Berlino Deutsche Oper 6 e 7 marzo 2020. Meyerbeer: Le Prophete e Dinorah. Cronaca delle due ultime opere viste e sentite a teatro…e chissà per quanto tempo non mi sarà più possibile avere ancora la possibilità di farlo.

Il viaggio era finalizzato all’ascolto della Dinorah di Meyerbeer che doveva vedere la presenza di Sabine Devieilhe nel ruolo del titolo. A causa del periodo troppo vicino alla nascita della sua bambina è stata costretta a cancellare ed è stata sostituita dal soprano spagnolo Rocio Perez. Eravamo un po’ demotivati ma, dopo aver chiesto informazioni ad un amico di Barcelona che sicuramente l’aveva sentita ed aver ascoltato qualche registrazione, abbiamo deciso di andare lo stesso e molto fiduciosi (non sono mai prevenuto quando vado ad ascoltare una nuova voce od un cantante che non ho mai ascoltato in teatro). In Italia intanto si configurava una situazione di incertezza per nulla confortata da notizie certe circa quello che stava succedendo. Pochissima  gente sul volo di andata e noi organizzati in modo da prendere precauzioni per evitare contatti con persone per troppo tempo. Arrivati a Berlino troviamo una situazione assolutamente normale ma noi, tenendoci aggiornati su quanto succedeva in Italia ci siamo barricati in albergo e mai più usciti se non per andare a teatro. Mi direte: c’è poca logica in tutto ciò ma eravamo venuti per l’opera ed il teatro funzionava. Peraltro in Italia in quei giorni tutto era concentrato su Codogno e Vò Euganeo.

Troviamo due biglietti a poco per assistere anche ad una rappresentazione de Le Prophete, orrenda produzione (dal punto di vista visivo) alla quale avevamo già assistito tre anni fa. Il cast però era veramente accattivante quindi andiamo. Ci ha confortato il fatto di essere nell’ultima fila di platea praticamente vuota e potevamo così mantenere ottime distanze fisiche con altre persone del pubblico anche se, ripeto, li nessuno sembrava curarsi del problema che da noi in Italia era già considerato “importante”.

Spettacolo come ho detto orrendo e questa parola mi pare sufficiente a descriverlo. Luoghi comuni della peggior scelta registica quali: soprano stuprato sul cofano di un’auto, militari in mimetica che violentano donne per un settanta per cento della recita, miracoli a vista dove paralitici iniziano a ballare come Roberto Bolle, le danze (sempre presenti nel Grand Opéra) ridotte ad uno stupro generale e chi più ne ha più ne metta. Mi chiedo come un regista come Olivier Py, responsabile di uno spettacolo bellissimo come Le dialogues des Carmelités visto a Parigi sia capace di tanto orrore.

Cast, come dicevo, veramente interessante. Nel ruolo di Jean de Leyde un Gregory Kunde in ottima forma che, nonostante i suoi sessantasei anni, non mostra cedimento alcuno dal punto di vista vocale in quanto sostenuto da una tecnica solidissima e da una invidiabile resistenza fisica che in un ruolo massacrante come questo è assolutamente indispensabile. Capace anche di trasmettere grandi emozioni.

Nell’impervio ruolo di Fidès che fu scritto per Pauline Viardot ed in tempi recenti affrontato da Marylin Horne,  il mezzosoprano francese Clementine Margaine, oggi tra i più acclamati in Europa. La cantante si trova a suo agio in tutta la tessitura in un ruolo veramente complesso anche dal punto di vista interpretativo. La terribile aria O Pretres de Baal, che arriva alla fine dell’opera, la mette alla prova ma ne esce vittoriosa.

Berthe era il soprano russo Elena Tsallagova, spesso ospite della Deutsche Opera. Bella voce, flessibile, estesa. Acuti che non fanno “preoccupare” ed in grande sintonia con la Margaine nel lungo duetto che cantano nel quarto atto dell’opera.

Nel ruolo di Zacharie il basso baritono australiano Derek Welton presente sui palcoscenici europei (pochissimo in Italia ovviamente!) presenta un bellissimo colore vocale ed un’estensione notevole e sicura in un ruolo che ha una scrittura veramente strana, ovvero: per un basso è troppo acuto e per un baritono è troppo grave. Welton riesce ad essere credibile senza forzatura alcuna.

Bene nel ruolo del “cattivo”, il Conte di Oberthal, Seth Carico come nei ruoli degli altri due anabattisti Jonas e Mathisen, Gideon Poppe e Thomas Lehman. Adeguate tutte le altre parti di fianco.

Alla direzione delle ottime compagini berlinesi Enrique Mazzola. Preciso. Trascina l’orchestra nel clima del Grand Opéra francese regalandoci bellissimi momenti musicali come per esempio le danze che ho ascoltato senza guardare quello che succedeva in scena!

Scambiate due impressioni con Gregory Kunde che mi ha confermato la sua presenza a Genova in Turandot (senza sapere che da li a pochi giorni si sarebbe scatenato l’inferno). Bellissima persona oltre ad essere un grande artista.

Gregory Kunde

Veniamo a Dinorah.

Altro giorno di clausura in albergo e via a teatro con due curiosità: ascoltare un’opera che non si rappresenta mai e che è conosciuta solo per l’aria Ombre legére, cavallo di battaglia di tutti i soprani di coloratura ed ascoltare questo giovanissimo soprano che aveva sostituito la Devieilhe anche a Madrid fino a pochi giorni prima nel mozartiano Flauto Magico come Regina della Notte.

E’ stata una bellissima sorpresa e la conferma che un ascolto dal vivo è definitivo per farsi una qualsiasi idea circa le potenzialità di una voce. La Perez ha dalla sua un colore di voce veramente accattivante, sopracuti sicurissimi, coloratura fluida e precisissima e, nonostante l’opera fosse eseguita in forma di concerto, un presenza scenica eccezionale. Fresca, giovane, bella, simpatica…che volere di più! Il pubblico era incantato e, al termine della celebra aria Ombre legére, le ha riservato un’ovazione interminabile che è proseguita al termine dell’opera. Spero di poterla riascoltare in futuro quando (speriamo) le acque si saranno calmate.

Nel ruolo dell’avido e sprovveduto Hoel, il baritono Règis Mengus. Bella voce, acuti belli e sicuri ma a tratti un po’ crescenti. Efficace comunque nell’interpretazione di questo ambiguo ruolo.

Il pavido Corentin era il tenore francese Philippe Talbot, frequentatore abituale del repertorio francese. Voce estesa, forse un po’ spinta ma, complessivamente, è stato all’altezza dell’ottimo livello del cast.

Nei piccoli ruoli del Cacciatore, del Mietitore e delle due Pastorelle rispettivamente: Seth Carico, Gideon Poppe, Nicole Haslett e Karis Tucker.

Come ne Le Prophete la direzione era affidata ad Enrique Mazzola che, anche in questa situazione ha dimostrato di essere in totale sintonia con l’orchestra della Deutsche Oper ed essere un perfetto conoscitore del repertorio francese.

Un trionfo per tutti e soprattutto per Rocio Perez, che abbiamo incontrato alla fine della recita. Ragazza semplicissima, alla mano e gentile. Dovrebbe (doveva?) venire a Venezia per Rigoletto in Maggio e, sempre a Venezia ad Ottobre al Teatro Malibran per l’abbinata Salieri/Mozart, Prima la Musica poi le Parole e L’Impresario. Speriamo che tutto, per quel tempo, sia risolto e la gente possa riprendere ad andare a teatro e soprattutto ci sia di nuovo lavoro per chi fa questa professione ed oggi si vede cancellati tutti gli impegni a tempo indeterminato.

Che dire di Dinorah. All’origine composta nello stile dell’Opéra Comique con il titolo Le Pardon de Ploermel fu rappresentata a Parigi al teatro dell’ Opera Comique nel 1859 con buon successo e successivamente a Londra tradotta in italiano e con i recitativi musicati con il titolo di Dinorah. La trama è una delle più assurde ed inutili che io possa ricordare in un’opera lirica ma la musica ha un suo perché. Non reggendo comunque al paragone con i Grand Opera dello stesso autore uscì presto dal repertorio ed il suo ricordo è stato mantenuto in vita solo per l’esecuzione dell’aria Ombre legére da parte dei più grandi soprani di coloratura di tutti i tempi, da Marie Caroline Carvalho (una delle prime interpreti) ad Adelina Patti (che la considerava la sua opera preferita), da Amelita Galli Curci a Lily Pons e in tempi recenti da Maria Callas, Joan Sutherland, June Anderson, Beverly Sills, Sumi Jo, Nathalie Dessay, Edita Gruberova ed appunto Sabine Devieilhe, che doveva essere la protagonista di questa edizione.

Vi saluto e, francamente, non so in questo momento di grande difficoltà per il mondo quando potrò scrivere ancora per parlare di musica e di opera ma…cerchiamo di essere positivi ed ottimisti. Speriamo presto. Alla prossima.

P.S. Il ritorno si è svolto nella massima sicurezza, con un aereo vuoto ed il rapido recupero dell’auto al parcheggio di Malpensa. Da quel giorno sono uscito bardato come un palombaro solo una volta per fare la spesa, rigorosamente da solo ed anche solo in un supermercato fornito ma vuoto a livello clientela. Il mio è un paese piccolo e, fortunatamente, non è difficile poter seguire le regole necessarie per limitare i contagi. Speriamo in bene! Non ci resta che quello.

 Rocio Perez

 

 

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