Pavia Teatro Fraschini 28 Novembre 2021 G. Verdi “Il Trovatore”

Programma di sala.

Come ho recentemente scritto, dato il periodo difficile, le mie “trasferte” sono limitate a luoghi facilmente raggiungibili in auto e in poco tempo. Non sono fobico ma, alla mia età, cerco di prestare il più possibile attenzione al mio comportamento e a quello degli altri (!). Guardandomi in giro vedo molte persone che agiscono come se nulla fosse successo o, peggio ancora, come se fossimo fuori da questa grave pandemia che ha colpito tutto il mondo dalla quale forse non usciamo anche per questi comportamenti sconsiderati.

Senza mascherina solo per la fotografia.

Confesso che Il Trovatore occupa un posto importante nella mia scala di preferenze ed era parecchio tempo che non lo ascoltavo in teatro, l’ultima volta fu a Parigi diversi anni fa in una produzione visivamente discutibile de La Fura dels Baus ma con un cast veramente notevole.

Ringraziamenti finali.

Il motivo principale che mi ha spinto a Pavia per questa produzione è stato la possibilità di riascoltare e rivedere Alessandra Volpe della quale mi onoro di essere amico, con questa produzione al debutto nel ruolo di Azucena. Alessandra è, a mio avviso una delle poche “vere” voci di mezzosoprano in Italia. Nessun artificio per camuffare una voce di soprano come spesso si sente! Ne potrei citare almeno un paio, una in particolare ma non è il caso. Non merita nemmeno di essere nominata. Anche in questa occasione Alessandra conferma l’impressione del mio primo ascolto: vocalità importante e sicura come pure l’uguaglianza nei passaggi da un registro all’altro. Esegue anche con grande sicurezza il Do, spesso omesso, scritto da Verdi nella cadenza che si trova nel duetto con Manrico! (un Do da mezzo non da soprano!). Mi ripeto ma confermo la bellezza di un timbro scuro naturalmente, non creato con artifici. A livello interpretativo ricordo la sua trepida Adalgisa e la sua Amneris regale e feroce nella difesa del suo amore per Radames nonchè la sua Donna Elvira irriducibilmente innamorata di Don Giovanni; qui supera se stessa in un personaggio che necessita di mille sfaccettature. Tiene incollati alla sedia nel famoso racconto “Condotta ell’era in ceppi” dove narra a Manrico come per errore avesse bruciato il figlio al posto di quello del vecchio Conte di Luna, gesto sciagurato che voleva vendicare la madre a sua volta bruciata sul rogo. Il suo rendere allo stesso tempo l’affetto di madre che prova comunque per Manrico, cresciuto come suo figlio, ed il desiderio ormai scolpito dentro di lei di vendicare la madre è straordinario. Il trasognato “Ai nostri monti” dell’ultimo atto è veramente commovente ed il liberatorio “Sei vendicata o madre” finale conclude un’interpretazione che porterò nel cuore per sempre. Finalmente il lavoro è ripreso per lei e spero di riascoltarla presto!

Alessandra Volpe, Azucena.
Alessandra Volpe, ringraziamenti finali

Questa produzione però ha portato anche alcune sorprese. Come ho già detto, il motivo di questa mia “trasferta”, era l’Azucena di Alessandra quindi non mi sono molto curato del resto del cast, tranne il piacere di ascoltare e rivedere anche l’amico Roberto Covatta nel piccolo ma non meno importante ruolo di Ruiz.

Manrico era il tenore Matteo Falcier. La mia perplessità era notevole ricordandolo come uno sbiadito ed un po’ difficoltoso Don Ottavio in Don Giovanni a Nizza anni due fa. Andando a rileggere vedo di aver parlato, a proposito di Don Ottavio, di un “compito ben eseguito…ma pur sempre un compito!”. Non sono andato oltre perchè, da cantante, so cosa vuol dire stare su un palco e per questo difficilmente mi esprimo in maniera totalmente negativa; piuttosto non ne parlo. Evito. Pensando a Manrico mi chiedevo il perchè della scelta di due personaggi vocalmente quasi all’opposto. Questo pomeriggio il suo Manrico mi ha fatto dimenticare quel Don Ottavio. Qui Falcier mostra una vocalità libera e generosa e non compressa e trattenuta come in Mozart. Dal punto di vista interpretativo descrive un Manrico giustamente spavaldo ma allo stesso tempo teneramente innamorato di Leonora e protettivo nei confronti della madre, o colei che crede tale, Azucena. Una bella sorpresa dunque. Auguro a questo giovane tenore di proseguire su questa strada e mi auguro di riascoltarlo ancora come l’ho ascoltato oggi. Bravo!

Matteo Falcier, Manrico.

Leonora era il soprano Marigona Qerkezi. Non sapevo assolutamente nulla di questa giovane cantante ma già dopo la prima aria ho capito che mi trovavo davanti non solo ad una cantante ma ad una musicista infatti, letto il suo curriculum durante l’intervallo, ho scoperto che è anche una flautista, vincitrice di concorsi internazionali sia come flautista che come cantante. Croata di origine kossovara ha iniziato ad esibirsi da bambina. Una vita segnata dalla musica. Da tempo, a parte la giovane italiana Maria Teresa Leva, non ascolto una giovane che mi impressiona così tanto. La sua Leonora ha tutto: vocalità, musicalità, interpretazione: tutto! Agguerrita tecnicamente, mette questa qualità al servizio della musica e dell’interpretazione creando un personaggio veramente completo. Esegue un commovente “D’amor sull’ali rosee” con un tempo lentissimo grazie ad una gestione del fiato spettacolare seguito da un drammatico “Miserere” e dalla risolutiva cabaletta “Tu vedrai che amore in terra” eseguita due volte! Questo difficile brano che arriva quasi alla fine dell’opera al quale segue ancora il duetto con il Conte di Luna la vede vittoriosa senza denunciare la pur minima fatica. Mi ha veramente impressionato. Conto di ascoltarla ancora. Se la scelta di repertorio sarà adeguata avrà davanti a se una luminosissima carriera!

Marigona Qerkezi, Leonora.

Altro discorso va fatto per il baritono coreano Leon Kim (Conte di Luna). La voce è importantissima e le intenzioni interpretative molto buone. Peccato per la brutta abitudine di prendere quasi tutti i suoni “dal basso”, cosa che compromette negativamente la sua esecuzione. Peccato veramente. Negli anni ho avuto a che fare con molti studenti giapponesi, coreani e, ultimamente cinesi. La loro cultura è distante dalla nostra miliardi di anni luce e, come mi è stato detto soprattutto dai coreani e dai cinesi, studiare canto era, quando l’opera è arrivata anche nel loro paese, uno status symbol. Ora la cosa è già più comune ma il voler “imitare” famose star occidentali un po’ è rimasto nel loro modo di affrontare lo studio. In questo caso, proprio per la caratteristica sopra citata, un’idea me la sono fatta.

Leon Kim, Il Conte di Luna.

Il basso Alexey Birkus (Ferrando) presenta uno strumento di prim’ordine ma, ahimè, è totalmente ed evidentemente privo del senso del ritmo. L’istinto era quello di urlargli: “Se vai a tempo ti pago!” tanto era irritante il suo non essere mai “nel tempo”. L’interpretazione è generica ed anche musicalmente non rispetta la scrittura. Nel racconto “Di due figli”, che apre l’opera, le quartine di sedicesimi, che Verdi non scrisse a caso, non sono minimamente rispettate. Ma…giovani e bravi bassi italiani ne abbiamo? Penso di si!

Alexey Birkus, Ferrando.

Bene le piccole parti con Roberto Covatta in testa che emerge anche in un ruolo come Ruiz! Ho avuto il piacere di avere Roberto con me come collega ed in ruoli importanti in Danimarca per due anni ed ho potuto apprezzare sia le sue doti artistiche che quelle umane! Artista serio e completo, è sempre una garanzia.

Roberto Covatta, Ruiz.

Il giovane direttore Jacopo Brusa, che qui giocava in casa, presenta un curriculum di tutto rispetto ma il risultato di oggi mi ha lasciato interdetto. Il gesto, che vedevo molto bene dalla mia postazione e che mi permetto di commentare da ex orchestrale quale sono, è generico e semaforico, solamente atto a “tenere in piedi” il tutto…senza però riuscirci. Notevoli scollamenti fra l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali, il Coro di OperaLombardia ed il palcoscenico; anche il suo rapporto con i cantanti non è stato migliore con scelte di tempi a mio avviso molto discutibili. Spero di essere smentito in futuro. La prestazione di oggi non fa pensare a nulla di rimarchevole.

Jacopo Brusa.

Vengo adesso allo spettacolo. Allestimento, come ormai è costume odierno, anti tradizionale. Sembra che oggi rispettare lo spartito, il libretto e la narrazione della storia, sia quasi un delitto. Me ne sono ormai fatto una ragione. In questo caso ci troviamo davanti ad un discreto compromesso. Scenografie minimali (Emanuele Sinisi) e costumi (Ilaria Ariemme) basati su una scala di grigi e neri di un certo effetto. Regia descrittiva di Roberto Catalano che, almeno, rispetta la storia senza stravolgerla. Alla fine uno spettacolo che non mi ha disturbato come è successo purtroppo troppe volte in questi ultimi anni.

Coro OperaLombardia.
Ringraziamenti finali.

Incontro, all’uscita degli artisti, con Alessandra e con gli altri interpreti. Sono contento di aver assistito a questo Trovatore e, soprattutto di aver ascoltato questa “Azucena” straordinaria!

Con Alessandra Volpe.
Con Marigona Qerkezi.

Mi ha molto emozionato entrare al Fraschini dove ho cantato tanti anni fa Monterone proprio con quello che ai miei tempi si chiamava Circuito dei Teatri Lombardi ed oggi OperaLombardia. Bei ricordi ed un po’ di nostalgia dovuta all’età. Next!

Teatro Franchini, interno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...