R. Strauss Die Ägyptische Helena Milano La Scala 23 Novembre 2019i

Eccomi alla Scala per un titolo imperdibile in quanto pochissimo rappresentato, Die Ägyptische Helena di Richard Strauss.

Quest’opera, ennesimo frutto della lunga collaborazione fra Hofmannsthal e Strauss mette insieme, per volontà degli autori, come spiegato nell’interessante conferenza illustrativa prima dell’opera (benvengano queste iniziative soprattutto se si tratta di opere di “non repertorio”!) tenuta da Claudio Toscani, le varie versioni del mito di Elena che, in una versione la vuole moglie traditrice e causa della guerra di Troia e quella che la vuole fedele ma, per un sortilegio, sostituita da un suo fantasma che è quello che vedrà Menelao e la farà immaginare colpevole. L’opera ha un lieto fine perché Elena, salvata dalla furia vendicativa di Menelao dalla maga Etra (Aithra), sposa di Poseidon, che fa bere a lei e a Menelao un filtro dell’oblio, alla fine rinuncerà a questo espediente e farà bere a Menelao il filtro “del ricordo” perché desidera che il suo sposo la accetti e la perdoni, cosa che avverrà con il ricongiungimento di Elena con la figlia Hermione.

Partiamo dal presupposto che mi vede innamorato perso della musica di Strauss. L’avvicinamento a questo autore è stato da parte mia graduale un po’ come con Wagner e ci sono arrivato da “adulto”. Ora è come una droga: non ne posso fare a meno quindi, dato che in Italia non è molto rappresentato, ogni occasione la colgo al volo! Ognuno di noi riceve dalla musica sensazioni diverse. Il mio rapporto con la musica di Strauss è particolare e personale. Mi attrae e mi fa paura allo stesso tempo. Dopo aver ascoltato Elektra mi ci vorrebbe una settimana di casa di riposo (!). Mi chiedo ed ho chiesto a molti cantanti che frequentano questo repertorio come fanno a sopravvivere alla fine di una rappresentazione; la risposta è sempre una: questa musica è ipnotica e ti porta ad un’esaltazione senza pari.

Torniamo ad Helena. L’organico strumentale è come sempre impressionante! La pur grande buca della Scala sembrava non poter ospitare tutti questi eccezionali strumentisti. Nonostante ciò la perizia e l’esperienza per alta frequentazione di questo repertorio di Franz Welser-Möst ha fatto si che le voci non fossero mai sovrastate da questa massa impressionante. Ho potuto verificare il suo operato nella Ariadne auf Naxos sia a Vienna anni fa che alla Scala la scorsa primavera. Bravo. Un direttore che sicuramente ama le voci!

La produzione, di rara eleganza, era curata da Sven-Eric Bechtolf, regista che avevo già apprezzato a Zurigo lo scorso marzo sempre con un’opera di Strauss, Der Rosenkavalier. Bella e funzionale la scenografia di Julian Crouch, che vedeva una grande radio di epoca liberty che, aprendosi mostrava le varie situazioni dell’opera comprese le suggestive valvole interne. Sontuosi i costumi, sempre in stile, di Mark Bouman. Per una volta uno spettacolo che non mi ha fatto desiderare di assistere ad una rappresentazione in forma di concerto!

Veniamo al cast. Per questa eccezionale occasione La Scala si è servita, per i due protagonisti, di quanto meglio ci può essere oggi nel panorama internazionale. Helena era Ricarda Merbeth, oggi interprete straussiana di riferimento, che ho già avuto il piacere di ascoltare a Bayreuth nel’Olandese di Wagner e, alla Scala, nell’Elektra. Un ruolo questo di Helena veramente impervio (come la maggior parte dei ruoli sopranili di Strauss). Vocalità sicura. Acuti fiammeggianti. Capacità di colorare il suono. Si aggiunga al tutto una persona di una semplicità disarmante! Mi ha detto: “I remember! You are Riccardo”!. (a Bayreuth le avevo chiesto se era normale in Germania chiamare una bambina Ricarda dato che da noi Riccardo al femminile è praticamente inesistente). Spero di sentirla presto. Magari in un altro Wagner. Mi ha detto che fra due anni sarà Isolde alla Scala.

Strauss ha sempre dichiarato la sua predilezione per le voci femminili e la sua incapacità nel trattare la voce di tenore (basti pensare Bacco nell’Ariadne…un massacro vocale!). Anche con Menelas non scherza! Sono rimasto letteralmente scioccato dalla vocalità del tenore Andreas Schager (Menelas)! Strauss stesso ha sempre dichiarato che non sapeva trattare la voce di tenore ma prediligeva le voci femminili e questo ruolo ne è un esempio. Schager incarna oggi per me il vero Heldentenor. Sicuro in tutti i registri. Acuti che “spettinano”! Tra i tenori che ultimamente ho sentito in questo repertorio sicuramente il migliore in assoluto. Tra l’altro ho visto che alterna il repertorio e affronta ancora ruoli come Tamino nel Zauberflöte. Pensare che aveva iniziato con l’operetta! Se si è intelligenti nello studio si riesce a trovare la strada giusta.

Non avevo mai ascoltato Thomas Hampson in teatro anche se ho sempre apprezzato questo artista attraverso registrazioni audio/video. L’impressione dal vivo è quella di una voce molto chiara ma bella e presente (data la mole di suono che doveva superare). Il suo ruolo, Altair, non è grande quindi mi è stato difficile immaginarlo in altre opere, anche verdiane, che lui interpreta regolarmente. L’impressione è comunque ottima anche dal punto di vista interpretativo.

La sorpresa più grande è arrivata da Eva Mei che interpretava il ruolo della Maga Aithra (Etra), moglie di Poseidon. Questa cantante che ho sentito in fasi alterne (una bellissima Pamina a Genova e, recentemente a Bergamo come secondo soprano in Rosmonda d’Inghilterra dove sembrava aver perso la voce!) ha contrapposto la sua vocalità di lirico leggero a quella della Merbeth e nei duetti le voci si fondevano perfettamente. Acuti svettanti, grande interpretazione, forse qualche zona d’ombra nei centri ma, nel complesso, una grande prestazione. Persona amabilissima, attualmente insegna anche all’Accademia della Scala.

Tra i ruoli piccoli mi sento di citare in particolare il tenore Attilio Glaser nel ruolo di Da-Ud il figlio di Altair ucciso da Menelas che rivede in lui Paris (Paride). Bravissime le allieve dell’Accademia nei vari ruoli di Elfi e Serve di Etra: Tajda Jovanovic, Noemi Muschetti, Arianna Giuffrida, Valeria Girardello e Caterina Maria Sala (Hermione). Inoltre Alessandra Visentin e Claudia Huckle (l’Ostrica).

Torno a casa ancora avvolto dal turbinio di questa musica che, in ogni caso, non può lasciare indifferenti. Io ne sono inebbriato!

Prossimo “giro” Madrid, con il debutto nel Pirata belliniano della mia amica Yolanda Auyanet!

Ricarda Merbeth

Andreas Schager

Thomas Hampson

Eva Mei

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