Deutsche Oper Berlin 19 Maggio 2019 Triste storia di una tristissima Sonnambula!

Antefatto. Lo scorso anno, insieme al mio compagno di venture (o sventure) operistiche Guido Palmieri compriamo i biglietti per assistere all’importante debutto in forma scenica nel ruolo di Amina di Pretty Yende. Io ero già un tantino perplesso perché esattamente una settimana prima chiudeva il suo debutto ufficiale nel ruolo con tre recite in forma di concerto a Zurigo. Pensavo: è brava e coraggiosa ma…”entrare” in una produzione che non conosceva in pochi giorni poteva essere rischioso. Altro motivo di interesse di questa produzione era la presenza del tenore Lawrence Brownlee che era con lei anche a Zurigo. Partono foto con flebo e post da Zurigo dove Pretty dice di non star bene e Guido, con un’intuizione memorabile, decide di andare anche a Zurigo. Recita strepitosa ma il dubbio in me rimane tanto che Pretty mi manda un video scherzoso dove mi rassicura circa la sua presenza a Berlino. Dopo due giorni annuncia la cancellazione per il persistere della sua indisposizione. E, per chiudere con questo argomento, io spero in realtà che Pretty stia benissimo ma non se la sia sentita di finire in quel “precipizio visivo” al quale ho assistito stasera!

Parto proprio da questo. Lo spettacolo a cui abbiamo assistito è un oltraggio nei confronti del pubblico, anche quello più indifferente ma soprattutto è un oltraggio nei confronti della musica di Bellini. Fine di tutta la poesia che la sua musica ci dona. Gags becere che, in confronto, il più bieco avanspettacolo è serio teatro di prosa. La scena è costituita da quella che forse è una stamberga con tavolacci e panche da Oktoberfest che vengono montate e smontate in continuazione. Chiuse vanno a formare una sorta di parquet sul quale i poveri cantanti si muovono con il rischio di cadere. Armadi di diverso stile alle pareti e illuminazione terribile (questo lo potete vedere dalla prima foto pubblicata). Lisa si accende una sigaretta durante la prima aria e, dalla rabbia per aver perso Elvino, se la spegne su un braccio!Amina è visibilmente incinta fin dall’inizio della storia e, durante il duetto con Elvino, infastidita dalle sue avances, gli sferra una ginocchiata nelle palle da fargliele arrivare in gola (quanta poesia!)…ma il bello deve ancora venire. Cosa credete che faccia Amina nella sua scena finale? Abortisce in scena e la madre raccoglie il piccolo feto in un asciugamano e lo porta via in un secchio!!! La povera viene svegliata ma ormai sono tutti tristi e la scoppiettante cabaletta “Ah, non giunge” viene eseguita fra la mestizia generale. Avevo già assistito ad un parto in scena (assurdo anche quello) nella Ariadne auf Naxos ad Aix en Provence ma l’aborto mi mancava! Potrei proseguire ma mi fermo qui per quel senso di decenza che mi rimane.

Vero trionfatore della serata il tenore statunitense Lawrence Brownlee. Unico ad aver capito cos’è il Belcanto italiano. Legato perfetto. Cadenze in stile. Acuti e sopracuti di una facilità sorprendente! Da serio professionista si è gettato in quest’inferno rendendo (come la regia voleva) il suo Elvino ancora più “pirla” del giusto…premetto che per me Elvino rientra nella categoria dei tenori pirla. Come fa uno ad essere fidanzato con una (Lisa) che molla per Amina che molla a sua volta poi riprende Lisa e alla fine si convince e torna con Amina…se non è pirla cos’è? Lawrence è eccezionale anche in quello!

Brava e con buone intenzioni e capacità belcantistiche il soprano australiano Alexandra Hutton che esegue integralmente il ruolo (a questo proposito devo dire che è la prima volta che sento l’opera senza tagli). Anche lei “chiusa” in un ruolo subrettistico, che di romantico aveva poco, tra l’Adele del Fledermaus e la Cunegonde di Candide.

Molto brava Helene Schneiderman quale Teresa.

Note più dolenti dal basso Ante Jerkunica (ma dove li pescano?). Voce che sembra provenire da un megafono e interpretazione vocale e scenica inesistente (questo forse grazie anche alla sciagurata regia).

Veniamo ad Amina. Il compito ingrato di sostituire l’attesa Pretty Yende è toccato alla russa Venera Gimadieva che già era presente nelle recite di gennaio scorso. Questa cantante da tempo la possiamo trovare su tutti i palcoscenici importanti d’Europa e oltre. Perché mi chiedo? Il timbro è sgradevole. La tecnica è inadeguata per questo repertorio. L’agilità è assai imprecisa. Nelle quartine di sedicesimo della prima cabaletta su quattro note ne eseguiva a malapena due facendo un minestrone del tutto. Non si capisce una parola di quello che dice. Spesso crescente d’intonazione. L’ascolto dal vivo ha confermato l’impressione avuta dalle registrazioni ascoltate. Aggiungi un’impressionante somiglianza con Paola Cortellesi (unica cosa che mi ha fatto divertire!).

Notare nella foto il sangue dell’aborto avvenuto!

Molto buone le prove dell’orchestra e del coro della Deutsche Oper sotto la guida di un giovane e molto attento Stephan Zilias.

Non cito volutamente i nomi degli infami che hanno creato questa spazzatura. D’ora in avanti o sono certo di quello che vado a vedere o solo opere in forma di concerto!!! Alla prossima e auguri di pronta ripresa a Pretty!

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