Firenze Teatro della Pergola 29 Giugno 2022 R. Strauss Ariadne auf Naxos…3

Manifesto
Atrio della Pergola, teatro che vide la prima del Macbeth verdiano

Alla fine ho deciso di andare a Firenze per assistere a questa produzione di Ariadne auf Naxos, la terza quest’anno in Italia…che stranezza!!! Al di là dell’amore che provo per quest’opera per motivi già illustrati negli altri due articoli, da buon “zerbinettologo”, non potevo perdere l’occasione di ascoltare Jessica Pratt al debutto nel ruolo (anche se già a Martina Franca cantò la versione 1912 ed in italiano). Questa produzione ha avuto un percorso assai travagliato perché, proprio la Pratt, nei giorni precedenti la prima rappresentazione risultò positiva al Covid. Dopo le prime recite che hanno visto la presenza di altre cantanti al suo posto, tra cui Beate Ritter cantante da me ascoltata a Vienna come apprezzabilissima Regina della Notte, ed essersi negativizzata in tempo per partecipare alla ultime due recite (la mia era l’ultima) ecco la sorpresa: il direttore Daniele Gatti è positivo a sua volta. Recite spostate quindi di una settimana. I giorni precedenti la prima delle due anche Alexander Pereira, sovrintendente del Maggio e qui sicuramente simpatico interprete dell’Haushofmaister come fece alla Scala qualche anno fa, Komponist, Brighella es Ein Offizier cadono nelle grinfie del Covid e vengono ovviamente sostituiti…che storia!!!

Applausi finali

Partiamo dall’allestimento. Solita roba che non sa “ne di me ne di te” (come diciamo a Genova) a cura di Volker Hintermeier con citazioni “artistiche” contemporanee nel prologo (vedi i famosi Tagli di Fontana) come a voler sempre dimostrare che il “signore del castello” era un arricchito che si circondava di opere d’arte. Costumi di Adriana Braga Peretzki molto simili a quelli dell’allestimento bolognese. Giacche di paillettes per le maschere e “via andare”. Sberluccicava tutto! Belli gli effetti di luce di Valerio Tiberi che riuscivano in qualche modo a valorizzare la pochezza della scena; come dico sempre, in ogni caso e fortunatamente, nulla di eccessivamente molesto. Regia o non regia di Matthias Hartmann. Niente di che tranne le solite mossette delle quattro maschere e dubbie cadute di gusto nel quintetto a seguire la grande aria di Zerbinetta. D’accordo che è un gruppo di commedianti ma la volgarità fine a se stessa lascia sempre il tempo che trova, anzi, personalmente mi disturba. Unico lavoro particolare fatto proprio su Zerbinetta e spiegherò poi perchè questo risultava evidente.

Applausi al termine del Prologo

Il cast. Krassimira Stoyanova, già ascoltata da me nel ruolo di Ariadne a Vienna anni fa ed a Milano lo scorso aprile si conferma per quella fuoriclasse che è ed è anche un riferimento per questo ruolo. La voce non ha il minimo cedimento. Fa di “Es gibt ein Reich” un capolavoro ed il duetto finale è un capolavoro per intenzioni interpretative. Veramente commovente!

Krassimira Stoyanova

Bacchus era Aj Glueckert. Ho già scritto negli altri articoli a proposito dell’impervietà del ruolo data l’antipatia di Strauss per i tenori che venivano puniti da lui con una scrittura improbabile, ovvero: “Se ce la fai bene altrimenti ti arrangi!”. Devo dire che dei tre tenori ascoltati quest’anno era sicuramente il più corretto, intonato e meno affaticato. Anche lui opta per un suono pieno sulla parola “Zauberin” al posto dello scritto “piano” ma…tutto non si può avere. Certo, Stephen Gould (Scala) è un tenore di altra caratura ma l’età gli impedisce ormai di essere completamente credibile. Ho comunque apprezzato, nel tenore di questa sera, il suo aver portato in fondo il personaggio senza affanno e forzature.

Aj Glueckert

Sophie Koch ha sostituito la prevista Michèle Losier coviddizzata anch’essa. Classe ed esperienza non riescono a sopperire ad uno strumento usurato e gli escamotages usati per risolvere gli acuti di cui questo ruolo è disseminato non hanno fatto altro che sottolineare questa problematica. Un po’ meglio che alla Scala comunque.

Sophie Koch

Come alla Scala Markus Werba, che io continuo a considerare un cantante sopravvalutato, è un corretto Musiklehrer. Antonio Gares è uno svettante Tanzmeister, molto bravo anche scenicamente. Completano adeguatamente il cast dei personaggi del prologo Joseph Dahdah (Ein Offizier), Matteo Guerzè (Ein Peruckenmacher). Der Haushofmeister era, come a Bologna il bravo Franz Tscherne in sostituzione di Pereira.

Markus Werba

Le tre Ninfe, ben amalgamate fra loro erano Maria Nazarova (Najade), Anna Doris-Capitelli (Dryade) e Liubov Medvedeva (Echo). Mi sono chiesto perché nel terzetto che apre “L’Opera” la Nazarova accennasse per poi cantare normalmente nell’intervento finale. Molto strano ma so di cosa parlo.

Anna Doris-Capitelli Liubov Medvedeva
Maria Nazarova

Le quattro maschere erano il molto espressivo Liviu Holander (Harlekin), Luca Bernard (Scaramuccio), Jacoub Elsa (Truffaldino) e Paul Schweinester (Brighella) il quale era un’altra sostituzione comunque ben inserito nel gruppo. Bravi.

Jacob Elsa Liviu Holander Luca Bernard
Paul Schweinester

Veniamo a Zerbinetta. Jessica Pratt, che è a mio avviso una grande artista, non ha certo problemi vocali nell’affrontare le enormi difficoltà che questo personaggio prevede e la sua “Grossmächtige Prinzessin” stupisce per facilità vocale di esecuzione ma, nonostante l’intelligenza del regista nel costruire un personaggio su di lei, anche se spesso sopra le righe, non è Zerbinetta. Si è tolta certamente una bella soddisfazione affrontando questo ruolo ma io la preferisco sicuramente nel repertorio belcantistico nel quale veramente eccelle. La parrucca che poi indossava nell’Opera la faceva assomigliare di più ad Azucena…perchè questa scelta? Molto più elegante nel Prologo. Bravissima comunque.

Jessica Pratt nel Prologo
Jessica Pratt nell’Opera

Daniele Gatti non è un direttore che amo particolarmente ma in questa occasione si distingue per scelte dinamiche e ritmiche. Ha esposto un’idea precisa e non è poco. Ottima, sotto la sua bacchetta, la prova dell’Orchestra del Maggio. Globalmente un’ottima esecuzione.

Daniele Gatti

Eccomi arrivato quindi alla mia ottava Zerbinetta che segue Edita Gruberova, Elena Mosuc, Daniela Fally, Erika Miklosa, Sabine Devieilhe, Olga Pudova ed Erin Morley…e spero di ascoltarne ancora. Prossimo giro Idomeneo e Moise ad Aix en Provence…Covid permettendo!

Con la brava e gentilissima Jessica Pratt
Jessica Pratt e Daniele Gatti
Krassimira Stoyanova
Il Manifesto
Targa che ricorda la prima del Macbeth

Monteverdi “L’Orfeo” Milano Chiesa di S. Antonio Abate Domenica 12 Giugno 2022

Manifesto

Eccomi qui per parlare di una produzione che mi vede fra gli interpreti (probabilmente una delle mie ultime esibizioni) e, ovviamente di me non parlerò! Partiamo da lontano. Il Conservatorio “A. Vivaldi”, dove immodestamente insegno da qualche anno a questa parte produce uno spettacolo d’opera per il piccolo festival “Scatola Sonora”. Questo progetto era stato proposto dalla ex collega Francesca Lanfranco ora docente al conservatorio di Torino. Non sono molti gli istituti che si prodigano in qualcosa di così impegnativo e, per questo, ne siamo molto fieri. E’ un’opportunità per gli allievi grandissima, che permette loro di misurarsi “sul campo”. La scelta di quest’anno è caduta su un capolavoro senza tempo: L’Orfeo di Claudio Monteverdi. L’impegno non è da poco perchè sono necessarie voci adatte ed educate a quello che all’epoca veniva definito come “recitar cantando” e strumentisti usi a frequentare questo repertorio. Il nostro interdipartimento di musica antica si è avvalso in questi ultimi anni della presenza di Evangelina Mascardi (cattedra di Liuto) e Mirko Guadagnini (cattedra di Canto Rinascimentale e Barocco). Il loro impegno nella preparazione di strumentisti e cantanti è stato essenziale e galvanizzante, prova ne sia l’esecuzione di ieri, in forma di concerto, a Milano presso la Chiesa di S. Antonio Abate. Non è difficile affermare che il risultato di tutto questo lavoro ha portato ad un’esecuzione degna di un grande festival internazionale dedicato, anzi, ultimamente si sentono cose di un livello ben inferiore. Tutto ciò dovuto ad un clima di collaborazione che è essenziale per raggiungere tali risultati. L’insieme ha visto anche la presenza di esecutori/docenti che, contrariamente a quello che pensano i soliti “rosicatori” che credono che questo sia fatto per mettersi in mostra, è semplicemente un arricchimento didattico. Come ha detto durante le prove il collega ed amico Mirko Guadagnini ai ragazzi: “Ricordatevi che è raro che un insegnante si metta in gioco davanti a voi e cantando con voi! Ricordatelo sempre. Non so in quanti altri conservatorio possiate trovare un esempio simile…”. Stessa esperienza ebbi a Messina il mio primo anno di insegnamento. Il Direttore, colpito dalla mia disponibilità ad interpretare un ruolo mancante nell’opera che quell’anno veniva rappresentata, mi disse con mia grande sorpresa: “….sa maestro, in questo conservatorio gli insegnanti non amano esibirsi davanti agli allievi…”. Non aggiungo altro. Bene. Noi lo abbiamo fatto e, se sarà utile, lo faremo ancora.

S. Antonio Abate. Volta.

Sicuramente i ragazzi ricorderanno per sempre questa esperienza e se la porteranno nel cuore. Dato quello che è il mio concetto d’insegnamento e credo di poter parlare anche per i colleghi con i quali mi sono totalmente trovato, cantare e fare musica con loro è una gioia! Li aiutiamo, li sosteniamo, li correggiamo. Per me. stare al loro livello e mostrare anche le mie eventuali fragilità è segno di maturità intellettuale. Quando si arriva all’esibizione non c’è più “il Maestro”, c’è il cantante che ha sicuramente più esperienza ma prova altrettanto sicuramente le stesse emozioni. Mi piace il mio lavoro e veder crescere i ragazzi un anno dopo l’altro è una soddisfazione enorme!

Prova

Veniamo al particolare e iniziamo con i docenti. Orfeo era Mirko Guadagnini. Conosco Mirko da tanti anni avendo avuto l’occasione di lavorare con lui in un paio di occasioni. Questo artista (cantante è riduttivo) offre di Orfeo un’interpretazione eccezionale. Aderente allo stile dal punto di vista vocale offre una vastissima gamma di colori e, soprattutto, il suo canto emoziona…è poco?

Con Mirko Guadagnini

Questa è stata un’ottima occasione per conoscere meglio Evangelina Mascardi. Questa grande musicista mi ha scioccato per la sua grande energia ed instancabilità. Sempre pronta alla battuta ma anche severissima, e giustamente, con i ragazzi. A chi studia musica si deve far capire quanto la disciplina sia essenziale e lei, da questo punto di vista, è implacabile. Brava. Tutta la mia ammirazione. Emozionante il suo intervento accanto ad Orfeo nell’atto finale dell’opera.

Con Evangelina Mascardi

Attento in orchestra nella sezione degli ottoni il collega Fausto Galli (cattedra di Trombone). Presente al liuto L’ex collega Frédéric Zigante, ora al Conservatorio di Milano.

L’opera è stata diretta dal collega Sabino Manzo che insegna Esercitazioni Corali. Il suo impegno la ha visto prima preparare il coro, formato non solo da cantanti ma anche da strumentisti che frequentano la sua classe quindi dirigere con attenzione e competenza questa meravigliosa partitura immortale che regala sempre tante emozioni a chi l’ascolta e, come giustamente mi ha detto lui, a chi la interpreta e nel suo caso dirige. E’ stato veramente un piacere collaborare con lui. Lo scambio di opinioni con colleghi preparati e competenti è sempre un arricchimento, anche alla mia età!

Con Sabino Manzo

Veniamo ai ragazzi. Inizierò con un “Bravi!!” che li avvolge tutti in un grande abbraccio. Come diceva un noto spot pubblicitario di Carosello (roba dei mie tempi!): “Non faccio per vantarmi” ma sei fra gli interpreti sono miei allievi e ne sono molto fiero. Per correttezza non li nominerò come tali. Ribadisco comunque il concetto solito: il merito è loro, del loro studio e del loro impegno. Io sono un “ascoltatore”. Li consiglio, cerco di correggere il tiro e cerco in qualche modo di aiutarli. Lo studio del canto è una cosa molto complicata ed il lavoro che, chi studia canto fa su se stesso è la cosa più importante. Certo la verifica con un insegnante ha un grande valore…se l’insegnante, ovviamente, non spara “cazzate” a vanvera! Ai posteri….

Ringraziamenti finali

Anna Scolaro era “La Musica”. Aprire un’opera non è cosa da poco ed Anna ha dominato la situazione. Euridice è stata una delicatissima Mirella Pisano. Elisa Barbero una Messaggera dalla vocalità sontuosa ed importantissima. Speranza, personaggio che accompagna Orfeo negli inferi alla ricerca di Euridice ed al quale viene affidata la famosa frase “Lasciate ogni speranza voi che entrate”, era una perentoria e determinata Maddalena Boeris. Lorenzo Medicina ha dato vita ad un autoritario Caronte, con la sua bella voce profonda di autentico basso. Apollo era Yulin Wang, che ha affrontato questo ruolo con una fluidissima coloratura e buona dizione. Zhe Xu, JingYang Chao, XiangYu Wan trepidi Pastori a commento degli eventi.

Anna Scolaro
Mirella Pisano
Elisa Barbero
Maddalena Boeris
Lorenzo Medicina
Yulin Wang
Zhe Xu. JingYang Chao
Elisa Barbero Beniamino Borciani XiangYu WAN

A completare il cast gli “ospiti” Ilaria Molinari, una partecipe, commovente e bravissima Proserpina. Beniamino Borciani che completava il gruppo dei Pastori e l’ Intende Voci Chorus diretto da Mirko Guadagnini che si è fuso perfettamente con il Coro del Conservatorio.

Ilaria Molinari

Come ho scritto, esecuzione in forma di concerto. Pochi gesti degli interpreti a sottolineare l’azione e tutto risulta perfettamente chiaro al pubblico. Solita nota polemica che mi contraddistingue. Oggi purtroppo lo spettacolo d’opera è rovinato dalla presenza infestante di registi, spesso improvvisati per quanto riguarda l’opera che, nelle loro farneticazioni, stravolgono completamente il contesto in cui l’opera si trova. Il pubblico è stanco e finalmente comincia a manifestare il suo malcontento. Anche i cantanti iniziano a stufarsi e, quelli che possono permetterselo, abbandonano le produzioni o le cancellano prima di iniziare le prove quando si rendono conto in che situazione vanno ad impantanarsi, vedi ultimamente Roberto Alagna e Aleksandra Kurzac che hanno cancellato una Tosca di ispirazione “pasoliniana” a Barcellona dove la povera Tosca avrebbe dovuto cantare Vissi d’arte fra le cosce di un ragazzetto nudo! Basta con queste porcherie. Non se ne può letteralmente più!

Ora ci aspettano le due recite ad Alessandria che quest’anno avranno come sede la chiesa di Santa Maria di Castello. Avanti tutta ragazzi! Vi voglio bene!!!

Con Yulin Wang
Con Maddalena Boeris
Con Anna Scolaro
Con Lorenzo Medicina
Con Ilaria Molinari
Le mie Proserpine di Alessandria. Giulia Medicina ed Angelica Lapadula.
Con Frédéric Zigante
Mirko Guadagnini ed Evangelina Mascardi
Manifesto

Genova Teatro Carlo Felice G. Verdi “Rigoletto” 20 Maggio 2022

Premetto che non era mia intenzione recarmi nel teatro della mia città per ascoltare e vedere la solita produzione di routine di Rigoletto. Questa è un’opera che amo forse sopra ogni altra in quanto è stata una delle prime da me ascoltate da bambino. Come non innamorarsi di questo povero padre che, dopo una vita di umiliazioni, cerca una sorta di riscatto nel crescere la sua unica figlia e preservarla dalle bruttezze della vita? Non ci riuscirà e cadrà vittima della sua stessa fame di vendetta. Rimasi molto colpito da questa storia e, avendo sentito molti Rigoletti da quando avevo undici anni ed avendo, negli anni, cantato in molte produzioni nei ruoli di Sparafucile e Ceprano, ora “mi muovo” solo se posso ascoltare un cast veramente eccezionale…altrimenti evito.

Manifesto

Questa era appunto una delle situazioni, per me, da non prendere in considerazione ma al termine della Lucia viennese ascoltata da me il mese scorso l’eccezionale baritono George Petean mi disse che avrebbe cantato a Genova in una recita di questo Rigoletto. Purtroppo la brutta e ormai consolidata abitudine del Carlo Felice è quella di sparare nomi a caso all’inizio della stagione per attirare quel poco pubblico rimasto per poi cambiare rotta in corso d’opera. Peccato, perché abbiamo un teatro veramente bello che meriterebbe una gestione migliore invece finita una ne inizia un’altra peggio della precedente. In ogni caso, avendo avuto questa notizia dal diretto interessato, ho comprato il biglietto con un po’ di timore.

Arrivato a teatro sono rimasto molto sorpreso: la sala era piena di ragazzi di tutte le età. Da una parte è una cosa buona perchè il teatro d’opera deve pensare al pubblico di domani ma dall’altra…se il teatro deve “svendere” i biglietti alle scuole per riempire la sala vuole dire che a Genova siamo veramente messi male.

Sipario

Veniamo allo spettacolo. Allestimento super tradizionale ideato e diretto a suo tempo da Rolando Panerai (con cui feci una Boheme a Torre del Lago che lo vedeva regista per la prima volta) e qui ripreso da Vivien Hewitt, frequentatrice abituale del Carlo Felice. La critica, nei confronti dello spettacolo, è stata impietosa. Io, al solito, andrò controcorrente: viva questi allestimenti. Abbiamo un pubblico giovane? Facciamogli conoscere l’opera nella sua vera concezione! Non abituiamoli ad ambientazioni poco credibili o stravolgenti la storia. I registi dell’ultima e penultima ora raccontano solo delle gran panzane: “Attualizziamo l’opera per coinvolgere i giovani…”! Balle! Sono solo e spesso dei personaggi irrisolti sul piano personale che rovesciano sui palcoscenici quintali di spazzatura a mo’ di autoterapia psicologica. La maggior parte del pubblico amante dell’opera non va più a teatro proprio per evitare di assistere a quello che io definisco “lo stupro dell’opera”! Mi spiace per chi la pensa diversamente. Per me (e non solo!) è così! Quindi: “Viva la tradizione ora e sempre!”.

Primo atto scena seconda
Secondo atto
Terzo atto

Venendo alla parte musicale, non avevo dubbi sul fatto che si trattasse di routine. La serata è stata però illuminata dalla presenza di George Petean che ci ha donato una lettura del personaggio di Rigoletto a tutto tondo, esaltata da una grande vocalità “vecchio stampo” che ultimamente si ascolta poco e con, finalmente, le puntature di tradizione rispettate senza però tralasciare una visione assolutamente personale del ruolo. Grazie per essere venuto a risollevare, almeno per una sera, le sorti di questo povero teatro. Il pubblico di Genova era un grande pubblico quando io avevo 20 anni. Ora, grazie a questi tipi di gestioni, è un pubblico addormentato. Speriamo nel futuro ma…ho i miei dubbi in merito.

George Petean

Per quanto riguarda il resto del cast il Duca di Mantova era il giovane Giovanni Sala (che ho scoperto essere il figlio di un vecchio amico!). Il tenore ha un discreto materiale ma non è assolutamente pronto per affrontare un ruolo come quello del Duca. Già dall’inizio usa “mezzucci” che usano i tenori a fine carriera come per esempio accennare, nella prima scena, parecchie note nel concertato che lo vede impegnato con gli altri personaggi. Arriva “al pelo” al termine del duetto con Gilda evitando l’acuto finale ed anche nel quartetto è al limite. C’è tempo per affrontare ruoli come questo. Ho letto in una recente intervista che lo studio di questo ruolo gli è stato consigliato da Muti…possibile che, con l’età, si sia rimbambito anche lui?

Giovanni Sala

Gilda era Enkeleda Kamani. Il giovane soprano albanese tratteggia il personaggio secondo soliti clichè e, vocalmente, esegue dei discreti pianissimi che spesso, però, sono al limite dello “spoggio”. Certo, ti devi abituare ad un timbro che non è per nulla affascinante con estremi acuti aspri e troppo “spinti”.

Enkeleda Kamani

Sparafucile era Riccardo Zanellato che si conferma come uno dei migliori bassi della sua generazione anche in un ruolo ingrato come questo. Maddalena era Caterina Piva che, più che cantante, definirei “parlante”.

I ruoli minori erano alquanto imbarazzanti. Cito solo il sempre bravo e attento Didier Pieri come Borsa e Marco Camastra come Marullo. Taccio sui rimanenti che a tratti erano veramente al limite dell’accettabile, vedi Monterone, ruolo troppo importante per essere affidato ad una voce ormai compromessa. Nulla da dire sulla direzione di Jordi Bernàcer o meglio: anche qui routine. Non ha però fatto grossi danni…è già qualcosa! Pessima prestazione del coro che in questa circostanza sembrava essere più vicino ad un gruppo di ubriachi all’osteria che alla compagine di un teatro che si definisce di serie A!

Jordi Bernàcer
Applausi finali

Molti applausi per tutti e grande successo personale di Petean che, all’uscita, è stato molto gentile nel firmarmi le fotografie scattate a Vienna!

Con George Petean

Prossima tappa 18 Giugno Firenze, dove mi aspetta l’ottava Zerbinetta della mia “carriera” di ascoltatore: Jessica Pratt. Che vi devo dire? Sono fissato!

Wiener Staatsoper 24 aprile 2022 Donizetti. “Lucia di Lammermoor”

Programma di sala

Devo dire che Vienna mi mancava. Non posso ma soprattutto non so spiegare perché quando mi trovo in questa città mi sembra di essere a casa. Come dice un mio allievo che ci vive da anni: un conto è viverla da turisti, un conto è “viverci”! Gli credo ma, in ogni caso, non ho mai provato questa sensazione in altre città europee da me visitate più volte. Come spettatore sento più mio questo teatro che quello della mia città che, pur piacendomi, sento poco ospitale.

Locandina della recita del 20

Durante il periodo duro della pandemia pensavo che non ci sarei più tornato ed invece eccomi qui per ascoltare e vedere una recita di Lucia di Lammermoor con un cast che ha soddisfatto pienamente le mie aspettative.

Applausi finali

Parto con una considerazione fatta al termine della recita. Il pensiero è andato ai nostri melo -soloni che, invece di pontificare andando a teatro gratis facendosi passare per “critici musicali”, dovrebbero spostare le chiappe di qualche millimetro e soprattuto in autonomia! Io ho un concetto molto diverso da quello che la rete spaccia troppo spesso come critica. In realtà quelle non sono altro che cronache come quelle che faccio io con la differenza che io le propongo come tali specificando che trattasi solo di mie impressioni mentre le melosfrante che passano per critici le propongono come verità assolute. Nessuno se l’abbia a male ma non mi stancherò mai di dirlo.

Foto di rito davanti alla locandina

Parto dallo spettacolo. Questa è una produzione di Laurent Pelly nata recentemente qui a Vienna con una cantante che, come ho scritto un paio di cronache fa, non andrei a sentire nemmeno se mi pagassero! Lo spettacolo non è brutto e non disturba (vedasi la nuova Lucia del Met…..robe da denuncia!!!). Ho trovato altri lavori di Pelly più interessanti ma…accontentiamoci, felici di non vedere schifezze in scena. Lo spazio è occupato quasi interamente da colline innevate con nevicate annesse, bianco che verrà contrastato poi nella scena della Pazzia con un muro rosso ed un lungo tappeto rosso anch’esso che suggerisce ovviamente una striscia di sangue!

Lisette Oropesa al termine della prima parte della Pazzia accolta da un’interminabile ovazione.

Lucia era Lisette Oropesa. Come ho già scritto ogni volta è per me una sorpresa. La Oropesa è una cantante che non si ripete mai. In ogni ruolo che affronta trova spunti diversi sia dal punto di vista vocale sia da quello interpretativo. La sua è una Lucia adolescenziale, piena di energia, vedasi l’aria iniziale, lo scontro con Enrico ed il tentativo di convincere Edgardo della sua estraneità alla decisione presa dal fratello nel farle sposare un altro. Il suo solido bagaglio tecnico le permette di regalarci momenti di grande livello vocale come pure commuove nella sua interpretazione.La Scena della Pazzia è stata eseguita, in un silenzio siderale, con l’ausilio della Glasharmonika che rende una migliore giustizia al brano al posto del flauto spesso troppo lezioso. Per me tra le Lucie dei nostri giorni potrebbe essere quella di riferimento. Non ricordo un trionfo simile dai tempi di Edita Gruberova. Sono impaziente di ascoltarla a Napoli il prossimo settembre come Elvira nei Puritani. Brava Lisette!!!

Lisette Oropesa riceve i meritati applausi al termine
Applausi

Edgardo era Benjamin Bernheim. Non ho mai avuto una grande passione per i tenori ed è cosa nota ma qui mi sono trovato davanti ad una delle più belle voci di tenore da me ascoltate negli ultimi vent’anni! Timbro di rara bellezza. Acuti facili da vero tenore lirico. Ottime qualità interpretative. Ottima presenza scenica. Altro trionfo.

Benjamin Bernheim ai ringraziamenti finali

Il baritono George Petean era Enrico. Questo cantante mi aveva già impressionato a Zurigo come Riccardo nei Puritani anni fa. L’ho trovato maturato e sempre con un registro acuto formidabilmente facile tanto da aggiungere puntature spericolate in momenti insoliti della partitura. Invito i miei concittadini ad andare ad ascoltarlo nell’unica recita che farà di Rigoletto al Carlo Felice il 20 maggio. Provare per credere!

George Petean

Raimondo era Roberto Tagliavini che, sempre a mio avviso, è oggi il miglior basso italiano. Voce stupenda, perfetta gestione del passaggio di registro (e so di cosa parlo!), grandi qualità interpretative e totale senso del legato. Ha cantato stupendamente anche l’aria “Cedi, cedi o più sciagure” che ancora in qualche edizione viene omessa ridando così dignità a questo personaggio che spesso passa inosservato. Bravo!!!

Roberto Tagliavini, applaudito Raimondo

Funzionali ed adeguati al livello dei protagonisti: Josh Lovell (Arturo), Patricia Nolz (Alisa) e Hiroshi Amako (Normanno), gli ultimi due membri dell’Opernstudios.

Applausi finali

Alla direzione Evelino Pidò. Visto dirigere anni fa a Bruxelles il Robert le Diable di Meyerbeer si conferma anche come un direttore conoscitore del repertorio belcantistico. Molti tagli aperti, qualche scelta esecutiva che non mi ha trovato d’accordo ma pur sempre un’ottima interpretazione del capolavoro donizettiano. Segue con attenzione i cantanti che lavorano tranquilli sotto la sua direzione. Coro e orchestra collaborativi ed all’altezza della situazione.

Evelino Pidò
Il Coro della Staatsoper di Vienna

Applausi interminabili al termine della rappresentazione, cosa che ultimamente è capitata raramente ed era viva solo nei miei ricordi.

Applausi finali

Al termine, salutati tutti gli interpreti, mi sono intrattenuto con Lisette con la quale abbiamo scambiato opinioni sullo spettacolo e che, come sempre, è straordinariamente gentile con tutti! Grande serata che mi ha riportato a tempi quasi dimenticati! Viaggio che valeva la pena di intraprendere! Next!!!

Con Lisette Oropesa
George Petean firma il mio programma
Due parole con Roberto Tagliavini
Dalla mia postazione!
Benjamin Bernheim ha firmato una foto fatta a Zurigo due anni fa.

Milano Teatro alla Scala 20 Aprile 2022 R. Strauss Ariadne auf Naxos

Programma di sala

Ed eccomi alla seconda Ariadne straussiana di questa stagione. Unico motivo di reale interesse per questa Ariadne, appunto la seconda nel giro di un mese, era la presenza del soprano statunitense Erin Morley nel ruolo di Zerbinetta. Il soprano era al debutto nel teatro milanese, debutto in realtà anticipato di poco in quanto, durante le prove dell’opera, si è trovata a dover sostituire un’altra collega nell’esecuzione della Seconda Sinfonia di Mahler diretta da Chailly.

Organico Ariadne

Avevo già visto questa produzione dell’opera di Strauss a Vienna nel 2013 e, parte degli interpreti di questa sera, ne facevano parte.

Foto d’obbligo fuori dal teatro

Inizio subito da una nota negativa. Sicuramente per la Scala è stata un’occasione persa. Tutta l’esecuzione è stata condizionata da una direzione scialba e poco attenta a tutte le possibilità timbriche che questa straordinaria partitura può offrire. Questo direttore, tal Michael Boder, che non conoscevo affatto e con un curriculum non particolarmente significativo sembrava essere li per caso. Si è verificata una situazione totalmente opposta all’esecuzione bolognese. Là c’era un’orchestra che non è sicuramente al livello di quella della Scala ma un direttore che ne ha saputo trarre il meglio possibile; qui c’era un’orchestra che è forse una delle migliori in Italia che, sotto quella direzione, sembrava una compagine da sotto provincia. Peccato veramente. Bastava Welser-Möst che diresse la precedente edizione e da me apprezzato anche a Vienna a fare molto meglio. I buu all’indirizzo di Boder, al termine della rappresentazione, non si sono fatti attendere.

Michael Boder

Lo spettacolo, che nacque a Salisburgo dove fu eseguita la versione del 1912, quella senza il prologo, e che fu riadattato a Vienna con la versione 1916 non disturba (ed è già molto di questi tempi!) anzi è molto gradevole. Eleganti scene e costumi di Rolf e Marianne Glittenberg e regia adeguata di Sven-Eric Bechtolf qui ripresa da Karin Voykovitsch. Simpatico il costume di Zerbinetta nell’Opera con una gonna che assomigliava nemmeno tanto vagamente ad un pomodoro!

Applausi finali

Veniamo alla compagnia di canto. Partendo dal prologo grande disappunto per il Komponist di Sophie Koch. Questa è una cantante che mi ha sempre lasciato perplesso. Ascoltata a Nizza anni fa come inadeguata Adalgisa in una Norma con Edita Gruberova nella quale cantò in quanto organizzatrice di quest’evento di beneficienza ma senza avere le caratteristiche necessarie per affrontare il repertorio belcantistico. Risentita a Parigi nei Dialogue di Poulenc e sicuramente più a suo agio. La Koch ha affrontato il ruolo del Komponist molte volte nella sua carriera e, dalle cronache, mi aspettavo molto. A dispetto di grandi qualità interpretative, in questa sera ha palesato grandi problemi di intonazione ed un’emissione nel registro medio acuto assai curiosa con una pronuncia della vocale “O” molto simile alla voce di Topo Gigio. Applaudita comunque sicuramente più per l’interpretazione che per la strana vocalità.

Sophie Koch

Ariadne era il soprano bulgaro Krassimira Stoyanova, da me ascoltata in questo ruolo anche a Vienna nel 2013 ed alla Scala nel 2019 e, sempre Scala ed a Zurigo quale Marschallin nel Rosenkavalier. Il soprano si conferma come una vera fuoriclasse. Se chi l’ascolta pensa di trovare il “soprano wagneriano urlante” probabilmente resterà deluso. A me piace soprattutto sentire cantar bene e la Stoyanova è un vero esempio di ciò. Grande tecnica, voce che permette una vasta gamma di colori e grandi capacità interpretative unite ad una recitazione intensa. Ricordo che a Vienna nel 2013 ero con mia figlia, personaggio molto difficile, selettivo e soprattutto molto competente! Come la Stoyanova aprì bocca sgranò gli occhi e mi disse sorpresa: “Da dove esce???”. Il soprano infatti non era molto conosciuta in Italia ed è stato grazie a Pereira se c’è stato questo sdoganamento ed è venuta a cantare alla Scala.

Krassimira Stoyanova

Stephen Gould era Bacchus. Da me già ascoltato a Vienna, il tenore, di tipico stampo wagneriano, si difende ancora bene in un ruolo breve ma impervio come pochi. Strauss, come ho già detto più volte odiava i tenori e li ha maltrattati, vocalmente parlando, più che ha potuto! Gould ha ancora una notevole tenuta vocale anche se ricordo che nel 2013 proponeva qualche finezza in più su certe frasi ma…il tempo passa per tutti.

Stephen Gould

Arriviamo a Erin Morley. Il soprano statunitense ha tutte le carte in regola per affrontare senza paura alcuna un ruolo monstre come quello di Zerbinetta. Emissione facile in tutti i registri, ottime agilità e soprattutto gestione del registro sopracuto impressionante. Dopo la Gruberova, è stata l’unica volta in cui ho ascoltato in teatro la frase che, nel finale della difficilissima aria, prevede un trillo sulle note Re e Mi sopracuto, eseguita senza interruzioni e con un’unico fiato. Si uniscano a questo grandi qualità interpretative e di comunicazione con il pubblico…non è poco. Qui devo spendere due righe su una caratteristica per me molto importante: La Morley, come la Stoyanova (che è violinista) è una musicista completa. Oltre ad essere una cantante straordinaria è anche una pianista altrettanto straordinaria. Non me ne vogliano i colleghi cantanti ma questo per me fa la differenza. Anche Sabine Devieilhe, precedente Zerbinetta alla Scala nel 2019 è una violoncellista. Grazie ad un orecchio attento ed allenato capisco immediatamente anche senza saperlo se un cantante è solo un cantante o è anche uno strumentista. Del resto io sono arrivato al canto a 28 anni quando già avevo un diploma in pianoforte ed uno in fagotto con esperienza in orchestra. Nella mia carriera non sono certo stato apprezzato per la bellezza della mia voce ma essere un musicista mi ha aiutato tantissimo. L’essere musicista ha permesso alla Morley di affrontare il ruolo impervio di Eurydice del giovane compositore Matthew Aucoin che ha debuttato recentemente al Metropolitan di New York. Felicissimo di averla ascoltata e conosciuta al termine della rappresentazione. Un esempio di gentilezza e simpatia! Sorpresa del fatto che io le abbia fatto firmare il mio spartito dell’Ariadne già firmato a suo tempo da Edita Gruberova, Karl Böhm e recentemente da Sabine Devieilhe. Ora era giustamente il suo turno! Brava! Spero di poterla ascoltare ancora in tempi non troppo lontani!

Erin Morley

Circa la moltitudine di personaggi che in quest’opera cantano cito prima di tutto le tre ninfe: Caterina Sala (Nayade), Olga Bezsmertna (Echo) e Rachel Frenkel (Driade). Voci molto ben fuse insieme nei loro terzetti. Molto bene la Sala nelle sue acrobazie vocali nella scena che apre l’Opera.

Caterina Sala Olga Bezstmertna Rachel Frenkel

Bene anche le quattro maschere. Leonardo Navarro (Brighella), Jongmin Park (Truffaldin), Jingxu Xiahou (Scaramuccio e recentemente ascoltato come Tebaldo nei Capuleti sempre alla Scala)) e Rafael Fingerlos (Harlequin).

Jingxu Xiahou Rafael Fingerlos Jongmin Park Leonardo Navarro

Tra tutti gli altri mi sento di citare il bravissimo Tanzmeister di Norbert Ernst da me ascoltato anche a Vienna in questo ruolo ed il corretto Markus Werba (Musiklehrer).

Norbert Ernst

Notevole, nel ruolo parlato del Haushofmeister l’attore Gregor Bloèb.

Gregor Bloèb

Bella serata in ogni caso con quest’opera che amo particolarmente. Alla fine saluti agli interpreti. Ci sarà un’Ariadne anche a Firenze a Giugno…non c’è due senza tre? Chissà. Per ora mi aspetta domenica Lucia di Lammermoor a Vienna con Lisette Oropesa, Benjamin Bernheim, Georg Petean ed il bravissimo ed amico Roberto Tagliavini. Next!

Con Erin Morley
Con Erin Morley
Con Krassimira Stoyanova
Con Stephen Gould
Erin Morley applausi

Bologna 27 Marzo 2022 Strauss Ariadne auf Naxos storia di uno spettacolo che…non doveva essere quello!

Programma di Sala

Proprio così. Tutto parte dal periodo “duro” della pandemia. Era programmato al Comunale di Bologna il debutto italiano della mia amica Yolanda Auyanet nella Lucrezia Borgia donizettiana e, ovviamente, tutta la stagione fu cancellata. Il teatro propose (anzi impose!) il solito voucher da utilizzare in tempi migliori anziché il rimborso. Ce la facciamo andar bene (questi “viaggi operistici” mi vedono sempre in compagnia dell’amico Guido Palmieri che, contrariamente alle mie scelte spesso obbligate, ha ripreso a viaggiare vorticosamente e mi tiene aggiornato con le sue “registrazioni proibite”). Nella programmazione della presente stagione il titolo è ripreso ma a furia di tira e molla, cambi di date e chi più ne ha più ne metta Yolanda, nell’incertezza, si impegna con un altro teatro estero (il lavoro è lavoro) quindi il ruolo sarà sostenuto da un altro soprano che non andrei ad ascoltare nemmeno se mi offrissero il soggiorno a Bologna in un hotel a cinque stelle e viaggio in taxi da casa mia…non so se ho reso l’idea. Il voucher doveva essere utilizzato assolutamente entro questa stagione e, data la scarsità di produzioni che destassero il nostro interesse, abbiamo optato per un titolo da me molto amato: Ariadne auf Naxos di Richard Strauss opera che, tra l’altro, ascolterò il prossimo mese anche alla Scala con un allestimento non molesto già visto da me a Vienna anni fa e con il debutto scaligero del soprano statunitense Erin Morley nel ruolo di Zerbinetta, da me molto atteso. Il cast bolognese non presentava sulla carta nessun nome particolarmente interessante ma…il voucher andava utilizzato. Si avvicinava la data e la voglia di andare a Bologna era sempre meno ma tant’è…La recita scelta era l’ultima, una pomeridiana (ma perché iniziare le pomeridiane alle 16??? Il mio amico e collega bolognese “doc” Luca Gallo mi ha detto che loro, la domenica, devono smaltire le lasagne del pranzo…!!!). Per aver la garanzia di poter tornare a casa, dato che treni la sera ce ne sono sempre meno, abbiamo lasciato l’auto a Piacenza e proseguito in treno: prendete i mezzi pubblici…si, certo! Date tutte queste premesse non ero particolarmente ben disposto ma anche questa situazione mi ha confermato che non bisogna mai essere prevenuti! Parto dal perché della scelta del titolo. Il mio avvicinamento a Strauss si è concretizzato quando ero già grande (come per Wagner) e quest’opera, oltre a conoscere meglio questo fantastico compositore, ha visto anche il mio primo incontro con Edita Gruberova che è stato ed è tuttora il più grande amore operistico della mia vita. Serata indimenticabile nel 1977 al Maggio Fiorentino. Ricordo ancora lo sconcerto provato dopo l’aria di Zerbinetta. Non riuscivo a capacitarmi di come un essere umano potesse affrontare delle acrobazie vocali simili con quella nonchalance disarmante. Il giorno dopo comprai lo spartito per vedere se era tutto vero! Da ciò si può immaginare quanto per me sia difficile oggi valutare serenamente chiunque si avvicini a questo ruolo. In ogni caso io non mi sento “vedovo”. La vita va avanti, i cantanti passano, lasciano un segno (quando va bene) ma l’opera rimane quindi trovo inutile ostinarsi a non voler accettare questa realtà.

Teatro Comunale di Bologna

Il pomeriggio operistico parte subito con due annunci: Najade e Musiklehrer sostituiti e Dorothea Roschmann (Ariadne) che fa sapere al pubblico di essere indisposta ma per senso del dovere affronterà la recita. Bell’inizio!

Teatro Comunale Interno

Dopo un’improbabile e banale presentazione dell’opera nel foyer del teatro (non me ne voglia l’oratore ma sembrava la spiegazione di un cattivo e didascalico insegnante di storia di liceo) andiamo ai nostri posti…orrendi, non per posizione ma perché non si possono mettere tre sedie in prima fila di un palco quando ce ne stanno a mala pena due!). Parte la musica e questa volta inizio proprio da qui. L’ancor giovane direttore Juraj Valčuha, direttore musicale principale del San Carlo di Napoli, crea immediatamente, per me, la giusta atmosfera che pervade tutta questa straordinaria composizione. Si sa che i rapporti fra Strauss e Hofmannsthal non erano proprio idilliaci e Ariadne, nata come “Musiche di scena” per una versione dello scrittore austriaco del Burgeois Gentilhomme di Moliere, non ebbe successo, più per la parte letteraria che per quella musicale, tanto che i due in seguito faranno grandi modifiche e si inventeranno un prologo cambiando l’impostazione del lavoro. Ariadne è una follia e Valčuha lo ha capito bene! Anche l’organico orchestrale è particolare. E’ decisamente ridotto e comprende anche il pianoforte, l’armonium e la celesta. Nonostante ciò le sonorità straussiane sono tutte presenti. In pratica è come se gli strumentisti fossero tutti solisti e questa, per chi suona, è una soddisfazione enorme. Il direttore sembra aver lavorato profondamente sulla partitura creando, con un’orchestra del Comunale particolarmente collaborativa, le magiche sonorità che la musica di Strauss chiede. Siamo partiti veramente bene!

Juraj Valčuha

Ariadne è un’opera che, oltre ai protagonisti, vede uno stuolo di personaggi che proprio comprimari non si possono definire. Ogni piccola parte ha una sua ben delineata caratterizzazione. Il prologo vede in primo piano la figura del Komponist qui interpretato dal giovane mezzosoprano Victoria Karkacheva, vincitrice di Operalia 2021, l’importante concorso organizzato da Placido Domingo. Questa cantante ha tutte le caratteristiche vocali per cantare questo difficile ruolo. Forse l’interpretazione è ancora da approfondire ma avrà tempo. Già in questa prima parte facciamo la conoscenza con Zerbinetta, Prima Donna (Ariadne nell’opera) e Il Tenore (Bacchus nell’opera) ma di loro parlerò più avanti. Johannes Kränzle è il Maestro di Musica (Musiklehrer) e sostituisce sicuramente in meglio un altro cantante. Molto presente vocalmente e inserito molto bene nella produzione. Riccardo Fioratti è il Parrucchiere (Ein Peruckenmacher), Un Lacchè (Ein Lakai) è Maurizio Leoni, Un Ufficiale (Ein Offizier) è Paolo Antognetti, il Maggiordomo (Der Haushofmeister) è Franz Tscherne, ruolo parlato e sostenuto molto bene da questo attore austriaco che ascoltai anche a Genova nel 2009, ed Il Maestro di Ballo (Ein Tanzmeister) è Cristiano Olivieri. Quest’ultimo caratterizza molto bene il suo personaggio ma vocalmente presenta una zona acuta rigida ed il suo Sib (molto importante) sulla parola “Zerbinetta” risulta fisso ed emesso con preoccupazione e con fatica. Il prologo si conclude ed io sono molto contento per quanto ascoltato. Il mio umore, in questo periodo non dei migliori, è decisamente migliorato.

Victoria Karcheva
Personaggi del Prologo

Intervallo ed, a seguire, l’Opera. Qui entriamo in un discorso legato a piccoli personaggi ma poi nemmeno tanto piccoli date le difficoltà vocali. La scena si apre con le tre Ninfe: Najade, Tetiana Zhuravel (altra sostituzione); Driade, Adriana di Paola ed Echo, Chiara Notarnicola. Le tre cantano sempre insieme e, a dispetto della sostituzione, la fusione fra le tre voci era perfetta. La parte più impervia è quella di Najade sempre alle prese con sopracuti stratosferici e, in questo caso, eseguiti dalla Zhuravel con estrema morbidezza. Mi si apre il cuore!

Adriana di Paola Chiara Notarnicola
Tetiana Zhuravel

Ariadne è Dorothea Röschmann. Questa cantante possiede uno strumento di primissima qualità. Grande volume ma notevole capacità di creare una ampia tavolozza di colori. Molto spiritosa all’inizio, quasi prendendosi in giro, nell’utilizzare (per volontà registica penso) una gestualità sopra le righe tipica delle grandi tragiche del passato. A parte qualche piccola forzatura negli estremi acuti, dovuta forse all’indisposizione annunciata, ha reso perfettamente il suo personaggio sia dal punto di vista vocale sia da quello interpretativo. Mi è piaciuta molto. Arrivano le quattro maschere (a volte son dolori!) e Zerbinetta. Brighella era Carlos Natale con cui ho avuto il piacere di cantare e registrare un’opera di Gnecco anni fa con la direzione di Gianluca Capuano (ogni tanto ho cantato anch’io!). Questo ruolo presenta una scrittura proibitiva e Carlos la risolve con una facilità di emissione stupefacente. Spero che la sua carriera si sviluppi al meglio e riesca ad emergere in questo scarso panorama tenorile. Bravo!!! Scaramuccio era il corretto Mathias Frey, Truffaldino era il bravo basso Vladimir Sazdowski ed Arlecchino era Tommaso Barea, baritono veneto dalla vocalità importantissima e responsabile della bellissima serenata che il personaggio dedica ironicamente ad Ariadne. Un quartetto veramente bene assortito.

Dorothea Röschmann
Tommaso Barea Mathias Frey Carlos Natale Vladimir Sazdowski
Simpatici saluti finali

Arriviamo a Zerbinetta. Olga Pudova è un soprano che avevo ascoltato in qualche registrazione video (in altri ruoli) e, francamente, non mi aveva convinto del tutto. Come dico sempre le voci vanno ascoltate in teatro e questa ne è l’ennesima prova. La voce non é particolare ma è bella e canta straordinariamente bene uscendo vittoriosa dalle difficoltà mostruose che questo ruolo presenta. Affronta con estrema facilità la sua grande aria “Grössmachtige Prinzessin” eseguendo agilità, staccati e sopracuti senza denunciare la minima fatica. Francamente sono convinto che dopo la Zerbinetta di Edita Gruberova non ci sia veramente più nulla da poter aggiungere a questo ruolo ma la Pudova ha saputo imprimergli il giusto carattere facendone una cosa sua e ottenendo una vera e propria lunga ovazione al termine dell’aria. Assolutamente convincente.

Olga Pudova
Olga Pudova

Bacchus era il tenore Daniel Kirch, unico punto debole della produzione. Partiamo dal presupposto che Strauss ha sempre dichiarato di non amare le voci maschili, privilegiando quelle femminili, e le ha sempre maltrattate. Bacchus ne è un esempio e nella sua brevità mette alla prova le gole più resistenti. Questo è un ruolo che viene affrontato solitamente da cantanti di estrazione wagneriana come in questo caso. Il tenore tedesco spinge molto cantando tutto forte e nell’unico tentativo che fa per ammorbidire il suono si ritrova ad eseguire un La naturale sulla parola “Zauberin” calante di almeno un quarto di tono. E’ comunque un ruolo veramente ingrato. Ricordo il tenore Wolfgang Schmidt fischiatissimo a Vienna al termine della rappresentazione. Qui non siamo a questi livelli ma, in questa parte, ho sentito di meglio.

Daniel Kirsh

Avendo avuto notizie controverse a proposito del regista scozzese Paul Curran e di un suo Trovatore contestatissimo proprio a Bologna dove si prese anche un ceffone da una spettatrice mi aspettavo il solito spettacolo trasgressivo ed invece mi sono trovato davanti ad uno spettacolo abbastanza tradizionale, senza eccessi quindi assolutamente godibile. Oggi si direbbe poco originale ma io preferisco questo alla spazzatura che ormai i teatri ci propinano e, ahimè, viene spacciata per arte. Molto belli i costumi di Gary McCann e le luci di Howard Hudson.

Applausi finali
I due protagonisti

Grande successo di pubblico ed, alla fine, molti applausi per tutti gli interpreti. Insomma, uno spettacolo che sono molto contento di aver visto. Ora pensiamo alla prossima Ariadne. Questa è la quinta Zerbinetta che ascolto in teatro dopo la Gruberova (Elena Mosuc, Erika Miklosa, Daniela Fally, Sabine Devieilhe e, con oggi Olga Pudova). Nessuna me la farà mai dimenticare ma la Pudova sta occupando un posto molto alto nella mia graduatoria di gradimento!

Applausi finali

Léo Delibes Lakmè Madrid Teatro Real Martedì 1 Marzo 2022

Programma di sala…gratuito a Madrid!

Organizzo un viaggio operistico dopo due anni e…scoppia la guerra! Denuncio apertamente che non mi sono mai occupato di politica ma tornare ai punti di dover uccidere per smania di potere sembra irreale. Come tutti prego perché tutto ciò finisca presto e senza conseguenze irreparabili. Io , ormai, sono vecchio ma penso ai giovani, ai miei nipoti, a quella che sta per nascere e tremo. Scrivo un’ovvietà ma evidentemente la storia non ha insegnato nulla. Che orrore!

Picasso Guernica al Museo Rejna Sofia…e non aggiungo altro…

Detto ciò passo al motivo del mio viaggio: Lakmè, un’opera di cui mi sono innamorato anni fa quando la ascoltai per la prima volta a Marsiglia con Sabine Devieilhe, soprano di coloratura francese che desideravo sentire dal vivo. Inutile dire che mi sono innamorato di lei, della sua purezza vocale, della leggerezza e delle sue qualità musicali ed interpretative. Anche in questa occasione si conferma come uno dei migliori soprani del suo genere dei nostri tempi. Certo, la voce non è grande ma che importa se la proiezione è perfetta? Come ho scritto altre volte, cosa ci si aspetta da un “coloratura”? La potenza della Dimitrova? Sarebbe assurdo. La Devieilhe è molto attiva nel repertorio barocco. Recente una superba Morgana nell’Alcina händeliana a Parigi e prossimamente Cleopatra in Giulio Cesare sempre a Parigi. Personalmente dovrei ascoltarla come Ilia nell’ Idomeneo di Mozart al prossimo Festival di Aix en Provence. La sua grande intelligenza sta proprio in questo: non voler chiedere alla sua voce più di quanto al momento le possa dare. Il timbro è sempre stupendo e, ribadisco un concetto già espresso: se gli angeli esistessero avrebbero la sua voce. Nello specifico la sua Lakmè ricorda un po’ quella di Mady Mesplè ma con un timbro più bello e morbido. Peraltro, da francese quale è, lo stile esecutivo è perfetto. Ogni volta si rinnova il piacere di ascoltarla.

Sabine Devielhe applausi finali

Nel ruolo di Gerald c’era il giovane tenore Xabier Anduaga. Avevo il desiderio di ascoltare questo cantante in teatro dopo lo streaming del concerto con la Oropesa dal Parco della Musica a Roma, concerto nel quale mi aveva impressionato molto (vedi articolo relativo). Confermo le impressioni avute in quell’occasione. Il timbro è stupendo. Acuti e sopracuti facilissimi. Ottima interpretazione. A dispetto di un malore dovuto ad un abbassamento di pressione alla fine della prima parte, ha portato a termine la recita come se nulla gli fosse capitato. Sono felice di poterlo sentire a settembre in Puritani a Napoli.

Xabier Anduaga applausi finali

Nel ruolo di Nilakantha c’era il baritono francese Stephan Degout da me ascoltato qualche anno fa a Parigi come Hamlet. A suo agio anche in un ruolo che prevederebbe la presenza di un basso, ben delinea il carattere duro del padre di Lakmè che, solo davanti alla figlia morente, avrà un moto di pietà. Ottima interpretazione al di là di un incidente legato alla memoria. All’inizio della terribile cadenza che precede l’Aria delle Clochettes si è andato a sedere dimenticando di avere un intervento subito dopo. Equilibrismo del direttore e problema risolto. Può capitare!

Stephan Degout applausi finali

Negli altri ruoli, a parte una strepitosa Enkeleida Skhosa nel ruolo della Governante Miss Bentsen e di una corretta Héloïse Mass nel ruolo di Mallika c’erano un pallido David Menèndez nel ruolo di Frederic, una petulante Inés Ballestreros nel ruolo di Miss Ellen e, veramente poco significativi la Miss Rose di Cristina Toledo e l’Hadij di Gerardo Lopez.

Enkeleida Skhosa applausi finali

Ottima la prova del coro, molto impegnato in quest’opera, diretto da Andrés Maspero e dell’orchestra del Real diretta con cura e attenzione da Leo Hussain.

Direttore ed interpreti

Nessun insulto all’indirizzo di un allestimento improbabile in quanto, grazie a Dio, era un’esecuzione in forma di concerto! Tutto concentrato sulla musica! Fotografie scattate da Guido Palmieri che si trovava in una posizione più favorevole della mia!

Applausi finali…dalla mia postazione!
Altezza vertiginosa!

Alla fine applausi per tutti e trionfo per Anduaga e Sabine. Breve attesa all’uscita degli artisti. Consueta cordialità da parte di Sabine che è a Madrid con la famiglia. CD, programma e foto da firmare ma lei è sempre sorridente e disponibile. Molto gentile anche Anduaga che era un po’ provato dal malore ma contento di aver portato a termine la recita. Molta cordialità da Enkekeida con la quale un numero infinito di anni fa cantai la Petite Messe di Rossini. Madrid è una città stupenda e, a questo giro, sono anche riuscito a vedere Guernica di Picasso al museo Rejna Sofia. Che meraviglia e che tristezza pensando a quello c’è sta succedendo in Ukraina. Preghiamo tutti per una soluzione veloce di questa orribile vicenda.

Con Sabine Devieilhe
Sabine firma…..scatti di Eugenio Osso
Con Xabier Anduaga…mascherato!

Genova Teatro Carlo Felice Donizetti Anna Bolena 18 Febbraio 2022

Ringraziamenti finali

Si ricomincia ad andare a teatro ed anche Il Carlo Felice di Genova, pur con la ormai consueta programmazione a spizzichi e bocconi, riesce a proporre un titolo interessante e con un cast adeguato. Interessante per chi, mi direte, dato che la sala era popolata in parte da scolaresche (ed era la prima, cosa mai vista) alle quali è stato praticamente regalato il biglietto? La mia impressione è che la mia città sia morta anche sotto questo aspetto. Genova, una città sempre molto vivace dal punto di vista musicale e che, per esempio, ha visto Richard Strauss dirigere le sue “Arabella” nel 1936 e “Feuersnot” nel 1938 oggi sembra aver perso quell’interesse e quella vivacità. La pandemia ha ovviamente fatto la sua parte e la gente ha ancora probabilmente paura e sceglie di rimanere a casa e non rischiare. In ogni caso le stagioni del prima pandemia hanno visto degli esauriti solo con opere di grande repertorio…magari con dei cast da sotto-provincia. Rassegnamoci. Anna Bolena è un titolo di grande interesse per me; un’opera che ho imparato ad amare fin dalla mia adolescenza grazie ad una incisione con Elena Souliotis, cantante a me molto cara. Assente da Genova dal 1869, come risulta dalla bellissima pubblicazione “Due secoli di lirica a Genova” a cura di Edilio Frassoni, indimenticato musicologo genovese, vede completato, con questo allestimento, il ciclo delle “Regine” creato da Alfonso Antoniozzi con le bellissime scene e videoproiezioni di Monica Manganelli. Avevo già visto questa produzione, quando è nata, a Parma e questa ripresa mi è sembrata un po’ “buttata li…”. Non mi era piaciuta, e confermo questa impressione, l’accozzaglia di stili diversi nei pur bei costumi (Gianluca Falaschi). E’ migliorato però quello della Seymour (che insieme alla parrucca sembrava comunque Jean Harlow pronta per un cocktail) e, questa volta, si è pensato di lasciare Anna da sola ad indossare un abito che poteva ricordare la sua epoca. Tutto ovviamente voluto ma non di mio gradimento. La scelta non mi è chiara in quanto per le altre due opere tutti vestivano abiti dell’epoca in cui si svolge l’azione. Francamente non ho volutamente letto le note di regia in quanto io sono convinto che uno spettacolo non si deve spiegare. Si deve capire senza spiegazioni altrimenti è una battaglia persa…e qui, fortunatamente, ci troviamo, in ogni caso, davanti a qualcosa di gradevole e non dissacrante! La regia lasciava “cantare” gli interpreti e di questi tempi è già molto. Irrilevanti le “coreografie” (che io chiamerei piuttosto “movimenti scenici”) di Luisa Baldinetti.

Al dolce guidami…

Vorrei concentrarmi sull’aspetto musicale e su quello prettamente vocale. Queste sono opere che oggi, per essere eseguite al meglio, necessitano di interpreti specializzati nel repertorio belcantistico e qui avevamo tre stelle di prima grandezza: Angela Meade, John Osborn e Sonia Ganassi.

Finale primo

Il soprano americano Angela Meade non ha deluso le mie aspettative. A dispetto di “proporzioni” visive alle quali non siamo forse più abituati, sfodera una vocalità che fa passare in secondo piano quell’aspetto. La voce è enorme e, come direbbe un mio caro amico, “non è un soprano! E’ una cooperativa di soprani!!!” . Nonostante ciò, crea, con una notevole tavolozza di colori dovuta ad una tecnica solida, un’interpretazione di tutto rispetto. Riesce a creare degli stupendi pianissimi e, con una voce di quella portata, non è cosa semplice. Questo impervio ruolo, che Edita Gruberova definiva “la mia piccola Brunilde”, mette a dura prova chi lo affronta. La Meade arriva alla temutissima scena finale senza dimostrare segni di stanchezza e si porta via un successo personale notevole…per il pubblico assonnato di Genova. Mi è piaciuta veramente molto.

Angela Meade agli applausi finali

John Osborn, da me ascoltato in più occasioni: Arnold nel Guillaume Tell rossiniano a Torino, Fra Diavolo di Auber a Roma e Tonio nella Fille du Regimènt a Siviglia si conferma come uno dei migliori tenori odierni per questo repertorio. Al debutto nel ruolo di Percy, scala la vetta della sua tessitura con estrema facilità. Grande legato nei cantabili, agilità perfetta e straordinaria proiezione vocale. Per la prima volta ho ascoltato per intero la sua prima aria che presenta una cabaletta veramente impegnativa. Bravo!!! Grandissimo successo personale! Come per la Meade, un onore per il teatro della mia città poterlo ospitare ed un piacere per me non dover andare all’estero per poterlo ascoltare.

John Osborn

Sonia Ganassi è la veterana dei tre. L’ho ascoltata in questo ruolo per ben quattro volte: Vienna Musikverein, Vienna Staatsoper (con Edita Gruberova), Parma con la mia cara amica Yolanda Auyanet e adesso Genova, città da lei particolarmente amata. La Ganassi è una vera conoscitrice del repertorio belcantistico basti ricordare tutte le sue interpretazioni rossiniane (ricordo un suo Barbiere qui a Genova con Blake anni fa e Cenerentola con Florez). Ultimamente ha affrontato anche ruoli al di fuori da questo repertorio come, per esempio, Santuzza ed Eboli (da me ascoltata a Marsiglia e veramente notevole!) ed anche qui l’ho sempre trovata appropriata. Seymour è l’antagonista di Anna ed è un ruolo molto lungo e complesso sia vocalmente sia interpretativamente. Pur con le incursioni in un repertorio più “pesante”, la vocalità è sempre adeguata ed il personaggio negli anni è sicuramente ed ulteriormente maturato. Molto brava!

Sonia Ganassi

Nei panni di Enrico VIII, Nicola Ulivieri si dimostra all’altezza del compito proponendo un canto elegante ed una vocalità morbida e senza forzature. Il ruolo è ingrato in quanto canta moltissimo ma non ha un’aria che dia completezza al personaggio. In ogni caso, almeno per ora ed intelligentemente, Ulivieri non si è discostato da questo repertorio che gli ha dato molte soddisfazioni.

Nicola Ulivieri

Nel ruolo “en travesti” di Smeton Marina Comparato canta molto bene le sue due arie (la prima per intero, cosa da me mai sentita in teatro tra tutte le Bolene a cui ho assistito) e, grazie anche ad un fisico adeguato, rende perfettamente questo personaggio tormentato dall’amore per Anna, amore inconfessato che sarà anche la rovina della povera regina.

Marina Comparato

Completavano adeguatamente il cast Manuel Pierattelli e Roberto Maietta rispettivamente nei ruoli di Hervey e Rochefort. Piccolo appunto: dato che Rochefort ha una scrittura vocale inequivocabilmente di basso perchè affidare il ruolo ad un baritono chiaro che evidentemente “sifoneggiava” nelle note gravi? Bassi giovani a cui far cantare ruoli non protagonistici e far così fare esperienza ne abbiamo? Direi di si!

Roberto Maietta
Manuel Pierattelli

Il direttore era Sesto Quatrini. Il curriculum che lo presenta è di tutto rispetto ma, personalmente, ho trovato una direzione abbastanza frettolosa e poco attenta alle esigenze che le voci hanno in questo repertorio. Sfasi qua e la vedevano un’orchestra non al massimo delle possibilità e capacità. Non mi sono risultate chiare certe sonorità scelte nei recitativi dove, negli accordi ribattuti tra una frase e l’altra, il primo era sempre forte e quello a seguire “nascosto”. Lo puoi fare un paio di volte per creare un effetto ma sempre fa diventare noioso il tutto. Buona la prova del coro diretto da Francesco Aliberti.

Sesto Quatrini

Alla fine grande successo per tutti, nonostante un pubblico discretamente distratto (vedi due ragazze nelle mie vicinanze che parlavano in continuazione armeggiando con il cellulare) per una produzione che vale sicuramente la pena di andare a vedere ed ascoltare. Piccola nota polemica: nessun responsabile della produzione era presente ai ringraziamenti finali. Questo la dice lunga sulla serietà di un teatro che si definisce “importante” e che, però, permette una cosa simile. Inaudito!

Applausi finali

Saluti finali ad amici e colleghi genovesi. I protagonisti, nonostante la prova faticosa, sono stati molto gentili ed ho potuto scambiare qualche parola con loro. Certo che, con queste beate mascherine, si fa una fatica e si rischiano spesso brutte figure! Alla prossima…che non anticipo per scaramanzia!

Con Angela Meade

Con John Osborn
Con Sonia Ganassi che mi ha autografato questa fotografia scattata a Marsiglia in occasione della sua Eboli.
Angela Meade e John Osborn

Milano Teatro alla Scala 23 Gennaio 2022 Bellini I Capuleti e i Montecchi

Programma di Sala

Come ho già scritto recentemente e data la situazione che stiamo vivendo, almeno per il momento i miei “viaggi di ascolto” si limitano a località che posso raggiungere agevolmente ed in poco tempo con l’auto. Quest’anno la Scala mi offre diverse occasioni per ascoltare opere e concerti con interpreti che rientrano nei miei gusti personali; perchè farsi del male andando a sentire cose che, sulla carta, già non soddisfano?…Forse per il piacere, di tanti, di criticare (in senso deleterio del termine ovviamente).

La Scala prima dell’inizio della rappresentazione

La recita di Capuleti di oggi era già la terza pertanto le recensioni dei “santoni” le avevo già lette. Una in particolare mi aveva colpito. La solita “melosfranta” assurta a ruolo di critico/santone che, per mostrare una competenza che a mio avviso non ha, si è espressa in termini veramente poco lusinghieri (tipico di quei soggetti) nei confronti del mezzosoprano Marianne Crebassa che interpretava il ruolo di Romeo. Del resto fece lo stesso anni fa recensendo l’Ariadne auf Naxos e distruggendo la Zerbinetta di Sabine Devieilhe (avrà un problema con i cantanti francesi?). In ogni caso queste cose mi fanno solo sorridere. Queste belle persone hanno grossi problemi; potrei raccontare un aneddoto pesante che mi riguarda relativamente ad un “critico”…ma no…tempi andati. Fine. Quanto a me ci tengo ogni volta a ricordare che queste mie non pretendono di essere recensioni; sono solo impressioni personali; impressioni di chi è stato anche dall’altra parte e che sa bene quanto si è tesi ed emozionati ogni volta che si sale su di un palcoscenico.

In attesa dell’apertura

Questa nuova produzione vede la regia di Adrian Noble, noto membro della Royal Shakespeare Company. In verità il suo spettacolo non dice nulla di nuovo senza contare che Bellini si ispirò non al lavoro del Bardo ma alle antiche fonti italiane dalle quali anche lo stesso Shakespeare attinse, come illustrato da Claudio Toscani nel foyer del teatro un’ora prima della rappresentazione. Trovo veramente apprezzabile questa iniziativa della Scala che fa precedere la recita dalla spiegazione dell’opera che andrà in scena da parte di noti musicologi. Cosa questa assolutamente fruibile da tutti, sia da chi già ne sa sia da chi si sta avvicinando all’opera da poco tempo. Come da nuova tradizione troviamo costumi fuori epoca (Petra Reinhardt), scenografie (Tobias Hoheisel) spente, coreografie di Joanne Pearce (se per coreografie si intendono gli stupidi movimenti dei cuochi recanti vassoi con grandi torte) e, addirittura è stato scomodato un maestro d’armi…mah…per cosa? Alla fine, però, data la quantità di robacce che ho dovuto sopportare in questi ultimi anni, posso dire che, se non altro, lo spettacolo non era molesto e, udite udite, la regia lasciava “cantare” gli interpreti evitando la presenza insopportabile di mimi fastidiosi che “riempiono” con la loro funesta presenza momenti, come le grandi arie, che non ne hanno bisogno. I registi di oggi non arrivano a capire che, per chi ama l’opera, questi sono situazioni in cui tutto si deve fermare, tutto deve rimanere sospeso e la concentrazione deve focalizzarsi sulla musica e sulla voce! Questo ormai è cosa rara ma ieri ci siamo potuti permettere di “ascoltare ” la straordinaria musica di Bellini senza troppe distrazioni.

Finale primo

Arrivo agli interpreti. Lisette Oropesa oggi è un’assoluta certezza. Ama questo repertorio e desiderava da tempo debuttare questo ruolo. Mai debutto fu più felice. Questa artista ha tutto quello che ci vuole per affrontare il belcanto ottocentesco. Partiamo dalla voce che gestisce tecnicamente in tutta la sua gamma, tecnica sempre al servizio di un canto espressivo (cosa indispensabile per affrontare e sostenere questo repertorio). Trilli, messe di voce, legato…tutto insomma! Commuove l’esecuzione delle sue arie. Per una volta ho ascoltato in teatro la celeberrima “O quante volte…” con “tutto quello che ci vuole” per renderla al meglio. Il prossimo settembre l’attende il debutto al San Carlo di Napoli di Elvira nei Puritani, altro ruolo a cui sta lavorando da tempo. Non vedo l’ora di ascoltarla.

Lisette Oropesa
Lisette Oropesa applausi finali

Nel ruolo di Romeo c’era il mezzosoprano francese Marianne Crebassa. Ero molto curioso di ascoltare questa cantante dal vivo e non sono stato deluso. La voce è di ottima qualità ed è anche gestita bene tecnicamente. Come sempre dico, dopo averne lette di ogni tipo, l’ascolto in teatro di una voce fa la differenza e te ne da l’esatto valore. L’inizio è all’insegna della prudenza (del resto Romeo apre con un’aria terribilmente difficile) ma è stato tutto un crescendo fino ad arrivare ad un “Deh! Tu bell’anima” da brivido. Il mio unico appunto è legato alla dizione che, a mio avviso, deve assolutamente migliorare. Il fisico le permette di creare un personaggio credibile, forse troppo caratterizzato (demerito del regista sicuramente) che ha ridotto Romeo ad una sorta di incrocio fra Pierino la Peste e Gianburrasca. Un incontro felice, comunque, con una cantante che spero di ascoltare ancora in futuro e che penso potrà riservare delle belle sorprese.

Marianne Crebassa

Il cast vede anche la presenza di Michele Pertusi nel ruolo di Lorenzo, un lusso per la Scala poter avere un cantante della sua levatura per un ruolo non così importante.

Michele Pertusi

Il basso coreano Jongmin Park nel ruolo di Capellio presenta una voce importante ma sempre tendente all’urlo (del tipo: ora vi faccio sentire quanta voce ho…ma quello per me non è cantare!)

Jongmin Park

Il tenore cinese Jinxu Xiaohu è stato sicuramente portato alla Scala dal sovrintendente Meyer (anche in questo ambiente uno più uno fa sempre due!). Era infatti un membro stabile della Staatsoper di Vienna ai tempi della sua direzione artistica in quel teatro. Io lo ascoltai proprio a Vienna anni fa come Don Ottavio e mi disse ben poco esattamente come mi ha detto ben poco ieri. Voce di buona qualità ma…finisce tutto li. D’accordo che Tebaldo non è quel gran ruolo ma anche da ruoli non importantissimi qualcosa si può capire.

Jinxu Xiahou

Alla guida dell’orchestra e del coro della Scala, sempre all’altezza della situazione c’era Speranza Scappucci dalla quale sono rimasto veramente impressionato. La Scappucci debuttava alla Scala in sostituzione di Evelino Pidò che aveva lasciato la produzione durante le prove. Il gesto ed il piglio sono sicurissimi. Bellini è difficile da gestire. Il rischio è di ridurre il tutto ad una noia mortale. Non è stato così. Tempi giusti, attenzione ai cantanti e colori (fondamentale). Brava. Mi ha detto che dovrebbe venire a Genova per la Settima di Beethoven. Mi piacerebbe vederla dirigere il repertorio sinfonico. Speriamo che le cose migliorino e non ci siano altre cancellazioni di spettacoli.

Speranza Scappucci
Coro del Teatro alla Scala

Pubblico partecipe e grandi applausi soprattutto all’indirizzo delle primedonne, applausi questi meritatissimi!

Alla fine consueta attesa degli interpreti. Lisette Oropesa è come sempre gentile e paziente con tutti. Ormai ci conosciamo da tempo ed è sempre un grande piacere scambiare due parole con lei. Anche Marianne Crebassa è stata molto gentile. Nessun programma prossimamente in Italia. Peccato. Mi sono intrattenuto simpaticamente anche con Michele Pertusi con il quale ho avuto il piacere di cantare nel lontano 1991.

Lisette Oropesa
Marianne Crebassa

Prima di rientrare a casa una bella pizza fritta da Sorbillo, alla faccia della dieta…che sta però andando bene: più di 4 kg persi dal 5 Gennaio scorso ma…ogni tanto un’eccezione si deve fare! Alla prossima!

Applausi finali

Milano Teatro alla Scala 9 Gennaio 2022. Liederabend. Waltraud Meier, mezzosoprano. Günther Groissböck, basso. Piano, Joseph Breinl

Programma di Sala

Serata eccezionale questa che mi ha portato alla Scala nonostante il nuovo peggiorare della situazione pandemica. Non nascondo che ho timore se e quando mi sposto ma, come diceva mio suocero riferito al cibo, “Io voglio morire con la pancia piena!”. La musica per me è come il cibo quindi mi armo di tanta pazienza e cerco di stare il più attento possibile e vado…per “riempirmi la pancia”! La serata vedeva la presenza di una fuoriclasse come Waltraud Meier che avevo ascoltato purtroppo solo due volte in teatro in tempi recenti e tutte le due volte nello stesso ruolo: Clytenmnestra nell’Elektra di Strauss a Bacellona e a Milano nella splendida produzione di Patrice Chereau. Con lei il basso Günther Groissböck che, come si evince dai miei scritti precedenti, è uno dei miei cantanti preferiti dei nostri tempi. Erano accompagnati dal pianista Joseph Breinl.

Gli interpreti al termine del concerto

Il programma comprendeva lieder di Hans Rott, Anton Bruckner, Hugo Wolf e Gustav Mahler, tutti compositori che, nella loro carriera, hanno dato al lied una grande importanza. Nella prima parte Groissböck ha interpretato tre lieder di Rott, due di Bruckner e i Drei lieder nach Gedichten von Michelangelo di Wolf. La Meier una serie tratta dai Mörike lieder di Wolf. Nella seconda parte tutto Malher con lieder tratti da Das Knaben Wunderhorn. Confesso che non conoscevo Hans Rott e sono rimasto molto colpito dall’originalità e, soprattutto da come è trattato il pianoforte nelle sue composizioni. Rott, protagonista del lied viennese, come gli altri tre, era l’unico e vero allievo di Bruckner. Molto dotato, e lo si capisce dalla scrittura di questi lieder, ma anche molto ambizioso si gettò a capofitto nella composizione di un genere, la sinfonia, che era giudicato come un traguardo quasi impossibile da raggiungere. Bocciato in questo senso da Brahms impazzì e morì precocemente a soli venticinque anni. Degli altri è inutile parlare, sono troppo conosciuti. Unico e strano tragico particolare, Wolf morì folle come Rott. Di questi quattro compositori, Wolf è quello che più dedicò la sua attenzione al lied. Ne scrisse circa trecentoquaranta. Bruckner fu più interessato al sinfonismo non cercando nel lied nessun tipo di sperimentazione e Mahler cercò di trovarne una mediazione a livello sinfonico tanto che la maggior parte delle composizioni eseguite in questo concerto ebbero anche una trascrizione orchestrale.

“Fantomas” alla Scala!

Che dire di Waltraud Meier. La grande cantante tedesca presenta oggi una vocalità affievolita rispetto a quella che ci aveva abituato ma, con il repertorio che ha frequentato in tutta la sua carriera si dimostra ancora molto solida e, soprattutto, lo stile e la classe non si perdono certamente con l’età, anzi, se possibile, ne sono ancora più esaltati.

Waltraud Meier e Joseph Breinl

Gunter Groissböck è per me oggi un cantante di riferimento nel repertorio romantico e post romantico tedesco. Ho avuto la fortuna di ascoltarlo come Heinrich nel “Lohengrin”, Ochs nello straussiano “Rosenkavalier”, come Spirito delle acque nella “Rusalka” di Dvorak, in una splendida Liederabend alla Scala e nella “Creazione” (Die Shöpfung) di Haydn dove mi aveva sorpreso veramente per come era riuscito a piegare il suo imponente strumento alla scrittura vocale settecentesca. Questa sera ha mostrato come sempre una vocalità “sana”, importante ed omogenea in tutti i registri e qualità interpretative fuori dal comune caratterizzando adeguatamente ogni composizione affrontata.

Günther Groissböck e Joseph Breinl

Notevole l’apporto pianistico di Joseph Breinl, pianista che sta dedicando la maggior parte della sua attività professionale a questo tipo di repertorio accompagnando in concerto solisti di grande fama.

La serata si è conclusa con tre bis: Groissböck con un commovente An die Musik di Schubert e la Meier con uno sconvolgente Erlköng sempre di Schubert, eseguito con una tale intensità da far rimanere incollati alla potrona. Esecuzione veramente degna di una grande interprete. Insieme hanno eseguito un duetto sempre di Mahler…presumo…in quanto non è stato annunciato ma era sicuramente nello stile.

Dalla Galleria

Questo concerto vedeva anche l’ultima esibizione in Italia della Meier, come da lei annunciato qualche giorno fa. Durante gli applausi finali il sovrintendente e direttore artistico Dominique Meyer ha ringraziato l’artista ricordando la sua lunga collaborazione con il Teatro alla Scala e le ha donato come simbolo un manifesto di una produzione di “Die Walküre” dove lei cantò Siegliende. La Meier, scusandosi per il suo italiano definito da lei stessa “non bene”, ha ringraziato il pubblico della Scala per la “fideltà” dimostrata in tutti questi anni dicendo che non se ne dimenticherà mai! Un pubblico molto partecipe e plaudente ha premiato giustamente i due artisti.

Waltraud Meier ringrazia il pubblico
Foto scattata al termine dell’Elektra a Milano ed autografata ieri sera
Foto scattata a Vienna al termine di Rusalka ed autografata ieri sera

Ho atteso gli interpreti al termine che si sono dimostrati, nonostante il momento difficile, molto gentili e disponibili con chi li aspettava, firmando programmi di sala e locandine. Con Groissböck ormai ci conosciamo ed era molto contento di vedermi…soprattutto in salute!

Due parole con Groissböck

Solita nota polemica. E’ noto che questo repertorio in Italia non ha avuto mai molto seguito ma, solo per il nome degli interpreti, avrebbe meritato una sala piena. D’accordo che c’è in giro tanta paura per un eventuale contagio ma io continuo a pensare che, come pubblico, il rischio in teatro sia veramente minimo. Resto comunque dell’idea che la latitanza sia dovuta all’ignoranza, relativamente a questo repertorio, del pubblico italiano. Peccato! Date loro dei Rigoletti e Boheme con cast mediocri ed avrete sempre il teatro pieno! E’, purtroppo, la verità!

Prossimo appuntamento, incrociando le dita, “Capuleti e Montecchi” sempre alla Scala con Lisette Oropesa e Marianne Crebassa. Già c’è stato un avvicendamento alla direzione d’orchestra: Speranza Scappucci subentra ad Evelino Pidò…speriamo in bene. Next!