Barcelona Puccini Turandot 10 ottobre 2019

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Parto sempre dal presupposto che le cose che scrivo si riferiscono sempre a spettacoli di livello molto alto (differentemente non mi muovo!) ma, proprio per questo se le aspettative sono alte può anche capitare di “trovare” qualcosa di così non eccezionale. Parto quindi dallo spettacolo, una Turandot versione “Stargate”. Neon, laser, proiezioni (belle) ma nulla di non visto già. Una struttura mobile che mostrava i diversi aspetti della reggia di Pechino (?). Regia sufficientemente didascalica con (non potevano mancare) due “geniate”, giusto per dire, come ormai è quasi doveroso da parte dei registi odierni, ecco che vi ri-racconto la storia! Inutile che mi sprechi in una serie di nomi infinita in quanto non bastano più regista, scenografo e costumista! No, ora c’è l’addetto alla tecnologia multimediale, l’adetto ai robot…e chi più ne ha più ne metta. Mi limito a citare il regista: Franc Aleu. Questo signore la vede così: Calaf vede Turandot attraverso un paio di occhiali laser (un po’ come Hoffmann con Olympia) in una immagine inesistente tanto che, nel finale dopo averla baciata, le strappa quella sorta di corona/maschera che vedete nella foto sopra e lei diventa una persona normale che si accascia sulla povera Liu morta e l’accarezza mentre lui si toglie il visore e si dispera per l’illusione svanita. Niente happy ending quindi. Altra chicca, alla “povera Liù” mentre canta “Tu che di gel” le vengono fissati alla testa degli elettrodi e viene messa su un elevatore. Arrivata a destinazione usciranno dai lati di questa specie di torre, sulla quale viene issata, due bracci meccanici che si orientano su di lei è le sparano degli splendidi raggi inceneritori. In pratica la fine delle zanzare “seccate” dalle macchine brucia insetti! Una meraviglia! Al di là di ciò, viste di recente produzioni ben più invasive, devo dire: non è andata poi così male.

Veniamo alla musica. Data la scelta di finire a quel modo si è optato per il finale di Alfano (quello tagliatissimo, praticamente senza duetto). Ottima la direzione di Josep Pons che già ho potuto apprezzare negli anni passati in Wagner. Prova superlativa dell’orchestra come pure quella del coro diretto da Conxita Garcia.

Nel ruolo della protagonista il soprano svedese Irène Theorin, motivo principale d’interesse nella mia trasferta barcellonese, si conferma come una delle più autorevoli Turandot dei nostri tempi. So che il suo timbro fa arricciare il naso a molti ma è proprio quella la caratteristica che mi ha colpito dalla prima volta che la sentii in Götterdämmerung. Volume, fraseggio, legato, anche pianissimi, cosa che da una voce come questa non ti aspetti. C’è tutto per me, m’incanta!

Sull’altro versante sopranile la Liù di Ermonela Jaho, che ascoltavo dal vivo per la prima volta, mi ha destato qualche perplessità più che altro legata alla grande fama che ha raggiunto. La voce, ben gestita, ha però un timbro discretamente anonimo e, eccellenti pianissimi negli acuti a parte (cosa che per Liù va benissimo!), presenta un prima ottava un po’ sorda e un petto, usato con oculatezza fortunatamente, quasi parlante. Persona deliziosa ma non mi ha convinto. Spero di risentirla in qualcosa di più impegnativo per farmi un’idea più chiara.

Altro mistero relativo a “grande fama” il tenore Jorge de Leon. Ha una bella cosa che in un tenore mi piace: non fa soffrire sugli acuti che sono svettanti e sicuri (non è poco mi direte oggi come oggi!). Il resto…spero di sentirlo ancora per, o confermare o smentire l’impressione avuta. Fraseggio un po’ generico. Dizione italiana inaccettabile per un cantante di lingua spagnola (sembrava quasi genovese tanto le doppie non esistevano!). Veramente censurabile il suo “Gli enigmi ONO tre una è la vita!”.

Molto bene il basso Alexander Vinogradov da me ascoltato già in più occasioni: Lucia a Torino e New York ed Ernani a Marsiglia. Timur non è un grande ruolo ma ha pur le sue difficoltà.

Altrettanto bene Ping, Pang e Pong rispettivamente Toni Marsol, Francisco Vas e Mikeldi Atxalandabasso, come pure il Mandarino di Michael Borth.

Di pregio nel ruolo dell’Imperatore Altoum la prestazione del grande Chris Merrit. Quando uno è stato un grande a suo tempo in ruoli “pazzeschi” come lui è stato, non potrà che essere grande in ruoli che diventano dei must per i caratteristi!

Solita noticina polemica. Irène mi ha detto che sarebbe dovuta venire a Genova per Turandot ma…non sa per quale ragione la cosa è sfumata e non per problemi suoi! Al solito un’occasione persa dal nostro povero teatro. Ciao a tutti quelli che leggono e…next!!!

Irène Theorin

Ermonela Jaho

Jorge de Leon

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