Ricomincio da qui…Zürich 6 luglio 2020 Sabine Devieilhe e Benjamin Bernheim in concerto.

Ci siamo lasciati l’8 marzo a seguito di un  rocambolesco ritorno da Berlino. La situazione del virus in Italia si è presentata subito peggio del previsto. Blindati in casa fino a poco tempo fa. Persi una serie di “viaggi operistici” tra cui uno a Mosca che avrebbe visto anche la possibilità di visitare questa città dove non ero mai stato. Lasciamo perdere la fatica fatta per recuperare i soldi già spesi (non sono ricco!). In questa “blindatura” sono stato fortunato in quanto abito in campagna ed ho una casa indipendente con tanto verde intorno. Questo mi ha permesso di poter stare all’aperto e “respirare” senza contravvenire alle disposizioni. Sono stati mesi comunque difficili e di grande incertezza, di grandi contraddizioni (si la mascherina, no la mascherina, si i guanti, noooo i guanti e via andare). Poveri italiani guidati da una manica di incompetenti e capaci solo di prendere decisioni smentite subito dopo; eminenti virologi che si pavoneggiano e si danno addosso l’un l’altro; un popolo incapace di rispettare le regole dettate peraltro dalla necessità. In tutto questo caos uno dei settori che più ha sofferto in questo frangente è stato quello dello spettacolo. Teatri chiusi e niente lavoro per una moltitudine umana ma…sembrava che, in questo senso, la preoccupazione più grande fosse rivolta al campionato di calcio. Poveri noi! Anche quello sicuramente conta ma, personalmente, non darei al calcio la priorità. Evidentemente gli interessi economici prevalgono sempre.  Finalmente, dopo quattro mesi di “nulla” e, per me, di astinenza dalla musica, mesi passati a fare improbabili lezioni video da casa ai miei allievi del conservatorio, a curare il giardino, ad imbiancare la casa e…a cucinare, qualcosa ha cominciato a muoversi. L’indistruttibile Guido, attentissimo ad eventuali sviluppi della situazione mi comunica che l’Opernhaus di Zurigo ha previsto a luglio una serie di concerti per i quali sarà, ovviamente, venduto un numero limitatissimo di biglietti per poter mantenere una distanza adeguata nella sala. Come non cedere alla tentazione di un concerto con l’amata Sabine  nonostante l’ansia che in questi mesi i bombardamenti dei media ci hanno gettato addosso? Non faccio fatica a dire che sono uscito pochissimo, anche quando lo spostamento fra regioni è stato concesso. Ho rivisto i miei nipotini dopo sei mesi per il terrore di portare “qualcosa” a loro dato che lo stato (volutamente minuscolo) non ha mai pensato di fare tamponi a tappeto. Io, per esempio, potrei essere un asintomatico e non saperlo. Ma torniamo al concerto. Confermata l’apertura dei confini Svizzeri nei confronti di quelli italiani decidiamo di andare e Guido, come James Stewart in Mezzogiorno di fuoco (tranne che la pistola era sostituita dalla tastiera del computer), spara per primo, raggiunge l’obiettivo e si aggiudica due posti in prima fila! Viaggio in treno. All’andata rischiamo di perdere il treno da Milano per Zurigo in quanto il nostro fino a Milano aveva mezz’ora di ritardo! Benedico la mia proverbiale mania dell’anticipo: un altro treno partiva a sei minuti dal nostro arrivo in stazione. Il capotreno ci “concede” di salire nonostante non fosse il nostro e, poco dopo con orrore, apprendiamo che il nostro era stato comunque soppresso. Gente inferocita che, alle stazioni successive, voleva salire, caos…ma come il cielo ha voluto siamo arrivati a Milano. Situazione più tranquilla su quello per Zurigo. Ripresa la dieta ci siamo portati da mangiare per evitare di andare fuori ma soprattutto per evitare di spendere, per esempio, 10 Fr e 70 per una pizzetta microscopica! Alle 18 ci avviamo a teatro. Giuro che, tra l’agitazione del viaggio, il vedere che in Svizzera se la prendono “più bassa” (obbligo delle mascherine solo a bordo dei mezzi pubblici) e l’astinenza da teatro, ero emozionato come la mia prima volta a 12 anni.

Il programma era misto. In parte cameristico ed in parte operistico, per accontentare i gusti di tutti.

Apre Sabine con le Ariettes oubliées di Debussy. Questa grande artista, cantante e musicista oggi non ha rivali nel repertorio francese. Ha cesellato ogni frase, ogni parola unendo a questo suoni che parevano arrivare da un altro mondo. Che meraviglia!

A seguire Benjamin Bernheim ha eseguito delle chansons di Duparc. Sono rimasto piacevolmente impressionato da questo cantante. Bellissimo timbro. Fraseggio vario ed interessantissimo. Agguerrito tecnicamente. Finora lo avevo ascoltato solo in registrazione e l’ultima volta nella Manon di Parigi che avrei dovuto sentire di persona ma che, a causa del diffondersi del virus, aveva visto le rappresentazioni interrotte. Già l’impressione era buona ma dal vivo è ancora meglio. La voce è ricca di armonici, l’emissione facile in tutti i registri. Spero di risentirlo presto e gli auguro il meglio per il futuro.

Ritorna Sabine con un suo cavallo di battaglia: l’aria delle “clochettes” dalla Lakmé (opera che avrei dovuto sentire con lei a Mosca ad Aprile!). Sentita a distanza di quattro anni nella stessa aria (Marsiglia 2017) ho trovato un’interprete maturata, un’ulteriore cura dei particolari permanendo la bellezza del timbro e la spontaneità dell’emissione. Alla fine è esploso un boato. Grande Sabine!

Bernheim invece ci ha regalato il “Sogno” della Manon di Massenet. Da tempo non sentivo eseguire quest’aria in modo così appropriato, cosi curato con la voce usata al meglio e soprattutto con suoni “reali” non con stupidi falsetti  che, ultimamente, qualche falso mito ci propina a volontà. Commovente nell’interpretazione. Bravissimo.

Il resto del programma ha visto i due eseguire Lieder di Strauss: Mädchenblumen Sabine e lieder scelti Bernheim tra cui un Morgen da sogno e due duetti, Romeo et Juliette e Lucie de Lammermoor (la versione francese). Bis: un toccante Youkali di Weill da parte di Sabine ed un Verdi da camera da Bernheim ed insieme il duetto di West Side Story “Tonight”.

I due artisti erano accompagnati da una pianista dell’Opernhaus (che è anche un direttore d’orchestra) a dir poco eccezionale: Carrie-Ann Matheson. Dotata di una tecnica solidissima e soprattutto e, come prevedibile, nel repertorio liederistico ha tirato fuori dalla tastiera dei suoni miracolosi, dei pianissimi impalpabili. Simpaticissima nell’atteggiamento ed in perfetta sintonia con i due solisti.

Che dire. Sono uscito da teatro con una grande carica interiore come tutte le volte che assisto a qualcosa di veramente appagante. Abbiamo incontrato i due cantanti alla fine. Bernheim simpaticissimo e Sabine, che sapeva della nostra presenza, ci ha accolto con un abbraccio virtuale. E’ rimasta molto colpita dal regalo che le abbiamo portato per la nuova nata e ci siamo dati appuntamento (se tutto va bene!) a novembre alla Scala dove, anche se non è ancora ufficiale, il suo concerto ci sarà! Una bella notizia!

Il viaggio di ritorno si è svolto nella correttezza più totale sul treno svizzero e nel caos più totale sul treno italiano dove ho dovuto litigare con una ragazza perchè si era seduta davanti a me non rispettando le indicazioni segnate a caratteri cubitali sui posti a sedere…e gliene andava ancora a lei! Povera Italia e soprattutto poveri quegli italiani che, come me, credono che rispettare le regole sia un dovere di tutti!

Alla prossima…speriamo!

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