Milano La Scala 31 Maggio 2019 Korngold Die Tode Stadt

Scrivo ancora stordito dall’effetto che questa composizione mi ha provocato! Non mi stanco mai, comunque, nel dire che quello che scrivo è il frutto di considerazioni assolutamente personali. La figura del critico non è di mia competenza: la lascio a quelli che oggi credono di esserlo…troppi, e quasi sempre a sproposito  (!). La Scala, nella programmazione non proprio allettante del 2018/2019, offre la possibilità di ascoltare quest’opera che all’estero si trova regolarmente nei vari cartelloni e in Italia, ovviamente, è rappresentata con il contagocce (l’importante è che da noi le stagioni si riempiano di Rigoletti, Traviate e Boheme di serie C!). Non mi sono fatto scappare l’occasione allettato anche dal cast previsto. Ho sempre sentito parlare di quest’opera ma non avevo mai “approfondito” se non ascoltandone alcuni brani come il Lied di Marietta. Affascinato da questa musica e dall’argomento di quest’opera aspettavo appunto l’occasione per poter, dal vivo, apprezzarla nella sua totalità. A precedere la rappresentazione l’interessante presentazione di Franco Pulcini in uno dei foyer del teatro. Erich Wolfgang Korngold. Questo compositore austriaco, figlio di un noto critico musicale, fu bambino prodigio ed apprezzato anche da Mahler. Raggiunta la fama fu costretto, essendo di origine ebrea, a fuggire negli Stati Uniti quando ci fu l’ annessione dell’Austria alla Germania e in patria fu proibita la rappresentazione della sua opera; negli States lasciò la composizione operistica e si dedicò alla musica da film per la quale vinse anche due premi Oscar. “Die Tode Stadt” è un’opera del 1920. A seguire, nel giro dei pochi anni ci fu un netto cambiamento nella tecnica compositiva di conseguenza se Puccini, vista una sua partitura, lo indicò come “la giusta strada per un futuro dell’opera” fu invece sminuito dalla critica e considerato compositore di un passato che non doveva o poteva più esistere. Nella sua musica troviamo tracce di un suo recente passato: Wagner, Puccini, Strauss ma con un tocco personale. Devo dire che, anche grazie ad un’esecuzione straordinaria, nonostante la ormai proverbiale scomodità dei posti di galleria anche se di prima fila, sono rimasto incollato al mio posto totalmente conquistato dalla sua musica. E’ stata quindi una serata sicuramente indimenticabile.

Parto con lo spettacolo. Graham Vick, considerato oggi un “genio” delle regie d’opera, sa sicuramente quello che fa. E’ chiaro che non c’è nulla lasciato al caso o alla becera improvvisazione. Lo spettacolo (moderno ovviamente) non tradisce la storia originale anche se non condivido l’ambientazione da Salon Kitty e la processione dell’ultimo atto vista come un trionfo del nazismo (donne deportate con valigia prese a calci dai soldati ecc…). Sono cose già viste e riviste. Concediamo la citazione forse legata alla vita personale del compositore. In ogni caso, come ho già scritto, l’argomento dell’opera è totalmente rispettato…e oggi è già tanto!

Il titolo dell’opera, “La Città Morta” è relativo all’ambientazione. Bruges fu così definita quando il canale che poteva raggiungere il mare si trasformò in un acquitrino interrompendo così la grande attività commerciale della città. In questo cupo clima si dipana la storia di Paul, un vedovo che vive nel ricordo della moglie morta in compagnia di un’anziana governante e trasforma la sua casa in una sorta di mausoleo contenente oggetti appartenuti alla moglie defunta compresa una treccia dei suoi capelli. Un giorno incontra Marietta, una ballerina. In lei rivede, data la straordinaria somiglianza, la moglie; riempie la casa di fiori, la invita ad un incontro e la prega di cantare porgendole il liuto della moglie e avvolgendola con una sua sciarpa di seta. L’amico Frank lo mette in guardia da una possibile delusione. Da li in poi vive tutto come in un sogno. Marietta si trasforma in una donna volgare dedita al piacere. Lo fa assistere alle prove del balletto con la compagnia di guitti con cui lavorava (ricorda un po’ “in brutto” Zerbinetta e le Maschere nell’Ariadne straussiana). Frank si trasforma in Pierrot (gli viene affidata un’aria stupenda).Marietta provoca Paul fino all’irreparabile. Lui si pente di aver ceduto ma lei, prima gli chiede di poter assistere dalle finestre della sua casa alla grande processione di Bruges (cosa che lui le impedisce non volendo che la gente la veda in casa sua), poi lo dileggia definitivamente oltraggiando la reliquia più preziosa: la treccia di capelli. Con la stessa treccia lui la strangola ma…subito dopo si risveglia dal sogno. Marietta non c’è più, anzi, arriva la Governante che lo informa che la signora che si era da poco congedata (Marietta) era tornata indietro perché aveva dimenticato l’ombrello e le rose che lui le aveva regalato. Questo sogno lo risveglia dal torpore nel quale era vissuto fino a quel momento e, invitato dall’amico Frank, lascia definitivamente Bruges andando incontro ad una nuova vita. Il libretto scritto da Korngold stesso e da suo padre che si firma con lo pseudonimo di Paul Schott (mettendo insieme il nome del protagonista dell’opera ed il nome di una nota casa editrice) si basa sul romanzo di Georges Rodenbach ed alla pièce teatrale che ne fu tratta. Nel lavoro teatrale però quello che vive Paul non è un sogno ma realtà quindi si conclude con l’uccisione di Marietta. Korngold preferisce il finale originale tanto che la prima dell’opera era annunciata con il titolo “Il trionfo della vita”. Cambiò poi idea pensando che con quel titolo avrebbe anticipato il finale.

Il Cast. Forse è difficile oggi trovare due protagonisti così straordinari quindi mi ritengo fortunato nell’averli potuti ascoltare. Nel ruolo di Paul il tenore Klaus Florian Vogt, apprezzato cantante wagneriano e celebrato Lohengrin mi ha veramente incantato per bellezza di timbro, varietà di colori e presenza vocale, cosa questa che non avrei immaginato dalle registrazioni ascoltate.

Nel ruolo di Marietta/Maria, Asmik Grigorian. Una sola parola per definire la sua interpretazione: straordinaria! Rara bellezza timbrica e totale dominio del ruolo sia dal punto di vista vocale che interpretativo (si tenga conto che il suo ruolo e quello del tenore presentano una scrittura vocale al limite della resistenza fisica!). Attrice straordinaria. Lei stessa in un’intervista concessa durante le prove definisce questo ruolo molto più difficile e complesso della Salome straussiana da lei eseguita con esito trionfale al Festival di Salisburgo dello scorso anno. Mi terrorizza un po’ l’idea relativa al suo debutto in Norma al Theater an der Wien la prossima stagione ma, anche in questo caso, viene da lei considerata una sfida. Ieri sera le ho chiesto: “Ma è sicura…?”. Mi ha sorriso ed ha sbarrato gli occhi con un minimo di preoccupazione ma mi pare che la determinazione in  questa giovane cantante sia molto forte. Figlia d’arte, ha iniziato a cantare giovanissima e, a trent’anni si è ritrovata con problemi alla voce. Senza perdersi d’animo è ripartita da zero arrivando ai risultati di oggi. Parla volentieri di questo suo problema perché pensa che sia un messaggio da trasmettere ai giovani: “Non pretendete tutto subito. Non bruciate le tappe. Il canto ha bisogno di “sicurezze” tecniche”. Questo dimostra grande intelligenza. 

Nel ruolo di Frank/Pierrot il baritono Markus Werba. Personalmente continuo a pensare che sia un cantante sopravvalutato ma, in questa occasione, mi ha convinto di più, soprattutto per l’esecuzione dell’aria di Pierrot del secondo atto.

Ottimi tutti gli altri interpreti, dal mezzosoprano Cristina Damian che impersonava Brigitta, la Governante a Sacha Emanuel Kramer (Gaston), Marika Spadafino (Juliette), Daria Cherny (Lucienne), Sergei Ababkin (Victorin) e Hwan An (una voce nel quintetto).

Ottima e precisa la direzione di Alan Gilbert a capo di un’orchestra sempre all’altezza (quando le situazioni lo richiedono!). Così la prestazione del Coro e del Coro di Voci bianche.

Solito appunto polemico. Una totale ed ingestibile situazione di rumori e simili durante l’opera (non gestita dalle nuove maschere “ce l’ho solo io”!). Costo del programma 15 euro (in proporzione più del costo del biglietto!): raggiungo la mia angusta postazione e mi accorgo che era privo della locandina della serata. Torno indietro e mi viene fornita come se avessi chiesto il portafoglio. Altra nota dolente un gruppo di melomani (liguri purtroppo) che, all’uscita degli artisti, non si accontentano di un autografo ma pretendono un “reportage” fotografico. Uno in particolare avrà fatto con la povera e gentile Asmik una quindicina di foto in pose diverse (ma che te ne fai?) monopolizzando la situazione e non capendo che dopo una fatica del genere un cantante, anche se il rito degli autografi è un dovere, ha pure il diritto di andare a riposare! Giuro che, se quello delle foto me lo ritrovo un’altra volta lo abbatto. Alla prossima!

Klaus Florian Vogt

Asmik Grigorian

5 pensieri riguardo “Milano La Scala 31 Maggio 2019 Korngold Die Tode Stadt

  1. Grazie, letto di un soffio il tuo commento: sono proprio felice di aver comprato il biglietto in tempi non sosetti, incuriosita da un titolo desueto almeno in Italia. Non vedo l’ora di assistere alla recita del 14 pv e poi ti diro’…
    Si sente e si coglie il tuo ardore quando una cosa ti piace buon we caro Maestro Ristori

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    1. Cara Carolina, mi fa sempre piacere ricevere riscontri a quello che scrivo! A 62 anni ormai non ho più nulla ne da perdere ne da dover difendere quindi esprimo veramente quello che sento: mie impressioni che non sono giudizi, attenzione, solo mie impressioni. Non ho quindi difficoltà a sentirmi libero sia in senso positivo che negativo! Un abbraccio!

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  2. Abbiamo condiviso il brutto ed il sublime di ieri sera . Vorrei soffermarmi un attimo sul brutto , direi orrendo di ieri sera . Mi riferisco ai melomani assatanati: sai perfettamente a chi mi riferisco , la prossima volta che fa la stesse cose ( foto , autografi , chiacchiere etc, etc…) fregandosene altamente degli altri che sono in attesa come lui e spingendo per passare per primo , gli metto le mani addosso !!!! E poi dirò: “ Non so chi è stato…. forse Mark Caltagirone “ 🤛🤜✊✊🤟🏻🤟🏻👊👊👊

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  3. Ciao Riccardo, intessanti come sempre, le tue recensioni! Una curiosità: come mai secondo te quel Soprano non dovrebbe affrontare Norma? Hai detto che è bravissima, che ha un timbro bellissimo e che è pure molto “resistente”. Quindi quali sono le controindicazioni? Il fatto che abbia una voce non adatta al belcantismo?
    Grazie, ciao!
    Sandra

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    1. Ciao Sandra. Il colore della voce è molto bello ma la scrittura di Korngold, come pure quella di Strauss portano ad una sorta di declamazione che poco ha a che fare con il legato necessario per affrontare la scrittura belliniana e belcantistica in genere. Ho visto dei suoi video dove canta Butterfly (ma anche li si declama), Rusalka e Onegin. Credo che da giovanissima abbia affrontato Violetta prima dei problemi avuti alla voce. Il debutto in Norma avverrà al Theater an der Wien noto per scelte alternative e “estreme” anche dal punto di vista registico. Non potrò andare di persona ma, avendo un allievo che canta nel coro che lavora in quel teatro avrò notizie “fresche” già dalle prove. Sarò ben felice se le mie preoccupazioni in merito saranno smentite perché, dalla sua prestazione in Scala, mi sento di dire che la Grigorian è una grande artista!

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