Arena di Verona “Aida” 4 Settembre 2021

Considerati i tempi è stato molto coraggioso da parte dell’Ente Arena inventarsi una stagione cercando, allo stesso tempo, di rispettare la spettacolarità di tradizione e, allo stesso tempo, le disposizioni atte alla salvaguardia della salute pubblica. Già con il concerto di Kaufmann avevo notato una buona organizzazione nel gestire gli ingressi del pubblico e lo confermo anche in questa occasione. Tutto funzionava ed il pubblico è stato nel complesso ordinato. Certo, il comportamento del pubblico dell’opera non è lo stesso di quello del calcio ma…va da se…!

Aida. Opera tipicamente areniana. Uno dei primi titoli visti ed ascoltati da me in questo luogo magico nel 197…..vabbè…parliamo della preistoria! Lo spettacolo mi è piaciuto molto. La verità operistica era totalmente rispettata e per una volta non ha prevalso la follia del solito regista mentecatto e autocelebrativo! Aida era di colore, con buona pace del soprano Tamara Wilson che due anni fa fece tutto quel casino perché riteneva il trucco da etiope una forma di razzismo (certo che di imbecilli ce ne sono tanti in giro), le piramidi erano piramidi, il Nilo era il Nilo e via dicendo. L’ambientazione perfettamente rispettata!

Il mio interesse specifico era rivolto alle due protagoniste femminili che, sulla carta dovevano essere Angela Meade, soprano americano che apprezzo molto ed Ekaterina Semenchuk che ascoltai qualche anno fa a Parigi come Azucena e ne rimasi fortemente impressionato. Due giorni fa leggo che il soprano è stato sostituito e, per una volta, la sostituzione non ha deluso, anzi! Il giovane soprano calabrese Maria Teresa Leva, che avevo già ammirato a Genova nello stesso ruolo debuttava in Arena. Molto felice di questo cambio posso dire che questo suo debutto areniano ha confermato quello che già avevo riscontrato a Genova. Ci troviamo davanti al miglior soprano lirico che oggi l’Italia possa vantare. Dotata di un timbro affascinante, caldo e vellutato unisce ad una tecnica che le permette virtuosismi quali, per esempio, il regalarci un pianissimo sul temutissimo DO di Cieli azzurri, che tiene con una baldanza impressionante ed altre meraviglie. Le dinamiche sono rispettate e l’emozione che trasmette è commovente. Brava! Con attenzione al repertorio potrà gestire una lunga carriera.

Che dire di Ekaterina Semenchuk? Confermo le impressioni avute a Parigi. Voce bella e strabordante, colori a non finire, intenzioni interpretative sia musicali che sceniche. Una Amneris che difende il suo amore come una belva difende i suoi piccoli. Mi ha elettrizzato. Spero di sentirla ancora. Mi piacerebbe ascoltarla nel repertorio russo. Chissà?

Note più generiche sul versante maschile. Solo lo stile e la professionalità di Michele Pertusi nel ruolo di Ramfis ha saputo difendere la categoria!

Radames era Carlo Ventre. Lo strumento è un po’ usurato. Acuti timbrati ma nella zona centro acuta presenta spesso fastidiosi problemi di intonazione. Le intenzioni sono buone ma non basta.

Amonasro era Ambrogio Maestri. Non ho mai amato questa tipologia di cantante “solo voce ed effetti generici e scontati”. A me piace sentir cantare, e bene! Della quantità mi importa poco. Scenicamente generico, semaforico e convenzionale. Ma è mio gusto personale.

Veramente imbarazzante il basso (?) Romano dal Zovo nel ruolo del Re. Uno dei recenti misteri della lirica. Il timbro non me lo fa collocare in nessuna categoria vocale. In poche parole diciamo che più che in cantante é un “parlante”. Mi scuserete la crudezza ma a me non ha mai risparmiato niente nessuno e, ormai, alla mia età non ho nulla da difendere. Dico quello che penso. Molto bene la sacerdotessa ed il Messaggero, rispettivamente Yao Bohui e Francesco Pittari. La direzione di Daniel Oren era quella di sempre. Quello che lui decide deve essere e senza rispettare esigenze di vario tipo come per esempio i tempi esageratamente veloci della Scena del Trionfo. Con le distanze che ci sono tra orchestra e palcoscenico e con il bravissimo coro che canta sulle gradinate gli sfasi erano spesso inaccettabili; aggiungiamo il suo fastidiosissimo cantare e fare versi di ogni tipo mentre dirige ed il quadro è completo.

Una bella serata comunque che ha chiuso in bellezza la stagione areniana. Alla fine saluti e abbracci a Maria Teresa visibilmente emozionata e contenta. Un autografo su una foto scattata in occasione dell’Aida genovese ed una foto col Ekaterina Semenchuk, molto gentile e simpatica.

Piccola, ma non tanto, nota polemica. Arrivati a Verona ci siamo tristemente trovati in mezzo ad una manifestazione No Vax, no qui, no la ecc. Che pena vedere questi pirla (mi si consenta il milanesismo) inveire contro di noi perché indossavamo la mascherina. Che il Cielo non li colpisca mai direttamente perché allora saranno dolori. Io ho avuto persone molto vicine che non ce l’hanno fatta altro che “il virus non esiste” ed altre amenità simili! Urlavano “libertà!libertà”….ma quale? La loro libertà è la mia schiavitù”, manica di imbecilli che non siete altro!!!!! Alla prossima con tanta bella musica dal vivo!!!

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