Storia di due “Lucie” Budapest 9 e 10 Febbraio 2019

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Torno a scrivere dopo questa elettrizzante esperienza a Budapest. Questa volta si tratta di due rappresentazioni di Lucia di Lammermoor di Donizetti al Teatro Erkel, in attesa della riapertura del Teatro dell’Opera restaurato) a Budapest. Sottolineo che il teatro era strapieno per tutte e due le rappresentazioni…quasi come al Carlo Felice! (ovviamente è un sarcasmo).  Qui la musica ha un grande valore, cosa ormai purtroppo dimenticata da noi!

La prima, evento epocale, vedeva la grande Edita Gruberova in una delle ultime due recite di Lucia della sua cinquantennale carriera a conclusione della quale farà a Marzo ancora quattro recite di Roberto Devereux a Monaco di Baviera e qualche concerto accompagnata dal pianoforte e, forse, una tournee in Cina.

La seconda vedeva sul palcoscenico una grandissima artista ungherese conosciuta da pochi in quanto uscita (purtroppo!) molto poco dal suo paese, Klara Kolonits.

Vorrei spendere prima due parole sullo spettacolo. Nessuna grande pretesa. Semplicità. Una struttura disegnata da Bàlats Cziegler praticamente fissa che ben suggeriva la durezza della famiglia Ashton e con la “fontana”, inizio di tutti i mali di Lucia, che era rappresentata con del vapore d’acqua che scendeva dall’alto creando con luci adeguate un effetto veramente particolare. Costumi di Ildi Tihanyi sobri ed adeguati alla produzione. Tutto sicuramente poco dispendioso rispetto alle “fucilate” che si spendono dalle nostre parti per spettacoli spesso al limite del della decenza. Regia descrittiva di Màte Szabò con qualche ingenuità di troppo, eseguita fedelmente dalla Kolonits e rivista dalla Gruberova. Cito un paio di cose veramente “evitabili”: Lucia, durante il duetto con il fratello fa un aeroplanino di carta con il falso messaggio che Enrico le fa avere facendole credere che Edgardo l’aveva abbandonata. Raimondo che durante l’aria che precede la celebre scena della pazzia si ubriaca sorretto dai coristi…un po’ troppo. Cosa invece interessante una serie di fantasmi che abitano il castello e che, ovviamente, vede solo Lucia che alla fine si trasformano nelle “tombe” dell’aria finale di Edgardo, il quale alla fine si trasformerà a sua volta in una tomba con gli altri fantasmi. Bella idea. Tutto comunque assolutamente sopportabile rispetto alla robaccia vista ultimamente e che passa per “cultura” non essendo altro che spazzatura politicizzata.

I due direttori: Peter Valentovic per la Gruberova e suo compatriota, che da qualche anno la segue anche a livello pianistico nei suoi Liederabend. L’italiano Antonello Allemandi per la Kolonits. Senza guizzi particolari hanno però tutti e due assecondato le intenzioni delle due cantanti creando una buona tenuta fra buca e palcoscenico.

Veniamo alle “Lucie”. L’emozione che si respirava in teatro e soprattutto l’affetto e l’amore che ha circondato Edita Gruberova in questa serata erano palpabili. Lucia è uno dei ruoli che più ha sostenuto nella sua carriera e si avverte. La voce a settantadue anni compiuti sembra miracolosamente fresca. Il ritratto che fa di Lucia è quello di una giovane (a dispetto dell’età) più spaventata che allucinata. Condizionata dal fratello e da Raimondo non può altro che cedere alle pressioni con rassegnazione. Le agilità sono ancora perfette, messe di voce fatte da chi è totalmente consapevole piegando il suo stupendo organo vocale alle sue intenzioni. Poco ci importa se il  Mib al termine della prima parte della pazzia era leggermente basso. Se qualcuno ha ascoltato alla radio la diretta della Lucia da Vienna con una giovane sciagurata che in pochi anni ha distrutto la sua voce non può altro che inginocchiarsi di fronte alla tenuta fisica e vocale di questa grande. Ormai in queste ultime esibizioni della Gruberova piango molto. Mi mancherà. L’energia che ha e che trasmette mentre canta non ha prezzo. Ci siamo incontrati alla fine con lei che ogni volta, come un gioco, ci chiede perché e come siamo arrivati li dall’Italia. Io le ricordo ogni volta che esistono gli aerei e lei si fa una risata! Tra l’altro informo che quest’estate terrà una masterclass di una settimana in una località del Tirolo. Quanto costa? 450 euro per gli effettivi e la metà per gli uditori…meno della metà di quello che chiedono altre avide star ormai fuori carriera. Speriamo che i giovani ne approfittino. Come dico sempre Edita Gruberova è un pezzo della mia vita, un amore che non ha mai tradito!

Klara Kolonits. Ho già scritto di lei in altre occasioni. Tutte le volte che l’ascolto mi prende una rabbia incontenibile perché una cantante come questa meriterebbe i palcoscenici di tutto il mondo invece se voglio ascoltarla devo andare a Budapest (questi sono spesso i misteri della lirica, o meglio le porcherie della lirica di cui sono ben a conoscenza avendo svolto questa professione per più di vent’anni!).  Padrona di un organo vocale di tutto rispetto, colora, varia, con una perizia impressionante. Si aggiungano a ciò doti attoriali e interpretative eccezionali. Il ritratto che lei fa di Lucia, contrariamente a quello della Gruberova, è quello di una ragazza allucinata fin dall’inizio ma molto determinata. Non c’è rassegnazione in lei nonostante le pressioni dei familiari, solo accettazione dovuta alla violenza del fratello. Crolla solo dopo aver letto il falso messaggio dove si parla dell’abbandono di Edgardo. La sua non rassegnazione si nota molto nella scena del matrimonio dove mantiene un atteggiamento duro e implacabile. La “pazzia”, questa volta eseguita con il flauto e nella tonalità corrente (contrariamente allo scorso anno quando la eseguì con la glass harmonica e nella tonalità dell’edizione francese chiudendo la pazzia con un Fa sopracuto) è un capolavoro vocale. Ornamentazioni che ricordano quelle della Sills, per tanti forse eccessive ma se eseguite come lei fa, esaltanti. Si aggiunga che è una persona semplice e adorabile. Ogni volta ci ringrazia per essere li a sentirla. Le ho chiesto perché il teatro non monta per lei un’Anna Bolena che la vedrebbe interprete perfetta in questo momento…mi ha risposto che il teatro non programma e che lei li ormai ha molto poco da fare. Ci ha dato una bella notizia però: sarà Norma a Toulouse, credo il suo primo impegno in Francia. Un po’ scomoda da raggiungere ma…ci farò un pensierino!

Il resto del cast composto da cantanti locali vedeva in testa a tutti il basso Istvan Kovacs che è stato Raimondo per tutte e due le recite. Bellissima voce e e notevoli capacità interpretative e ottima pronuncia dell’italiano! I baritoni. Mihaly Kalmandi nella recita con la Gruberova, che avevo già ascoltato in altre occasioni. Bella voce ma spesso impreciso musicalmente e nella pronuncia, difetto questo riscontrabile purtroppo nella maggior parte dei cantanti ungheresi ascoltati nelle parti di fianco. Con la Kolonits, Enrico era Csaba Szegedi. Questo giovane in possesso di uno strumento eccezionale canta purtroppo in una lingua che conosce solo lui ed all’italiano assomiglia poco. È un vero peccato perché le potenzialità sono enormi. Nel ruolo di Edgardo il tenore Istvan Horvath con la Gruberova. Voce molto bella, pronuncia abbastanza accettabile ma tecnicamente carente (vedi la cadenza di Tombe degli avi miei dove ha mostrato segni di grande affaticamento). Con la Kolonits il tenore Péter Balczo. Voce meno bella, forse un po’ leggero per il ruolo ma più convincente sia dal punto di vista tecnico che da quello interpretativo. Normale routine per quanto riguarda tutto il resto del cast.

E’ straordinario per due sere di seguito assistere ad un’opera con lo stesso allestimento ma con interpreti diversi. Il bello sta nel non fare paragoni ma ascoltare con attenzione ed apprezzare tutto il buono che con impegno e fatica ogni artista ci regala. Non ho mai capito i cosiddetti “esperti” che devono sempre fare “il pelo” a tutto negandosi il piacere dell’ascolto. I gusti personali sono indiscutibili, le “pontificazioni” sono insopportabili! Alla prossima: Der Rosenkavalier a Zurigo con il debutto di Sabine Devieilhe nel ruolo di Sophie!

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Edita Gruberova

 

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Klara Kolonits

 

7 pensieri riguardo “Storia di due “Lucie” Budapest 9 e 10 Febbraio 2019

  1. Letteralmente … roba da pazzi.
    Due serate trascorse ciascuna con … una pazza che impazzisce e fa impazzire il pubblico con un identico spartito ma reso sempre in modo diverso, facendo così di un unico pezzo un pezzo unico.
    E’ questa la cosa pazzesca lirica: un’opera unica moltiplicata per un’infinità di spettacoli unici a seconda di cast, scene, costumi regia e direzione.
    Fortuna che, ora che una grandissima sta per lasciare le scene, ne emerge un’altra in grado di lasciare emozioni altrettanto grandissime.

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  2. Great review, Riccardo. I, too, had tears each night. For myself my homage and farewell performance of Edita who bravely reminded us of her miraculous career and stupendous technique which has allowed her an extended run, thrilling her devotes into her twilight. Brava. My tears Sunday night under Kolonits were however tears of JOY to know that I was in the presence of greatness and an honor to be among those in attendance to witness perhaps the finest Lucia since Beverly Sills. Undoubtedly the finest Lucia of this century. Klára presented her Lucia with the dramatic impression of Callas, the authority of Sutherland, the beauty and pathos of Sills. I witnessed the greatest Lucia of my 40 years of Opera going. The Mad scene exceptional, with the audience holding their breathe in silence under her spell – the silence only broken after her tremendous and delicate delivery of it’s cadenza of PERFECTION at which point the audience erupted into rapturous approval and applause which cemented the fact that we were witnessing greatness. The tears come even as I write this in gratitude to have been present and in great happiness and pride for this wonderful artist. 👏 Bravissima

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  3. Grazie! Sembra di esserci stati.
    Dopo l’attività di recensore, è assai auspicabile quella di selezionatore di cantanti e scopritore di talenti. Fossi nel direttore artistico del Carlo Felice ci farei un pensieeino. Chissà se qualcuno leggerà e mediterà le tue così puntuali analisi e magari sentirà il desiderio di scritturare qualcuno di questi bravi cantanti?!

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    1. Cara Sandra, la storia è sempre “losca” purtroppo! Soprattutto in Italia “canta chi deve” non c’è nulla da fare! Ti assicuro che la Kolonits è un vero pezzo da novanta…sicuramente è di disturbo per qualcuno!!!

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