Genova Teatro Carlo Felice G. Verdi “Rigoletto” 20 Maggio 2022

Premetto che non era mia intenzione recarmi nel teatro della mia città per ascoltare e vedere la solita produzione di routine di Rigoletto. Questa è un’opera che amo forse sopra ogni altra in quanto è stata una delle prime da me ascoltate da bambino. Come non innamorarsi di questo povero padre che, dopo una vita di umiliazioni, cerca una sorta di riscatto nel crescere la sua unica figlia e preservarla dalle bruttezze della vita? Non ci riuscirà e cadrà vittima della sua stessa fame di vendetta. Rimasi molto colpito da questa storia e, avendo sentito molti Rigoletti da quando avevo undici anni ed avendo, negli anni, cantato in molte produzioni nei ruoli di Sparafucile e Ceprano, ora “mi muovo” solo se posso ascoltare un cast veramente eccezionale…altrimenti evito.

Manifesto

Questa era appunto una delle situazioni, per me, da non prendere in considerazione ma al termine della Lucia viennese ascoltata da me il mese scorso l’eccezionale baritono George Petean mi disse che avrebbe cantato a Genova in una recita di questo Rigoletto. Purtroppo la brutta e ormai consolidata abitudine del Carlo Felice è quella di sparare nomi a caso all’inizio della stagione per attirare quel poco pubblico rimasto per poi cambiare rotta in corso d’opera. Peccato, perché abbiamo un teatro veramente bello che meriterebbe una gestione migliore invece finita una ne inizia un’altra peggio della precedente. In ogni caso, avendo avuto questa notizia dal diretto interessato, ho comprato il biglietto con un po’ di timore.

Arrivato a teatro sono rimasto molto sorpreso: la sala era piena di ragazzi di tutte le età. Da una parte è una cosa buona perchè il teatro d’opera deve pensare al pubblico di domani ma dall’altra…se il teatro deve “svendere” i biglietti alle scuole per riempire la sala vuole dire che a Genova siamo veramente messi male.

Sipario

Veniamo allo spettacolo. Allestimento super tradizionale ideato e diretto a suo tempo da Rolando Panerai (con cui feci una Boheme a Torre del Lago che lo vedeva regista per la prima volta) e qui ripreso da Vivien Hewitt, frequentatrice abituale del Carlo Felice. La critica, nei confronti dello spettacolo, è stata impietosa. Io, al solito, andrò controcorrente: viva questi allestimenti. Abbiamo un pubblico giovane? Facciamogli conoscere l’opera nella sua vera concezione! Non abituiamoli ad ambientazioni poco credibili o stravolgenti la storia. I registi dell’ultima e penultima ora raccontano solo delle gran panzane: “Attualizziamo l’opera per coinvolgere i giovani…”! Balle! Sono solo e spesso dei personaggi irrisolti sul piano personale che rovesciano sui palcoscenici quintali di spazzatura a mo’ di autoterapia psicologica. La maggior parte del pubblico amante dell’opera non va più a teatro proprio per evitare di assistere a quello che io definisco “lo stupro dell’opera”! Mi spiace per chi la pensa diversamente. Per me (e non solo!) è così! Quindi: “Viva la tradizione ora e sempre!”.

Primo atto scena seconda
Secondo atto
Terzo atto

Venendo alla parte musicale, non avevo dubbi sul fatto che si trattasse di routine. La serata è stata però illuminata dalla presenza di George Petean che ci ha donato una lettura del personaggio di Rigoletto a tutto tondo, esaltata da una grande vocalità “vecchio stampo” che ultimamente si ascolta poco e con, finalmente, le puntature di tradizione rispettate senza però tralasciare una visione assolutamente personale del ruolo. Grazie per essere venuto a risollevare, almeno per una sera, le sorti di questo povero teatro. Il pubblico di Genova era un grande pubblico quando io avevo 20 anni. Ora, grazie a questi tipi di gestioni, è un pubblico addormentato. Speriamo nel futuro ma…ho i miei dubbi in merito.

George Petean

Per quanto riguarda il resto del cast il Duca di Mantova era il giovane Giovanni Sala (che ho scoperto essere il figlio di un vecchio amico!). Il tenore ha un discreto materiale ma non è assolutamente pronto per affrontare un ruolo come quello del Duca. Già dall’inizio usa “mezzucci” che usano i tenori a fine carriera come per esempio accennare, nella prima scena, parecchie note nel concertato che lo vede impegnato con gli altri personaggi. Arriva “al pelo” al termine del duetto con Gilda evitando l’acuto finale ed anche nel quartetto è al limite. C’è tempo per affrontare ruoli come questo. Ho letto in una recente intervista che lo studio di questo ruolo gli è stato consigliato da Muti…possibile che, con l’età, si sia rimbambito anche lui?

Giovanni Sala

Gilda era Enkeleda Kamani. Il giovane soprano albanese tratteggia il personaggio secondo soliti clichè e, vocalmente, esegue dei discreti pianissimi che spesso, però, sono al limite dello “spoggio”. Certo, ti devi abituare ad un timbro che non è per nulla affascinante con estremi acuti aspri e troppo “spinti”.

Enkeleda Kamani

Sparafucile era Riccardo Zanellato che si conferma come uno dei migliori bassi della sua generazione anche in un ruolo ingrato come questo. Maddalena era Caterina Piva che, più che cantante, definirei “parlante”.

I ruoli minori erano alquanto imbarazzanti. Cito solo il sempre bravo e attento Didier Pieri come Borsa e Marco Camastra come Marullo. Taccio sui rimanenti che a tratti erano veramente al limite dell’accettabile, vedi Monterone, ruolo troppo importante per essere affidato ad una voce ormai compromessa. Nulla da dire sulla direzione di Jordi Bernàcer o meglio: anche qui routine. Non ha però fatto grossi danni…è già qualcosa! Pessima prestazione del coro che in questa circostanza sembrava essere più vicino ad un gruppo di ubriachi all’osteria che alla compagine di un teatro che si definisce di serie A!

Jordi Bernàcer
Applausi finali

Molti applausi per tutti e grande successo personale di Petean che, all’uscita, è stato molto gentile nel firmarmi le fotografie scattate a Vienna!

Con George Petean

Prossima tappa 18 Giugno Firenze, dove mi aspetta l’ottava Zerbinetta della mia “carriera” di ascoltatore: Jessica Pratt. Che vi devo dire? Sono fissato!

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