Genova 1 Ottobre 2019 Teatro Carlo Felice Enjott Schneider Marco Polo

Quest’anno il Teatro Carlo Felice, che non brilla sicuramente per le proposte di novità (vedi la presenza  trita e ritrita nell’attuale stagione di Boheme, Trovatore, Barbiere ecc.), ha deciso “arditamente” di aprire con un titolo nuovo “Marco Polo” del compositore tedesco Enjott Shneider. Fin qui ottima cosa anche se l’operazione “puzza” un tantino di “scambio” (per chi conosce il mal funzionamento dei teatri italiani “io ti do tu mi dai”!).  Il sito del teatro parla di una cooperazione artistica fra il teatro di Guanzghou ed il Carlo Felice come frutto della vicinanza fra i due Paesi. Prendiamola per buona ma ci sono dei personaggi musicalmente scarsi ma molto abili imprenditorialmente che hanno trovato nella Cina un “quartierino” dove tirare su un po’ di grana, cosa confermatami quando sono stato a Guangzhou due anni fa per tenere un breve corso di canto alla facoltà di Musica dell’università di quella città. Non voglio aggiungere altro anche se potrei fare nomi e cognomi dei disonesti (non mi riferisco a questa situazione genovese, parlo di sedicenti insegnanti di canto) che sono stati e vanno là con l’intento di colonizzare e razziare. Fortunatamente in Cina si sono fatti furbi ed ora stanno più attenti. Esaurito il mio consueto aspetto polemico vengo alla produzione che, sicuramente per i complessi del teatro è stata molto interessante. Parliamo subito della musica: niente di nuovo, ahimè, all’orizzonte. Questo compositore, abile sicuramente, ha pescato un po’ qua e un po’ la, da Puccini a Mascagni, da Lloyd Webber a Morricone ed ha creato un bel minestrone condito logicamente da strumenti originali per dare un giusto tocco orientaleggiante. Il tutto comunque gradevole ma a tratti un po’ noioso. La scrittura vocale è al limite dell’eseguibile e costringe le voci ad uno sforzo spesso esagerato, segno che questo signore o odia i cantanti (!) o non conosce i limiti delle varie vocalità.

La storia parte dalle carceri di Palazzo S. Giorgio a Genova dove Marco Polo, che era stato li imprigionato dopo la battaglia di Curzola nel 1299, racconta ad un compagno di cella le sue avventure in Cina alle quali assistiamo. Alla fine, convinto di dover essere giustiziato, verrà invece liberato per uno scambio di prigionieri con Venezia.

Spettacolo molto bello con un impianto scenico, creato da Luke Halls che ha curato anche le belle proiezioni video, che ruotava mostrando le varie ambientazioni. Colori, danze, tutto molto vivo e, una volta tanto, piacevole da vedere. Costumi di Emma Ryott e coreografie di Hongxia Yan e Luisa Baldinetti.

Ed eccoci alla compagnia di canto formata sia da cantanti cinesi che da cantanti italiani e qui ho avuta una bellissima sorpresa! Il mezzosoprano che interpretava il ruolo di Liu Niang era Ying Liu, cantante dalla vocalità eccezionale e maestra di canto all’Università di Guangzhou dove io sono stato! Mi ha emozionato moltissimo sentirla cantare nel teatro della mia città ed è stato un piacere incontarla dopo la recita e parlare con lei. Persona veramente bella ha voluto il mio contatto per poter parlare d’insegnamento ed eventualmente segnalarmi suoi allievi che desiderano studiare in Italia. Quest’oggi è tornata in Cina e mi ha scritto, fra le varie cose: tu ed io siamo uguali! Amiamo cantare ed amiamo i nostri allievi nel desiderio di farli “crescere”. Niente di più vero. Serata molto emozionante per me.

Ying Liu

Altre note piacevoli dal soprano Xiaotong Cao. Voce corposa in tutti i registri, dal grave ai sopracuti…anche smorzati (!). Bravissima.

Xiaotong Cao

Voce straordinaria anche quella del baritono Yunpeng Wang che canta regolarmente al Met di New York come pure il basso Haojiang Tian.

Yunpeng Wang e Haojiang Tian 

Facciamocene una ragione! La Cina è grande e le voci cinesi sono in crescita. Non faccio di ogni erba un fascio, non sarebbe giusto. Ho attualmente belle voci e bravi studenti ma ci sono anche ragazzi che vengono in Italia e considerano lo studio una “bella vacanza”! La mia impressione, quando sono stato in Cina è che, comunque, per loro quello dell’opera sia un mondo assolutamente affascinante e, soprattutto, per chi non è mai “uscito”, poter parlare e farsi ascoltare da un cantante italiano sapendo che l’opera è nata da noi è un’occasione imperdibile…per quello mi arrabbio con i disonesti che pensano solo alla “moneta”!

Un plauso anche al versante italiano del cast se non altro per aver imparato (soprattutto il protagonista) ruoli cosi impegnativi in una lingua che, a livello di pronuncia, per noi italiani non è proprio il massimo!

Nel ruolo del protagonista il giovane napoletano Giuseppe Talamo. Timbro un po’ nasale e non particolarmente accattivante ma meritevole di plauso per come ha affrontato questa tessitura impervia imposta dal compositore. Bene anche interpretativamente.

Giuseppe Talamo

Bravi gli altri, Davide Bartolucci ed Enrico Rinaldo e bravi anche gli altri due cinesi Kejia Xiong e Shuai Xu.

Ottima la prestazione del coro del Carlo Felice sotto la guida di Francesco Aliberti e dell’orchestra diretta da Muhai Tang, direttore di fama mondiale che fu persino invitatato da Von Karajan a dirigere i Berliner Philarmoniker.

Fa piacere finalmente ascoltare artisti e vedere direttori che da noi, causa le solite clientele ed i soliti giochetti di agenzie con ovviamente direzioni artistiche conniventi, non hanno la possibilità di “passare”.

Sono quindi contento di aver assistito a questa “prima italiana” grazie anche alla spinta (ultimamente sono un po’ pigro ed allergico al Carlo Felice) di un mio ex allievo ed amico, Matteo Armanino che canta nel coro del Teatro e che, mentre erano in fase di studio, mi ha parlato delle difficoltà della scrittura vocale facendomi venire la curiosità di “verificare”!

Con Ying Liu dopo la recita

con Ying Liu a Guangzhou

Next! Mi aspetta la prossima settimana una Turandot “spaziale” (nel senso della scenografia credo!) con la mia cara  Irene Theorin a Barcelona! See you!

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