Cristina Deutekom Edita Gruberova Pretty Yende Sabine Devieilhe

Cristina Deutekom

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Qualche considerazione sul mio percorso di melomane. E’ nota a tutti quelli che mi conoscono la mia predilezione per la voce di soprano. Fin dal mio approccio all’opera lirica (avevo 11 anni) sono stato attratto da questo timbro vocale, In particolare quello dei soprani di coloratura. Non credo di poter dare una spiegazione a ciò. Ricordo di aver ascoltato alla radio la seconda aria della Regina della Notte e di aver avuto una folgorazione. Ascoltavo molto la radio. Immediatamente cercai notizie relative alla cantante che la eseguiva. Era Cristina Deutekom, un soprano olandese che, pur essendo molto apprezzata e affermata, destava perplessità tra i puristi per il suo strano modo di affrontare la coloratura: in realtà era proprio quello che mi aveva colpito della sua vocalità! Ero piccolo e non conoscevo ancora molte cose soprattutto dal punto di vista tecnico ma ero affascinato da quel canto tanto che iniziai a seguire la sua attività. All’epoca era più difficile essere informati di quanto accadesse nei teatri del mondo ma io mi ero abbonato ad una rivista inglese che si chiamava “Opera” e, in qualche modo, ero aggiornato. Scoprii così che la Signora Deutekom, in possesso di uno straordinario organo vocale che, oltre l’estensione notevole vedeva anche uno spessore altrettanto notevole, iniziava ad affrontare un repertorio più drammatico destando ovviamente perplessità. Grande il desiderio di ascoltarla in teatro ed ecco la notizia inaspettata: I Puritani di Bellini nella mia città accanto al mitico Alfredo Kraus. Grande attesa e, felice di poter accedere alla prova generale, con grande dispiacere lei non c’era. Aveva lasciato la produzione ufficialmente per un’indisposizione. Non mi diedi per vinto e scoprii successivamente che avrebbe affrontato il ruolo di Amelia nel verdiano Un Ballo in Maschera a Firenze sotto la direzione di un giovane Riccardo Muti. Fu un’impresa ardua convincere i miei genitori a lasciarmi andare ma, complici i miei cugini fiorentini, riuscii nell’impresa. Era la prima volta che assistevo ad un’opera in un teatro diverso dal Teatro Margherita di Genova. Ricordo che il Margherita doveva essere una sede provvisoria in attesa della ricostruzione del Carlo Felice distrutto durante la seconda guerra mondiale, attesa durata poi cinquant’anni!!!
Mi sembrava tutto surreale: dall’aspetto del teatro all’acustica. Un sogno. Questo il mio primo incontro con Cristina Deutekom. Sono felice che qualcuno abbia inserito su YouTube la registrazione di una recita di quella produzione che, tra l’altro, vedeva la presenza del grande tenore americano Richard Tucker. Erano tempi in cui non sognavo minimamente di “provare” a conoscere l’artista che amavo anche solo per avere un autografo. Mi accontentavo di essere presente e ascoltare dal vivo. Ricordo che, dall’emozione provata, quella notte non riuscii a chiudere occhio. Gli anni passarono e Cristina Deutekom “era sempre con me”. Ormai discretamente autonomo negli spostamenti la riascoltai a Firenze nel Mosè di Rossini, a Venezia nei Puritani, ancora a Firenze nel 1977 (attenzione a quest’anno che fu per me molto importante per un altro incontro) nel debutto nel ruolo di Abigaille in Nabucco (ricordo ancora un’indignatissima Elena Souliotis, a suo tempo grande Abigaille, seduta due file davanti alla mia che diceva: “Ora anche i leggeri cantano questo ruolo!”). Pur rispettando il suo punto di vista la cosa non stava proprio così. La Deutekom aveva una voce dal volume molto grande e perfettamente proiettata e gestiva perfettamente i vari passaggi di registro. Fu un’Abigaille per tanti motivi eccezionale. Erano anni in cui si iniziavano a vedere in teatro produzioni “diciamo moderne”, produzioni che, rispetto alla robaccia a cui assistiamo quotidianamente, ormai potremmo definire tradizionali (!). Questa produzione era affidata a Luca Ronconi che alla prima (ero presente) si beccò una salve di fischi e insulti!
Arriviamo a Genova. 1978. Commemorazione dei 150 anni dalla apertura del teatro Carlo Felice. Bianca e Fernando di Bellini, opera con cui era stato inaugurato. La scelta, per il ruolo di Bianca, cadde su di lei. Emozionatissimo, grazie a Roberto Tolomelli ex compagno di scuola in conservatorio oggi affermato direttore d’orchestra che all’epoca era Maestro suggeritore a Genova, ebbi la possibilità di assistere alla maggior parte delle prove. Finalmente la potevo conoscere. Con grande affabilità e gentilezza firmò tutte le copertine dei suoi dischi che nel tempo avevo acquistato; tutto andava per il meglio ma evidentemente Genova non le portava fortuna. La sera della prima era completamente senza voce. Recita interrotta dopo il primo atto e attesa di un suo recupero perché non era previsto un doppio cast. Le recite ripresero è fu un grande trionfo. Ebbi ancora la fortuna di ascoltarla in Lucia di Lammermoor a Macerata e l’anno successivo all’Arena di Verona nella stessa opera accanto a Luciano Pavarotti. Grande mozartiana (oltre Regina della Notte fu una notevole Fiordiligi, Konstanze, Donna Anna e Vitellia). Molte le sue escursioni nel repertorio belcantistico italiano, una su tutte Norma ruolo del quale diede una sua interpretazione assolutamente personale. Tanto “primo Verdi” con I Lombardi alla Prima Crociata e Attila fino a Macbeth, Vespri Siciliani, Trovatore e addirittura la pucciniana Turandot. Purtroppo mentre aveva in programma la preparazione di Semiramide e Anna Bolena fu colta da una serie di attacchi cardiaci che le impedirono di proseguire la carriera. Si tolse, anni dopo, la soddisfazione di registrare un CD intitolato “Regina” che contiene i finali delle tre opere Tudor di Donizetti, CD mal distribuito e che fortunatamente riuscii a trovare negli Stati Uniti. Qualche anno fa ci ha lasciati ed io sono adesso in contatto con la figlia Irma che spero un giorno di poter conoscere di persona.

 

Edita Gruberova

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Nel 1977, anno in cui il Maggio Fiorentino inaugurò con il Nabucco con la Deutekom di cui vi ho parlato il teatro di Firenze ospitava tre produzioni della Staatsoper di Vienna. Una di queste era Ariadne auf Naxos di Strauss. Il ruolo di Zerbinetta era affidato ad una giovane cantante che tanto scalpore aveva suscitato l’anno precedente in questo ruolo. Nessuno in Italia sapeva chi fosse (tipico!) ma io, sempre con l’aiuto della rivista inglese alla quale ero abbonato, avevo letto di questo prodigio. Ovviamente mi organizzai ed andai ad ascoltarla. Produzione bellissima di Filippo Sanjust e cast che vedeva la presenza di Agnes Baltsa come Komponist e Marita Napier e James King come Ariadne e Bacchus. Rimasi letteralmente folgorato dall’opera e dall’interpretazione di Edita Gruberova. Conoscevo ancora poco Strauss e quest’opera ma appena arrivato a Genova mi procurai lo spartito per seguire e capire meglio quello che avevo ascoltato. Mi ero trovato di fronte ad un vero e proprio miracolo vocale. Abituato ad una certa staticità da parte dei cantanti mi trovavo di fronte ad una giovane che, mentre si destreggiava quasi sfacciatamente fra trilli, scale e acrobazie di ogni tipo, giocava con un ombrellino e si incipriava il viso interagendo con le “quattro maschere”. Da li fino ad oggi la mia vita di melomane è trascorsa accanto a questa cantante che oggi, a 72 anni, ancora canta e sta dando l’addio a tutti i teatri più grandi in cui si è esibita. Non mi vergogno nel dire che, dopo la tragedia che mi ha colpito nel 1981 lasciandomi a 27 anni già privo del mio primo figlio, ho chiamato Elena Edita mia figlia quando è nata pochi mesi dopo la perdita di Marcello. Messa al corrente della cosa la Gruberova si è sempre ricordata di lei fino al concerto di Berlino dello scorso 10 dicembre. Quando si sono incontrate le ha detto ridendo: “..ma eri una bambina!!!” (ora Elena ha 34 anni…il tempo passa per tutti!).
Credo di aver assistito a quasi tutti i suoi debutti importanti. Con grande intelligenza, pur spostandosi nella maturità su un repertorio più drammatico ma sempre legato alla coloratura, non ha mai dimenticato le sue origini vocali. Dotata di una natura straordinaria ha avuto la fortuna di “studiare bene” prima in patria poi a Vienna con Ruthilde Boesch raggiungendo così eccezionali risultati tecnici, il tutto unito a grandi capacità interpretative. Ricordo che una volta, a Zurigo a casa sua, il Maestro Haider, all’epoca suo compagno, mi disse che i teatri facevano pressione perché lei si decidesse a debuttare Norma. Lei si faceva tentare ma, iniziato lo studio, diceva: “Non per ora”! Ricordo parecchi anni dopo il debutto europeo nel ruolo a Baden Baden in forma di concerto a seguito della registrazione discografica per la sua etichetta, la Nightingale. Un giornalista le chiese in un’intervista: “Quali sono le caratteristiche vocali necessarie per affrontare Norma?”. Lei rispose: “Bella domanda! Penso che ci vorrebbe la “drammaticità” della Callas, la “soavità vocale” della Caballè e la “brillantezza” della Sutherland! Io ho semplicemente cercato questa risposta nella mia voce cercando, per rispetto, di non imitare nessuno!”. Questa si chiama intelligenza.
I miei ricordi con lei sono tanti, tutti legati a grandi emozioni. Ne cito qualcuno in particolare. La prima volta alla Scala nel Ratto dal Serraglio nel 1978 dove, biglietti presi, ci trovammo un’altra cantante alla prima e dovemmo quindi tornare per un’altra recita. Lei non era ancora famosa e si vide spostare in seconda compagnia perché “non gradita” da Strehler! Ebbe però la sua rivincita quando, chiamata da Muti per Don Giovanni che inaugurò la stagione 1987 del celebre teatro, all’ennesimo tentativo di Strehler di “farla fuori” l’ebbe vinta anche perché, per poter essere alla Scala aveva dovuto ottenere il permesso dalla Staatsoper di Vienna dove avrebbe dovuto cantare Il Viaggio a Reims con Abbado.  Il debutto in Anna Bolena a Barcellona al quale ho potuto assistere grazie all’amico Raul Ivaldi che la truccava in quella produzione. Una recita della mitica produzione di Ariadne auf Naxos a Vienna 28 anni dopo la prima volta che l’ascoltai in Zerbinetta (c’erano forse un paio di fiati in più nell’aria ma nulla era cambiato!). Il debutto in Lucrezia Borgia a Barcellona al quale ho assistito con i miei figli Jacopo ed Elena e con Rosario. Alla “porta degli artisti” ci ha preso per un braccio e ci ha portato ad un ricevimento privato che si svolgeva all’interno del teatro. Ricordo in quell’occasione che Jacopo era letteralmente sconvolto dal momento che l’aveva ascoltata solo in registrazione! Dopo la prima frase del recitativo che precede l’aria “Com’è bello quale incanto” mi ha guardato e mi ha detto: “Ma…è vera?”. Questo è l’effetto che provoca la sua voce dal vivo. Nessuna registrazione è mai stata in grado di riprodurre quelle che sono le vere caratteristiche della sua voce!
Grande emozione anche alla Scala in occasione delle manifestazioni legate all’EXPO con il suo concerto delle Regine donizettiane diretto dall’amico Marco Armiliato. Un autentico trionfo (eccezionale data la freddezza del pubblico milanese) siglato dalla ripetizione della cabaletta finale del Roberto Devereux.
Grande emozione per i suoi 45 anni di attività alla Wienerstaatsoper dove, alla fine del concerto, le è stato regalato dal teatro il suo costume di Zerbinetta della ormai storica produzione di Ariadne auf Naxos…”Mamma mia! Non mi entra più!!!” disse.
Grande emozione il 23 giugno scorso per l’addio alla Wienerstaatsoper. Dopo un lancio di 20.000 flyers ed un discorso nel quale ha ringraziato tutta quella che ha considerato sempre la sua “grande famiglia” ha concluso dicendo: “Ho debuttato in questo teatro il 7 febbraio 1970 con una regina (Il Flauto Magico) ed esco con una regina…” (il concerto si concludeva con il finale del Roberto Devereux), poi ha “abbracciato” la sala con uno sguardo ed ha detto: “Che altro posso dirvi? Adieu!”. Un gran colpo allo stomaco per noi che la vorremmo eterna!
Ora mi aspetta ancora la sua ultima Lucia a Budapest e forse (biglietti permettendo) il suo ultimo Devereux a Monaco di Baviera. Poi…tanti bei ricordi! In ogni caso sarà un pezzo significativo e indiscutibile della storia della vocalità e dell’opera.

Nuove generazioni

In questi anni mi sono interessato alle figure di due giovani cantanti, Pretty Yende e Sabine Devieilhe. Stessa età e vocalità che permette qualche titolo in comune ma assolutamente diverse. In comune hanno anche l’affabilità e la gentilezza delle “anti dive” . I tempi sono cambiati, non si staccano più i cavalli dalle carrozze ma gli appassionati attendono sempre l’uscita da teatro dei loro idoli al termine delle rappresentazioni! Preciso che, quando e se vado a parlare con i cantanti, non mi presento mai come un collega, anzi evito proprio di dire che sono un cantante.

In questo senso apro una piccola parentesi. Spesso sono stato tacciato di superbia e presunzione (soprattutto in ambiente genovese); in realtà sono tutt’altro. Nel mio lavoro ho sempre “ascoltato” molto avendo avuto la possibilità di lavorare (in piccole parti s’intende) accanto a “monumenti” dai quali c’era solo da imparare. Anche se non sembra sono timido e questo forse è stato scambiato per superbia…mah…sta di fatto che una volta, fuori del Theater an der Wien, al termine di un concerto della Gruberova, un signore catalano, Jordi Pujal, che nel tempo è diventato un amico, mi ha detto: “Ma lei è un cantante…”! Io ho quasi evitato la domanda e conseguente risposta ma nel momento in cui mi ha detto: “L’ho ascoltata a Catania nella Madame Sans-Géne” accanto a Mirella Freni non ho potuto negare. Se fossi spocchioso e presuntuoso l’atteggiamento forse sarebbe un tantino diverso!!!

Ormai con internet ed il canale YouTube si arriva ad ascoltare anche un concerto o una recita d’opera registrate il giorno prima. Questo per esempio è un grande vantaggio per chi studia canto oggi. Poter ascoltare tanti cantanti in tante interpretazioni diverse…anche se una voce dal vivo è sempre un’altra cosa!
Proprio attraverso YouTube ho scoperto queste due giovani cantanti.

Pretty Yende

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 Preso dalla mia solita curiosità sono andato a Parigi ad ascoltare Pretty in Barbiere di Siviglia. Grande impressione ma con qualche perplessità. Forse mi aveva anche disturbato l’ennesima produzione moderna e sconclusionata (volutamente non faccio il nome di questi mentecatti che attualmente hanno in mano il teatro d’opera e lo stanno portando allo sfacelo). La vocalità mi era parsa comunque importante: colore bellissimo, acuti e sopracuti sicuri, centri che fanno prevedere un futuro indirizzato al lirico di agilità.
La sorpresa è arrivata a luglio quando scopro che avrebbe debuttato Puritani a Zurigo. Vado molto curioso. Esecuzione pressoché integrale diretta da Fabio Luisi in perfetta aderenza allo stile belcantistico. Li si sono sciolte le riserve. La Yende ha dimostrato di possedere un bagaglio tecnico di tutto rispetto. Padrona del legato (che in Bellini non perdona!), agilità perfette, colori, espressione: c’era tutto! Nei camerini ci racconta che alla prima le comunicarono poco prima dell’inizio che in sala c’erano Edita Gruberova ed Elena Mosuc. Pretty è una determinata. Non si è persa d’animo, anzi, le due al termine sono andate a complimentarsi con lei.
Con molta semplicità mi ha detto: “Devo studiare molto ed ho ancora molto da imparare per affrontare al meglio questo repertorio”. La modestia non fa mai male!
Da li la decisione di ascoltarla in Lucia di Lammermoor a Parigi (anche li allestimento orrendo. La storia ambientata in una palestra di un manicomio femminile…ma perché questa gente non fa dell’altro invece di continuare a “stuprare” l’opera?). Detto da uno spettatore abituale, il pubblico parigino “non regala”: ad ogni recita una standing ovation al termine della scena della pazzia.
Segue un concerto con orchestra a Vienna con programma particolarmente impegnativo. Ricordo di averle scritto i giorni prima per avvertirla della mia presenza al concerto senza ottenere risposta. In realtà non stava bene ed era preoccupata di dover cancellare l’evento. Tutto bene alla fine con grande successo. Da Barbiere a Le Comte Ory a Dinorah e Pazzia di Lucia…programmino di tutto riposo!
Concerto con il pianoforte a Zurigo accompagnata straordinariamente dall’amico Michele D’Elia. Programma misto. Imperdonabile la lettura su Ipad di un paio di bis forse non previsti! Ahhhh…la tecnologia!
Bellissimo debutto nella Fille du Regimént a Siviglia (unico ruolo in comune son Sabine per ora). Riesce a creare un personaggio simpaticissimo ed anche qui dimostra di saper fare quello che vuole dal punto di vista tecnico vocale. Accanto a lei uno strepitoso John Osborne.
Cancella Fra Diavolo a Roma. Grande disappunto da parte mia ma in realtà, alla luce di quanto saputo successivamente ha fatto bene! Scelta (ovviamente registica) di sostituire la grande aria di Zerlina con una breve e meno interessante, il che riduceva il suo ruolo quasi ad un ruolo comprimariale. Brava!!! Bisogna saper dire NO!!! A questo proposito ricordo che la Signora Freni a Catania durante le prove dell’opera che stavo cantando con lei mi disse con il suo bell’accento modenese: “Un no detto al momento giusto ti allunga la carriera di almeno cinque anni!”.
Non ero mai stato negli Stati Uniti e, visto il suo debutto nel ruolo di Lucia al Met decido, insieme al mio amico Guido Palmieri, di fare questo viaggio (che ci ha regalato anche altre belle cose dal punto di vista musicale!). In un anno la sua Lucia è ancora cresciuta e siamo stati molto contenti di essere li a festeggiare con lei.
Ancora Puritani a Barcellona. Il personaggio è  maturato, Pretty è sempre più padrona della sua vocalità. Peccato che, a causa della solita regista scellerata lo spettacolo sia orrendo e soprattutto siano stati fatti tagli musicali inaccettabili. L’amico direttore Christopher Franklin, molto depresso, mi ha detto: “Dovremmo veramente ribellarci a questi soprusi, pensa che la drammaturgia (così si chiama oggi!) prevedeva una sola strofa dell’aria di Arturo dell’ultimo atto…almeno per quello siamo riusciti ad imporci!”. Tra l’altro Arturo era il tenore Javier Camarena, altra grande rivelazione!!!.
Prossimo appuntamento con lei La Sonnambula a Berlino a Maggio prossimo e forse Traviata a Parigi in autunno. Quello che mi auguro e che auguro a lei è che non si faccia tentare troppo presto da ruoli che al momento possono attendere!

Sabine Devieilhe

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Il mio “incontro” con Sabine Devieilhe è stato un video segnalatomi da un amico che la vedeva impegnata in un paio di arie da concerto di Mozart, quelle scritte dal lui per la cognata Aloysia. Dopo questo ascolto la mia “coloraturmania” mi imponeva di ascoltarla dal vivo.
Sempre con Guido, grande compagno di viaggi operistici, andiamo a Marsiglia per una sua Lakmè. Non mi sarei mai perdonato di non esserci andato. Finalmente un coloratura puro che, rispetto alla sua connazionale che l’ha preceduta sembra possedere anche un cervello! Intanto è una musicista (violoncellista) e scusate ma per me questo fa sempre la differenza; arriva dal barocco, repertorio del quale è un’interprete sopraffina. La voce, come si può immaginare, non è grande ma ha una proiezione spettacolare ed anche un “piano” estremizzato è assolutamente udibile. Colore bellissimo, capacità di eseguire tutte le dinamiche richieste dalla partitura, morbidezza di emissione e spettacolarità nelle agilità: il sogno di ogni appassionato di questo genere!!!
Da qui la determinazione di seguirla quanto possibile.
Scala. Blondchen nell’Entfhürung di Mozart con lo storico e stupendo allestimento si Strehler. Un mi naturale così morbido e allo stesso tempo vibrante nella sua prima aria non ricordo di averlo sentito prima. Grande successo personale.
Vienna. Debutto alla Staatsoper nella Fille du Regimént. Stesso allestimento visto a Siviglia con Pretty Yende. La sua è un’interpretazione più vicina all’opera comique, quindi all’opera francese rispetto a quella di Pretty, più delicata forse ma è la vocalità che è diversa. Straordinarie tutte e due, ognuna con motivazioni diverse. Ovazioni a non finire! Lei sempre gentile e disponibile!
Parigi. Les Dialogues des Carmelités, opera che adoro. Lei è Suor Constance. Viene annunciata una sua indisposizione prima dell’opera. Piccolo disappunto dissipato dal fatto che cantò benissimo come sempre. Attesa al termine si è scusata con noi per l’indisposizione (!) e noi le abbiamo regalato una chiavetta con la registrazione della Fille di Vienna (Guido Palmieri è un “registratore seriale”!).
Roma S. Cecilia. Spettacolare esibizione con tre arie da concerto di Mozart, una tra le più impervie, “Popoli di Tessaglia”, che la spinge fino ad un sol sopracuto. Esegue le tre arie una dietro l’altra senza colpo ferire (!). Ci intratteniamo con lei all’uscita fino a prendere il tram insieme per il centro. Ormai ci riconosce (non siamo comunque stalker!). Parlo con lei di tutto: dai pannolini (ha un bimbo piccolo) alla gestione dei sopracuti e li mi dice una cosa interessante ed intelligente: “La mia voce è questa e non prevedo uno sviluppo futuro verso il lirico. Certo, ho cantato Sonnambula e mi piacerebbe affrontare qualche altro ruolo del repertorio belcantistico italiano; dovrei debuttare Gilda a Marsiglia a giugno 2019″. Con lei ho parlato anche del mio cantare anche perché è stata lei a scoprire che sono un cantante. Penso che abbia visto la fotografia che ho pubblicato su FB in occasione della morte di Jean Claude Malgoire sotto la cui direzione avevo cantato “Agrippina” di Händel a Palermo e con il quale lei è praticamente cresciuta “nel barocco”. Scambi di opinioni interessanti. Ci salutiamo dandoci l’appuntamento ad Aix en Provence dove debutterà Zerbinetta nell’Ariadne auf Naxos, ruolo cult per i soprani di questo tipo.
Aix en Provence. Zerbinetta. A dispetto del solito “spettacolo spazzatura” lei crea un personaggio, almeno vocalmente, straordinario. Finora è l’unica cantante che non mi fa rimpiangere la Gruberova in questo ruolo. Non vedo l’ora di riascoltarla alla Scala, sperando in un allestimento più felice, il prossimo aprile 2019. La incontriamo. Ci presenta suo padre visibilmente emozionato che mi dice: “Lo sa che ha già cantato alla Scala?”…C’ero!
Bruxelles. Die Zauberflöte. Königin der Nacht. Per non dover rimpiangere di non aver ascoltato la Gruberova in questo ruolo decidiamo di andare a Bruxelles. Non mi dilungo perché ho già parlato di questo orrore nella descrizione che ho fatto dello spettacolo. Sabine, implacabile, ha tirato per la sua strada regalandoci l’esecuzione strepitosa delle sue due arie ma che schifezza di spettacolo. Come ci ha detto lei alla fine: “Questo è un altro spettacolo, non è il Flauto Magico, sono dispiaciuta per voi che siete venuti fin qui!”. E qui mi fermo.
Parigi. Opera Comique. Hamlet. Di questo spettacolo c’è la descrizione fatta. Moderno ma rispettoso e a tratti interessante. Con lei non c’è storia. Emozionante, commovente, vocalmente strepitosa! Piazza un fa# sopracuto in una cadenza nell’aria del secondo atto da lasciare senza fiato. Esegue la scena della pazzia con tale perizia vocale ma soprattutto con tale intensità da vedere nella sala più persone con le lacrime agli occhi, io per primo. Nel frattempo avevamo saputo che aveva cancellato Gilda. Le ho chiesto il motivo di questa cancellazione ma mi aspettavo la risposta: “No, lei è troppo “grande” per me!”. Le ho dato un bacio. Questa è intelligenza!!!
Prossimo appuntamento Sophie nel Rosenkavalier a Zurigo e Zerbinetta alla Scala e..chissà, Fille a Londra a Luglio. Finalmente con queste due ragazze ho ritrovato la voglia di ascoltare questo repertorio. Non sono mai stato un “assoluto” ovvero “dopo la Gruberova il nulla”. A me piace sentir cantare bene ed emozionarmi. Con loro ci riesco!
Alla prossima.

4 pensieri riguardo “Cristina Deutekom Edita Gruberova Pretty Yende Sabine Devieilhe

  1. Sappiamo tutti e 2 la passione che ci lega a queste “nuove leve” , passione che mi ha portato ad andare a Pesaro ad ascoltare Pretty Yende in “Ricciardo e Zoraide” e sopratutto “folgorato” dalla bellezza di Hamlet, sono tornato una seconda volta dopo pochi giorni…. cosa che farò sicuramente anche alla prossima Zerbinetta alla Scala ad aprile , Sabine farà 6 recite , perché limitarsi ad una volta sola ascoltarla in questo ruolo nel pieno del suo splendore vocale ??!??

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  2. Meraviglia di recensione e di Blog Riccardo Ristori…Si legge tutto d’un fiato. Io conosco la sig Gruberova dai filmati e da i dischi, dal vivo la cara sabine Deviehle che ho ascoltato come te nel Flauto Magico a Bruxelles e recentemente in Hamlet a Parigi i tuoi scritti su di loro mi emozionano e hai anche descritto in modo esaustivo le loro caratteristiche vocali: che dire hai fatto nascere in me un amore per i soprani di coloritura…li seguirò negli anni a venire, ricordandomi del tuo amore,che con emozione oggi ho qui letto. un abbraccio e a presto a Zurigo con te Guido e Sabine Deviehle

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    1. Grazie Carolina, come hai visto quello che scrivo è solo il frutto di una passione che è nata prestissimo. Non sono un vociomane (fortunatamente!) e vado a teatro per “star bene” e apprezzare quello che sento! Se c’è qualcosa che non mi piace non pontifico (a parte le regie! Hahahaha!). A presto!!!

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