Deutsche Oper Berlin 19 Maggio 2019 Triste storia di un’ancora più triste Sonnambula!n

Antefatto. Lo scorso anno, insieme al mio compagno di venture (o sventure) operistiche Guido Palmieri compriamo i biglietti per assistere all’importante debutto in forma scenica nel ruolo di Amina di Pretty Yende. Io ero già un tantino perplesso perché esattamente una settimana prima chiudeva il suo debutto ufficiale nel ruolo con tre recite in forma di concerto a Zurigo. Pensavo: è brava e coraggiosa ma…”entrare” in una produzione che non conosceva in pochi giorni poteva essere rischioso. Altro motivo di interesse di questa produzione era la presenza del tenore Lawrence Brownlee che era con lei anche a Zurigo. Partono foto con flebo e post da Zurigo dove Pretty dice di non star bene e Guido, con un’intuizione memorabile, decide di andare anche a Zurigo. Recita strepitosa ma il dubbio in me rimane tanto che Pretty mi manda un video scherzoso dove mi rassicura circa la sua presenza a Berlino. Dopo due giorni annuncia la cancellazione per il persistere della sua indisposizione. E, per chiudere con questo argomento, io spero in realtà che Pretty stia benissimo ma non se la sia sentita di finire in quel “precipizio visivo” al quale ho assistito stasera!

Parto proprio da questo. Lo spettacolo a cui abbiamo assistito è un oltraggio nei confronti del pubblico, anche quello più indifferente ma soprattutto è un oltraggio nei confronti della musica di Bellini. Fine di tutta la poesia che la sua musica ci dona. Gags becere che, in confronto, il più bieco avanspettacolo è serio teatro di prosa. La scena è costituita da quella che forse è una stamberga con tavolacci e panche da Oktoberfest che vengono montate e smontate in continuazione. Chiuse vanno a formare una sorta di parquet sul quale i poveri cantanti si muovono con il rischio di cadere. Armadi di diverso stile alle pareti e illuminazione terribile (questo lo potete vedere dalla prima foto pubblicata). Lisa si accende una sigaretta durante la prima aria e, dalla rabbia per aver perso Elvino, se la spegne su un braccio!Amina è visibilmente incinta fin dall’inizio della storia e, durante il duetto con Elvino, infastidita dalle sue avances, gli sferra una ginocchiata nelle palle da fargliele arrivare in gola (quanta poesia!)…ma il bello deve ancora venire. Cosa credete che faccia Amina nella sua scena finale? Abortisce in scena e la madre raccoglie il piccolo feto in un asciugamano e lo porta via in un secchio!!! La povera viene svegliata ma ormai sono tutti tristi e la scoppiettante cabaletta “Ah, non giunge” viene eseguita fra la mestizia generale. Avevo già assistito ad un parto in scena (assurdo anche quello) nella Ariadne auf Naxos ad Aix en Provence ma l’aborto mi mancava! Potrei proseguire ma mi fermo qui per quel senso di decenza che mi rimane.

Vero trionfatore della serata il tenore statunitense Lawrence Brownlee. Unico ad aver capito cos’è il Belcanto italiano. Legato perfetto. Cadenze in stile. Acuti e sopracuti di una facilità sorprendente! Da serio professionista si è gettato in quest’inferno rendendo (come la regia voleva) il suo Elvino ancora più “pirla” del giusto…premetto che per me Elvino rientra nella categoria dei tenori pirla. Come fa uno ad essere fidanzato con una (Lisa) che molla per Amina che molla a sua volta poi riprende Lisa e alla fine si convince e torna con Amina…se non è pirla cos’è? Lawrence è eccezionale anche in quello!

Brava e con buone intenzioni e capacità belcantistiche il soprano australiano Alexandra Hutton che esegue integralmente il ruolo (a questo proposito devo dire che è la prima volta che sento l’opera senza tagli). Anche lei “chiusa” in un ruolo subrettistico, che di romantico aveva poco, tra l’Adele del Fledermaus e la Cunegonde di Candide.

Molto brava Helene Schneiderman quale Teresa.

Note più dolenti dal basso Ante Jerkunica (ma dove li pescano?). Voce che sembra provenire da un megafono e interpretazione vocale e scenica inesistente (questo forse grazie anche alla sciagurata regia).

Veniamo ad Amina. Il compito ingrato di sostituire l’attesa Pretty Yende è toccato alla russa Venera Gimadieva che già era presente nelle recite di gennaio scorso. Questa cantante da tempo la possiamo trovare su tutti i palcoscenici importanti d’Europa e oltre. Perché mi chiedo? Il timbro è sgradevole. La tecnica è inadeguata per questo repertorio. L’agilità è assai imprecisa. Nelle quartine di sedicesimo della prima cabaletta su quattro note ne eseguiva a malapena due facendo un minestrone del tutto. Non si capisce una parola di quello che dice. Spesso crescente d’intonazione. L’ascolto dal vivo ha confermato l’impressione avuta dalle registrazioni ascoltate. Aggiungi un’impressionante somiglianza con Paola Cortellesi (unica cosa che mi ha fatto divertire!).

Notare nella foto il sangue dell’aborto avvenuto!

Molto buone le prove dell’orchestra e del coro della Deutsche Oper sotto la guida di un giovane e molto attento Stephan Zilias.

Non cito volutamente i nomi degli infami che hanno creato questa spazzatura. D’ora in avanti o sono certo di quello che vado a vedere o solo opere in forma di concerto!!! Alla prossima e auguri di pronta ripresa a Pretty!

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Novara Teatro Coccia 3 Maggio 2019 La Traviata, Klàra in Italia!

Ci sono due opere che non amo particolarmente (non chiedetemi il perché, perché non so darvi una spiegazione): una è La Traviata e l’altra è Madama Butterfly. Ci dev’essere un motivo particolare quindi se “mi muovo” per ascoltare una di queste due opere. In questo caso la presenza in Italia di una cantante che amo molto, Klàra Kolonits della quale ho già scritto in passato. Per poterla sentire in teatro, sono “emigrato” fino a Budapest, sua città di origine.

Parto subito da lei. Conoscendo bene le sue capacità a livello tecnico e la sua facilità nel canto di coloratura sapevo che non avrei avuto sorprese nell’esecuzione della grande aria e così è stato, chiusa tra l’altro con un Mib sopracuto emesso con una facilità che sempre mi sorprende e mi esalta. Quello che mi ha lasciato senza fiato è stato tutto quello che è venuto dopo e tutto in crescendo! Come tutti ben sanno, il luogo comune recita che, per questo ruolo ci vorrebbero “più soprani” messi insieme perché normalmente chi risolve il primo atto con la leggerezza che la scrittura richiede se la deve poi vedere con la drammaticità degli altri due e viceversa. La vocalità di Klàra è l’ideale per tutto questo ma il grado d’intensità che raggiunge nell’ultimo atto è addirittura sorprendente ed emozionante. Tutto ciò è stato esaltato dalla visione del regista Renato Bonajuto che vede Violetta totalmente sola ad immaginare solamente il ritorno di Alfredo e degli altri personaggi. Tornando a Klàra che dire? Ho capito che questo personaggio per lei è molto importante. Lo vive nota per nota, frase per frase. Crea una Violetta reale, cosciente della sua malattia ma non per questo mancante della voglia di vivere. Anche nel duetto con Germont padre si mostra determinata e mai “piagnucolosa” regalandoci un “Dite alla giovine” di una semplicità disarmante e privo dei soliti “orpelli vocali”. Il miracolo lo compie con l’ultimo atto: esegue le due strofe dell'”Addio del passato” come poche volte mi è capitato di ascoltare e così tutto quello che viene dopo. Nella sua Violetta c’è tutto: vocalità, musicalità, interpretazione e tanti ma tanti colori. Io aspetto sempre al varco i soprani che cantano questo ruolo alla frase “Ma se tornando non mi hai salvato…”, frase che io considero l’essenza dell’opera: ieri sera Klàra mi ha “ucciso”! Lacrime a non finire (questo è il segno che mi fa pensare a qualcosa di eccezionale!). Posso senz’ombra di dubbio affermare che di tante Violette da me ascoltate e vissute in teatro, la sua rientra tra le più grandi insieme a quella di Edita Gruberova e quella di Yolanda Auyanet. Brava Klàra e che questa tua esibizione italiana sia la prima di tante altre future. Con tutto il mio cuore!

Il resto del cast non vede nulla di particolarmente eccezionale ma anche nulla di censurabile (a parte l’incidente nella scena della partita a carte dove, per la mancanza di una frase, nessuno ha più cantato creando un vuoto surreale. Come diceva il mio grande Maestro (con la M maiuscola!) Tristano Illersberg: “Negli insiemi devi conoscere le frasi di tutti perché ti ritroverai sempre qualche imbecille che se ne dimentica qualcuna. Solo in questo modo potrai andare avanti” Grande scuola!!!

Alfredo era il tenore Danilo Formaggia che ha avuto il merito di sostituire “last minute” gli altri due (!) tenori ammalati. Ah…la mezza stagione cosa non combina!

Molto interessante la vocalità del giovane baritono Alessandro Luongo anche se la sua visione vocale-interpretativa del ruolo non offre nulla di non scontato. Troppo stentoreo e monocorde come a voler dimostrare a tutti i costi di avere una voce. Non basta.

Puntuali ma nulla di più tutti gli altri. Mi sento di nominare solo Carlotta Vichi quale Flora spigliata e vocalmente presente.

Arrivo all’altro elemento importante della serata, il direttore Matteo Beltrami. Ogni volta che sento un’opera diretta da lui trovo sempre qualche sorpresa. Mi spiego meglio. Spesso, le opere di grande repertorio vengono eseguite con una sorta di routine che non lascia alcun segno nell’ascoltatore. Con lui non è mai così. Il suo lavoro di approfondimento sulla partitura è sempre evidente. Anche ieri sera ho assistito alla sottolineatura di frasi che spesso possono passare inosservate. Lavora sempre “con” i cantanti senza metterli in difficoltà. Il suono dell’orchestra è sempre pulito. Bello e sicuro il gesto (cosa che ho potuto verificare ed apprezzare anche “dall’altra parte” avendo cantato anni fa proprio in una Traviata con lui). Auguro a questo giovane direttore una carriera sempre in crescita perché lo merita! Non fatemi fare nomi di direttori/ciofeche che lavorano per motivi che non hanno nulla a che fare con la musica ma con la politica (uno in particolare) e forse con altri “meriti”! Molto buona la prestazione del coro.

Ho assistito alla presentazione dell’opera prima della recita da parte del regista Renato Bonajuto. L’azione è spostata negli anni Sessanta del Novecento con il suo relativo boom economico e, nella scenografia viene fatto un omaggio alla città di Novara ed al Teatro Coccia stesso. Ormai sono abituato a questo tipo di operazioni ma, in questo caso, fortunatamente, nulla della storia viene stravolto. Molto suggestivo l’ultimo atto dove l’unica illuminata è Violetta la quale, in preda ad allucinazioni, “immagina” il ritorno sperato di Alfredo: cosa che non avverrà mai. Violetta morirà sola come forse “sola” è stata in tutta la sua disperata vita.

Cronaca di una bella serata e del debutto nell’opera di Klàra in italia. Felice di esserci stato! Alla prossima.

Non ho potuto fare una fotografia con Klára perché le quinte del palcoscenico, dove l’ho incontrata, erano troppo buie. Ripropongo questa fatta a Budapest in occasione della sua memorabile Lucia che molto gentilmente mi ha firmato a ricordo della serata!

 

Ariadne auf Naxos Milano Teatro alla Scala 28 aprile 2019

Avrei voluto iniziare questo mio scritto in una maniera diversa ma questa volta il rospo me lo tolgo subito, non aspetto la fine. Ieri un amico mi ha inviato il link relativo ad una recensione dello spettacolo che, iniziato a leggere, mi ha mandato in bestia rischiando di rovinarmi la giornata di oggi. Poi quando ho letto la firma mi sono tranquillizzato in quanto ero certo che avrei trovato l’esatto contrario di quello che stavo leggendo. E così è stato. Partiamo dal presupposto che “veri” critici musicali ne esistono ahimè molto pochi e per veri intendo persone preparate musicalmente, conoscenti le varie vocalità (vedi i Massimo Mila di una volta ecc.). Purtroppo la maggior parte delle persone che oggi scrivono di opera lirica sono dei ” melosfranti” che riportano solo ed esclusivamente un parere personale e quasi mai oggettivo il tutto condito da cattiveria galoppante. Per favore: togliete la penna di mano a questi mentecatti. Questo di cui parlo, nella fattispecie, scrive pure libri. Me ne è capitato uno tra le mani recentemente. Una marea di cazzate cosmiche che possono anche suscitare ilarità ma vi prego: non chiamiamoli critici musicali!!!

Detto ciò passiamo al bel pomeriggio trascorso alla Scala. Partendo dal presupposto che ormai ho quasi rinunciato ad aspettarmi una produzione tradizionale o almeno non molesta dal punto di vista visivo, in questa occasione posso ritenermi soddisfatto. La storia non è stata stravolta (come ad Aix en Provence l’estate scorsa) e in questa occasione sono anche riuscito a commuovermi al finale (ad Aix ero solo impietrito dalla schifezza che vedevo nonostante la pregevole realizzazione musicale). Merito oggi di uno spettacolo non invasivo a firma di Frederic Wake-Walker che già anni fa firmò per La Scala una produzione di Nozze di Figaro non sicuramente memorabile ma almeno non molesta appunto!

Adoro quest’opera che è anche l’opera che mi ha fatto conoscere Edita Gruberova nell’ormai lontano 1977. Ne conosco ogni nota e la felicità di avere oggi una nuova e grande Zerbinetta che la mantiene in vita nel migliore dei modi mi rende estremamente felice! Partiamo proprio da lei, Sabine Devieilhe, Zerbinetta. Di lei il “santone” della critica ha scritto che non si sente! Poraccio direbbero a Roma! Sabine è un coloratura puro. La voce non è grande ma la proiezione è ottima. Dalla mia posizione risultava nettamente “sopra” anche quando cantava con il quartetto delle maschere, poi…se da un coloratura ci aspettiamo lo spessore vocale della Nilsson beh…vuol dire che non abbiamo capito niente e di voci in genere ne capiamo ancora meno. La sua musicalità, la sua eleganza e il suo “colorare” i suoni oggi la vedono senza rivali nel repertorio che esegue. I detrattori ci saranno sempre perché è insito in una certa specie di melomane essere cattivo e spargere cattiveria. Io parto da presupposti diversi. Amo la musica e amo chi la rispetta e la “fa bene”! Sabine è uno di quei casi. Una grande. Che la sua oculatezza ed intelligenza nelle scelte che fa ce la conservi a lungo!

Nel ruolo del titolo un’altra fuoriclasse: Krassimira Stoyanova, sentita recentemente a Zurigo nel Rosenkavalier. La ascoltai per la prima volta proprio in questo ruolo anni fa a Vienna. Ero in compagnia di mia figlia e, in quell’occasione, ci chiedemmo come mai una vocalità così importante, un’artista così completa, in Italia non si sentiva. Io non sono un simpatizzante di Pereira (l’attuale factotum della Scala) ma devo ringraziarlo per averla “sdoganata” e portata anche da noi. Linea di canto superba. Voce gestita alla perfezione in tutti i registri. Musicista, Interprete. Un piacere avere la possibilità di ascoltarla in teatro.

Molto brava, senza parlare di eccezionalità, Daniela Sindram nel ruolo del Komponist. Voce interessante e brava interprete. Certo, una vocalità che non riuscirei ad immaginare nel repertorio italiano per esempio ma…ad ognuno il suo!

Sonoro e “resistente” nel pesantissimo ruolo di Bacchus il tenore Michael Koenig. Dico resistente perché questo ruolo non particolarmente lungo richiede comunque una resistenza fisico/vocale notevole e Koenig è stato sicuramente all’altezza.

Molto bene il trio Najade, Dryade ed Echo composto da Christina Gansch, Anna-Doris Capitelli e Regula Muehlemann.

Molto affiatato il quartetto delle maschere Harlekin, Scaramuccio, Brighella e Truffaldin composto da Thomas Tatzl, Kresimir Spicer, Tobias Kehrer e Pavel Kolgatin.

Bene tutto il resto del cast: Ein Offizier, Riccardo della Sciucca; Ein Tanzmeister, Joshua Whitener; Ein Peruckenmeister, Ramiro Maturana; Ein Lakai, Hwan An. Non dimentico nel divertentissimo ruolo del Haushofmaister  lo stesso Alexander Pereira, sovrintendente della Scala, che si è appunto divertito molto nell’interpretare questo ruolo parlato. Unica “onnipresenza” inutile quella di Markus Werba nel ruolo del Musiklehrer, uno dei tanti misteri della lirica. Con tutto il bene ma io lo considero un sopravalutato. Come diceva mia mamma in genovese: “u nu sa ne de mi ne de ti ne de nisciün”. Le vie delle lirica sono infinite o…finite?

Ottima la direzione di Franz Welser-Moest che avevo già apprezzato a Vienna nella stessa opera. Grande equilibrio fra orchestra e palcoscenico. Colori ed espressività segno di una competenza nel repertorio ed una sensibilità evidente.


Consueti saluti a Sabine al termine della rappresentazione che, come la Stoyanova si è detta soddisfatta di questa produzione dove si è potuta anche divertire (contrariamente a quella di Aix che era una vera porcheria). La Stoyanova ha detto: “Qui ci hanno lasciato cantare”! A che punti!!! Come sempre gentile e disponibile, Sabine mi ha anche detto una cosa che mi ha riempito di gioia. Non aggiungo altro perché non amo le auto incensazioni. E’ una bella cosa che porterò sempre nel cuore. Mi limito ad esternare così questo fatto e, se gli amici curiosi vorranno sapere di più, potrò raccontarlo a voce. Alla prossima.

Mi scuso per le fotografie assai bruttarelle (quest’ultima a parte!) ma…alla Scala non ci acchiappo mai!

Yolanda Auyanet un’artista, un’amica

Questo, come si può capire, non è il resoconto di una serata all’opera ma un racconto dedicato ad un’amica che è anche una grande cantante, Yolanda Auyanet. Il mio primo incontro con Yolanda fu nel 1997 in occasione di una produzione delle Nozze Mozartiane con il Teatro dell’Opera Giocosa dove lei era Susanna ed io Antonio in sostituzione di un “furbo” collega che aveva sovrapposto due contratti e, per forza di cose, aveva dovuto lasciare per onorare  la firma sul primo in ordine di tempo.

Era una compagnia di canto simpatica che vedeva anche altri quattro amici, Anna Bonitatibus come Cherubino, Paola Cigna come Barbarina e Matteo Peirone e Linda Campanella (Bartolo e Marcellina) nonché la mitica Luciana Serra che debuttava il ruolo della Contessa. Yolanda ed io ci siamo risultati subito simpatici ed io, da bravo “sopranologo” (!) rimasi subito incantato da quella bella voce limpida, facile, uguale in tutti i registri. Già all’epoca avevo comunque l’impressione che la sua voce nel tempo avrebbe preso una strada diversa da quella del momento ma a quei tempi non parlavo molto di canto con i colleghi (sai che noia! A teatro canti e fuori? Ancora parlare di canto??? No!). E’ stato comunque un bellissimo periodo. Ricordo una cena a casa mia (documentata dalle fotografie) durante la quale ci facemmo un sacco di risate.

Oltretutto scoprimmo di avere una cara amica in comune, la pianista Michela Forgione che conosceva molto bene Yolanda in quanto vivevano tutte e due a Verona dove Michela era accompagnatrice di una delle classi di canto in conservatorio e lavorava in Arena. Nel 1998 ero ancora con lei in una bella produzione di Don Carlo a Bologna dove lei era una splendida Voce dal Cielo ed io un piccolo Fiammingo. Li ci fu un incidente di cui non voglio parlare (maneggi da teatro). Dico solo che Yolanda fu grande anche in quel momento!  Siamo poi rimasti in contatto per ritrovarci nel luglio 2001 per una “simpaticissima” Traviata al Todi Festival con la regia di Simona Marchini dove Yolanda interpretava una Violetta come mai ho più sentito successivamente da altre forse più titolate in quel momento.

Ricordo le risate che ci facevamo nelle quinte (io ero il Barone) prima di entrare in scena, soprattutto durante le prove, nell’atto della Casa di Flora mentre prendevamo in giro (bonariamente) e cercavamo di far ridere il collega Fernando Opa che non ricordava le parole nella scena dei Mattadori e vocalizzava tutto il tempo! Da li in poi ho sempre seguito la sua attività che l’ha portata ad una crescita graduale con scelte di repertorio ponderate e sempre estremamente intelligenti. In quegli anni lavoravo ancora anch’io ed il tempo per “girovagare” come faccio adesso non lo avevo. La seguivo a distanza! Quando ho letto che avrebbe debuttato Norma a S.kt Gallen non ho resistito e sono andato ad ascoltarla. La prima cosa che posso dire è umana e l’ho già scritta altrove. Potevamo esserci salutati la sera prima…ed erano invece passati tanti anni. Come dice la mia amica Michela, quando un’amicizia è reale il tempo non si conta, conta il sentimento. Ero molto emozionato per questo ascolto. Che meraviglia! Quanta strada dalla Susanna mozartiana. Bellini sarebbe felice di ascoltarla in questo ruolo! Legato perfetto (Bellini in questo non  perdona!); presenza scenica elettrizzante; proprietà stilistiche assolute; un ruolo voluto e sicuramente maturato nei tempi giusti e nella giusta misura. Alla fine della recita l’ho abbracciata forte e siamo riusciti a trovare un po’ di tempo per raccontarci gli “arretrati”! Da li ho cercato di non perderla più. Un’altra Norma a Nizza (sempre con la splendida Adalgisa di Alessandra Volpe), il debutto in Anna Bolena al Regio di Parma, lo Stabat di Rossini a Piacenza, il debutto in Simon Boccanegra lo scorso anno a Bologna, il debutto in Don Carlo a Marsiglia fino al Robert le Diable a Bruxelles la scorsa settimana (del quale potete leggere nell’articolo relativo). L’attendono ora altri debutti importanti tra cui Lucrezia Borgia ai quali spero di poter assistere. Ho pranzato con Yolanda il giorno dopo la prima di Robert a Bruxelles e li abbiamo parlato di canto. Mi ha parlato di come in questi anni ha rifiutato intelligentemente proposte relative ad un repertorio che l’avrebbe distrutta in quattro e quattr’otto, di come sempre è difficile “stare in equilibrio” (ma questo lo so bene!) e di come negli anni la sua voce si è sviluppata  indirizzandosi verso il repertorio del “lirico di agilità”. Una cosa non è cambiata dai tempi di Susanna: la luminosità e bellezza del suo timbro che ti può proprio far innamorare! Io spero che Yolanda segua sempre il suo istinto che finora non le ha fatto sbagliare un colpo e che soprattutto resti la persona buona e semplice che è…non troppo buona però perchè in teatro “non va bene” Hahahaha! Conversi con lei ed il tempo passa velocemente! Ci accomuna anche la passione per gli animali e per la loro difesa.  Se va in porto un “progettino” legato alla mia associazione (dita incrociate) è possibile che Yolanda, Michela ed io ci si possa ritrovare insieme per un po’ di giorni…chissa? Speriamo! Pubblico un po’ di foto relative alla nostra amicizia e spero che non mi rimproveri per aver voluto parlare di lei! Con tanto affetto. Riccardo.

Con Yolanda e Michela a Marsiglia

Barcelona La Gioconda 7 aprile 2019

Questo mio viaggio a Barcelona aveva come motivazione il debutto nel ruolo di Gioconda del soprano svedese Irène Theorin, cantante che normalmente si nutre a “pane, Wagner e Strauss” (!). L’aspettativa era notevole e quando ho saputo, mentre ero a Bruxelles, che aveva cancellato la prima per motivi di salute il disappunto è stato grande. C’era una settimana prima della recita che avevo scelto di ascoltare (la sua terza) e la speranza di una ripresa era plausibile. Così è stato e ieri sera c’è stato il debutto. La Theorin esce vittoriosa da questo cimento. Piega la voce a tutte le esigenze del ruolo. Si capiva già dal primo atto dove, alla famosa frase “…Enzo adorato, ah come t’amo” ha eseguito un pianissimo spettacolare, cosa che da una voce di quel l’estrazione non ti aspetteresti mai! Il resto è stato un crescendo. Interpreta con grande drammaticità gestendo perfettamente la voce in tutti i registri. A tratti commovente. Sono molto felice di aver assistito a questo importante debutto. Alla fine, grazie all’amico Jordi Pujal, siamo passati dalla sala direttamente nei camerini. Irène è una persona molto alla mano, ci ha riconosciuto ed ha firmato la foto che avevo fatto con lei due anni fa a Budapest in occasione del Ring. Spero di risentirla presto.

Nel ruolo di Enzo Grimaldo il giovane tenore statunitense Brian Jagde. Bel timbro. Tecnica sicura. Svetta in acuto senza “far soffrire” (!). Bravo interprete. Tutti sanno che non sono un “passatista”. Dico però che in questo ruolo ho ascoltato Carlo Bergonzi e Luciano Pavarotti. È tutto. Ma anche questi grandi hanno avuto il loro percorso e non sono spuntati come miracoli. Questo giovane ha, per me, le potenzialità per raggiungere grandi vette.

Nel ruolo di Laura Adorno il Grande mezzosoprano Dolora Zajick. Questa cantante, a 67 anni, mostra ancora un assetto vocale di tutto rispetto. Ha annunciato il ritiro nel 2021 quindi sono contento di averla ascoltata e di riascoltarla quest’estate in Arena come Azucena in Trovatore.

Barnaba era il baritono Gabriele Viviani da me ascoltato anni fa a Torino in Lucia di Lammermoor. La voce è molto bella e di discreta consistenza. L’interpretazione approfondita. Ottima l’esecuzione della celebre aria “O Monumento“. Una bella sorpresa.

Alvise Badoero era Ildebrando d’Arcangelo. È la seconda volta che ascolto questo cantante (casualmente sempre a Barcelona). L’impressione è la stessa dell’altra volta (Alfonso in Lucrezia Borgia): voce inadatta a questo repertorio. Canta tutta l’aria di rimessa solo per sfoggiare alla fine un Fa naturale acuto non scritto e peraltro faticoso. Una fama che nella quale non ho mai trovato giustificazione ma…è mio gusto personale, non è una verità.

Nel ruolo della Cieca il mezzosoprano Maria José Montiel, altra bella sorpresa. Unica interprete del ruolo su tutte le recite vive un bel tour de force ma ne esce a testa alta. La voce è bella, interpretazione ricca di colori. Brava.

Un plauso ai due ballerini solisti nella celeberrima Danza delle Ore, Letizia Giuliani e Alessandro Riga.

Bellissima ed elegante la produzione di Pier Luigi Pizzi. Questi sono spettacoli che ti fanno riconciliare con il teatro d’opera.

Buona ma senza guizzi particolari la direzione di Guillermo Garcia Calvo.

Una bellissima serata che mi ha permesso ancora una volta di ascoltare bella musica ed incontrare vecchi amici. Alla prossima.

Con Irène Theorin.

Con Brian Jagde

Con Dolora Zajick

con Maria José Montiel

Bruxelles 2 Aprile 2019 Meyerbeer Robert le Diable

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Chiedetemi una buona ragione perché io  mi sia dovuto spingere fino a Bruxelles per assistere a questa produzione dell’opera meyerbeeriana: ve ne posso fornire più di una. Da appassionato era un’occasione per ascoltare un’opera che non viene rappresentata o eseguita tutti i giorni. Nel cast Yolanda Auyanet, la mia più cara amica e collega nell’opera, che debuttava il ruolo di Alice e cantava a Bruxelles per la prima volta. Finalmente la possibilità di essere totalmente immerso nella musica senza trovarmi davanti la solita produzione-spazzatura, cosa che ormai è quasi all’ordine del giorno se si va a vedere un’opera in forma scenica. La presenza di un cast che già sulla carta prometteva buone cose. Quattro ragioni mi sembrano più che sufficienti!

Partiamo proprio dalla musica. Chi mi capisce sa cosa intendo quando affermo che finalmente, per una volta, mi sono sentito avvolgere completamente dalle voci degli strumenti, dalle voci umane, senza dovermi preoccupare di assistere a stupri non richiesti. Un sogno! Quattro ore e mezza di godimento totale! Durante un intervallo ho provato a pensare con la testa di uno di questi “geni” dell’ultima ora e che cosa avrebbe potuto tirar fuori da questo argomento ed ho cominciato a ridere da solo: Robert un “tronista”, Bertram un “anchor man” televisivo, Alice una sorta di Barbara d’Urso che sana tutti i mali del mondo, Isabelle una “show girl” (così chiamano adesso tutte quelle mignottine (!) che girano in tv…e le suore indemoniate? “veline” ovviamente. Qui mi fermo perché forse potrebbero prendermi in parola. So che ridevo da solo come un pirla con la gente che mi guardava chiedendosi cosa avessi da ridere! Torniamo alla bellissima musica di Meyerbeer. Un’ora prima del concerto una musicologa ha presentato l’opera in maniera concisa e precisa dicendo cose molto interessanti relative alla vocalità, all’orchestrazione ed all’argomento dell’opera, cose che in parte conoscevo ma una rispolverata è stata molto utile per entrare nell’atmosfera adatta. Ricordo che Meyerbeer occupa una posizione particolare nel suo tempo perché fu un po’ un tramite fra Rossini ed il belcantismo romantico. Visse in Italia dove scrisse diverse opere ed anche in Robert le Diable questa frequentazione con l’opera italiana si sente. In ogni caso è il più importante rappresentante della Grand Opera francese. Per me è stata una sorpresa simile a quella che provai ascoltando “Les Huguenots”. Caratterizzazioni vocali precise per ogni personaggio. Scrittura vocale spesso ardita ma sicuramente riferita ai cantanti per cui scrisse i ruoli. Bertram fu il grande basso Levasseur al quale affidò il ruolo di Carlo Belmonte nella sua “Margherita d’Anjou”, suo primo grande successo; Roberto fu Adolphe Nourrit di rossiniana memoria e le due prime donne, una, Isabelle con scrittura molto agile fu Laure Cinti-Damoureux e l’altra, Alice, dalla vocalità più lirica ma non per questo risparmiata da un uso del registro acuto pressoché costante fu Julie Dorus-Gras.

L’opera è stata eseguita per la stagione de La Monnaie nell’auditorium del Palais des Beaux Arts (BOZAR). La distribuzione del cast qui a Bruxelles vedeva una serie di cantanti che, ovviamente qui in Italia possiamo solo sognare di ascoltare qualcuno dei quali non ci ha proprio mai messo piede (altro motivo per cui spesso espatrio). Putroppo qui in Italia funziona ancora il gioco dei “quattro cantoni”. I direttori artistici passano da un teatro all’altro con una disinvoltura disarmante e, complici agenzie con cui collaborano, propongono sempre la stessa “minestra” e…non prevedo cambiamenti per il momento.

Devo dire che, per una volta, non ho trovato qualcuno, dal più grande al più piccolo che mi sia dispiaciuto. Ricordo per l’ennesima volta che io parlo a titolo personale, come un qualsiasi appassionato…forse con qualche competenza in più dal momento che ho fatto studi specifici e canto anch’io. Nel ruolo del protagonista il tenore russo Dmitry Korchak, che ascoltavo per la prima volta dal vivo. Sono rimasto abbagliato dalla bellezza timbrica e colpito dalla gestione totale della voce in un ruolo così impervio. Grande musicalità, commovente nel finale. Una vera sorpresa per me che finora lo conoscevo solo attraverso registrazioni. Come ribadisco sempre: “Andate a teatro!Ascoltate una voce in teatro! You Tube è una gran invenzione ma non ci si può fidare ne ci si può fare un’idea precisa di una voce dalle registrazioni o dai video!” Bravo!!! Stesso discorso valga per il soprano Lisette Oropesa che interpretava il ruolo di Isabelle. Troppe cose discordanti avevo letto sulla sua vocalità. Purtroppo spesso i melomani (soprattutto una certa categoria) dimenticano che aver in simpatia o no un cantante non da a loro il permesso di dire e scrivere scempiaggini con la prosopopea del “grande competente”! Non funziona così. Questa cantante, che un noto melomane d’oltreoceano definisce una “baby coloratura soprano” ha in realtà una vocalità di tutto rispetto. La voce non è piccola come qualcuno dei “soliti” sostiene; gestisce la sua voce con proprietà e fornisce una gamma di colori sorprendente. Anche in questo caso, dopo aver letto una serie di stupidaggini cosmiche sul suo conto ero certo che avrei avuto una bella sorpresa e così è stato. Canterà I Masnadieri alla Scala e le ho chiesto se non ha paura dell’impatto con il teatro milanese presentandosi con questo ruolo. Mi ha risposto quello che avrei risposto io: “Il ruolo di Amalia è stato scritto da Verdi per Jenny Lind, l’usignolo di Svezia (e la scrittura fa capire che tipo di cantante fosse). Ho già cantato l’intero ruolo in concerto poi…questa è la mia voce e non credo che si debba per forza pensare che per “tutto” Verdi ci vogliano tonnellate di voce…”. D’accordissimo con lei! Si deve soprattutto cantar bene (aggiungo io!) e lei lo fa! Bravissima! Veniamo all’altra primadonna, Yolanda Auyanet nel ruolo di Alice. Conosco Yolanda da quando tanti anni fa cantai con lei in Nozze di Figaro e successivamente in Traviata e ne ho sempre seguito l’intelligente percorso. Yolanda è una di quelle vere amiche che posso non vedere per mesi e, quando la ritrovo, sembra che ci siamo salutati il giorno prima. Ieri, prima del mio ritorno in Italia, ci siamo incontrati ed abbiamo parlato, tra l’altro, un po’ di canto (ma va?). Ho trovato l’intelligenza di sempre, la scelta oculata dei ruoli che decide di affrontare per garantirsi una lunga carriera e i tanti “no” ben detti a chi le offre ruoli che la distruggerebbero in poco tempo. Circa la sua Alice, esce vittoriosa in un ruolo quantitativamente più lungo di quello di Isabelle (un po’ come Marguerite e Valentine ne Les Huguenots) ma che non le offre un’aria che la gente ricorderà (contrariamente al “Robert, toi que j’aime” di Isabelle). La voce è di rara bellezza ed è gestita perfettamente. Centri ambrati e acuti svettanti che non snaturano il colore di tutta la gamma. Grande interpretazione con vette di commozione nel difficilissimo terzetto a cappella nel quale cerca di contrastare il demonio e nel terzetto finale nel quale salva l’anima di Robert, suo fratello di latte. Non sono di parte. Chi mi conosce sa che difficilmente mi espongo in ogni senso! Bertram era l’emergente basso francese Nicolas Courjal, già molto famoso nel suo Paese e che, come lui mi ha detto, non ha mai messo piede in Italia (!!!). Voce impressionante per volume ed allo stesso tempo morbidezza di emissione. Una tavolozza di colori da lasciare senza fiato. Ho parlato un po’ con lui di vocalità (in realtà gli ho spaccato un po’ le balle!) a proposito della scrittura dei ruoli di “basso francese” che lo spinge fino a note gravissime ma che non risparmia la zona acuta. Immaginando che una voce come la sua un Fa# acuto lo abbia “in tasca” gli ho chiesto il perché della scelta di non farlo (come da tradizione del passato) al termine di “Nonnes, qui reposez”. La risposta è stata che, in accordo con il direttore, ha preferito mantenere l’effetto voluto da Meyerbeer di chiudere piano questa invocazione all’inferno evitando un “effettaccio” che magari ai melomani piace ma alla musica fa male. Scelta molto intelligente soprattutto quando è evidente che non è un ripiego. Ho apprezzato totalmente la sua interpretazione di questo ruolo demoniaco e penso che sia un altrettanto straordinario Mefistofele. Persona disponibile e simpaticissima. Nel ruolo di Raimbaut, ruolo di secondo tenore ma non per questo meno importante, il giovane e bravissimo Julien Dran che avevo ascoltato a Marsiglia quale Gerald nella Lakmè. Anche questo è un tenore che meriterebbe spazio anche in Italia. Bellissimo timbro. Acuti sicuri e luminosi. Qualità interpretative. Un piacere ascoltarlo. Benissimo tutti gli altri piccoli ruoli. Ripeto: ho trovato solo belle voci e bravi interpreti. il giovanissimo tenore Pierre Derhet nel ruolo dell’Araldo che, se tanto mi da tanto, è destinato ad una notevole carriera; il basso Patrick Bolleire nel ruolo di Alberti ed il soprano Annelies Kerstens quale Dama d’Onore.

Tutto questo sotto la direzione accurata, attenta e meticolosa di Evelino Pidò che ha diretto l’orchestra sinfonica de La Monnaie che conta una serie di prime parti (il primo violoncello in testa) veramente eccellenti come pure il coro precisissimo nei suoi importanti interventi diretto da Martino Faggiani.

Racconto di una serata che difficilmente dimenticherò e che mi spinge sempre di più ad andare ad ascoltare produzioni operistiche in forma di concerto. Certo, manca una parte importante ma se quello che devo vedere uccide la musica scelgo la musica!!! Domani sera la seconda ed ultima esecuzione. Invito chi può ad andare e non perdersi questa meraviglia! Alla prossima.

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Con il soprano Yolanda Auyanet

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Con il soprano Lisette Oropesa

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Con il tenore Dmitry Korchak

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Con il basso Nicolas Courjal

 

München 17 Marzo 2019 Roberto Devereux Ciao Edita!!!

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Sapevo che questo giorno sarebbe arrivato ma non ci volevo pensare. Come ho già detto in un articolo del blog di qualche tempo fa la voce di Edita Gruberova mi ha accompagnato fin dal 1977 quando l’ascoltai per la prima volta e mi fece innamorare perdutamente. Per quarantadue anni ho seguito con attenzione la sua attività, la sua evoluzione, ho viaggiato per poterla ascoltare (rare le sue apparizioni italiane), per gioire di quell’arte e tornare a casa carico ogni volta di energia nuova. Questa ripresa del Roberto Devereux,  nato con lei quindici anni fa a firma di Christof Loy dove Elisabetta sembra quasi avere le sembianze di Margaret Thatcher, risulta essere la sua ultima esibizione in una produzione operistica quindi, anche se in quest’opera l’avevo già ascoltata in tre occasioni diverse nell’arco di vent’anni, non potevo non essere presente. Voglio pensare che la signora Gruberova sapesse che questa sarebbe stata la mia ultima volta e che abbia dedicato a me la recita! Sono invece certo che la scelta sia caduta su questo ruolo perche, detto da lei stessa, tra i ruoli belcantistici da lei affrontati è quello che ama ed ha amato di più. Complice il riposo forzato di circa un mese per una brutta influenza che le ha fatto posticipare due concerti ha dominato, a settantatré anni, la parte con una tenuta vocale impressionante ed un’intensità interpretativa da brivido. Gli occhi lucidi di tutto il teatro ed il silenzio quasi metafisico che hanno accompagnato la sua scena finale non hanno precedenti. Sono certo che ognuno dei presenti era convinto di essere sul palcoscenico con lei a fare da corona alla disperazione della Regina nel sentirsi tradita ed apprendere alla fine che Roberto è stato giustiziato perché il famoso anello che lo avrebbe potuto salvare non è arrivato in tempo per bloccarne l’esecuzione. Già nelle mie ultime trasferte, conscio dell’avvicinarsi della fine di questi miei viaggi, ho pianto molto e non me ne vergogno: ieri sera di più. Ho provato un disagio interno senza fine. Continuavo a dirmi: “E’ l’ultima volta. Cerca di “assorbire” tutto quello che ti arriva. Non sentirai più dal vivo questa voce che ti ha anche aiutato tanto in momenti difficili”. Inaccettabile. E’ stata una giornata strana. Il tempo era bello ma poche ore prima della recita il cielo si è oscurato e si è alzato un vento incredibile. L’ho aspettata fuori prima che entrasse per farle gli “in bocca al lupo”. Grandi sorrisi…lei sa che io se posso ci sono. Alla fine l’abbiamo aspettata in un clima in parte gioioso in parte triste. C’erano Guido, Vera, Chris (mancava Anna a casa influenzata) e tutti gli affezionati. C’era anche la mitica Akina venuta appositamente dal Giappone. Come sempre. Battute, sorrisi. Era molto soddisfatta. Non ho avuto il coraggio di dirle che non mi avrebbe più visto, le ho solo chiesto il permesso di darle un bacio prima di accomiatarmi. Lei mi ha guardato un po’ stranita (non lo avevo mai fatto) e mi ha detto “Certo!” e mi ha chiesto di portare i suoi saluti ad Elena. Sono pazzo? Forse. So solo che un pezzo importante della mia vita mi sta lasciando ed è un periodo che troppe cose importanti mi stanno lasciando. La sua voce e la sua arte saranno sempre dentro il mio cuore e so che in momenti di sconforto ascoltare una sua registrazione mi aiuterà sempre. Ciao Edita. Grazie per tutto quello che mi hai dato in questi anni. Spero che tu possa dedicarti all’insegnamento e trasmettere, con competenza a giovani di talento, la tua arte.

Qualche parola sullo spettacolo. Visto in teatro e non nel DVD che uscì in occasione di una qualche ripresa ha un’altra valenza. Non amo come sapete gli stravolgimenti ma c’era una tensione nella recitazione ed una partecipazione da parte di tutti che faceva dimenticare lo spostamento di epoca. Bellissime luci che valorizzavano scene ed interpreti. Il momento il cui Elisabetta, al colmo della follia, si toglie la parrucca mostrando una testa pressoché pelata suscitando l’orrore dei presenti non lo dimenticherò mai.

Gli altri interpreti. Straordinaria l’interpretazione di Silvia Tro-Santafè nel ruolo di Sara, ascoltata da me a Genova quale Elisabetta nella Maria Stuarda un paio di anni fa. La cantante manifesta una vocalità di tutto rispetto. Ricordo che il ruolo di Sara presenta un impegno nel registro acuto notevole ma anche in quello grave. La cantante è stata assolutamente convincente scatenando gli applausi del pubblico al termine della rappresentazione.

Stessa cosa vale per il tenore Charles Castronovo con il quale ho avuto il piacere di cantare in occasione della sua prima (forse) esibizione  italiana a Genova ne La Traviata nel 2004. Voce molto bella, “italiana” (le sue origini, anche se nato negli Stati Uniti sono siciliane…ricordo che parlava uno strano italiano quando venne a Genova), capace di “colorare” il suono, smorzare gli acuti. Un piacere ascoltarlo. Mi ha detto che forse il prossimo anno sarà alla Scala. Glielo auguro di tutto cuore.

Non posso dire lo stesso (ma è un mio gusto personale) del baritono (?) Vito Priante. Voce dal colore anonimo, interprete fin troppo misurato dato il carattere del personaggio. Più attivo nel duetto con Sara che, data la regia, lo costringeva a particolari equilibrismi ma, sempre a mio avviso, “spettatore” del suo ruolo.

Adeguate le seconde parti e ottima la prestazione del coro della Bayerische Staatsoper.

L’orchestra, sotto la guida di Friedrich Haider ex compagno della Gruberova che non cantava diretta da lui da diversi anni, ha ben risposto grazie all’ottimo gesto del maestro ed alla sua competenza relativa al repertorio belcantistico che ha maturato negli anni in cui i due stavano insieme. Equilibrio fra buca e palco perfetto.

Pubblico molto partecipe e scatenato (in maniera educata ma viva). Questa la cronaca di una serata che, sotto un certo aspetto, non avrei voluto mai vivere ma che ricorderò per sempre e con amore infinito per colei che tanto artisticamente mi ha dato.

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Edita Gruberova al termine della rappresentazione

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Saluti all’ultimo monumento della lirica che sicuramente entrerà a far parte della storia della vocalità.

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