Mozart Die Zauberflöte I Genova Teatro Govi 1 e 2 Novembre 2019

Oggi per una volta vi parlo di una cosa che mi riguarda da vicino e ne parlo perché mi vede dalla parte dell’organizzazione anche se, alla fine, ho dovuto anche cantare. Come gli amici sanno due anni fa, su proposta di mio figlio Gualtiero e, alla luce del fatto che a Genova contrariamente ad altre regioni esiste molto poco a livello di associazionismo che si occupi di opera lirica, è stata costituita un’associazione che abbiamo chiamato “OperaOpera”. Tale associazione è composta anche da mia figlia Elena e da Guido Palmieri. Vorremmo essere uno strumento atto a divulgare l’opera lirica a tutti i livelli  dando la possibilità a giovani cantanti di esibirsi in concerti ed in piccole produzioni operistiche (opere eseguite per ora con il solo ausilio del pianoforte). Il nostro normale luogo di riferimento è la Sala Bozzo a Bogliasco, comune che ha riconosciuto la nostra associazione e ci permette di utilizzare la suddetta sala per le nostre attività. Quest’anno, forti degli ottimi risultati raggiunti finora, ci siamo detti: “Perché non fare l’esperimento di una piccola Opera Studio?”. La scelta è caduta su “Die Zauberflöte” di Mozart ed abbiamo pensato di eseguirla in lingua originale (più spendibile in futuro per i ragazzi) ma di eseguire i recitativi parlati in italiano. Abbiamo contenuto i costi al massimo per permettere a quelli che venivano da fuori di non spendere un capitale nei giorni in cui dovevano fermarsi a Genova ed il 6 ottobre abbiamo fatto le audizioni. Si è formato un bel gruppetto di giovani al quale mi sono dovuto aggiungere come cantante perché non si è presentato nessun basso…ma…ci sta.

Da qui una serie di “deliri” a partire dalla rinuncia di uno dei due Tamini a partecipare, a pochi giorni dall’inizio dei lavori, in quanto non in grado di preparare la parte in tempo (sostituito dal mio impagabile amico Filippo Pina Castiglioni);

Filippo Pina Castiglioni e Roberto Romeo

l’indisponibilità del teatro per due giorni per sbagliata calendarizzazione…e già qui iniziavo a preoccuparmi. Botto finale: Roberto Romeo che avrebbe dovuto interpretare il ruolo di Papageno, al termine di una prova si è inciampato con Papagena in braccio e…siamo finiti al Pronto soccorso dell’Ospedale Galliera dove gli è stata riscontrata una lussazione alla spalla ma…non essendoci ortopedici di notte lo hanno mandato a casa dicendogli di tornare la mattina dopo (giorno della nostra prova generale!). Sarò breve: TAC, anestesia totale per rimettergli a posto la spalla (meno male che non era una frattura se non minima alla testa dell’omero)…e lo spettacolo che rischiava di saltare. Roberto che è uno serio e caparbio ha deciso di cantare lo stesso, da fermo, con Gualtiero che faceva i movimenti scenici al suo posto. Il pubblico presente ha capito e ci ha premiato con applausi vivi e sinceri.

Jinge Zhang

Bello e semplice spettacolo di Gualtiero assistito nella regia da Alberto Domenico Mastromarino con costumi bellissimi di Elena Ristori (tutto in famiglia direte…e perché no?).

Alberto Domenico Mastromarino e Gualtiero ed Elena

Sumireko Inui

Huiqian Zou

I ragazzi sono subito entrati nella nostra idea di lavoro e nel clima di preparazione impegnandosi al massimo per poter arrivare il più tranquilli possibile alle recite anche se c’era qualcuno che sul palcoscenico non c’era mai stato.

Angelica Lapadula

Takuya Suzuki e Jinge Zhang

Farò indistintamente il nome di tutti perché tutti meritano un uguale trattamento avendo dato tutto quello che potevano relativamente alle loro qualità e capacità!

Jinge Zhang, commovente Pamina. Takuya Suzuki, Tamino veramente “nipponico”come vuole la didascalia. Roberto Romeo, stoico e bravo Papageno. Angelica Lapadula, spiritosisima Papagena, Sumireko Inui e Huiquan Zou, cattivissime Regine della Notte alle prese con sopracuti stellari, Hatice Aydogan, Giulia Medicina, Xizin Luo, Dame della Regina ognuna con il proprio carattere. Yufei Zhang, Virginia Bonelli (Primo Genio alternato) Lavinia Graziani e BeiBei Chen simpaticissimi Geni molto impegnati da questa regia oltre che a cantare. JingYang Chao, perfido Monostatos e Filippo Biolè e Andrea Lanzola, ieratici Sacerdoti. Filippo Pina Castiglioni che ha cantato straordinariamente la seconda recita di Tamino tuffandosi in un clima che ci fa tornare giovani in qualche modo!

Giulia Medicina XizinLuo Hatice Aydogan

BeiBeiChen Lavinia Graziani Virginia Bonelli

Lavinia Graziani BeiBeiChen Yufei Zhang

JingYang Chao

Staordinaria il Maestro (e lo scrivo al maschile perché senza nulla togliere loro, Maestra sa tanto di Maestra Elementare!) Letizia Poltini che, con tanta pazienza, si è dedicata a “mettere a posto” quello che a posto non era!

Letizia Poltini

Un ringraziamento particolare a quattro amici: Luca Franco Ferrari che ha diretto con la sua consueta bravura e professionalità il coro Selva Armonica. Filippo Biolè che ha dato ai ragazzi più che un idea sulla pronuncia tedesca (immaginate la difficoltà dei ragazzi cinesi!) , Andrea Lanzola che ci ha relazionato il primo giorno di lavori sull’opera di Mozart e sulla sua storia. Paola Pittaluga, che avrebbe voluto fare di più ma non c’è stato il tempo.

Luca Franco Ferrari e La Selva Armonica

Andrea Lanzola e Filippo Biolè

Riccardo Ristori

Gualtiero Ristori…

Io ho fatto il mio e anche di più ma vi assicuro che alla fine di questa settimana accidentata e incidentata che mi ha tolto almeno cinque anni di vita avrei voluto fare come la Donna Elvira del mozartiano Don Giovanni…”andarmene in un ritiro”, invece…alè…inizia la “giostra” del conservatorio! Vai e corri!

Mi attende prossimamente l’ascolto della “Aegyptische Helena” di R. Strauss, compositore che adoro. Il cast della Scala vede la presenza di Ricarda Merbeth, straordinario soprano che canta Strauss e Wagner come bersi un bicchier d’acqua! Vi saprò dire!

Barcelona Puccini Turandot 10 ottobre 2019

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Parto sempre dal presupposto che le cose che scrivo si riferiscono sempre a spettacoli di livello molto alto (differentemente non mi muovo!) ma, proprio per questo se le aspettative sono alte può anche capitare di “trovare” qualcosa di così non eccezionale. Parto quindi dallo spettacolo, una Turandot versione “Stargate”. Neon, laser, proiezioni (belle) ma nulla di non visto già. Una struttura mobile che mostrava i diversi aspetti della reggia di Pechino (?). Regia sufficientemente didascalica con (non potevano mancare) due “geniate”, giusto per dire, come ormai è quasi doveroso da parte dei registi odierni, ecco che vi ri-racconto la storia! Inutile che mi sprechi in una serie di nomi infinita in quanto non bastano più regista, scenografo e costumista! No, ora c’è l’addetto alla tecnologia multimediale, l’adetto ai robot…e chi più ne ha più ne metta. Mi limito a citare il regista: Franc Aleu. Questo signore la vede così: Calaf vede Turandot attraverso un paio di occhiali laser (un po’ come Hoffmann con Olympia) in una immagine inesistente tanto che, nel finale dopo averla baciata, le strappa quella sorta di corona/maschera che vedete nella foto sopra e lei diventa una persona normale che si accascia sulla povera Liu morta e l’accarezza mentre lui si toglie il visore e si dispera per l’illusione svanita. Niente happy end quindi. Altra chicca, alla “povera Liù” mentre canta “Tu che di gel” le vengono fissati alla testa degli elettrodi e viene messa su un elevatore. Arrivata a destinazione usciranno dai lati di questa specie di torre, sulla quale viene issata, due bracci meccanici che si orientano su di lei è le sparano degli splendidi raggi inceneritori. In pratica la fine delle zanzare “seccate” dalle macchine brucia insetti! Una meraviglia! Al di là di ciò, viste di recente produzioni ben più invasive, devo dire: non è andata poi così male.

Veniamo alla musica. Data la scelta di finire a quel modo si è optato per il finale di Alfano (quello tagliatissimo, praticamente senza duetto). Ottima la direzione di Josep Pons che già ho potuto apprezzare negli anni passati in Wagner. Prova superlativa dell’orchestra come pure quella del coro diretto da Conxita Garcia.

Nel ruolo della protagonista il soprano svedese Irène Theorin, motivo principale d’interesse nella mia trasferta barcellonese, si conferma come una delle più autorevoli Turandot dei nostri tempi. So che il suo timbro fa arricciare il naso a molti ma è proprio quella la caratteristica che mi ha colpito dalla prima volta che la sentii in Götterdämmerung. Volume, fraseggio, legato, anche pianissimi, cosa che da una voce come questa non ti aspetti. C’è tutto per me, m’incanta!

Sull’altro versante sopranile la Liù di Ermonela Jaho, che ascoltavo dal vivo per la prima volta, mi ha destato qualche perplessità più che altro legata alla grande fama che ha raggiunto. La voce, ben gestita, ha però un timbro discretamente anonimo e, eccellenti pianissimi negli acuti a parte (cosa che per Liù va benissimo!), presenta un prima ottava un po’ sorda e un petto, usato con oculatezza fortunatamente, quasi parlante. Persona deliziosa ma non mi ha convinto. Spero di risentirla in qualcosa di più impegnativo per farmi un’idea più chiara.

Altro mistero relativo a “grande fama” il tenore Jorge de Leon. Ha una bella cosa che in un tenore mi piace: non fa soffrire sugli acuti che sono svettanti e sicuri (non è poco mi direte oggi come oggi!). Il resto…spero di sentirlo ancora per, o confermare o smentire l’impressione avuta. Fraseggio un po’ generico. Dizione italiana inaccettabile per un cantante di lingua spagnola (sembrava quasi genovese tanto le doppie non esistevano!). Veramente censurabile il suo “Gli enigmi ONO tre una è la vita!”.

Molto bene il basso Alexander Vinogradov da me ascoltato già in più occasioni: Lucia a Torino e New York ed Ernani a Marsiglia. Timur non è un grande ruolo ma ha pur le sue difficoltà.

Altrettanto bene Ping, Pang e Pong rispettivamente Toni Marsol, Francisco Vas e Mikeldi Atxalandabasso, come pure il Mandarino di Michael Borth.

Di pregio nel ruolo dell’Imperatore Altoum la prestazione del grande Chris Merrit. Quando uno è stato un grande a suo tempo in ruoli “pazzeschi” come lui è stato, non potrà che essere grande in ruoli che diventano dei must per i caratteristi!

Solita noticina polemica. Irène mi ha detto che sarebbe dovuta venire a Genova per Turandot ma…non sa per quale ragione la cosa è sfumata e non per problemi suoi! Al solito un’occasione persa dal nostro povero teatro. Ciao a tutti quelli che leggono e…next!!!

Irène Theorin

Ermonela Jaho

Jorge de Leon

Genova 1 Ottobre 2019 Teatro Carlo Felice Enjott Schneider Marco Polo

Quest’anno il Teatro Carlo Felice, che non brilla sicuramente per le proposte di novità (vedi la presenza  trita e ritrita nell’attuale stagione di Boheme, Trovatore, Barbiere ecc.), ha deciso “arditamente” di aprire con un titolo nuovo “Marco Polo” del compositore tedesco Enjott Shneider. Fin qui ottima cosa anche se l’operazione “puzza” un tantino di “scambio” (per chi conosce il mal funzionamento dei teatri italiani “io ti do tu mi dai”!).  Il sito del teatro parla di una cooperazione artistica fra il teatro di Guanzghou ed il Carlo Felice come frutto della vicinanza fra i due Paesi. Prendiamola per buona ma ci sono dei personaggi musicalmente scarsi ma molto abili imprenditorialmente che hanno trovato nella Cina un “quartierino” dove tirare su un po’ di grana, cosa confermatami quando sono stato a Guangzhou due anni fa per tenere un breve corso di canto alla facoltà di Musica dell’università di quella città. Non voglio aggiungere altro anche se potrei fare nomi e cognomi dei disonesti (non mi riferisco a questa situazione genovese, parlo di sedicenti insegnanti di canto) che sono stati e vanno là con l’intento di colonizzare e razziare. Fortunatamente in Cina si sono fatti furbi ed ora stanno più attenti. Esaurito il mio consueto aspetto polemico vengo alla produzione che, sicuramente per i complessi del teatro è stata molto interessante. Parliamo subito della musica: niente di nuovo, ahimè, all’orizzonte. Questo compositore, abile sicuramente, ha pescato un po’ qua e un po’ la, da Puccini a Mascagni, da Lloyd Webber a Morricone ed ha creato un bel minestrone condito logicamente da strumenti originali per dare un giusto tocco orientaleggiante. Il tutto comunque gradevole ma a tratti un po’ noioso. La scrittura vocale è al limite dell’eseguibile e costringe le voci ad uno sforzo spesso esagerato, segno che questo signore o odia i cantanti (!) o non conosce i limiti delle varie vocalità.

La storia parte dalle carceri di Palazzo S. Giorgio a Genova dove Marco Polo, che era stato li imprigionato dopo la battaglia di Curzola nel 1299, racconta ad un compagno di cella le sue avventure in Cina alle quali assistiamo. Alla fine, convinto di dover essere giustiziato, verrà invece liberato per uno scambio di prigionieri con Venezia.

Spettacolo molto bello con un impianto scenico, creato da Luke Halls che ha curato anche le belle proiezioni video, che ruotava mostrando le varie ambientazioni. Colori, danze, tutto molto vivo e, una volta tanto, piacevole da vedere. Costumi di Emma Ryott e coreografie di Hongxia Yan e Luisa Baldinetti.

Ed eccoci alla compagnia di canto formata sia da cantanti cinesi che da cantanti italiani e qui ho avuta una bellissima sorpresa! Il mezzosoprano che interpretava il ruolo di Liu Niang era Ying Liu, cantante dalla vocalità eccezionale e maestra di canto all’Università di Guangzhou dove io sono stato! Mi ha emozionato moltissimo sentirla cantare nel teatro della mia città ed è stato un piacere incontarla dopo la recita e parlare con lei. Persona veramente bella ha voluto il mio contatto per poter parlare d’insegnamento ed eventualmente segnalarmi suoi allievi che desiderano studiare in Italia. Quest’oggi è tornata in Cina e mi ha scritto, fra le varie cose: tu ed io siamo uguali! Amiamo cantare ed amiamo i nostri allievi nel desiderio di farli “crescere”. Niente di più vero. Serata molto emozionante per me.

Ying Liu

Altre note piacevoli dal soprano Xiaotong Cao. Voce corposa in tutti i registri, dal grave ai sopracuti…anche smorzati (!). Bravissima.

Xiaotong Cao

Voce straordinaria anche quella del baritono Yunpeng Wang che canta regolarmente al Met di New York come pure il basso Haojiang Tian.

Yunpeng Wang e Haojiang Tian 

Facciamocene una ragione! La Cina è grande e le voci cinesi sono in crescita. Non faccio di ogni erba un fascio, non sarebbe giusto. Ho attualmente belle voci e bravi studenti ma ci sono anche ragazzi che vengono in Italia e considerano lo studio una “bella vacanza”! La mia impressione, quando sono stato in Cina è che, comunque, per loro quello dell’opera sia un mondo assolutamente affascinante e, soprattutto, per chi non è mai “uscito”, poter parlare e farsi ascoltare da un cantante italiano sapendo che l’opera è nata da noi è un’occasione imperdibile…per quello mi arrabbio con i disonesti che pensano solo alla “moneta”!

Un plauso anche al versante italiano del cast se non altro per aver imparato (soprattutto il protagonista) ruoli cosi impegnativi in una lingua che, a livello di pronuncia, per noi italiani non è proprio il massimo!

Nel ruolo del protagonista il giovane napoletano Giuseppe Talamo. Timbro un po’ nasale e non particolarmente accattivante ma meritevole di plauso per come ha affrontato questa tessitura impervia imposta dal compositore. Bene anche interpretativamente.

Giuseppe Talamo

Bravi gli altri, Davide Bartolucci ed Enrico Rinaldo e bravi anche gli altri due cinesi Kejia Xiong e Shuai Xu.

Ottima la prestazione del coro del Carlo Felice sotto la guida di Francesco Aliberti e dell’orchestra diretta da Muhai Tang, direttore di fama mondiale che fu persino invitatato da Von Karajan a dirigere i Berliner Philarmoniker.

Fa piacere finalmente ascoltare artisti e vedere direttori che da noi, causa le solite clientele ed i soliti giochetti di agenzie con ovviamente direzioni artistiche conniventi, non hanno la possibilità di “passare”.

Sono quindi contento di aver assistito a questa “prima italiana” grazie anche alla spinta (ultimamente sono un po’ pigro ed allergico al Carlo Felice) di un mio ex allievo ed amico, Matteo Armanino che canta nel coro del Teatro e che, mentre erano in fase di studio, mi ha parlato delle difficoltà della scrittura vocale facendomi venire la curiosità di “verificare”!

Con Ying Liu dopo la recita

con Ying Liu a Guangzhou

Next! Mi aspetta la prossima settimana una Turandot “spaziale” (nel senso della scenografia credo!) con la mia cara  Irene Theorin a Barcelona! See you!

Vienna Theater an der Wien Dvorák Rusalka 23 Settembre 2019

Quando ho letto sul cartellone del Theater an der Wien il nome di Günther Groissböck nel ruolo del Wasserman nella Rusalka ho deciso di andare a Vienna mettendo insieme due cose: sentire per la prima volta quest’opera in teatro, cosa che desideravo da molto, e ascoltare questo bravissimo cantante in un ruolo che, per poterlo cantare, regalerei un po’ di anni di vita! Le aspettative, globalmente, non sono state disattese.

Parto dallo spettacolo. Non faccio nomi nè di regista nè di scenografo e costumista, tanto poco è quello che hanno fatto e che non passerà certo alla storia. Tenuto conto che non mi sarà più dato di vedere uno spettacolo come intendo io, tenuto conto che il Theater an der Wien è noto per le sue produzioni non certo tradizionali, quello che ho visto è al limite della sopportabilità o meglio, se non altro la storia nella sua essenza non è stata stravolta ne cambiata. Trattavasi di un impianto fisso con la solita pozzanghera dove tutti pucciavano i piedi (cose viste e straviste); un lampadario stile “Fantasma dell’Opera” che scendeva e saliva a seconda dell’ambientazione della scena; costumi moderni e bruttini ma, alla fine, nulla di particolarmente molesto (sempre nell’ottica di cui sopra).

Parto proprio da Günther Groissböck che ha giganteggiato durante tutta la rappresentazione con quello straordinario strumento vocale che si ritrova usato in maniera altrettanto straordinaria. Un’interpretazione veramente intensa che lo vedeva, da una parte voler accontentare il desiderio della figlia Rusalka (ogni padre della mitologia ha una figlia prediletta vedi Wotan con Brünhild) e dall’altra proteggerla dal mondo degli umani. Lui stesso mi ha detto che ama molto questo ruolo e che ha apprezzato abbastanza questa produzione. Lo aspetta, la prossima estate, il debutto in Wotan a Bayreuth. Mi piacerebbe assistervi ma, essendo una nuova produzione, sarà difficile trovare biglietti!

Günther Groissböck

A suo agio solo per la lingua che gli appartiene il tenore Ladilav Elgr. Fin dal suo primo apparire ho capito di trovarmi davanti ad uno strumento notevole ma assolutamente carente dal punto di vista tecnico tanto da farmi dubitare circa il suo arrivo indenne alla fine della recita infatti, man mano che l’opera andava avanti, le forzature sulla gola lo hanno portato ad urli strozzati e mezze stecche proprio nel bellissimo duetto finale. Peccato. E’ giovane. Forse questo ruolo è attualmente troppo per lui o forse, appunto, avrebbe bisogno di lavorare sulla tecnica e trovare una soluzione ai suoi attuali problemi.

Ladislav Elgr

Strepitosa nel ruolo della strega Ježibaba il mezzosoprano Natasha Petrinsky. Voce imponente. Affondo sulle note gravi come la parte richiede. Notevole presenza scenica (una sorta di Crudelia Demon secondo il regista). Bravissima.

Natasha Petrinsky

Altrettanto brava Kate Aldrich nel ruolo della Principessa. Era la prima volta che l’ascoltavo dal vivo e, a parte un paio di suoni un po’ tesi in acuto, mi ha impressionato molto positivamente. Ottima interprete anche dal punto di vita scenico.

Bravissime le tre Ninfe del Bosco, Ilona Revoskaya (membro dell’ensemble dei giovani del teatro), Mirella Hagen e Tatiana Kuryatnikova, tutte e tre che, oltre al notevole impegno vocale erano impegnate in acrobazie sceniche nella famosa “pozzanghera”.

Ilona Revoskaya, Mirella Hagen, Tatiana Kuryatnikova

Molto bene le altre parti: dalla sguattera di Juliette Mars al Cacciatore di Johannes Bamberger (altro membro dei giovani del teatro), al Guardacaccia di Markus Butter.

Juliette Mars

Markus Butter

Johannes Bamberger

Ho lasciato per ultima la protagonista, Maria Bengtsson, perchè è stata proprio e sotto un certo aspetto l’elemento più deludente del cast dato il curriculum nutrito che la precede e per come mi era stata presentata.  L’interprete c’è, è innegabile ma l’assetto vocale lascia un po’ a desiderare. Il timbro non è certo di quelli che ti fanno innamorare ma quello ci viene dato quando nasciamo e ci dobbiamo convivere (!). Purtroppo la voce è in genere un po’ sorda, i centri poco presenti, poveri di suoni armonici: sale facilmente all’acuto ma anche li il suono sembra non trovare il giusto sfogo. Peccato. Se la vocalità fosse all’altezza dell’interprete mi sarei trovato davanti ad un elemento davvero notevole.

Maria Bengtsson

Ottimo lo Schönberg Chor diretto da Erwin Ortner.

Ottima la direzione del giovane ma già affermato direttore David Afkham alla guida dell’orchestra dell’ORF.

David Afkham

Concludendo, valeva comunque la pena assistere a questa rappresentazione anche se questa volta il viaggio ha rasentato il surreale (arrivo a Vienna ieri alle 12, recita alle 19, sveglia stamattina alle 3,30 per poter arrvare in aeroporto in tempo per prendere il mio volo alle 6,10)! Ma…cosa non si fa per la musica e l’opera? Io, per questo, di pazzie ne ho fatte tante e continuerò finchè potrò! Alla prossima.

con Günther Groissböck

Bellissimo incontro con il mio allievo “storico” Alessio Borsari che da anni canta nel Schönberg Chor a Vienna!

con Alessio Borsari

 

Arena di Verona 1 agosto Verdi La Traviata

In un’Arena dove non sarebbe entrato più nemmeno uno spillo ho assistito ad una recita da ricordare per molti motivi!

Devo dire che due Traviate in un anno per me sono molte ma sono stato fortunato in tutti i due casi! A Novara Klára e qui a Verona Lisette Oropesa. Ero molto curioso di ascoltarla in questo ruolo. Si sa quanto Violetta sia amata dai soprani ma si sa anche quanto questo ruolo sia ostico. Lisette è stata a dir poco sorprendente. Brillante e agilissima nel primo atto ma con una giusta venatura di tristezza nell’aria. Lirica con giusti accenti drammatici nel secondo coadiuvata da un partner di eccezione (!) e totalmente drammatica nel terzo. Una lettura della lettera con tale proprietà di pronuncia a volte non la senti nemmeno da una cantante italiana; e così quando canta: non perdi una parola di quello che dice. Interpretazione scenica commovente scaturita da una voce sempre al servizio del personaggio. Chi continua a sostenere che lei sia un semplice soprano di coloratura per ruoli da soubrette non capisce nulla di vocalità prova ne siano i suoi recenti Masnadieri scaligeri. Brava Lisette! Non vedo l’ora di ascoltarti ancora e presto! Ci ha parlato di progetti italiani ma…fra due anni! L’importante è che i cantanti di questa levatura vengano ogni tanto da noi! Grazie!

Nel ruolo di Alfredo Vittorio Grigolo ha “gigioneggiato” tutto il tempo. Il timbro è accattivante ma, per la mia esperienza, la troppa enfasi denota sempre una notevole genericità interpretativa. Rimandato!

Ed ora mi tirerò dietro le ire dei puristi: Placido Domingo nel ruolo di Germont Père mi ha emozionato tantissimo! Il duetto con Violetta si è dipanato con una comunione d’intenti pazzesca e…tutto senza prove! Solo due anime artistiche come quelle possono arrivare a tanto. Ho riscoperto Di Provenza, aria che detesto cordialmente: la grande musicalità di Domingo me l’ha fatta rivalutare. E poi, parliamoci chiaro: quanti baritoni dei nostri tempi hanno fatto un carrierone pur essendo palesemente tenori? E la chiudo qui. Sono felice di averlo ascoltato ancora una volta perché l’emozione è sempre la stessa di quando lo applaudivo grande tenore!

Adeguato il resto del cast con due grandi professionisti ed amici nei ruoli di Annina e Giuseppe e del Commissionario: Daniela Mazzuccato, Max Renè Cosotti e Stefano Rinaldi Miliani con i quali in passato ho avuto il piacere di cantare!

Questa sera unica recita diretta dall’amico Marco Armiliato che ormai non mi sorprende più! Saper tenere insieme la compagine areniana senza prove se lo può permettere solo un grande professionista quale lui è curando anche le dinamiche, cosa che all’aperto non è poi così semplice! Un grande veramente!

Che dire dello spettacolo di Zeffirelli? Tutto il bene possibile ovviamente! La sua ricerca del particolare fa si che tu riesca, senza elucubrazioni di sorta, ad entrare nella storia narrata e nella vita dei personaggi. Consiglio chi ama l’opera veramente di approfittare delle recite che rimangono (Lisette ne fa ancora due!). Felice di aver assistito ad una serata che non dimenticherò sicuramente! Next!

Lisette Oropesa

Placido Domingo

Daniela Mazzuccato e Max Renè Cosotti

Marco Armiliato

London ROH Donizetti La Fille du Regimént lunedì 8 luglio 2019

Che bella avventura! Le molle erano diverse questa volta: la gioia di ascoltare quando mi è possibile Sabine Devieilhe, soprano che amo, riascoltare, dopo gli strepitosi Puritani di Barcellona, il tenore Javier Camarena, ascoltare e rivedere, dopo una riga di anni interminabile, il mezzosoprano Enkeleida Shkoza con la quale cantai la Petite Messe Solennelle di Rossini e visitare almeno una volta la Royal Opera House di Covent Garden. Il teatro mi ha fatto una bellissima impressione. Molto accogliente e, anche al quinto livello, una visuale ottima (niente sbarre che impediscono di stare comodi…forse qui non pensano che qualcuno possa gettarsi da basso!). Ed ecco la sorpresa: si siede vicino a me una bella signora (quando mi ha detto l’età sono rimasto colpito…80 senza”correzioni”!) alla quale, emozionato, ho detto che era la mia prima volta al Covent Garden. A quel punto mi ha gentilmente chiesto da dove venissi e, alla risposta Italia, mi ha detto: Ah, io ho insegnato inglese per nove anni a Genova (!!!). Da non credere! Quando le ho detto che sono genovese quasi era incredula; mi ha raccontato di quanto ha Genova nel cuore, dove abitava…tantissime cose! Alla fine si è offerta di procurarmi i biglietti in futuro in quanto, come decana degli abbonati ha tante agevolazioni, e di ospitarmi a casa sua se dovessi tornare. Com’è strana la vita! Mi ha parlato di una Genova che non c’è più ma del resto, con la saggezza tipica di chi ha vissuto e girato mi ha detto: Non è Genova cambiata: è cambiato tutto il mondo! Mi ha veramente emozionato!

Veniamo alla rappresentazione. La produzione di Laurent Pelly, che ho visto per la terza volta, è sempre godibile e fresca. La regia accompagna affettuosamente la storia come sempre dovrebbe essere! I cantanti si muovono naturalmente e sempre a loro agio. Una gioia per gli spettatori!

Confermo l’impressione avuta a Vienna circa la Devieilhe. La sua Marie è più vicina all’opera francese che a quella italiana ed è sicuramente favorita dalla lingua. Sabine ha tutto dalla sua parte: legato, agilità, sopracuti. Ogni volta è un piacere ascoltarla e aspettarla alla fine per scambiare qualche impressione con lei. È rimasta colpita, come me del resto, dalla vivacità del pubblico inglese dal quale anch’io mi sarei aspettato reazioni più compassate. Meglio così. La risentirò a Dicembre a Parigi per un “tutto Mozart”!

Javier Camarena si conferma come uno dei migliori tenori del momento per questo repertorio o forse il migliore! Tecnica impeccabile. Bellissimo timbro. Bissa a furor di popolo la cabaletta dei nove do (che per la sua pronuncia delle parole finali diventano 11, cantandone così 22!!!). Una meraviglia. Spero ascoltarlo ancora presto. Magari in Italia dove non riesce a mettere piede!

Pietro Spagnoli ha fatto “il giusto”, ne più ne meno. Francamente non mi suscita alcuna emozione in un ruolo che offre spunti interpretativi notevoli. Chiudo qui.

Enkeleida Shkoza è semplicemente strepitosa nel ruolo ingrato della Marchesa di Berkenfield! Da come la ricordavo la voce, pur mantenendo il suo bellissimo colore, si è irrobustita! Bravissima!

Grande sorpresa, nel ruolo parlato della Duchessa di Krakentorp, l’attrice di cinema e di teatro Miranda Richardson che, con la sua bravura, ha contribuito al grande successo della serata.

Adeguate le seconde parti. Ottime le prestazioni del coro e dell’orchestra del ROH sotto la bacchetta di Evelino Pidó, direttore molto attento e rigoroso al quale a volte non perdono (da melomane!) l’asciuttezza negli abbellimenti concessi con il contagocce…un po’ “Mutiana”!

Questa volta ho speso bene i miei soldi! Alla prossima!

Sabine Devieilhe

Enkeleida Shkoza.

Verona Arena Verdi Il Trovatore 29 Giugno 2019

Il motivo della mia trasferta a Verona era fondamentalmente legato alla presenza nel ruolo di Leonora dell’acclamato soprano del momento Anna Netrebko. Come è successo per tante grandi del passato questa cantante, soprattutto da quando ha affrontato questo repertorio, divide il pubblico dei melomani. Io mi sono sempre tenuto a debita distanza finché, lo scorso anno, ho avuto la possibilità di ascoltarla a New York in Tosca. L’impressione fu grande tanto da desiderare di riascoltarla in un ruolo come questo con caratteristiche vocali diverse. Il risultato è sorprendente. Tenuto conto che ascoltare musica all’aperto è sempre un terno al lotto perché, come diceva forse Toscanini, all’aperto si gioca a calcio non si fa musica, l’Arena ha sempre un fascino particolare e, una volta abituatisi a quel tipo di acustica, tutto diventa godibile e la sua voce svetta sicura e presente in tutti i registri. Non ricordo di aver ascoltato un “D’amor sull’ali rosee” talmente commovente da farmi rimanere inchiodato alla mia sedia! Al termine dell’aria un boato di applausi (l’Arena era esaurita) ha salutato l’esecuzione. Tenuta fisico vocale perfetta durante tutta l’opera e tanti applausi alla fine (moltissimi russi nel pubblico). Unica nota spiacevole. La Signora ed il marito sono “scappati” da un’uscita secondaria per andare ad un ricevimento in un ristorante in Piazza Bra, dove sono andati anche gli altri ovviamente, i quali però non si sono sottratti ai saluti degli ammiratori. Avevo una foto fatta con lei a New York da farle firmare. Ho provato a chiedere al baritono Luca Salsi, che conosco da quando cantava giovanissimo nel coro dell’Aslico ed io cantavo Monterone a Bergamo in una produzione di Rigoletto, se poteva farle firmare per me. Risposta: quando è a tavola non vuole essere disturbata. Si incazza come una bestia (!). Prendo atto. La Signora fa parte di quel genere di cantanti che non capiscono o non vogliono capire che, se sono , è perché ci sono persone che stanno dall’altra parte che si accontentano di un sorriso o un autografo. Riprendo le distanze. Purtroppo non riesco a separare l’aspetto artistico da quello umano. Mi spiace ma sono fatto così. Continuerò ad apprezzarla…a distanza senza però spendere soldi per andarla a sentire.

Manrico era il marito della Netrebko, Yusif Eyvazov. Il timbro non è accattivante ma canta tutto e bene. Canta due volte la fatidica “pira” (tutte le cabalette a onor del vero sono state raddoppiate) con due puntature al Do come niente fosse, oltre al Do finale di tradizione. Diciamo, come è successo in tanti casi, che se non fosse suo marito avrebbe forse fatto della gran provincia ma…si sa bene come vanno queste cose…così!

Luca Salsi, uno dei baritoni italiani più gettonati del momento, arriva stremato al termine della cabaletta e mostra segni di stanchezza vocale anche nell’aria e nel duetto con Leonora. Non è la prima volta che ho questa impressione. Tre produzioni alla Scala la prossima stagione. Non è che canta troppo?

Nel ruolo di Azucena, ruolo forse tra i più riusciti ed amati da Verdi, il mezzosoprano Dolora Zajick (o Dolora Z…così si firma!). L’età si fa sentire, i centri si sono affievoliti, ma dove c’è da svettare in acuto e affondare nel grave la ritrovo tutta. Il personaggio, forse uno di quelli che lei ha cantato di più, è ben caratterizzato e, alla fine, si porta via un bel successo personale.

Bella sorpresa il Ferrando di Riccardo Fassi. Bel timbro, ottima proiezione, agilità (che sono scomode nella sua aria) perfette, sicuro in tutti i registri. Mi documenterò.

Adeguate le parti di fianco. Ottima prestazione del coro diretto da Vito Lombardi. Affettuosa nei confronti dei cantanti la direzione di Pier Giorgio Morandi. Come ho detto prima, l’opera all’aperto non permette di valutare colori, finezze e simili. Ci si accontenta dell’esistenza dell’assieme.

Che dire dello spettacolo di Zeffirelli? Una gioia per gli occhi. Dettagli, particolari, tutto il suo mondo. Come ho scritto in un post su FB: lui passerà alla storia. La robaccia che i falsi intellettuali ci passano adesso finirà “alla Foce” (per i non genovesi dove convogliano le fogne della città) dopo essere passata per il cesso. Non abbiamo e, se tanto mi da tanto, non avremo più spettacoli come questo.

Solita nota polemica. Pubblico indisciplinato. Le persone che erano davanti a noi erano per caso. Zittiti più volte perché parlavano. Uno leggeva la trama sul cellulare…no words! Prossima Arena il 1 agosto. La Traviata con Lisette Oropesa.