Milano La Scala Händel Theodora Sabato 20 Novembre 2021

Prima di parlare dello spettacolo di questa sera voglio scusarmi con chi ha visto la mia diretta Facebook per quello che ho detto all’inizio. Purtroppo sono stato accusato di “essere sempre in giro” da una delle persone più maleducate, indisponenti, supponenti ed ignoranti che io abbia conosciuto nella mia vita. Peccato che queste mie “trasferte musicali” sono sempre fatte nel rispetto del mio lavoro ma…va bene così. Mia madre in genovese mi diceva sempre: “Basta aspeetaã e tütti i tempi vegnan!”…e così sia! (traduco per i non genovesi: “Basta aspettare e tutti i tempi arrivano!”).

Locandina e Nosferatu!

Quello di questa sera è stato un concerto memorabile, una di quelle serate che ti fanno riappacificare con il mondo (infatti ho dimenticato quanto detto poco prima dell’inizio). Diciamo subito che, in questo caso, il merito della Scala è stato quello di “acquistare” questo prodotto che parte da un progetto del Pomo d’Oro e ha visto la sua prima Giovedì al Theater an der Wien a Vienna e, dopo la Scala proseguirà con Parigi, Lussemburgo e Essen.

Qualche notizia sulla composizione desunta dall’esauriente programma di sala. Questo è il penultimo oratorio composto da Haendel. Fu eseguito per la prima volta a Londra al Covent Garden il 16 marzo 1750, casualmente lo stesso anno in cui morì Bach. Sembra quasi che la parola “adieu” citata nella prima aria della protagonista assomigli ad un vero “addio” del compositore che aveva a quell’epoca già sessantacinque anni. Questo oratorio drammatico su libretto di Thomas Morrel è composto da tre parti e comprende ventisette arie ripartite equamente fra i cinque protagonisti, tre duetti e undici cori. Questa suddivisione, cori a parte, segue la drammaturgia di Metastasio, in quegli anni nel suo pieno rigoglio. Lo spirito aereo e la diffusa leggerezza di Theodora sono adeguati al concetto di base dell’oratorio, la rinuncia della vita in nome della fede e il desiderio della protagonista di ricongiungersi con Dio. La prima esecuzione fu un fiasco ma Haendel, molto legato a questa composizione, diede la colpa al fatto che l’interesse del pubblico londinese nei confronti dell’oratorio era ormai saturo. La prima esecuzione vide la presenza di due stelle dell’epoca, gli italiani Giulia Frassi e Gaetano Guadagni.

Anche questa sera il cast era composto da grandi stelle dei nostri giorni. L’attesa dell’esecuzione non ha deluso. Lisette Oropesa era Theodora. Ogni volta che ascolto questa straordinaria interprete è una sorpresa. La sua facilità nell’accostarsi a repertori diversi è impressionante. Giusto il mese scorso l’ho ascoltata a Parma nell’ambito del Festival Verdi in un concerto dedicato al Verdi da camera ed altri compositori dell’epoca ed ora Haendel. Quanta cura ed espressività nella declamazione dei recitativi e quanta perizia tecnica nel piegare la sua voce alle esigenze esecutive del barocco. E’ sempre un piacere ascoltarla ed è una di quelle cantanti che “non fanno preoccupare” tanto tutto sembra naturale e spontaneo quando invece c’è sicuramente un grande lavoro tecnico che le permette tutto questo. La presenza scenica era tangibile e significativa anche se l’esecuzione era in forma di concerto.

Lisette Oropesa

Joyce DiDonato era Irene, l’amica cristiana di Theodora. E’ la terza volta che ascolto in teatro questa cantante. La prima volta fu a Barcelona come Romeo nei Capuleti belliniani e la seconda a New York quale Cendrillon nell’omonima opera di Massenet. Di lei mi ha sempre colpito la musicalità, la ricchezza timbrica come pure le grandi qualità interpretative. Questa sera la sua esecuzione ha avuto del miracoloso. Messe di voce impressionanti, cadenze eseguite con un filo di voce in una sala muta dall’emozione. Colpisce il suo magnetismo che inchioda alla poltrona, la sua gestualità, se pur misurata, descriveva perfettamente il personaggio. Una meraviglia assoluta.

Joyce DiDonato

La mia seconda volta per Michael Spyres, qui Settimio l’amico di Didimo. La prima volta l’ho ascoltato a Genova (che strano!) in un concerto con l’orchestra riguardante il repertorio ottocentesco insieme al soprano Jessica Pratt. Che dire di questo meraviglioso artista? Voce molto bella. Forse l’unico baritenore dei nostri giorni. Affronta le sue arie ricche di numerosi passi di coloratura con la spavalderia tipica di chi ha dimestichezza con questo repertorio, che peraltro a detta sua, gli piace molto. Capace anche lui come le colleghe Oropesa e DiDonato di spettacolari messe di voce. Antidivo, parla volentieri con il pubblico che lo aspetta per complimentarsi. Nonostante quello che spesso sento dire circa il “malcanto” dei nostri giorni io penso invece che oggi i cantanti possiedano un bagaglio tecnico superiore rispetto ad altri tempi…i detrattori delle voci di oggi dicono che si è perduta la spontaneità. Non si può avere sempre tutto. Personalmente seguo e vado ad ascoltare cantanti che mediamente mi possano garantire entrambe le cose: tecnica ed espressione. Se mi sposto voglio avere almeno un novanta per cento di “risultato” ed in genere è così.

Michael Spyres

Il controtenore Paul-Antoine Bènos-Djian nel difficile ruolo di Didimo, l’ufficiale romano convertito che cerca di salvare dalla morte Theodora della quale è innamorato, mostra uno strumento di prima qualità. Tecnicamente strutturato non presenta forzature che, a volte, ho ascoltato in altre voci come questa. Tutto all’insegna della morbidezza. Trilli e colorature eseguite alla perfezione, il tutto unito ad una grande espressività. Spero di poterlo riascoltare in futuro.

Paul-Antoine Bènos-Djian

Il giovane baritono John Chest, il meno adeguato in questa produzione, era Valente, il Governatore dell’Antiochia. La voce è molto bella e l’impegno esecutivo sia vocalmente che interpretativamente presente ed importante. Quello che mi sono chiesto è perchè utilizzare un baritono in un ruolo scritto per un basso. Chest doveva spesso modificare la parte per cercare di sfogare in acuto, la zona più felice della sua voce. Un basso avrebbe reso meglio in un ruolo essenzialmente centro-grave. Scelte…in questo caso discutibili. Ho visto dal suo curriculum che ha cantato anche ruoli come Valentin nel Faust e dovrà cantare Posa nel Don Carlo. Mi piacerebbe ascoltarlo in questo repertorio.

John Chest

Il giovane direttore Maxim Emelyanchev, che è anche il direttore principale del Pomo d’Oro dal 2016 dimostra una competenza straordinaria eseguendo variamente i recitativi al cembalo e dirigendo con grande perizia ed energia. Un piacere vederlo “all’opera”.

Maxim Emelyanychev con Oropesa e DiDonato

Il gruppo ormai famoso “Il Pomo d’Oro” prende il suo nome dall’opera di Cesti. L’ensemble ha già al suo attivo numerose incisioni discografiche insieme a grandi interpreti quali per esempio le stesse Oropesa e DiDonato come pure Ann Hallenberg, Max Emanuel Cenčič, Franco Fagioli ed altri ed è formato dai migliori specialisti della prassi esecutiva storica e specializzato nell’esecuzione di opere liriche e strumentali del periodo barocco e classico. Molto bene il coro composto da sedici elementi in appoggio al gruppo strumentale ma, da come ho capito, non in formazione stabile in quanto Il Pomo d’Oro è formato solo da strumenti.

Insieme

Una serata veramente straordinaria che, per molti motivi, ricorderò per sempre. Finalmente, dopo un anno, di nuovo grande musica dal vivo. Al termine grandi applausi per tutti gli interpreti e attesa degli stessi in Via Filodrammatici per salutarli, soprattutto Lisette che ormai è un’amica e che, nonostante il difficile momento che stiamo ancora vivendo, è sempre disponibile e gentile con tutti come pure, in questo caso, si sono dimostrati disponibili tutti gli altri. A seguire foto degli artisti fatte in altre occasioni che mi hanno autografato questa sera.

Lisette Oropesa
Joyce DiDonato
Michael Spyres

Come sempre qualche nota polemica. Non un manifesto della serata fuori del teatro come se non ci fosse nulla in programma…almeno all’interno c’erano! Il guardaroba in Scala era fuori servizio…meno male che non è ancora inverno pieno perchè su nelle gallerie, se una persona deve anche tenere con sè cappotto eccetera, non si riesce ad “incastrare” dato che i posti sono veramente stretti e angusti.

Altra nota, più preoccupante, è la situazione che ho trovato a Milano. Le persone sembrano, nel loro comportamento irresponsabile, non capire che non è finito nulla, anzi, sta riprendendo tutto e, se continua così, fra poco saremo di nuovo punto a capo. Forse, ormai, per me che vivo in un piccolo centro, la confusione del centro di Milano è insopportabile. Quello che però ho visto, data la situazione contingente, è veramente troppo. Speriamo in bene. La mia prossima puntata alla Scala dovrebbe essere il prossimo 9 gennaio per un concerto vocale da camera di Günther Gröissbock e Waltraud Meier che eseguiranno un interessantissimo programma. Speriamo in bene!

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