella di sparare nomi a caso all’inizio della stagione per attirare quel poco pubblico rimasto per poi cambiare rotta in corso d’opera. Peccato, perché abbiamo un teatro veramente bello che meriterebbe una gestione migliore invece finita una ne inizia un’altra peggio della precedente. In ogni caso, avendo avuto questa notizia dal diretto interessato, ho comprato il biglietto con un po’ di timore.

Arrivato a teatro sono rimasto molto sorpreso: la sala era piena di ragazzi di tutte le età. Da una parte è una cosa buona perchè il teatro d’opera deve pensare al pubblico di domani ma dall’altra…se il teatro deve “svendere” i biglietti alle scuole per riempire la sala vuole dire che a Genova siamo veramente messi male.

Sipario

Veniamo allo spettacolo. Allestimento super tradizionale ideato e diretto a suo tempo da Rolando Panerai (con cui feci una Boheme a Torre del Lago che lo vedeva regista per la prima volta) e qui ripreso da Vivien Hewitt, frequentatrice abituale del Carlo Felice. La critica, nei confronti dello spettacolo, è stata impietosa. Io, al solito, andrò controcorrente: viva questi allestimenti. Abbiamo un pubblico giovane? Facciamogli conoscere l’opera nella sua vera concezione! Non abituiamoli ad ambientazioni poco credibili o stravolgenti la storia. I registi dell’ultima e penultima ora raccontano solo delle gran panzane: “Attualizziamo l’opera per coinvolgere i giovani…”! Balle! Sono solo e spesso dei personaggi irrisolti sul piano personale che rovesciano sui palcoscenici quintali di spazzatura a mo’ di autoterapia psicologica. La maggior parte del pubblico amante dell’opera non va più a teatro proprio per evitare di assistere a quello che io definisco “lo stupro dell’opera”! Mi spiace per chi la pensa diversamente. Per me (e non solo!) è così! Quindi: “Viva la tradizione ora e sempre!”.

Primo atto scena seconda
Secondo atto
Terzo atto

Venendo alla parte musicale, non avevo dubbi sul fatto che si trattasse di routine. La serata è stata però illuminata dalla presenza di George Petean che ci ha donato una lettura del personaggio di Rigoletto a tutto tondo, esaltata da una grande vocalità “vecchio stampo” che ultimamente si ascolta poco e con, finalmente, le puntature di tradizione rispettate senza però tralasciare una visione assolutamente personale del ruolo. Grazie per essere venuto a risollevare, almeno per una sera, le sorti di questo povero teatro. Il pubblico di Genova era un grande pubblico quando io avevo 20 anni. Ora, grazie a questi tipi di gestioni, è un pubblico addormentato. Speriamo nel futuro ma…ho i miei dubbi in merito.

George Petean

Per quanto riguarda il resto del cast il Duca di Mantova era il giovane Giovanni Sala (che ho scoperto essere il figlio di un vecchio amico!). Il tenore ha un discreto materiale ma non è assolutamente pronto per affrontare un ruolo come quello del Duca. Già dall’inizio usa “mezzucci” che usano i tenori a fine carriera come per esempio accennare, nella prima scena, parecchie note nel concertato che lo vede impegnato con gli altri personaggi. Arriva “al pelo” al termine del duetto con Gilda evitando l’acuto finale ed anche nel quartetto è al limite. C’è tempo per affrontare ruoli come questo. Ho letto in una recente intervista che lo studio di questo ruolo gli è stato consigliato da Muti…possibile che, con l’età, si sia rimbambito anche lui?

Giovanni Sala

Gilda era Enkeleda Kamani. Il giovane soprano albanese tratteggia il personaggio secondo soliti clichè e, vocalmente, esegue dei discreti pianissimi che spesso, però, sono al limite dello “spoggio”. Certo, ti devi abituare ad un timbro che non è per nulla affascinante con estremi acuti aspri e troppo “spinti”.

Enkeleda Kamani

Sparafucile era Riccardo Zanellato che si conferma come uno dei migliori bassi della sua generazione anche in un ruolo ingrato come questo. Maddalena era Caterina Piva che, più che cantante, definirei “parlante”.

I ruoli minori erano alquanto imbarazzanti. Cito solo il sempre bravo e attento Didier Pieri come Borsa e Marco Camastra come Marullo. Taccio sui rimanenti che a tratti erano veramente al limite dell’accettabile, vedi Monterone, ruolo troppo importante per essere affidato ad una voce ormai compromessa. Nulla da dire sulla direzione di Jordi Bernàcer o meglio: anche qui routine. Non ha però fatto grossi danni…è già qualcosa! Pessima prestazione del coro che in questa circostanza sembrava essere più vicino ad un gruppo di ubriachi all’osteria che alla compagine di un teatro che si definisce di serie A!

Jordi Bernàcer
Applausi finali

Molti applausi per tutti e grande successo personale di Petean che, all’uscita, è stato molto gentile nel firmarmi le fotografie scattate a Vienna!

Con George Petean

Prossima tappa 18 Giugno Firenze, dove mi aspetta l’ottava Zerbinetta della mia “carriera” di ascoltatore: Jessica Pratt. Che vi devo dire? Sono fissato!

Wiener Staatsoper 24 aprile 2022 Donizetti. “Lucia di Lammermoor”

Programma di sala

Devo dire che Vienna mi mancava. Non posso ma soprattutto non so spiegare perché quando mi trovo in questa città mi sembra di essere a casa. Come dice un mio allievo che ci vive da anni: un conto è viverla da turisti, un conto è “viverci”! Gli credo ma, in ogni caso, non ho mai provato questa sensazione in altre città europee da me visitate più volte. Come spettatore sento più mio questo teatro che quello della mia città che, pur piacendomi, sento poco ospitale.

Locandina della recita del 20

Durante il periodo duro della pandemia pensavo che non ci sarei più tornato ed invece eccomi qui per ascoltare e vedere una recita di Lucia di Lammermoor con un cast che ha soddisfatto pienamente le mie aspettative.

Applausi finali

Parto con una considerazione fatta al termine della recita. Il pensiero è andato ai nostri melo -soloni che, invece di pontificare andando a teatro gratis facendosi passare per “critici musicali”, dovrebbero spostare le chiappe di qualche millimetro e soprattuto in autonomia! Io ho un concetto molto diverso da quello che la rete spaccia troppo spesso come critica. In realtà quelle non sono altro che cronache come quelle che faccio io con la differenza che io le propongo come tali specificando che trattasi solo di mie impressioni mentre le melosfrante che passano per critici le propongono come verità assolute. Nessuno se l’abbia a male ma non mi stancherò mai di dirlo.

Foto di rito davanti alla locandina

Parto dallo spettacolo. Questa è una produzione di Laurent Pelly nata recentemente qui a Vienna con una cantante che, come ho scritto un paio di cronache fa, non andrei a sentire nemmeno se mi pagassero! Lo spettacolo non è brutto e non disturba (vedasi la nuova Lucia del Met…..robe da denuncia!!!). Ho trovato altri lavori di Pelly più interessanti ma…accontentiamoci, felici di non vedere schifezze in scena. Lo spazio è occupato quasi interamente da colline innevate con nevicate annesse, bianco che verrà contrastato poi nella scena della Pazzia con un muro rosso ed un lungo tappeto rosso anch’esso che suggerisce ovviamente una striscia di sangue!

Lisette Oropesa al termine della prima parte della Pazzia accolta da un’interminabile ovazione.

Lucia era Lisette Oropesa. Come ho già scritto ogni volta è per me una sorpresa. La Oropesa è una cantante che non si ripete mai. In ogni ruolo che affronta trova spunti diversi sia dal punto di vista vocale sia da quello interpretativo. La sua è una Lucia adolescenziale, piena di energia, vedasi l’aria iniziale, lo scontro con Enrico ed il tentativo di convincere Edgardo della sua estraneità alla decisione presa dal fratello nel farle sposare un altro. Il suo solido bagaglio tecnico le permette di regalarci momenti di grande livello vocale come pure commuove nella sua interpretazione.La Scena della Pazzia è stata eseguita, in un silenzio siderale, con l’ausilio della Glasharmonika che rende una migliore giustizia al brano al posto del flauto spesso troppo lezioso. Per me tra le Lucie dei nostri giorni potrebbe essere quella di riferimento. Non ricordo un trionfo simile dai tempi di Edita Gruberova. Sono impaziente di ascoltarla a Napoli il prossimo settembre come Elvira nei Puritani. Brava Lisette!!!

Lisette Oropesa riceve i meritati applausi al termine
Applausi

Edgardo era Benjamin Bernheim. Non ho mai avuto una grande passione per i tenori ed è cosa nota ma qui mi sono trovato davanti ad una delle più belle voci di tenore da me ascoltate negli ultimi vent’anni! Timbro di rara bellezza. Acuti facili da vero tenore lirico. Ottime qualità interpretative. Ottima presenza scenica. Altro trionfo.

Benjamin Bernheim ai ringraziamenti finali

Il baritono George Petean era Enrico. Questo cantante mi aveva già impressionato a Zurigo come Riccardo nei Puritani anni fa. L’ho trovato maturato e sempre con un registro acuto formidabilmente facile tanto da aggiungere puntature spericolate in momenti insoliti della partitura. Invito i miei concittadini ad andare ad ascoltarlo nell’unica recita che farà di Rigoletto al Carlo Felice il 20 maggio. Provare per credere!

George Petean

Raimondo era Roberto Tagliavini che, sempre a mio avviso, è oggi il miglior basso italiano. Voce stupenda, perfetta gestione del passaggio di registro (e so di cosa parlo!), grandi qualità interpretative e totale senso del legato. Ha cantato stupendamente anche l’aria “Cedi, cedi o più sciagure” che ancora in qualche edizione viene omessa ridando così dignità a questo personaggio che spesso passa inosservato. Bravo!!!

Roberto Tagliavini, applaudito Raimondo

Funzionali ed adeguati al livello dei protagonisti: Josh Lovell (Arturo), Patricia Nolz (Alisa) e Hiroshi Amako (Normanno), gli ultimi due membri dell’Opernstudios.

Applausi finali

Alla direzione Evelino Pidò. Visto dirigere anni fa a Bruxelles il Robert le Diable di Meyerbeer si conferma anche come un direttore conoscitore del repertorio belcantistico. Molti tagli aperti, qualche scelta esecutiva che non mi ha trovato d’accordo ma pur sempre un’ottima interpretazione del capolavoro donizettiano. Segue con attenzione i cantanti che lavorano tranquilli sotto la sua direzione. Coro e orchestra collaborativi ed all’altezza della situazione.

Evelino Pidò
Il Coro della Staatsoper di Vienna

Applausi interminabili al termine della rappresentazione, cosa che ultimamente è capitata raramente ed era viva solo nei miei ricordi.

Applausi finali

Al termine, salutati tutti gli interpreti, mi sono intrattenuto con Lisette con la quale abbiamo scambiato opinioni sullo spettacolo e che, come sempre, è straordinariamente gentile con tutti! Grande serata che mi ha riportato a tempi quasi dimenticati! Viaggio che valeva la pena di intraprendere! Next!!!

Con Lisette Oropesa
George Petean firma il mio programma
Due parole con Roberto Tagliavini
Dalla mia postazione!
Benjamin Bernheim ha firmato una foto fatta a Zurigo due anni fa.

Milano Teatro alla Scala 20 Aprile 2022 R. Strauss Ariadne auf Naxos

Programma di sala

Ed eccomi alla seconda Ariadne straussiana di questa stagione. Unico motivo di reale interesse per questa Ariadne, appunto la seconda nel giro di un mese, era la presenza del soprano statunitense Erin Morley nel ruolo di Zerbinetta. Il soprano era al debutto nel teatro milanese, debutto in realtà anticipato di poco in quanto, durante le prove dell’opera, si è trovata a dover sostituire un’altra collega nell’esecuzione della Seconda Sinfonia di Mahler diretta da Chailly.

Organico Ariadne

Avevo già visto questa produzione dell’opera di Strauss a Vienna nel 2013 e, parte degli interpreti di questa sera, ne facevano parte.

Foto d’obbligo fuori dal teatro

Inizio subito da una nota negativa. Sicuramente per la Scala è stata un’occasione persa. Tutta l’esecuzione è stata condizionata da una direzione scialba e poco attenta a tutte le possibilità timbriche che questa straordinaria partitura può offrire. Questo direttore, tal Michael Boder, che non conoscevo affatto e con un curriculum non particolarmente significativo sembrava essere li per caso. Si è verificata una situazione totalmente opposta all’esecuzione bolognese. Là c’era un’orchestra che non è sicuramente al livello di quella della Scala ma un direttore che ne ha saputo trarre il meglio possibile; qui c’era un’orchestra che è forse una delle migliori in Italia che, sotto quella direzione, sembrava una compagine da sotto provincia. Peccato veramente. Bastava Welser-Möst che diresse la precedente edizione e da me apprezzato anche a Vienna a fare molto meglio. I buu all’indirizzo di Boder, al termine della rappresentazione, non si sono fatti attendere.

Michael Boder

Lo spettacolo, che nacque a Salisburgo dove fu eseguita la versione del 1912, quella senza il prologo, e che fu riadattato a Vienna con la versione 1916 non disturba (ed è già molto di questi tempi!) anzi è molto gradevole. Eleganti scene e costumi di Rolf e Marianne Glittenberg e regia adeguata di Sven-Eric Bechtolf qui ripresa da Karin Voykovitsch. Simpatico il costume di Zerbinetta nell’Opera con una gonna che assomigliava nemmeno tanto vagamente ad un pomodoro!

Applausi finali

Veniamo alla compagnia di canto. Partendo dal prologo grande disappunto per il Komponist di Sophie Koch. Questa è una cantante che mi ha sempre lasciato perplesso. Ascoltata a Nizza anni fa come inadeguata Adalgisa in una Norma con Edita Gruberova nella quale cantò in quanto organizzatrice di quest’evento di beneficienza ma senza avere le caratteristiche necessarie per affrontare il repertorio belcantistico. Risentita a Parigi nei Dialogue di Poulenc e sicuramente più a suo agio. La Koch ha affrontato il ruolo del Komponist molte volte nella sua carriera e, dalle cronache, mi aspettavo molto. A dispetto di grandi qualità interpretative, in questa sera ha palesato grandi problemi di intonazione ed un’emissione nel registro medio acuto assai curiosa con una pronuncia della vocale “O” molto simile alla voce di Topo Gigio. Applaudita comunque sicuramente più per l’interpretazione che per la strana vocalità.

Sophie Koch

Ariadne era il soprano bulgaro Krassimira Stoyanova, da me ascoltata in questo ruolo anche a Vienna nel 2013 ed alla Scala nel 2019 e, sempre Scala ed a Zurigo quale Marschallin nel Rosenkavalier. Il soprano si conferma come una vera fuoriclasse. Se chi l’ascolta pensa di trovare il “soprano wagneriano urlante” probabilmente resterà deluso. A me piace soprattutto sentire cantar bene e la Stoyanova è un vero esempio di ciò. Grande tecnica, voce che permette una vasta gamma di colori e grandi capacità interpretative unite ad una recitazione intensa. Ricordo che a Vienna nel 2013 ero con mia figlia, personaggio molto difficile, selettivo e soprattutto molto competente! Come la Stoyanova aprì bocca sgranò gli occhi e mi disse sorpresa: “Da dove esce???”. Il soprano infatti non era molto conosciuta in Italia ed è stato grazie a Pereira se c’è stato questo sdoganamento ed è venuta a cantare alla Scala.

Krassimira Stoyanova

Stephen Gould era Bacchus. Da me già ascoltato a Vienna, il tenore, di tipico stampo wagneriano, si difende ancora bene in un ruolo breve ma impervio come pochi. Strauss, come ho già detto più volte odiava i tenori e li ha maltrattati, vocalmente parlando, più che ha potuto! Gould ha ancora una notevole tenuta vocale anche se ricordo che nel 2013 proponeva qualche finezza in più su certe frasi ma…il tempo passa per tutti.

Stephen Gould

Arriviamo a Erin Morley. Il soprano statunitense ha tutte le carte in regola per affrontare senza paura alcuna un ruolo monstre come quello di Zerbinetta. Emissione facile in tutti i registri, ottime agilità e soprattutto gestione del registro sopracuto impressionante. Dopo la Gruberova, è stata l’unica volta in cui ho ascoltato in teatro la frase che, nel finale della difficilissima aria, prevede un trillo sulle note Re e Mi sopracuto, eseguita senza interruzioni e con un’unico fiato. Si uniscano a questo grandi qualità interpretative e di comunicazione con il pubblico…non è poco. Qui devo spendere due righe su una caratteristica per me molto importante: La Morley, come la Stoyanova (che è violinista) è una musicista completa. Oltre ad essere una cantante straordinaria è anche una pianista altrettanto straordinaria. Non me ne vogliano i colleghi cantanti ma questo per me fa la differenza. Anche Sabine Devieilhe, precedente Zerbinetta alla Scala nel 2019 è una violoncellista. Grazie ad un orecchio attento ed allenato capisco immediatamente anche senza saperlo se un cantante è solo un cantante o è anche uno strumentista. Del resto io sono arrivato al canto a 28 anni quando già avevo un diploma in pianoforte ed uno in fagotto con esperienza in orchestra. Nella mia carriera non sono certo stato apprezzato per la bellezza della mia voce ma essere un musicista mi ha aiutato tantissimo. L’essere musicista ha permesso alla Morley di affrontare il ruolo impervio di Eurydice del giovane compositore Matthew Aucoin che ha debuttato recentemente al Metropolitan di New York. Felicissimo di averla ascoltata e conosciuta al termine della rappresentazione. Un esempio di gentilezza e simpatia! Sorpresa del fatto che io le abbia fatto firmare il mio spartito dell’Ariadne già firmato a suo tempo da Edita Gruberova, Karl Böhm e recentemente da Sabine Devieilhe. Ora era giustamente il suo turno! Brava! Spero di poterla ascoltare ancora in tempi non troppo lontani!

Erin Morley

Circa la moltitudine di personaggi che in quest’opera cantano cito prima di tutto le tre ninfe: Caterina Sala (Nayade), Olga Bezsmertna (Echo) e Rachel Frenkel (Driade). Voci molto ben fuse insieme nei loro terzetti. Molto bene la Sala nelle sue acrobazie vocali nella scena che apre l’Opera.

Caterina Sala Olga Bezstmertna Rachel Frenkel

Bene anche le quattro maschere. Leonardo Navarro (Brighella), Jongmin Park (Truffaldin), Jingxu Xiahou (Scaramuccio e recentemente ascoltato come Tebaldo nei Capuleti sempre alla Scala)) e Rafael Fingerlos (Harlequin).

Jingxu Xiahou Rafael Fingerlos Jongmin Park Leonardo Navarro

Tra tutti gli altri mi sento di citare il bravissimo Tanzmeister di Norbert Ernst da me ascoltato anche a Vienna in questo ruolo ed il corretto Markus Werba (Musiklehrer).

Norbert Ernst

Notevole, nel ruolo parlato del Haushofmeister l’attore Gregor Bloèb.

Gregor Bloèb

Bella serata in ogni caso con quest’opera che amo particolarmente. Alla fine saluti agli interpreti. Ci sarà un’Ariadne anche a Firenze a Giugno…non c’è due senza tre? Chissà. Per ora mi aspetta domenica Lucia di Lammermoor a Vienna con Lisette Oropesa, Benjamin Bernheim, Georg Petean ed il bravissimo ed amico Roberto Tagliavini. Next!

Con Erin Morley
Con Erin Morley
Con Krassimira Stoyanova
Con Stephen Gould
Erin Morley applausi

Bologna 27 Marzo 2022 Strauss Ariadne auf Naxos storia di uno spettacolo che…non doveva essere quello!

Programma di Sala

Proprio così. Tutto parte dal periodo “duro” della pandemia. Era programmato al Comunale di Bologna il debutto italiano della mia amica Yolanda Auyanet nella Lucrezia Borgia donizettiana e, ovviamente, tutta la stagione fu cancellata. Il teatro propose (anzi impose!) il solito voucher da utilizzare in tempi migliori anziché il rimborso. Ce la facciamo andar bene (questi “viaggi operistici” mi vedono sempre in compagnia dell’amico Guido Palmieri che, contrariamente alle mie scelte spesso obbligate, ha ripreso a viaggiare vorticosamente e mi tiene aggiornato con le sue “registrazioni proibite”). Nella programmazione della presente stagione il titolo è ripreso ma a furia di tira e molla, cambi di date e chi più ne ha più ne metta Yolanda, nell’incertezza, si impegna con un altro teatro estero (il lavoro è lavoro) quindi il ruolo sarà sostenuto da un altro soprano che non andrei ad ascoltare nemmeno se mi offrissero il soggiorno a Bologna in un hotel a cinque stelle e viaggio in taxi da casa mia…non so se ho reso l’idea. Il voucher doveva essere utilizzato assolutamente entro questa stagione e, data la scarsità di produzioni che destassero il nostro interesse, abbiamo optato per un titolo da me molto amato: Ariadne auf Naxos di Richard Strauss opera che, tra l’altro, ascolterò il prossimo mese anche alla Scala con un allestimento non molesto già visto da me a Vienna anni fa e con il debutto scaligero del soprano statunitense Erin Morley nel ruolo di Zerbinetta, da me molto atteso. Il cast bolognese non presentava sulla carta nessun nome particolarmente interessante ma…il voucher andava utilizzato. Si avvicinava la data e la voglia di andare a Bologna era sempre meno ma tant’è…La recita scelta era l’ultima, una pomeridiana (ma perché iniziare le pomeridiane alle 16??? Il mio amico e collega bolognese “doc” Luca Gallo mi ha detto che loro, la domenica, devono smaltire le lasagne del pranzo…!!!). Per aver la garanzia di poter tornare a casa, dato che treni la sera ce ne sono sempre meno, abbiamo lasciato l’auto a Piacenza e proseguito in treno: prendete i mezzi pubblici…si, certo! Date tutte queste premesse non ero particolarmente ben disposto ma anche questa situazione mi ha confermato che non bisogna mai essere prevenuti! Parto dal perché della scelta del titolo. Il mio avvicinamento a Strauss si è concretizzato quando ero già grande (come per Wagner) e quest’opera, oltre a conoscere meglio questo fantastico compositore, ha visto anche il mio primo incontro con Edita Gruberova che è stato ed è tuttora il più grande amore operistico della mia vita. Serata indimenticabile nel 1977 al Maggio Fiorentino. Ricordo ancora lo sconcerto provato dopo l’aria di Zerbinetta. Non riuscivo a capacitarmi di come un essere umano potesse affrontare delle acrobazie vocali simili con quella nonchalance disarmante. Il giorno dopo comprai lo spartito per vedere se era tutto vero! Da ciò si può immaginare quanto per me sia difficile oggi valutare serenamente chiunque si avvicini a questo ruolo. In ogni caso io non mi sento “vedovo”. La vita va avanti, i cantanti passano, lasciano un segno (quando va bene) ma l’opera rimane quindi trovo inutile ostinarsi a non voler accettare questa realtà.

Teatro Comunale di Bologna

Il pomeriggio operistico parte subito con due annunci: Najade e Musiklehrer sostituiti e Dorothea Roschmann (Ariadne) che fa sapere al pubblico di essere indisposta ma per senso del dovere affronterà la recita. Bell’inizio!

Teatro Comunale Interno

Dopo un’improbabile e banale presentazione dell’opera nel foyer del teatro (non me ne voglia l’oratore ma sembrava la spiegazione di un cattivo e didascalico insegnante di storia di liceo) andiamo ai nostri posti…orrendi, non per posizione ma perché non si possono mettere tre sedie in prima fila di un palco quando ce ne stanno a mala pena due!). Parte la musica e questa volta inizio proprio da qui. L’ancor giovane direttore Juraj Valčuha, direttore musicale principale del San Carlo di Napoli, crea immediatamente, per me, la giusta atmosfera che pervade tutta questa straordinaria composizione. Si sa che i rapporti fra Strauss e Hofmannsthal non erano proprio idilliaci e Ariadne, nata come “Musiche di scena” per una versione dello scrittore austriaco del Burgeois Gentilhomme di Moliere, non ebbe successo, più per la parte letteraria che per quella musicale, tanto che i due in seguito faranno grandi modifiche e si inventeranno un prologo cambiando l’impostazione del lavoro. Ariadne è una follia e Valčuha lo ha capito bene! Anche l’organico orchestrale è particolare. E’ decisamente ridotto e comprende anche il pianoforte, l’armonium e la celesta. Nonostante ciò le sonorità straussiane sono tutte presenti. In pratica è come se gli strumentisti fossero tutti solisti e questa, per chi suona, è una soddisfazione enorme. Il direttore sembra aver lavorato profondamente sulla partitura creando, con un’orchestra del Comunale particolarmente collaborativa, le magiche sonorità che la musica di Strauss chiede. Siamo partiti veramente bene!

Juraj Valčuha

Ariadne è un’opera che, oltre ai protagonisti, vede uno stuolo di personaggi che proprio comprimari non si possono definire. Ogni piccola parte ha una sua ben delineata caratterizzazione. Il prologo vede in primo piano la figura del Komponist qui interpretato dal giovane mezzosoprano Victoria Karkacheva, vincitrice di Operalia 2021, l’importante concorso organizzato da Placido Domingo. Questa cantante ha tutte le caratteristiche vocali per cantare questo difficile ruolo. Forse l’interpretazione è ancora da approfondire ma avrà tempo. Già in questa prima parte facciamo la conoscenza con Zerbinetta, Prima Donna (Ariadne nell’opera) e Il Tenore (Bacchus nell’opera) ma di loro parlerò più avanti. Johannes Kränzle è il Maestro di Musica (Musiklehrer) e sostituisce sicuramente in meglio un altro cantante. Molto presente vocalmente e inserito molto bene nella produzione. Riccardo Fioratti è il Parrucchiere (Ein Peruckenmacher), Un Lacchè (Ein Lakai) è Maurizio Leoni, Un Ufficiale (Ein Offizier) è Paolo Antognetti, il Maggiordomo (Der Haushofmeister) è Franz Tscherne, ruolo parlato e sostenuto molto bene da questo attore austriaco che ascoltai anche a Genova nel 2009, ed Il Maestro di Ballo (Ein Tanzmeister) è Cristiano Olivieri. Quest’ultimo caratterizza molto bene il suo personaggio ma vocalmente presenta una zona acuta rigida ed il suo Sib (molto importante) sulla parola “Zerbinetta” risulta fisso ed emesso con preoccupazione e con fatica. Il prologo si conclude ed io sono molto contento per quanto ascoltato. Il mio umore, in questo periodo non dei migliori, è decisamente migliorato.

Victoria Karcheva
Personaggi del Prologo

Intervallo ed, a seguire, l’Opera. Qui entriamo in un discorso legato a piccoli personaggi ma poi nemmeno tanto piccoli date le difficoltà vocali. La scena si apre con le tre Ninfe: Najade, Tetiana Zhuravel (altra sostituzione); Driade, Adriana di Paola ed Echo, Chiara Notarnicola. Le tre cantano sempre insieme e, a dispetto della sostituzione, la fusione fra le tre voci era perfetta. La parte più impervia è quella di Najade sempre alle prese con sopracuti stratosferici e, in questo caso, eseguiti dalla Zhuravel con estrema morbidezza. Mi si apre il cuore!

Adriana di Paola Chiara Notarnicola
Tetiana Zhuravel

Ariadne è Dorothea Röschmann. Questa cantante possiede uno strumento di primissima qualità. Grande volume ma notevole capacità di creare una ampia tavolozza di colori. Molto spiritosa all’inizio, quasi prendendosi in giro, nell’utilizzare (per volontà registica penso) una gestualità sopra le righe tipica delle grandi tragiche del passato. A parte qualche piccola forzatura negli estremi acuti, dovuta forse all’indisposizione annunciata, ha reso perfettamente il suo personaggio sia dal punto di vista vocale sia da quello interpretativo. Mi è piaciuta molto. Arrivano le quattro maschere (a volte son dolori!) e Zerbinetta. Brighella era Carlos Natale con cui ho avuto il piacere di cantare e registrare un’opera di Gnecco anni fa con la direzione di Gianluca Capuano (ogni tanto ho cantato anch’io!). Questo ruolo presenta una scrittura proibitiva e Carlos la risolve con una facilità di emissione stupefacente. Spero che la sua carriera si sviluppi al meglio e riesca ad emergere in questo scarso panorama tenorile. Bravo!!! Scaramuccio era il corretto Mathias Frey, Truffaldino era il bravo basso Vladimir Sazdowski ed Arlecchino era Tommaso Barea, baritono veneto dalla vocalità importantissima e responsabile della bellissima serenata che il personaggio dedica ironicamente ad Ariadne. Un quartetto veramente bene assortito.

Dorothea Röschmann
Tommaso Barea Mathias Frey Carlos Natale Vladimir Sazdowski
Simpatici saluti finali

Arriviamo a Zerbinetta. Olga Pudova è un soprano che avevo ascoltato in qualche registrazione video (in altri ruoli) e, francamente, non mi aveva convinto del tutto. Come dico sempre le voci vanno ascoltate in teatro e questa ne è l’ennesima prova. La voce non é particolare ma è bella e canta straordinariamente bene uscendo vittoriosa dalle difficoltà mostruose che questo ruolo presenta. Affronta con estrema facilità la sua grande aria “Grössmachtige Prinzessin” eseguendo agilità, staccati e sopracuti senza denunciare la minima fatica. Francamente sono convinto che dopo la Zerbinetta di Edita Gruberova non ci sia veramente più nulla da poter aggiungere a questo ruolo ma la Pudova ha saputo imprimergli il giusto carattere facendone una cosa sua e ottenendo una vera e propria lunga ovazione al termine dell’aria. Assolutamente convincente.

Olga Pudova
Olga Pudova

Bacchus era il tenore Daniel Kirch, unico punto debole della produzione. Partiamo dal presupposto che Strauss ha sempre dichiarato di non amare le voci maschili, privilegiando quelle femminili, e le ha sempre maltrattate. Bacchus ne è un esempio e nella sua brevità mette alla prova le gole più resistenti. Questo è un ruolo che viene affrontato solitamente da cantanti di estrazione wagneriana come in questo caso. Il tenore tedesco spinge molto cantando tutto forte e nell’unico tentativo che fa per ammorbidire il suono si ritrova ad eseguire un La naturale sulla parola “Zauberin” calante di almeno un quarto di tono. E’ comunque un ruolo veramente ingrato. Ricordo il tenore Wolfgang Schmidt fischiatissimo a Vienna al termine della rappresentazione. Qui non siamo a questi livelli ma, in questa parte, ho sentito di meglio.

Daniel Kirsh

Avendo avuto notizie controverse a proposito del regista scozzese Paul Curran e di un suo Trovatore contestatissimo proprio a Bologna dove si prese anche un ceffone da una spettatrice mi aspettavo il solito spettacolo trasgressivo ed invece mi sono trovato davanti ad uno spettacolo abbastanza tradizionale, senza eccessi quindi assolutamente godibile. Oggi si direbbe poco originale ma io preferisco questo alla spazzatura che ormai i teatri ci propinano e, ahimè, viene spacciata per arte. Molto belli i costumi di Gary McCann e le luci di Howard Hudson.

Applausi finali
I due protagonisti

Grande successo di pubblico ed, alla fine, molti applausi per tutti gli interpreti. Insomma, uno spettacolo che sono molto contento di aver visto. Ora pensiamo alla prossima Ariadne. Questa è la quinta Zerbinetta che ascolto in teatro dopo la Gruberova (Elena Mosuc, Erika Miklosa, Daniela Fally, Sabine Devieilhe e, con oggi Olga Pudova). Nessuna me la farà mai dimenticare ma la Pudova sta occupando un posto molto alto nella mia graduatoria di gradimento!

Applausi finali