Vienna Theater an der Wien Dvorák Rusalka 23 Settembre 2019

Quando ho letto sul cartellone del Theater an der Wien il nome di Günther Groissböck nel ruolo del Wasserman nella Rusalka ho deciso di andare a Vienna mettendo insieme due cose: sentire per la prima volta quest’opera in teatro, cosa che desideravo da molto, e ascoltare questo bravissimo cantante in un ruolo che, per poterlo cantare, regalerei un po’ di anni di vita! Le aspettative, globalmente, non sono state disattese.

Parto dallo spettacolo. Non faccio nomi nè di regista nè di scenografo e costumista, tanto poco è quello che hanno fatto e che non passerà certo alla storia. Tenuto conto che non mi sarà più dato di vedere uno spettacolo come intendo io, tenuto conto che il Theater an der Wien è noto per le sue produzioni non certo tradizionali, quello che ho visto è al limite della sopportabilità o meglio, se non altro la storia nella sua essenza non è stata stravolta ne cambiata. Trattavasi di un impianto fisso con la solita pozzanghera dove tutti pucciavano i piedi (cose viste e straviste); un lampadario stile “Fantasma dell’Opera” che scendeva e saliva a seconda dell’ambientazione della scena; costumi moderni e bruttini ma, alla fine, nulla di particolarmente molesto (sempre nell’ottica di cui sopra).

Parto proprio da Günther Groissböck che ha giganteggiato durante tutta la rappresentazione con quello straordinario strumento vocale che si ritrova usato in maniera altrettanto straordinaria. Un’interpretazione veramente intensa che lo vedeva, da una parte voler accontentare il desiderio della figlia Rusalka (ogni padre della mitologia ha una figlia prediletta vedi Wotan con Brünhild) e dall’altra proteggerla dal mondo degli umani. Lui stesso mi ha detto che ama molto questo ruolo e che ha apprezzato abbastanza questa produzione. Lo aspetta, la prossima estate, il debutto in Wotan a Bayreuth. Mi piacerebbe assistervi ma, essendo una nuova produzione, sarà difficile trovare biglietti!

Günther Groissböck

A suo agio solo per la lingua che gli appartiene il tenore Ladilav Elgr. Fin dal suo primo apparire ho capito di trovarmi davanti ad uno strumento notevole ma assolutamente carente dal punto di vista tecnico tanto da farmi dubitare circa il suo arrivo indenne alla fine della recita infatti, man mano che l’opera andava avanti, le forzature sulla gola lo hanno portato ad urli strozzati e mezze stecche proprio nel bellissimo duetto finale. Peccato. E’ giovane. Forse questo ruolo è attualmente troppo per lui o forse, appunto, avrebbe bisogno di lavorare sulla tecnica e trovare una soluzione ai suoi attuali problemi.

Ladislav Elgr

Strepitosa nel ruolo della strega Ježibaba il mezzosoprano Natasha Petrinsky. Voce imponente. Affondo sulle note gravi come la parte richiede. Notevole presenza scenica (una sorta di Crudelia Demon secondo il regista). Bravissima.

Natasha Petrinsky

Altrettanto brava Kate Aldrich nel ruolo della Principessa. Era la prima volta che l’ascoltavo dal vivo e, a parte un paio di suoni un po’ tesi in acuto, mi ha impressionato molto positivamente. Ottima interprete anche dal punto di vita scenico.

Bravissime le tre Ninfe del Bosco, Ilona Revoskaya (membro dell’ensemble dei giovani del teatro), Mirella Hagen e Tatiana Kuryatnikova, tutte e tre che, oltre al notevole impegno vocale erano impegnate in acrobazie sceniche nella famosa “pozzanghera”.

Ilona Revoskaya, Mirella Hagen, Tatiana Kuryatnikova

Molto bene le altre parti: dalla sguattera di Juliette Mars al Cacciatore di Johannes Bamberger (altro membro dei giovani del teatro), al Guardacaccia di Markus Butter.

Juliette Mars

Markus Butter

Johannes Bamberger

Ho lasciato per ultima la protagonista, Maria Bengtsson, perchè è stata proprio e sotto un certo aspetto l’elemento più deludente del cast dato il curriculum nutrito che la precede e per come mi era stata presentata.  L’interprete c’è, è innegabile ma l’assetto vocale lascia un po’ a desiderare. Il timbro non è certo di quelli che ti fanno innamorare ma quello ci viene dato quando nasciamo e ci dobbiamo convivere (!). Purtroppo la voce è in genere un po’ sorda, i centri poco presenti, poveri di suoni armonici: sale facilmente all’acuto ma anche li il suono sembra non trovare il giusto sfogo. Peccato. Se la vocalità fosse all’altezza dell’interprete mi sarei trovato davanti ad un elemento davvero notevole.

Maria Bengtsson

Ottimo lo Schönberg Chor diretto da Erwin Ortner.

Ottima la direzione del giovane ma già affermato direttore David Afkham alla guida dell’orchestra dell’ORF.

David Afkham

Concludendo, valeva comunque la pena assistere a questa rappresentazione anche se questa volta il viaggio ha rasentato il surreale (arrivo a Vienna ieri alle 12, recita alle 19, sveglia stamattina alle 3,30 per poter arrvare in aeroporto in tempo per prendere il mio volo alle 6,10)! Ma…cosa non si fa per la musica e l’opera? Io, per questo, di pazzie ne ho fatte tante e continuerò finchè potrò! Alla prossima.

con Günther Groissböck

Bellissimo incontro con il mio allievo “storico” Alessio Borsari che da anni canta nel Schönberg Chor a Vienna!

con Alessio Borsari

 

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