Luisa Maragliano, una grande artista, una grande donna.

La prima foto di Luisa Maragliano che ho avuto da sua zia!
Luisa come Odabella nell’Attila verdiano

Oggi parlerò di una persona speciale. Un pezzo importante della mia vita. Io sono uno di quelli che crede che tutto non accada per caso ma che in qualche modo il nostro destino sia segnato e in quest’ottica va letto il mio scritto.

Partiamo dalla mia infanzia. Quando ho iniziato a studiare musica, grazie all’insistenza dei miei compagni di scuola, sono andato a teatro a sentire un’opera e mi sono immediatamente innamorato di questo genere musicale assolutamente affascinante ma che può essere o amato alla follia o odiato; non conosce mezzi termini.

Perchè parto da qui? Cosa importante da ricordare in seguito. Parto da qui perchè la sorella del mio panettiere, la signora Gina, era una zia di Luisa e, sapendo che mi ero appassionato all’opera, mi teneva informato su tutto quello che faceva la nipote, opere, trasferte all’estero. Ero anche riuscito a farmi portare qualche fotografia sua autografata.

Luisa non aveva un buon rapporto (o forse non lo aveva proprio, ne buono ne cattivo) con la Genova musicale ma finalmente nella Stagione 1972 il Teatro Comunale dell’Opera, all’epoca operante al Teatro Margherita che, per brutto che fosse non meritava di trasformarsi in un grande magazzino, la scritturò per una produzione di Un ballo in Maschera. Questa è forse una delle opere che più le ha dato soddisfazioni ed è anche l’unica occasione in cui la potei ascoltare in un’opera completa a teatro. Ricordo che, come allievo del conservatorio, potei assistere anche alla prova generale ma a quei tempi non era come oggi che vede questo tipo di prove aperte al pubblico quindi i cantanti devono cantare; all’epoca non c’era quest’obbligo e, chi più chi meno quella sera accennarono tutti. Io avevo però l’abbonamento al turno C (domenica pomeriggio). Ricordo ancora questa voce che riempiva la sala in maniera impressionante. I cantanti in genere lamentavano l’acustica di questo teatro ma vi assicuro che se le voci erano messe bene e “c’erano” si sentivano! Certo, era pur sempre un “cinemone” ma…in mancanza di altro e aspettando la tanto agognata ricostruzione del Carlo Felice era meglio di niente. Ricordo che andai in camerino per conoscerla e salutarla ma lei era protetta da una serie di “Body Guards” (!) che mi permisero a malapena di farmi firmare il programma di sala…non riuscii quindi a farmi riconoscere come “il ragazzino che la seguiva attraverso la zia”!

Dal programma di sala del comunale dell’Opera di Genova. Un Ballo in Maschera
Locandina di Un Ballo in Maschera Genova
Luisa Maragliano, ritratto fotografico

Da qui a oggi. L’opera mi ha sempre preso tantissimo. Andavo alla Scala facendo ore ed ore di coda per i posti in piedi. Una vera passione. Passarono gli anni e la mia passione per l’opera cresceva sempre di più ma la mia vita correva sui binari della normalità. Diplomi in pianoforte e fagotto, lavoro in scuola media come insegnante di Educazione Musicale e famiglia. Tutto assolutamente normale. Un figlio, una cosa miracolosa. Ero giovanissimo. Per strada ci chiamavano “i due bambini” poi la tragedia. In due mesi una forma di leucemia me lo ha portato via. La voglia di non vivere più. Dovevo trovare qualcosa che mi impegnasse e fungesse da terapia per tirarmi fuori dal torpore nel quale ero sprofondato. Perchè mai non provare a studiare canto data la passione che avevo? Sapevo di non avere grandi qualità naturali ma io non pensavo ad una professione. Era solo una mia curiosità. Non avevo idea di cosa volesse dire studiare canto nonostante la mia preparazione sia musicale sia dello specifico. Nel frattempo nasce anche Elena che ora è la mia prima figlia e a seguire Gualtiero e Jacopo. I miei figli sono forse la cosa più bella che ho fatto nella vita e sono sempre molto orgoglioso di loro.

Chiusa la parentesi familiare torniamo al canto e presto arriveremo a Luisa. Chiedo scusa ma era necessario far capire la situazione. Il mio impatto con lo studio del canto non fu dei migliori e dopo quasi un anno di perplessità decisi di chiudere la parentesi perchè mi sembrava di perdere tempo. Non voglio fare nomi in quanto ormai è inutile ma quando penso ai miei inizi dico sempre ai miei allievi di dare fiducia all’insegnante ma cercare di capire se la cosa funziona o no. Il non funzionamento può dipendere sia dall’insegnante che dall’allievo. Non tutti i maestri possono andare bene a tutti e soprattutto si deve creare un rapporto di fiducia reciproca.

Nel frattempo avevo saputo che il marito di Luisa, il Maestro Tristano Illersberg, dopo una brutta parentesi dovuta ad un intervento chirurgico molto pesante, aveva iniziato a dare lezioni di canto su spinta della moglie che cercava di impegnarlo una volta ristabilitosi dall’intervento. Ricordo a chi legge che Luisa per stare vicino al marito e ancora in piena carriera lasciò tutto senza la pur minima esitazione, segno del grande amore che li legava.

A Monterosso durante un concorso di canto

Parlo allora con la “famosa zia” chiedendo: “Chissà se mi potranno ascoltare…”. Francamente non volevo piantare li tutto. Ero sicuro che ci fosse un modo diverso da quello che avevo praticato fino a quel momento per studiare canto. La zia chiamò Luisa spiegando la situazione e prese un appuntamento per me. Ricordo la grande emozione che provai quel giorno. Aspettavo l’incontro con la “diva” e trovai ad aspettarmi davanti al cancello della sua casa una signora gentile e molto alla mano con in mano una zappetta perchè stava lavorando in giardino. Mi fece entrare e mi trovai davanti il Maestro. Un omone che incuteva soggezione solo a guardarlo…in realtà una delle persone più buone che io abbia conosciuto che nel tempo diventò un secondo padre per me. Non ricordo nemmeno cosa gli cantai ma ricordo che mi disse: “Caro, voce ce n’è poca ma mi pare ci sia un cervello! Proviamo qualche mese e se non succede niente, amici come prima!”. Da li passarono anni durante i quali arrivai a scoprire che mi aveva preso a lezione proprio perchè la zia aveva interceduto per me spiegandogli da che situazione stavo uscendo! Il Maestro mi faceva lezione ma Luisa era sempre presente con consigli e addirittura per cantare con me aiutandomi con i duetti e i concertati. Avrei una serie di aneddoti da raccontare ma sono troppi…uno per tutti: Firenze. Audizione per un festival in Toscana. Luisa ed Maestro decidono di venire con me e fare una gita a Firenze. Arriviamo in Conservatorio, che era il luogo dove si svolgevano le audizioni. Nemmeno una toilette dove fare due vocalizzi. Luisa mi dice: “Chi è quel signore li? Lo conosco”. Rispondo: “E’ il direttore del conservatorio, Giglio”. “Certo” dice Luisa. “Era al Massimo di Palermo quando ho cantato li”. Parte in quarta con un sorriso smagliante. “Maestroooooooo” , lo investe con voce suadente. “Sono Luisa Maragliano”. Dopo pochi minuti avevamo l’ufficio del Direttore per vocalizzare! Questa è Luisa!!!

Luisa con il Maestro Illersberg e mio figlio Jacopo Tristano ed io.

La mia attività come cantante iniziò ben presto a svilupparsi ma siamo sempre rimasti in contatto. I loro consigli erano sempre importanti. Poi, il bruttissimo momento della morte del Maestro, momento in cui Luisa si sentirà veramente sola. Ma non si perderà d’animo grazie al suo forte carattere. Riprenderà ad insegnare e qualche volta le ho dato una mano come pianista per i suoi allievi. Inizia la ricerca ed analisi delle registrazioni dal vivo fatte in tutti i teatri del mondo. Pubblicazione di CD di sue cose meravigliose. Quante volte ho cantato con grande orgoglio con lei nelle presentazioni di questi CD. L’incontro con un suo ex collega, il tenore Enzo Consuma che le farà ritrovare un po’ di serenità personale e trascorrerà con lei un altro pezzo di vita.

Luisa con Enzo Consuma

L’esibizione al Carlo Felice due anni fa in occasione del ricordo di Daniela Dessì. In quell’occasione mi disse: “Beh, ho avuto la soddisfazione di cantare anche nel nuovo teatro della mia città!”.

Luisa al Carlo Felice

Che dire della sua carriera? Solo che ha cantato in tutti i più importanti teatri di tutto il mondo: dal Covent Garden di Londra al Met di New York, dalla Scala alla Wienerstaatsoper fino al Colon di Buenos Aires. Anni ed anni all’Arena di Verona con “ruoletti” come Abigaille, Aida, opera questa cantata ovunque compreso Parigi. Un repertorio vastissimo (dalla Cleopatra del Giulio Cesare di Händel all’Anaide del Mosè rossiniano dalla Alice del Falstaff alla Duchessa di Parma del Doktor Faustus di Busoni). Tutti ruoli che, come dice lei, ha potuto affrontare grazie al lavoro di studio fatto con il Maestro Illersberg che ha sempre saputo cosa era meglio per lei. A questo proposito mi racconta sempre che quando studiava le opere la moglie Luisa non esisteva, esisteva il soprano Luisa Maragliano che doveva imparare un ruolo. Non accettava un errore ripetuto più di due volte e una volta ha addirittura lanciato lo spartito dicendole: “Ti xe na dilettante!” Cosa che può sembrare esagerata ma che evidenzia quanto il Maestro era serio e severo e voleva che chi studiava con lui fosse sempre perfettamente preparato. Interprete di riferimento nel repertorio verdiano ha affrontato anche il verismo e Puccini. Da ricordare la sua Maddalena nell’Andrea Chenier e la sua Santuzza nella Cavalleria mascagnana. Ha cantato con i più grandi tenori e cantanti in genere della sua epoca e con i più importanti direttori: Corelli, Bergonzi, Tucker e a Chicago in Manon Lescaut con Placido Domingo sostituendo all’ultimo momento Renata Tebaldi indisposta con un trionfo senza precedenti per quella città. Muti la diresse a Firenze nei Masnadieri, produzione della quale esiste una registrazione. Una cosa divertente. Luisa sostiene che i suoi rivali più temibili sono sempre stati i bassi perché dotati di un’intelligenza più viva e proprio per questo nei sui innumerevoli Attila ne ha “infilzati” tanti alla fine dell’opera! Nonostante la sua fama l’industria discografica non si è mai interessata particolarmente a lei ma fortunatamente abbiamo un mare di registrazioni dal vivo.

CD della Dynamic comprendente arie verdiane registrate dal vivo
Con Luisa in occasione del Zauberflöte realizzato da OperaOpera come opera studio al Teatro Govi di Genova

Sabato scorso ha compiuto novant’anni!!! E’ sempre instancabile. Commissioni di concorsi di canto, Audizioni. E’ invitata ovunque! L’ha fermata solo la situazione legata alla pandemia ma se può…si muove lo stesso! E’ diventata anche “social”. Ha una pagina Facebook personale ed una artistica. Usa whatsapp meglio di un giovane! A volte penso a come sono ridotto io a sessantatre anni e penso a lei. Mi da dei punti sicuramente! Luisa è l’esempio che l’età anagrafica, se si è in salute, non conta nulla! Grazie al passaggio della Liguria in zona Gialla sono riuscito a farle una visita e…..giù aneddoti e racconti a non finire! Passerei delle ore con lei! Sono onorato di avere la sua amicizia e so che da lei posso sempre e solo aspettarmi sincerità, dote rara nelle persone in genere ma soprattutto nelle persone che vivono ed hanno vissuto nel mondo della spettacolo. Un rammarico. Non sono mai riuscito, nonostante lei me lo abbia chiesto più volte, a darle del tu. Non so perchè. Non è una questione di rispetto perchè, come mi disse un’altra cantante una volta: “Non è dando del Lei ad una persona che automaticamente le si porta rispetto. In teatro ci si da del tu!”. Farò un’eccezione e le darò del Tu qui:

Luisa ti voglio bene!

Luisa, sostenitrice d’eccezione, dopo un concerto a
Bogliasco.
Visita post compleanno a Luisa

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