Festival di Aix en Provence 2022 Cronaca di due serate all’opposto: 11 Luglio Mozart Idomeneo 12 Luglio Rossini Moïse et Pharaon

Programma Idomeneo
Programma Moïse et Pharaon

Eccomi tornare ad Aix dopo la sciagurata Ariadne straussiana del 2018 (vedi articolo). Il solo ricordare quello spettacolo agghiacciante mi mette i brividi. Meno male che il versante musicale salvò la situazione! Il Festival di Aix en Provence, da un po’ di anni a questa parte, ospita l’avanguardia registica dell’ultima ora che, ovviamente, propone spettacoli trasgressivi che, puntualmente vengono accolti dal pubblico con sonore bordate di fischi! Sono sicuro che arriveremo ad un ritorno al bello ed alla tradizione…io forse non lo vedrò ma ci arriveremo perché la gente è stufa, e passare anche l’idea che queste robacce portino pubblico giovane all’opera è una balla colossale! I giovani devono conoscere l’opera per quella che è la sua essenza, la sua storia…questo l’ho scritto più volte ma non mi stanco mai di ribadirlo.

Il Théatre de l’Archevêché che ospita parte delle manifestazioni del Festival

Quello che mi attira ad Aix sono spesso i cast. Chi sta alla direzione artistica non è proprio stupido…un colpo di qua ed un colpo di là: ti propongo uno spettacolo di “spazzatura di alto livello” e con interpreti di prima grandezza, così ti tappi naso e occhi e…vai!

Interno del Teatro

Quest’anno ho vissuto due serate completamente diverse. Parto dalla prima. Idomeneo Re di Creta di Mozart. La domanda cretina che spesso ti viene fatta è: “Quale è il compositore che preferisci…?”. Confesso che me lo sono chiesto spesso anche io; anche se la risposta è improbabile io penso che per me Mozart sia al primo posto forse perché, avendolo ascoltato molto e studiato, prima pianisticamente e poi cantato parecchio, ho potuto apprezzarne tutti gli aspetti sia da ascoltatore sia da esecutore. Idomeneo è un’opera difficilissima da eseguire e da rappresentare. Si differenzia dalle opere serie precedenti in quanto utilizza lunghi recitativi accompagnati che spesso sono collegati alle arie senza permettere una vera e propria chiusura delle stesse e qui mi viene da pensare che, in realtà, Wagner non abbia inventato nulla: la concezione di continuità e “non interruzione” si trova benissimo espressa già in quest’opera che comprende arie tra le più belle del repertorio operistico mozartiano precedente la trilogia Da Ponte. Rispetto poi alle opere serie precedenti vede anche l’utilizzo di forme insolite come l’aria di Elettra con il coro, un quartetto, un terzetto e cori.

Applausi finali

Questa edizione vede, sul versante dello spettacolo la regia Satoshi Miyagi. Il suo staff per quanto riguarda scene, costumi, luci e coreografie è, ovviamente. tutto giapponese. Devo dire che lo spettacolo non mi è dispiaciuto, anche se alla fine il regista è stato accolto da sonori fischi e buuu… Come ho scritto l’opera presenta grandi difficoltà rappresentative in quanto la staticità della forma lascia poco spazio alle idee registiche o forse ne lascia troppo…dipende dai punti di vista. Miyagi opta per la staticità per quanto riguarda i personaggi che esprimono la loro solitudine e il piegarsi al potere (Idomeneo) isolati su specie di solidi geometrici che, mossi da figuranti che stanno al loro interno, ruotano intorno a lui e vanno a formare altre strutture . L’espressione dei personaggi è sempre volta verso il pubblico quasi a coinvolgerlo in questo loro stato. Il coro veste divise militari che ricordano quelle dei giapponesi indossate nella seconda guerra mondiale. Ovviamente non possono mancare riferimenti alla situazione mondiale attuale. Anna Bonitatibus (Idamante) alla fine ha confermato ed ha specificato meglio questa mia interpretazione. Già, dati i tempi, sono contento di aver almeno centrato l’aspetto “solitudine”! I costumi dei personaggi sono di foggia assolutamente giapponese. Faceva un po’ effetto una sorta di frangia che sembrava un prolungamento delle mani nel costume di Elettra. L’impressione era quella di vedere una sorta di Butterfly impazzita. In ogni caso non c’era nulla che andasse contro la musica e questo è già un miracolo. Unica caduta di gusto, a mio avviso, la voce di Nettuno rappresentata da un grammofono anni ’50, quelli, per capirci, che erano anche una radio ed in cima si aprivano ed avevano il giradischi…di questo non ho trovato una spiegazione.

Satoshi Miyagi

La parte musicale è stata un miracolo. Raphaël Pichon alla guida del suo ormai consolidato gruppo Pygmalion è riuscito, con la collaborazione totale dei cantanti, ad ottenere un’unità di intenti che poche volte ho trovato in teatro. Sembrava tutto un’unica cosa e questo mi ha permesso di poter entrare, da ascoltatore, in questa sua visione. Straordinario!!!

Raphaël Pichon

Mettere insieme un cast simile è oggi fantascienza. Michael Spyres nel ruolo di Idomeneo si conferma come uno dei più grandi tenori di oggi per questo repertorio. Autentica voce di baritenore offre una gamma di colori veramente impressionante ed un volume che è quello che spesso difetta nei tenori che salgono così tanto in acuto e in grave e possiedono anche agilità da capogiro: lui ha tutto questo. Unisce a ciò un’espressività a tratti commovente. E’ la terza volta che lo ascolto dal vivo ed anche in questa occasione mi ha stordito! Bravissimo!!!

Michael Spyres

Anna Bonitatibus era Idamante. Per lei devo spendere parole anche dal punto di vista personale. Io ed Anna ci conosciamo da quando studiavamo con lo stesso insegnante e si era da subito creata una grande simpatia trasformata in amicizia. Legata alla mia famiglia ed ai miei figli che non l’hanno mai dimenticata. Non voglio entrare in particolari che non hanno interesse per chi legge; posso solo dire che mi ha umanamente aiutato in un momento molto difficile della mia vita e gliene sarò riconoscente sempre. Gli anni passano, la professione ti allontana ma quello che c’è nel cuore rimane e con lei è stato così. Ci siamo visti l’ultima volta circa vent’anni fa a Genova poi ho seguito da lontano l’evoluzione della sua carriera. Incontrarla è stata un’emozione grandissima. Confesso che ho pianto nell’abbracciarla. Quante cose ci sarebbero state da raccontare. L’assurdo, che poi non lo è, è che sembrava ci fossimo visti il giorno prima. Queste, per me, sono le soddisfazioni della vita…l’amicizia vera non muore mai. Ora il suo Idamante. Inutile dire che il bellissimo e vellutato colore della sua voce colpisce immediatamente al primo suono emesso. La scuola la conosco…è la mia stessa! Peccato che non ho la sua voce! In lei ogni parola ha sempre un significato e la giusta espressione. Fa di Idamante un personaggio che esprime esattamente i suoi sentimenti: il diverso tipo di amore per il padre e per Ilia. La voce è perfettamente proiettata, belle agilità (che nel repertorio rossiniano diventano spettacolari!), pianissimi impalpabili ma assolutamente appoggiati, non falsetti spacciati per pianissimi come accade spesso. Mi ha veramente commosso. Ci siamo ripromessi di non perderci più per così tanto tempo. Ti voglio bene Anna!

Anna Bonitatibus

Sabine Devieilhe, altro motivo della mia trasferta, è Ilia. Ogni volta questa artista riesce a stupirmi per le sue scelte esecutive. Giustamente drammatica nei recitativi accompagnati e soave e aerea nelle arie. Fa di “Zeffiretti lusinghieri”, che già di per se è un’aria che ha del miracoloso, qualcosa di sublime. Piccole variazioni e puntature che non fanno che arricchire la scrittura mozartiana. Come ho scritto una volta anche a lei, se esistono gli angeli hanno sicuramente la sua voce.

Sabine Devieilhe

Nicole Chevalier era Elettra. Questa cantante di origini statunitensi mi era stata segnalata da un’allieva del conservatorio tempo fa (per una volta il contrario di quello che succede sempre!). La sua Elettra è assolutamente completa. Le arie che questo personaggio canta sono diverse per scrittura ed intenti. La Chevalier regge ottimamente sia la parte drammatica, vedi “Tutte nel cor mi sento” ed uno strepitoso “D’Oreste e d’Ajace”, sia la parte lirica, vedi la morbidezza di suono nell’aria “”Idol mio” e nell’aria con il coro “Placido è il mar”. Una bella sorpresa! Spero di poterla risentire in futuro.

Nicole Chevalier

Completavano il cast l’ottimo Linard Vrielink nel ruolo di Arbace, Frešimir Špicer nel ruolo del Gran Sacerdote e Alexandro Stavrakakis come Voce di Nettuno.

Linard Vrielink
Krešimir Špicer

Una serata che non dimenticherò mai. Al termine incontro con gli artisti come mia consuetudine con scambio di impressioni sullo spettacolo.

Con Anna Bonitatibus dopo la recita

Il giorno successivo la recita pomeriggio interessantissimo con Sabine Devieilhe ed il Maestro Raphael Pichon che, nell’ambito delle manifestazioni del Festival, hanno partecipato ad un incontro con il pubblico dove hanno parlato della produzione e dei loro piani futuri.

Con Sabine Devieilhe ed il Maestro Raphaël Pichon al termine dell’incontro/conversazione

Sarò più breve circa il Moïse et Pharaon da me ascoltato e visto (!) approfittando dei due giorni consecutivi di rappresentazione delle due opere. Grande delusione per la parte visiva. Produzione creata dal regista Tobias Kratzer del quale avevo abbastanza apprezzato una produzione del Trittico data a Bruxelles e che avevo visto in streaming. Qui ci troviamo di fronte ad una accozzaglia di luoghi comuni dell’ultima ora, vera spazzatura visiva, dove in metà palcoscenico vivono gli Ebrei in una sorta di accampamento Rom sdruciti al punto giusto e, ovviamente, fabbricanti bombe molotov e dall’altra gli egizi (?) in una sorta di “stanza ovale” stile Casa Bianca dove tutti sono”fighetti” con Sinaïde che sembrava una Melania Trump dei poveri ed il Faraone un qualsiasi capo di stato in abito blu. L’unico che era vestito da Ebreo era Mosè…una scelta? Boh? Comunicano tra di loro attraverso Skype!!! Il Faraone urla di tutto a Mosè utilizzando un PC portatile della Apple e via andare! Ma di tutto lo spettacolo la scena più agghiacciante si è vista dopo il passaggio del Mar Rosso: gli Ebrei su una spiaggia stile stabilimento balneare che giocano, si abbronzano e mangiano gelati. Scusate ma questo per me è inaccettabile!!! Basta così! Ho sprecato anche troppe parole.

Il passaggio del Mar Rosso, unica scena non disturbante!
La scena finale…senza parole!
Applausi finali

La bellezza della musica rossiniana, in un contesto, simile evapora e questa volta non ce la fa a prevalere. Sono un grande estimatore del Maestro Michele Mariotti che, in questa occasione opera un po’ troppi tagli soprattutto nei concertati. Aggiunge un coro finale che si trova nella partitura originale che, sembra, non sia stato eseguito nemmeno alla sua prima rappresentazione e che, a mio avviso, rompe la drammaticità del momento. Salvo nel cast, poco rossiniano e poco amalgamato Michele Pertusi che, da quel grande cantante e professionista che è ce la mette tutta a rendere credibile quello che credibile non è. La sua voce risuonava perentoria quasi a scongiurare altri tipi di maledizioni da parte del pubblico!

Michele Pertusi

Nel ruolo difficilissimo (ma cosa c’è di facile in Rossini?) di Amènophis il giovane tenore Pene Pati. Questo ragazzone è in possesso di uno strumento di tutto rispetto e ne avevo letto un gran bene. Purtroppo accenna per il sessanta per cento dell’opera forse pensando di essere espressivo; non ha la minima idea di cosa sia la scrittura rossiniana come, del resto, la maggior parte dei cantanti che compongono il cast. A questo proposito devo dire che sono rimasto veramente stupito. Sembrava essere tornati al Rossini degli anni 40/50. Questo è veramente inaccettabile dopo anni di “Rossini Renaissance”. Oggi le agilità non possono essere più un optional o qualcosa che può essere tranquillamente asfaltato. Per un festival internazionale direi che non va bene!

Pene Pati
Il Maestro Michele Mariotti

Il basso Adrian Sãmpetrean offre uno sbiadito ritratto del Faraone. Vocalità poco interessante. Agilità alla “timariesci” (termine genovese che definisce le cose fatte in maniera approssimativa). Scusate la mia forse poca professionalità ma questo è un blog. Non scrivo per importanti testate giornalistiche…solo i miei pensieri ed il dialetto viene fuori quando mi arrabbio!

Asian Sāmpetrean

Il tenore Mert Süngü era Èlièzer dal quale esce abbastanza bene e riesce a non fare danni in questo ruolo dalla scrittura impervia che mette alla prova chiunque lo affronti.

Mert Süngü

Bene Edwin Crosslet-Mercer quale Osiride ed Una voce misteriosa.

Edwin Crossley-Mercer

Molto bene il tenore Alessandro Luciano che nel piccolo, ma non meno difficile, ruolo di Aufide si distingue come Pertusi dal resto del cast.

Alessandro Luciano

Sul versante femminile le cose vanno leggermente meglio. Jeanine De Bique era Anaï. Questa cantante è stata comunque per me un discreto mistero. Ascoltata ed apprezzata recentemente dal mio amico Guido Palmieri a Parigi come Alcina mi è sembrata comunque poco aderente alla scrittura rossiniana. Il timbro non è sicuramente dei più affascinanti ed, essendo la prima ottava un po’ “parlante”, crea uno scalino passando dalla zona media a quella grave. Discrete le agilità nella grande aria dell’ultimo atto che, a suo onore, ha eseguito per intero. Non mi ha, in ogni caso, impressionato per nulla.

Jeanine De Bique

La giovane Vasilisa Berzhanskaya era Sïnaide come lo scorso anno a Pesaro. Non è ancora chiaro cosa voglia fare nella vita in quanto, in teoria, si spaccia per mezzosoprano ma…in realtà per me è un soprano, cosa già ampiamente dimostrata come Sara nel Devereux a Palermo qualche mese fa. Gli estremi acuti sono comunque un po’ “tiratelli”. Nell’aria si disimpegna ma non mi colpisce. Sempre per il mio “passatismo” proverbiale…la mia prima Sinaide fu Cristina Deutekom. Ho detto tutto. La cosa agghiacciante è che ho appena saputo che canterà Norma (!!!) come seconda alla Rebeka la prossima stagione a Genova. Ma cos’ha nel cervello questa ragazza? Da chi è consigliata? Certamente da qualcuno che vuole una sua fine precoce! Roba da matti!

Vasilisa Berzhanskaya

Molto bene la Marie, sorella di Moise di Geraldine Chauvet.

Geraldine Chauvet

Divertente l’inserimento nell’elenco personaggi di una comparsa (che si sarà beccata un sacco di soldi): Laurene Andrieu nel “ruolo” della Principessa Elegyne di Siria, promessa sposa di Amenophis…solita “velina scazzata” con trolley annesso!

Questa al contrario dell’altra è una serata che non ricorderò. anzi, spero di dimenticare al più presto con una produzione migliore di questa straordinaria opera! Foto in parte fornite gentilmente da Guido Palmieri che trovavasi in postazione più favorevole! Next!

Applausi finali

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